Gli Stati Generali per la conciliazione famiglia lavoro e del welfare aziendale si sono concretizzati in due giornate di lavoro nelle quali, oltre alla presentazione di alcune esperienze di particolare rilevanza a livello lombardo, i componenti delle alleanze territoriali sono stati invitati a partecipare a diversi  workshop tematici nei quali confrontarsi intorno ad alcuni temi ritenuti cruciali per fare il punto e progettare lo sviluppo delle politiche di conciliazione in Lombardia.

I dati di sviluppo della policy e i temi trasversali

Il primo elemento che è stata portato agli Stati Generali è quello relativo ai dati di sviluppo della policy implementata dalla Regione a partire dal 2014. Ad oggi si sono costituite 15 reti territoriali per la conciliazione, che hanno coinvolto l’intero territorio regionale sulla base di 15 accordi formalizzati frutto di partnership tra soggetti pubblici e privati. Le reti sono a loro volta composte da oltre 60 Alleanze locali, che complessivamente hanno, in questi anni, fornito servizi e prestazioni a 14.000 beneficiari.
Le imprese coinvolte nei diversi progetti sono complessivamente  5.000, per un totale di quasi 17.000 beneficiari.
Proprio a partire da questi dati si sviluppano alcune riflessioni portate da Franca Maino in apertura del convegno, che hanno consentito di focalizzare l’attenzione su quattro temi trasversali alle diverse misure implementate  dalle Alleanze attraverso le varie progettualità:

  • I progetti e le misure implementate sono  capaci  di raggiungere effettivamente le persone e le famiglie che esprimono un bisogno di conciliazione? Disponendo al momento soltanto di dati aggregati è però oggi difficile capire chi ha usufruito dei servizi e degli interventi offerti e quanti e chi sono i cittadini i cui bisogni rimangono ancora scoperti. Si tratta, in questo senso, di un nodo importante da sciogliere, in particolare nell’ottica di costruire e implementare nuove misure e nuovi servizi, che riescano a rispondere ai bisogni di conciliazione a 360 gradi.
  • Una delle scommesse di questa linea di policy era quella di un suo sviluppo in forte integrazione con la programmazione territoriale, soprattutto grazie a un ruolo di punta degli Uffici di Piano nella costruzione delle Alleanze locali. Quanto si è riusciti a muoversi in questa direzione e quanto invece ancora la conciliazione resta una politica a sé stante, ancora scollegata dalle altre politiche che intervengono a livello territoriale? E che tipo di ruoli si sono via via definiti per i diversi attori (imprese, terzo settore, istituzioni pubbliche) coinvolti nei progetti e nelle reti? E quale ruolo può assumere la Regione per sostenere e favorire un effettivo consolidamento delle Reti Territoriali?
  • Il progetto delle Reti e le esperienze realizzate fino a qui, hanno la possibilità di sostenersi nel tempo? E come si possono trovare risorse aggiuntive o utilizzare le risorse in modo più appropriato ed efficiente possibile?
  • Quali possono essere  le principali strategie di sostegno e promozione delle Reti Territoriali e come si possono estendere al territorio le esperienze che più di altre sembrano essere risultate positive e efficaci?

I nodi per lo sviluppo delle reti territoriali

Grazie ai workshop realizzati con la partecipazione dei soggetti attivi nelle Alleanze Locali e nelle  Reti territoriali, alcuni dei temi proposti sono stati oggetti di confronto e scambio di esperienze tra i diversi contesti territoriali. In particolare alcuni workshop si sono maggiormente focalizzati sui nodi e le prospettive di sviluppo relativi alla reti territoriali, altri sul coinvolgimento e la partecipazione delle imprese ai progetti territoriali[1].
Per quanto riguarda le Reti Territoriali le principali questioni emerse, soprattutto in termini di suggerimenti e strategie per lo sviluppo futuro della policy, riguardano:

  • La necessità di consolidare e rafforzare momenti formativi che pongano le basi, anche culturali e di linguaggio comune, per favorire il dialogo tra in diversi stakeholder impegnati nelle Reti, emersa anche a partire da alcune esperienze formative realizzate in alcuni territori che hanno effettivamente favorito un effettivo lavoro di rete.  Il risultato atteso è qui quello di poter ulteriormente condividere un significato comune di “conciliazione”  e di individuare per ogni stakeholder coinvolto nelle Reti un effettivo valore aggiunto per intervenire su questo tema, così da rafforzare e promuovere un ruolo attivo di ognuno.
  • La possibilità di sviluppare luoghi, contesti e opportunità di confronto tra le diverse Alleanze che hanno sviluppato servizi e progetti simili i territori diversi. Oggi come oggi questa possibilità di confronto e vicendevole apprendimento non si è verificata, mentre potrebbe costituire un valore aggiunto significativo in termini di facilitazione nel superamento di problematiche e criticità comuni.
  • L’attenzione a favorire una sempre maggiore integrazione degli interventi, anche se sviluppati da Alleanze locali diverse, benché contigue. Fino ad oggi sembra che si sia lavorato molto secondo una logica di focalizzazione di ogni Alleanza sul proprio territorio e sui propri interventi, mentre manca, e sarebbe da sostenere, un maggiore collegamento e connessione.
  • L’esigenza, da parte delle Alleanze e delle Reti, di poter disporre di ulteriori risorse pubbliche per proseguire e sviluppare quanto fino a qui realizzato. Al momento né le Reti Territoriali, né le misure implementate dalle stesso hanno possibilità di auto sostenersi e si ritiene quindi necessario un ulteriore investimento per rispondere ai bisogni di conciliazione vita-lavoro.
  • La possibilità che la Regione supporti le Reti favorendo un collegamento maggiore tra queste e i fornitori di servizi per la conciliazione, ad esempio attraverso la creazione di un albo di fornitori accreditati, perché le Reti vi possano attingere a seconda del bisogno e del territorio.

I nodi per la partecipazione attiva delle imprese

Dal punto di vista del coinvolgimento e della partecipazione attiva delle imprese ai progetti e alle reti per la conciliazione famiglia l’esperienza di questi anni ha consentito di individuare quali sono i maggiori fattori che favoriscono la promozione di un ruolo sempre più attivo e propositivo dell’impresa nella rete territoriale:

  • L’attenzione a promuovere un cambiamento culturale, prima di tutto nelle imprese, soprattutto se medie o piccole, per superare l’ostacolo dato dalla percezione di una sproporzione tra l’impegno richiesto dallo sviluppo di misure di conciliazione e gli effettivi bisogni percepiti all’interno delle imprese. Un cambiamento culturale che, però, riguarda anche una sempre maggiore responsabilizzazione del cittadino nell’abituarsi al fatto che una risposta efficace ai propri bisogni possa sempre più provenire da un’azione integrata tra pubblico e privato, e quindi da più settori.
  • La sistematizzazione e la semplificazione del processo che dall’ideazione e progettazione delle misure porta alla loro realizzazione. In questo senso sembra costituire un elemento di successo l’impegno a snellire le procedure e i passaggi burocratici, anche semplificando molto le richieste poste alle imprese che altrimenti possono sentirsi appesantite da un carico di lavoro eccessivo, soprattutto se medie o piccole.
  • La focalizzazione continua sulla possibilità di generare un valore ampio e condiviso, che dunque possa motivare tutti e favorire la partecipazione sempre maggiore e sempre più attiva di tutte le componenti delle reti, ivi comprese in particolare le imprese.
  • La considerazione delle politiche di conciliazione come importante leva di management, e dunque il supporto fornito sia alle imprese sia alle Pubbliche Amministrazioni coinvolte, a considerare il fabbisogno conciliativo nel proprio specifico contesto lavorativo come una variabile da considerare attentamente nelle scelte di progettazione organizzativa.
  • L’attenzione allo sviluppo e della diffusione, anche dal punto di vista culturale, della contrattazione territoriale di II livello, anche attraverso il coinvolgimento attivo delle parti sociali all’interno delle Reti e delle Alleanze. In questa direzione si auspica, inoltre, un maggiore ruolo regionale per il coinvolgimento attivo sia della parte datoriale sia della parte sindacale sui territori.

Dai temi qui sintetizzati e dal dibattito sviluppato in occasione degli Stati Generali, soprattutto grazie ai workshop, emerge un quadro che dipinge la conciliazione vita-lavoro come una policy che si trova in una fase di sviluppo importante, quella in cui a partire da prime sperimentazioni è necessario capire come e su che cosa focalizzare le energie e le risorse per proseguire.  In questo senso queste tematiche ma anche quelle che potranno venire da ulteriori riflessioni portate avanti dalle Reti Territoriali costituiscono un elemento importante per orientare anche le scelte regionali verso la nuova programmazione.


[1] Le note qui riportate sintetizzano, in particolare gli elementi emersi dai workshop condotti da Franca Maino, Lorenzo Bandera; Laura Maria Ferri e  Elena Zuffada, e da loro riportati al seminario conclusivo degli Stati Generali.