Non autosufficienza: come cambiano le misure dell’FNA 2016

16 dicembre 2016

E’ stata approvata l’attesa delibera che definisce le scelte sulla gestione del fondo nazionale per la non autosufficienza 2016, e che delinea quindi le modalità di prosecuzione delle misure B1 in favore di persone con gravissime disabilità e B2 in condizioni di non autosufficienza e grave disabilità.



Le novità nelle indicazioni nazionali

Il decreto interministeriale di riparto delle risorse registrato lo scorso novembre stanzia per la Lombardia, in continuità con l’anno precedente, 60,9 milioni di euro.
Le principali novità sono riferite alla precisazione della definizione, adottata in via sperimentale, di gravissima disabilità al fine di introdurre livelli essenziali di prestazioni per la non autosufficienza omogenei a livello nazionale, che porta ad un ampliamento considerevole della platea di beneficiari rispetto a quelli “serviti” sino ad ora dalla misura B1 predisposta dalla nostra Regione. La nuova definizione ministeriale infatti include tutte le persone, senza limiti di età, beneficiarie di indennità di accompagnamento oppure definite non autosufficienti per la presenza di una serie di patologie o condizioni funzionali limitate, elencate all’articolo 3 del decreto, che superano la definizione di dipendenza vitale assunta dalla nostra Regione (almeno una compromissione nel dominio della motricità o dello stato di coscienza e in quelli della respirazione e della nutrizione), che ritroviamo solo nell’ultima delle 9 casistiche possibili (si veda tabella successiva).
A questi si aggiunge l’introduzione di specifiche e codificate modalità di valutazione di tali condizioni (scale e parametri), differenziate a seconda delle patologie e diverse da quelle recentemente adottate dalla nostra Regione, ovvero l’InterRAI Home Care [1].
Dunque novità che hanno implicato per la Regione la necessità di adeguare l’impianto ormai consolidato del FNA lombardo, in particolare sulla Misura B1, a fronte di una platea potenziale molto più ampia degli oltre 2.500 beneficiari raggiunti sino ad oggi (si veda articolo dedicato) e che imporranno cambiamenti significativi anche nell’assolvimento della funzione valutativa.

Le scelte Regionali

A fronte di tali novità nel nuovo Piano Operativo la Regione Lombardia ha definito alcune scelte in riferimento alla distribuzione delle risorse e alla gestione della domanda.

La distribuzione delle risorse
La prima scelta riguarda la continuità assegnata alla volontà di destinare le risorse prevalentemente ad erogazioni monetarie. Dal 2013 la Regione ha privilegiato infatti questa destinazione nell’utilizzo del Fondo, riservandovi una quota superiore a quella minima richiesta dal livello nazionale (quest’anno le soglia minima definita era del 40% e la Regione ne destina il 60%).
La seconda scelta è riferita al riparto del fondo tra le due misure, B1 e B2. In considerazione dell’incremento della platea per la misura B1, il fondo nazionale assegnato è stato ripartito non più come gli scorsi anni in modo equo tra le due misure, ma per il 60% a favore della misura B1 per le persone con gravissima disabilità, gestite dalle ATS; e il 40% agli ambiti per la gestione della misura B2 destinata alla non autosufficienza e grave disabilità. La scelta quindi è stata quella di potenziare del 20% le risorse a favore della B1, che passa dai circa 30 milioni dello scorso anno, agli attuali 36, 5 milioni, sebbene non si faccia riferimento ad alcuna quantificazione previsionale della consistenza dell’ampliamento dei beneficiari potenziali.
Infine quelle sul potenziamento della dotazione finanziaria. Oltre alle risorse derivanti dallo specifico Fondo nazionale, la Regione include anche

  • per la B1, in continuità con gli scorsi anni, le risorse del Fondo Famiglia già assegnate nel 2014 e ancora disponibili. Si tratta dei voucher per le RSA aperte e per la residenzialità rivolta a gravissime disabilità, di cui però non si esplicita la dotazione finanziaria di riferimento. E’ chiaro però che si tratta di risorse già assegnate in precedenza e non ancora completamente consumate;
  • per la B2 l’aggiunta dei 700.000 euro previsti nel 2015 dalla Legge regionale n.15 sul lavoro di cura e sino ad oggi non ancora assegnati, destinati all’erogazione di buoni per chi assume regolarmente un assistente familiare. In questo caso si tratta di un finanziamento che deriva da uno specifico capitolo del Fondo Nazionale Politiche Sociali, dunque non di risorse proprie della Regione.

Alla luce di quanto assegnato dal FNA 2016 e dai potenziamenti aggiuntivi, si richiama in più parti della dgr che le risorse assegnate potrebbero non essere congrue a rispondere alla domanda potenziale e si precisa dunque che queste vengono assegnate sino al loro esaurimento.

Le priorità
Proprio in ragione della possibile insufficienza delle risorse assegnate, la Regione esplicita le priorità da attribuire per l’accesso alle misure, anche in considerazione di possibili passaggi di utenza tra le due misure.
Si dà priorità all’utenza già in carico ovvero a quelle persone che vengono riconfermate possibili beneficiarie delle misure sin qui erogate perché rientranti nei nuovi criteri di accesso, ma anche verificando il passaggio tra misure per le persone non giudicate idonee, ovvero

  • si considera prioritario il passaggio alla misura B1 per chi oggi in carico alla B2 per limiti di età ma rientranti nella definizione di gravissima disabilità;
  • viceversa, per chi non più rientrante nei requisiti di disabilità gravissima si considera prioritario il passaggio alla B2, così da offrire garanzia di continuità assistenziale.

L’altra priorità è per i nuovi accessi, ovvero per le persone che non hanno beneficiato delle misure B1 e B2. Per la misura B2 si precisa in particolare il riferimento prioritario alle persone con nuovi progetti di vita indipendente, grandi vecchi non autosufficienti e persone ultra cinquantenni che non beneficiano di altri interventi.
Una novità assoluta è l’indicazione dell’utilizzo dell’ISEE ordinario (ovvero riferito al nucleo e non al singolo) per definire la graduatoria per l’accesso alla misura B1, per i nuovi accessi e per le persone rivalutate. In sede di presentazione agli enti gestori la Regione ha motivato questa scelta nella volontà di non penalizzare le famiglie con minori, per cui viene applicato l’Isee ordinario. Molte sono già le reazioni a questa decisione e ne andrà valutata la legittimità.

Il target e gli interventi
La Regione sceglie di non variare l’articolazione degli interventi erogabili, né gli importi, mantenendo quindi per la B1 l’erogazione di un contributo di 1000 € mensili e di un Voucher per interventi sociosanitari di 360 € al mese (estendibili a 500 € per i minori) e per la B2 l’erogazione in forma di buoni o voucher di contributi fino a 800 € mensili – vedi Tabella di dettaglio.
Si precisano però le condizioni di incompatibilità tra le differenti misure e in particolare, per la B1, il mancato accesso al buono in caso di inserimento definitivo in strutture residenziali, in ricovero di sollievo a carico totale del Fondo Sanitario o di inserimento continuativo in un servizio semiresidenziale. Per la B2 la compatibilità con la frequenza di servizi semiresidenziali è lasciata invece alla regolazione da parte dell’ambito di appartenenza.
In riferimento al target, si assumono i criteri di accesso introdotti dal decreto interministeriale per la misura B1 e dunque si supera il criterio d’accesso preesistente riferito al limite dei 65 anni di età (ad eccezione delle persone in stato vegetativo e affette da malattie del motoneurone/SLA) e si introduce la definizione di gravissima disabilità indicata. Rimane l’universalità della misura, ma la condizione economica del nucleo, come detto, è assunta per determinare la graduatoria di accesso.
Per la B2 si precisa quale criterio di accesso il possesso della certificazione di gravità come da l.104/1992 e si richiama la selettività della misura in base alle soglie Isee come definite dai regolamenti degli Ambiti, auspicando un’omogeneità nella regolazione almeno tra ambiti afferenti alla stessa AssT. Si introduce il riferimento della soglia Isee ≤ 20.000per gli interventi riferiti alla vita indipendente. Se sulla B1 il riferimento all’Isee ordinario è chiaro, seppur riferito alla gestione delle graduatorie, per la B2 permane l’ambiguità degli scorsi anni su quale Isee applicare, già richiamata in precedenti articoli di commento.

Tab. 1 – Destinatari e strumenti finanziati

Misura B1

Persone di qualsiasi età in condizioni di gravissima disabilità

–          beneficiarie dell’indennità di accompagnamento

oppure

–          definite non autosufficienti ai sensi del DPCM  159/2013

–          per le quali si sia verificata almeno una delle 9 condizioni riportate in tabella (a.condizione di coma, stato vegetativo o stato di minima coscienza; b.in dipendenza da ventilazione meccanica assistita o non invasiva continuativa; c. grave o gravissimo stato di demenza; d. lesioni spinali; e. gravissima compromissione motoria da patologia neurologica o muscolare; f. deprivazione sensoriale complessa; g. gravissima disabilità comportamentale dello spettro autistico; h. ritardo mentale grave o profondo; i. condizione di dipendenza vitale con necessità di assistenza h24)

Buoni mensili di 1.000 euro, senza limite di reddito, per compensare le prestazioni assicurate dal cargiver/assistente personale assunto regolarmente

Voucher minori, fino ad un massimo di 500 euro e Voucher per persone adulte fino ad un massimo di 360 euro, per migliorare la loro qualità di vita e delle loro famiglie

Misura B2

Persone di qualsiasi età, al domicilio, che

–          presentano gravi limitazioni della capacità funzionale, con compromissioni significative dell’autonomia nella vita quotidiana, sociale e relazionale;

–          in condizioni di gravità accertata come da certificazione l.104/1992 (art.3 comma3)

–          con ISEE come definito dal regolamento del proprio ambito

Buono sociale mensile di massimo 800 euro per compensare prestazioni di assistenza garantite dal caregiver o da assistente familiare con regolare contratto. In questo secondo caso si indica un range da 400 a 800 euro, lasciando però facoltà agli ambiti la definizione dell’importo in ragione anche della possibile frequenza di servizi semiresidenziali.

Buono sociale mensile di massimo 800 euro per sostenere progetti di vita indipendente di persone tra i 18 e 65 anni, affette da disabilità gravi e gravissime di tipo fisico-motorio ma con capacità di autodeterminazione, senza il supporto del caregiver ma con l’attivazione di un’assistenza personalizzata.

Contributo sociale per sostenere periodi di sollievo per la famiglia, mediante l’utilizzo di strutture accreditate

Voucher sociali domiciliarità per l’acquisto di prestazioni complementari e/o integrative a sostegno della domiciliarità

Voucher sociali minori per sostenere la vita relazionale di minori con disabilità, mediante appositi progetti educativo/socializzanti

Potenziamento degli interventi tutelari domiciliari Per persone già in carico al SAD, appositamente rivalutate e con l’indicazione degli interventi aggiuntivi nel progetto individuale

 

Il processo di presa in carico
Nella dgr ritroviamo l’articolazione del percorso di presa in carico delle precedenti delibere, con la novità del suo inserimento nel nuovo quadro istituzionale definito a seguito della riforma sociosanitaria, che separa la funzione di governo complessivo della misura in capo all’ATS, da quello della valutazione che spetta all’AssT.
Si consolida il richiamo alla valutazione multidimensionale, all’integrazione sociosanitaria ed alla progettazione individuale nella logica del budget di cura, con la ricomposizione del quadro degli interventi in atto sulla medesima persona. Tutti aspetti che, nella narrazione di premessa al piano vengono dati per attuati, sebbene dai territori arrivino segnali non sempre di pieno allineamento alle indicazioni regionali (es. le valutazioni integrate Asl-Comuni sono andate progressivamente riducendosi in molti contesti territoriali, oltre ad aver assunto una deriva certificatoria certamente lontana dalle intenzioni regionali).
Come detto su questo fronte il cambiamento più significativo è riferito al momento della valutazione ed in particolare, in riferimento alla B1, all’adozione delle specifiche scale e parametri di misurazione indicati dal decreto. In un passaggio del Piano operativo si nominano con una certa preoccupazione “le ripercussioni che l’adozione di questo nuovo modello valutativo avrà sotto il profilo organizzativo e formativo” e alla necessità di “salvaguardare, per quanto possibile, le buone prassi di questi anni che hanno rinsaldato la attività di valutazione multidimensionale integrata e l’utilizzo della scala InterRAI home care”. Nel percorso già abbastanza accidentato di questi ultimi anni circa la strutturazione di modelli e strumenti di valutazione per la domiciliarità (si ricordi la lunga vicenda della sperimentazione della FIM nel lungo processo di riforma che ha interessato l’ADI), questo cambiamento segna un ulteriore passaggio di discontinuità, i cui effetti dovranno essere tenuti sotto osservazione.


[1] Scala di riferimento per la valutazione dell’accesso all’assistenza domiciliare integrata.

2018-06-12T15:05:50+00:00 16 dicembre 2016|Categories: Anziani, Atti e normative, Disabilità|Tags: |