A distanza di più di due anni dalla precedente pubblicazione, sono arrivati i risultati del monitoraggio Istat sull’andamento dei nidi per l’anno scolastico 2013/2014. Si tratta del quadro regionale più aggiornato e territorialmente completo sui servizi socioeducativi regionali (in precedenza avevamo presentato aggiornamenti relativi ai soli capoluoghi di provincia).
Si propone un’analisi delle tendenze più rilevanti come l’andamento dei livelli di presa in carico (anche a confronto con le altre regioni), l’evoluzione della spesa dei comuni e delle famiglie e del livello dei costi unitari. Nella lettura dei dati si terrà conto delle diverse modalità organizzative di gestione del servizio.
Una novità di rilievo dell’indagine è la disponibilità di dati comune per comune: un’inedita mappatura dell’impegno di ciascun municipio che restituisce una visione d’insieme delle tendenze territoriali infraregionali. Insomma, uno sguardo dall’alto sulle trasformazioni di questo settore.

La diffusione del servizio: tendenze recenti e confronti inter/infra regionali

La disponibilità del servizio asilo nido è assicurata nell’88,8% dei comuni lombardi, una percentuale in leggero aumento rispetto al dato del 2012 (87,6%).
Nel 2013 in Lombardia sono stati presi in carico negli asili nido 15 bambini ogni 100 della fascia 0-36 mesi (Fig. 1). Rispetto alla precedente rilevazione

[1]  il dato regionale migliora di 0,3 punti, una tendenza che si osserva anche in altre regioni del Centro Nord (Piemonte, Liguria e Veneto). La storica posizione di ampio vantaggio dell’Emilia, invece, si indebolisce (-0,45 punti), riduzione che tuttavia non compromette il primato di questo territorio come regione con la copertura più alta (24,4%).
Oggi la Lombardia presenta una diffusione dei nidi intermedia nel panorama delle regioni a statuto ordinario (RSO) del Centro Nord, ancora distante dalle realtà più evolute, ma in vantaggio rispetto a Piemonte(13,1%), Liguria (14%) e Veneto (10,2%).
Tra le province Lombarde, solo Milano e Mantova si avvicinano ai dati delle realtà con i più alti livelli di servizio del Centro Nord, mentre la parte Nord Orientale della regione presenta una diffusione ancora decisamente limitata rispetto al resto delle regioni di riferimento (tendenze che, come vedremo, saranno confermate dalla lettura dei dati comune per comune).

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Come cambiano le modalità di intervento pubblico

Il miglioramento della presa in carico osservato in Lombardia tra il 2012 e il 2013 è il risultato della diminuzione della popolazione target (calo della natalità) ma anche di un lieve aumento del numero di utenti che beneficiano dell’intervento pubblico (+0,4%). E’utile però analizzare l’andamento dell’utenza per le varie modalità di intervento pubblico (Tab. 1): accanto al tradizionale inserimento in nidi direttamente gestiti dai comuni o affidati dal comune a terzi, c’è infatti anche la possibilità di riservare posti in nidi privati finanziandoli con risorse comunali e, infine, c’è il sostegno attraverso contributi dati direttamente alle famiglie. E’ soprattutto quest’ultima tipologia che risulta in netto aumento (+21,9%), oltre che l’acquisto di posti da nidi privati (+7,1%), mentre il ricorso all’offerta tradizionale è in drastico calo (-3,3% nelle gestioni dirette e -9,2% nei nidi comunali con gestione privata).  Il miglioramento del numero di utenti raggiunti dall’intervento comunale in termini assoluti e relativi è spiegabile soprattutto dall’ampliamento della platea di beneficiari di contributi diretti alle famiglie, una modalità di sostegno pubblico che sembra meno impegnativa di quelle tradizionali (928€ di spesa dei comuni per utente rispetto ai 9.389€ dei nidi comunali o ai 3802€ dei nidi affidati dal comune ai privati)[2]. Insomma in Lombardia sembra ci si stia orientando verso forme di welfare più “leggero” per gli enti pubblici (purtroppo non viene fornito l’ammontare dei costi a carico delle famiglie per la modalità “contributi alle famiglie” ma si presume che la quota di oneri a loro carico sia superiore rispetto alle altre tipologie di presa in carico tradizionale). Rispetto al peso di questa casistica in Lombardia (13,4%) nelle altre regioni limitrofe i contributi alle famiglie per la frequenza hanno un’incidenza più limitata sul numero totale degli assistiti (es. circa il 6% in Piemonte e Liguria, 3,8% in Veneto e 2,2% in Emilia Romagna). Solo in Toscana si ritrova un dato simile a quello lombardo (13,6%).

Tab 1 – Indicatori per modalità di gestione del servizio asili nido

Anno

Territorio

Asili nido comunali a gestione diretta

Asili nido comunali a gestione affidata a terzi

Asili nido privati con riserva di posti

Contributi alle famiglie per la frequenza di asili nido (compresi i voucher)

Totale

Spesa a carico dei comuni media per utente

2013

Lombardia

      6.926,00

   3.802,00

   2.128,00

      928,00

     4.694,00

2013

RSO CN

      8.338,56

   4.513,89

   2.695,89

   1.162,44

     6.445,22

2012

Lombardia

      7.159,00

   3.608,00

   2.070,00

   1.166,00

     4.947,00

2012

RSO CN

      8.837,78

   4.146,78

   2.576,22

   1.256,33

     6.596,67

spesa dei comuni e delle famiglie per utente

2013

Lombardia

     9.388,78

   5.551,24

   2.734,35

      927,81

   6.328,92

2013

RSO CN

   10.430,98

   6.155,88

   3.326,06

   1.162,35

   8.096,77

Utenti per i servizi finanziati dai comuni

2013

Lombardia

20.680,00

6.832,00

8.535,00

5.592,00

41.639,00

2012

Lombardia

21.378,00

7.525,00

7.969,00

4.586,00

41.458,00

Distribuzione utenza

2013

Lombardia

49,7%

16,4%

20,5%

13,4%

100,0%

RSO CN

54%

21%

17%

7%

100,0%

Il finanziamento del servizio: il riparto degli oneri tra famiglie e comuni

Le risorse complessivamente spese per il servizio nidi in Lombardia si sono ridotte del 4,3% nel 2013 (4,3%). Considerando distintamente i due canali di finanziamento (compartecipazione delle famiglie e spesa dei comuni) si nota una riduzione per entrambe le tipologie (rispettivamente -4,7 e -3,2%): apparentemente la quota di oneri a carico delle famiglie si è ridimensionata (dal 26 al 25,8%), anche se, come premesso, il diffondersi degli interventi tramite voucher/rimborso potrebbe avere alterato questo risultato (per questa casistica la quota pagata direttamente dalle famiglie per i servizi acquistati privatamente e non coperti dal contributo non transita dai bilanci comunali).

Tab. 2 – Finanziamento del servizio asili nido in Lombardia, 2012-2013

Spesa dei comuni singoli o associati

∆ vs n-1

Compartecipazione degli utenti

∆ vs n-1

Totale spesa impegnata (Spesa pubblica e degli utenti)

∆ vs n-1

Percentuale di spesa pagata dagli utenti

Spesa media per utente

Quota pagata dai comuni

Quota pagata dagli utenti

TOT

205.113.195

70.316.088

275.429.283

26,0

4.947

1.696

6.643

195.461.847

-4,7%

68.071.333

-3,2%

263.533.180

-4,3%

25,8

4.694

1.635

6.329

 

L’efficienza del servizio

Il costo del servizio per bambino inserito nei nidi lombardi (somma della spesa a carico dei comuni e quella degli utenti) è decisamente diverso a seconda delle tipologie di gestione del servizio: dai 2.734€ dei posti riservati nei nidi privati ai 9.389€ dei nidi gestiti direttamente (Tab. 1). In ogni caso, per tutte le tipologie di gestione, la spesa per utente in Lombardia è molto più contenuta di quelle delle regioni del contesto territoriale di riferimento (ad esempio nei nidi direttamente gestiti 9389€ in Lombardia contro i 10.431€ medi delle RSO del Centro Nord).

Uno sguardo comune per comune

La novità dell’indagine di quest’anno è la pubblicazione dei dati comune per comune[3]. Ovviamente si tratta di un elemento conoscitivo di grande interesse, anche se alcune avvertenze sono d’obbligo. Come noto nel sociale sono sempre più diffuse le forme di gestione associata a livello di ambito e, non sempre, quindi rilevare il valore per municipio. Il tentativo che ha fatto l’Istat è stato quello, nel caso di valori rilevati per ambito (e non per singolo comune), di attribuirli ai comuni in proporzione alla popolazione 0-2 anni. Si tratta di una stima basata sull’ipotesi, tutta da verificare, che i servizi dell’ambito siano consumati e finanziati dai singoli comuni in proporzione al bisogno (utenza target)[4]. Oltretutto nei casi di comuni che offrono il servizio in forma indiretta, ossia acquistandolo da comuni limitrofi, la spesa e gli utenti sono attribuiti solo al comune che produce il servizio.
Tenuto conto di questi limiti, si ritiene preferibile evitare di utilizzare questi dati per valutazioni di efficienza (es. costo per bambino inserito), limitandoci a considerazioni di ordine descrittivo sui livelli di spesa procapite.
L’impegno dei comuni in termini di proprie risorse investite per il servizio asili nido per bambino residente è decisamente variabile[5]. Da un punto di vista geografico, a conferma di quanto anticipato nelle analisi per provincia, sembrerebbero due i poli di maggior concentrazione: Milano e il suo hinterland e il Mantovano. Si notano inoltre alcune chiazze bianche, ossia gruppi di comuni limitrofi senza alcun investimento sui nidi, ad esempio la Lomellina, la Val Brembana, la Val Chiavenna, l’area a Sud Est del distretto di Cremona.
Oltre all’evidente scarso investimento nelle aree montane, nel resto della regione non si individuano cluster zonali uniformi, piuttosto in aree a bassa concentrazione spiccano singoli centri che si distinguono dai comuni limitrofi per maggiore spesa (di solito i capoluoghi di provincia).
Sembra dunque esserci una relazione molto forte tra dimensione del bisogno (qui rappresentata dal numero di bambini 0-2 anni) e impegno nell’erogazione del servizio: nei comuni con meno di 50 potenziali utenti, la spesa media a carico del comune è 125€ per bambino residente, valore costantemente crescente all’aumentare delle dimensioni comunali fino ai quasi 1.300€ della fascia 2500-6000  e ai 1862€ del comune di Milano (che ha quasi 35.000 potenziali utenti).

Tab. 3 – Spesa a carico dei comuni per gli asili nido per bambino 0-2 anni per dimensione dell’utenza target, Lombardia 2013

Classi di popolazione (0-2 anni)

Numero di comuni

spesa a carico dei comuni per bambino 0-2 anni

<50

569

€125

50-100

304

€163

100-200

323

€236

200-500

258

€ 402

500-1000

61

€ 696

1000-2500

25

€1.135

2500-6000

3

€1.294

>10000

1

€ 1.859

 

Risultano in ogni caso 308 comuni (quasi tutti di piccole dimensioni, ovvero con meno di 100 bambini 0-2 anni) che non affrontano alcuna spesa per questi servizi socioeducativi ; paradossalmente, all’estremo opposto della distribuzione, si ritrovano altri comuni molto piccoli che presentano il maggior impegno di risorse in assoluto[6]. Le dimensioni comunali incidono molto sulla scelta di offrire il servizio ma, anche all’interno della stessa classe dimensionale ci sono comportamenti eterogenei, a riprova che l’investimento dipende spesso dalla discrezionalità e sensibilità del singolo municipio.
Sarebbe stato indubbiamente utile anche un’analisi per ambito, ma non sono disponibili informazioni su questo livello di aggregazione.

Per concludere

Gli ultimi aggiornamenti evidenziano un miglioramento nella capacità di presa in carico, realizzata però con un ridotto investimento di risorse. Più che un miglioramento dell’efficienza potrebbe significare che l’intervento pubblico raggiunge un maggior numero di famiglie anche se probabilmente con minore intensità.
La situazione è molto diversificata all’interno della regione: in generale i comuni più piccoli/scarsa numerosità dell’utenza target tendono a non attivare il servizio o a offrirlo  in maniera minima. Solo nell’Hinterland e nel Mantovano sembra esserci un investimento uniforme a prescindere dalle dimensioni comunali. L’analisi conferma quanto l’investimento su questo servizio continui spesso a dipendere dalla sensibilità del singolo comune.

 


[1] Si precisa che l’Istat ha proceduto ad una revisione dei dati delle precedenti rilevazioni; pertanto i valori del 2012 qui descritti non corrispondono a quelli del commento all’edizione precedente
[2] I contributi alle famiglie potrebbero essere destinati anche a rimborsare quote pagate nei nidi pubblici: in questo caso le risorse pubbliche per bambino assistito potrebbero essere superiori ai 928€ in quanto già conteggiate nella colonna dei servizi tradizionali. Purtroppo non è possibile indagare ulteriormente.
[3] In precedenza il massimo grado di dettaglio era per provincia
[4] La presenza di fondi di solidarietà di ambito potrebbe far sì che il finanziamento avvenga con criteri diversi
[5] La spesa a carico dei comuni è stata divisa per il numero di bambini 0-2 anni residenti al 1/1/2013.
[6] Spesa per bambino residente 0-2 anni: Ferrera Erbognone (3.166€), S. Genesio e Uniti (2.786€), Mariana Mantovana (3.721€).