Il report dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità

L’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità[1] ha recentemente svolto un approfondito esame dei dati Inps relativi agli anni 2013 e 2014, validati dalla Corte dei Conti nella sua veste di autorità ispettiva[2]. I risultati dell’analisi, riguardanti i percorsi di accertamento delle condizioni di invalidità, di handicap (l. 104/1992) e  disabilità per collocamento mirato (l. 68/1999),  sono confluiti in un report statistico affiancato da un secondo documento[3] (entrambi allegati) dedicato alle criticità riscontrate durante tali percorsi e alle proposte formulate per affrontarle[4].
I dati presentati sono di notevole interesse: ci soffermiamo qui su quelli di carattere generale, mentre per la lettura puntuale di criticità e proposte rimandiamo agli allegati.

Domande di accertamento, richieste di prestazioni e tempi di attesa

Nel 2014 l’INPS ha ricevuto in tutt’Italia 1.456.665 domande per il riconoscimento dell’invalidità civile (+ 8% circa rispetto alle 1.350.021 del 2013). Nello stesso anno si è riscontrato un aumento (+ 9,1%)   anche nelle richieste di prestazioni correlate alle domande registrate[5], che  sono state 2.458.354 contro le 2.252.040 dell’anno precedente[6]; le più numerose si riferiscono all’invalidità civile e al riconoscimento dello stato di handicap di cui alla l. 104/1992.  Tra le prestazioni, quelle di natura economica (che includono l’indennità di accompagnamento) hanno fatto registrare il 7,2% in più nelle erogazioni, pari a 435.040 rispetto alle 405.748 del 2013.  Le cifre mostrano che, in parallelo al numero di domande e di prestazioni, in confronto al 2012 si sono (ulteriormente) dilatati anche i tempi di attesa: dalla presentazione della richiesta di invalidità civile alla liquidazione della prestazione passano in media 292 giorni[7] (ben lontani dall’obiettivo del termine massimo di 120 giorni dalla data della domanda ).

Visite di accertamento e verifica

Le visite mediche per l’accertamento dell’invalidità sono state 1.608.876 nel 2013 e 1.790.426 nel 2014. Appare rilevante anche l’attività di verifica straordinaria nei confronti dei titolari di prestazioni di invalidità civile: tra il 2013 e il 2015 le verifiche sono state in media 150 mila l’anno, con conseguente necessità,  per l’Istituto,  di avvalersi di servizi di medici esterni convenzionati [8].

Lombardia: alcune evidenze sui beneficiari sull’indennità di accompagnamento

E in Lombardia, come si presenta la situazione? Nell’impossibilità di accedere ai dati Inps disaggregati per regione[9], per capire come si manifesta il fenomeno in questione nel nostro territorio facciamo ricorso ad alcuni dati di fonte Istat (Statistiche sui trattamenti pensionistici) focalizzandoci in particolare sull’indennità di accompagnamento e presentandone anche la divisione per classi di età.
Pur non essendo esaustivi del panorama degli interventi per l’invalidità, gli indicatori proposti sono sicuramente rappresentativi della possibilità di ottenere il riconoscimento della condizione di disabile/non autosufficiente e i sostegni che ne conseguono. Per dare un’idea dell’importanza di questa prestazione si segnala che in Lombardia, nel 2014, vi erano 331.000 beneficiari di pensioni di  invalidità civile; di questi, circa 280.000[10] risultavano titolari di indennità di accompagnamento; vanno ricordate, infine, le altre prestazioni di tipo previdenziale (assegni di invalidità) con circa 118.000 beneficiari.
Purtroppo non sono disponibili dati a livello regionale riguardo altre tipologie di benefici legati all’invalidità (ad es. per la l.104), per cui non è possibile monitorare i cambiamenti in quest’area.

Alcuni dati d’insieme: il numero dei beneficiari cresce ma non in tutte le fasce d’età
Il numero di titolari di pensioni di invalidità civile con indennità di accompagnamento in Lombardia dopo il 2011 è lentamente aumentato (+0,7% medio annuo, da 276.641 a 279.433 persone); nell’ultimo esercizio, in particolare, l’incremento è stato più marcato della media del triennio (1,3%). Tuttavia la suddivisione per classi di età mostra che non si tratta di un aumento omogeneo in tutte le fasce.
Ha contribuito a questo sviluppo principalmente la crescita numerica dei “grandi anziani” , gli ultra 85enni, ma non è da sottovalutare anche l’incremento registrato nei minori under 19[11] (Fig. 1). Negli adulti (20-64 anni), invece, la numerosità si sta riducendo (-0,3%).
Oggi il 72,6% dei beneficiari sono anziani, il 10,7% minori e il 16,7% adulti (Fig. 2); negli ultimi anni è diminuita l’importanza relativa degli anziani nel loro complesso e quella degli adulti, mentre si va rafforzando l’incidenza dei minori (dall’8,9 al 10,7%). Attualmente i grandi anziani rappresentano il 37% dei beneficiari, percentuale in aumento rispetto al 2011, mentre nel medio termine si ridimensiona l’importanza relativa degli anziani tra 65 e 85 anni.

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Cosa sta cambiando per i minori?

Come premesso, questa è la classe di età che sperimenta una maggiore accelerazione della numerosità (+7,8% dal 2011). Si tratta di una crescita non solo in valore assoluto: il tasso di copertura rispetto alla popolazione è passato dal 13,1 al 16‰ (Tab. 1). Questa tendenza non è specifica della sola Lombardia ma si ritrova anche quando si considerano i dati nazionali (si è passati da una diffusione del 17 al 20,5‰ nello stesso periodo).
L’accessibilità a questo tipo di prestazione per i minori, risulta dunque in aumento: in prima ipotesi si potrebbe attribuire questa tendenza ad una maggiore capacità diagnostica delle disabilità-disturbi dell’età evolutiva accompagnata da una crescita della consapevolezza da parte delle famiglie dei propri diritti, che si traduce in una maggiore domanda. In particolare la maggior crescita numerica in Lombardia si registra nella fascia dei più piccoli (0-4 anni)[12] a testimonianza di un più precoce riconoscimento della condizione  di disabilità,  che ha luogo  già nei primi anni di vita.

Tab. 1 – Copertura dell’ i.a. per classi di d’età (per 1000 ab), Lombardia, 2011-2014

  0-19 20-64 >65 di cui 65-74 di cui 75-84 di cui >85
2011 13,1 7,8 101,6 28,7 105,3 392,2
2012 14,4 8,0 100,1 27,8 102,7 383,9
2013 15,4 8,0 97,0 26,2 98,2 370,4
2014 16,0 7,8 95,1 24,8 94,0 364,1

Cosa sta cambiando per gli adulti?

Come anticipato, negli adulti la numerosità dei titolari è in leggera diminuzione; invece in rapporto alla popolazione la copertura è piuttosto stabile nel tempo (Tab. 1). Questa é probabilmente la fascia di età dove si registra un minor ricambio e le tendenze sono indicative del naturale trascinamento dello “zoccolo” dei pensionati “storici”.

Cosa sta cambiando per gli anziani?

L’universo degli anziani, nel suo complesso, fa registrare un lieve aumento del numero di titolari di i.a., incremento che tuttavia non tiene il passo con l’aumento della popolazione ultra 65enne (Tab. 1): se nel 2011 ogni 1000 anziani lombardi 101,6 beneficiavano dell’indennità di accompagnamento, nel 2014 la diffusione appare molto più limitata (95,1‰).
Dato che il termine “anziani” in realtà designa una condizione quanto mai variegata (la situazione psico-fisica e sociale di un 65enne non si può confrontare con quella di un 90enne) è importante scomporre il fenomeno per sottofasce di età (Tab. 1): si evidenzia innanzi tutto che il ricorso alla prestazione aumenta esponenzialmente con l’avanzare dell’invecchiamento (nel 2014 la diffusione negli ultra 85enni è 15 volte quella della fascia 65-74 anni). Quando si analizza l’evoluzione dell’indicatore nel tempo, emerge che tutte le sottofasce degli anziani stanno sperimentando un arretramento nel riconoscimento del diritto alla prestazione. Per gli anziani più giovani il minor ricorso potrebbe essere giustificato da un miglioramento delle condizioni di salute/ritardo della comparsa dei problemi legati all’invecchiamento; la diminuzione interessa però anche la fascia intermedia 75-85 anni (da 105,3  a 94‰) e quella dei “grandi anziani”. In questi ultimi due casi le diminuzioni sono più difficilmente spiegabili con i miglioramenti di carattere epidemiologico e potrebbero essere segnali di una crescente difficoltà ad accedere al beneficio, presumibilmente per una sempre maggiore severità nella valutazione dei casi da parte delle commissioni.

Per dare un’idea del livello di bisogno

Il dato sui titolari di i.a. può essere confrontato con quello tratto da indagini epidemiologiche sulle persone con limitazioni funzionali che vivono a domicilio, opportunamente integrato con il numero di non autosufficienti in struttura[13].  Si stima così che in Lombardia vi siano 482.000 persone non autosufficienti (di età>6), mentre quelle che ottengono il riconoscimento amministrativo della condizione attraverso l’i.a. sono circa 276.000. La distanza è indicativa del divario tra il bisogno percepito e quello che non riesce a essere riconosciuto tramite l’accompagnamento.

Conclusioni

Benchè – nonostante i tempi di attesa crescenti – a livello nazionale si registri un generale aumento nelle richieste di accertamento d’invalidità e di prestazioni, la scomposizione per fasce d’età indica che questo fenomeno non è omogeneo. Se si considera l’indennità di accompagnamento, infatti, in Lombardia  l’aumento più significativo si registra tra i minori (in analogia al livello nazionale) mentre tra le fasce di popolazione anziana si evidenzia una maggior difficoltà a veder riconosciuto il beneficio. Questo dato, incrociato con il numero di persone con ridotta o nulla autonomia, conferma che la nostra regione è interessata da un fenomeno più volte segnalato – a vario titolo – da LombardiaSociale: l’esistenza di una domanda che, nella migliore delle ipotesi, si riversa su altri servizi locali per la non autosufficienza oppure che resta sommersa, senza ricevere risposte pubbliche, e a carico delle famiglie.


[1] istituito dalla legge n. 18 del 3 marzo 2009 di ratifica ed esecuzione della Convenzione ONU sulla disabilità
[2] Fonte:  http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/519909/Invalidita-aumentano-le-richieste-di-prestazioni-ma-anche-i-tempi-di-attesa
[3] L’intento del documento dell’Osservatorio è  “ quello di ridisegnare un percorso che sia sostenibile ed efficace/efficiente nell’interesse dei diritti della generalità dei cittadini, ma anche della qualità del sistema di protezione sociale attuale e futuro, capace di promuovere e migliorare l’equità e la trasparenza delle valutazioni.”
[4] Le nove principali criticità riscontrate sono: frammentazione e separazione dei percorsi; modalità di valutazione e accertamento superate; inefficacia progettuale; costi di gestione; tempi di attesa; dispersione delle responsabilità; sottovalutazione epidemiologica e anagrafica; qualità e trasparenza dei processi; fonti statistiche insufficienti e inadeguate.
[5] Ad una domanda può essere abbinata la richiesta di più prestazioni come, ad esempio, nel caso di richiesta di invalidità civile e del riconoscimento dello stato di handicap grave (l. 104/1992). Ciò determina la differenza nei valori delle domande pervenute e delle richieste di prestazioni.
[6] Si tratta  soprattutto di prestazioni per l’invalidità civile (1.250.994) e  di riconoscimento dell’handicap ai sensi della legge 104/92 (1.047.989).
[7]  Per il riconoscimento dello stato di cecità  i  tempi di attesa sono stati mediamente di 341 giorni e di 410 giorni per la sordità..
[8]  Nel biennio 2014-2015 i servizi incaricati sono stati 969, con una spesa di 35.641.947 euro.
[9] Per tale motivo non ci è possibile offrire  informazioni relative ai tempi di attesa lombardi  per accedere ai benefici o alla prestazioni.
[10] Somma di “invalidità civile con indennità di accompagnamento” e “indennità di accompagnamento per invalidità civile”
[11] Le classi di età sono state scelte in funzione della disaggregazione disponibile nel Dwh Istat.
[12] Il numero di pensionati  tra  0 e 4 anni  titolare di i.a. è passato da 3.094 a 3.425 tra il 2011 e il 2014.
[13] I dati dell’indagine Multiscopo sono stati integrati con quella degli ospiti dei presidi residenziali anziani non autosufficienti e disabili. Per i limiti metodologici si veda http://lombardiasociale.it/wp-content/uploads/kalins-pdf/singles/le-persone-con-limitazioni-funzionali-quante-sono-e-cosa-sappiamo-di-loro.pdf
Per le pensioni è stata considerata la classe di età>4, per avvicinare il dato alla fascia di età considerata dalla Multiscopo (6anni e +).