Lo scorso anno al Regione ha emanato le Linee guida sulla tutela minori. Da dove nascono e che obiettivi si pone la Regione con tale atto?

Con questo documento  la Regione ha dedicato per la prima volta indirizzi operativi espressamente a questa tematica. In anni precedenti si era occupata di affido e adozioni, ma il tema più generale della tutela minori e del sostegno alla genitorialità non era stato ancora oggetto di indicazioni.
Questa è però un’area di policy su cui c’è forte attenzione, in particolare riferita alla sostenibilità del sistema, che pesa particolarmente sulle amministrazioni comunali. Anche i dati lo evidenziano con chiarezza: secondo gli ultimi dati elaborati per il 2014, la spesa sociale corrente dei comuni in Lombardia ammonta a circa 1.400.000.000 di euro, di cui quasi il 40% destinata ad interventi e servizi nell’area famiglia e minori (525.000.000) in cui la spesa per la tutela si colloca al secondo posto con 182 milioni di euro annui, solo dopo la spesa che riguardano i servizi per la prima infanzia. Risorse, quelle della tutela, che per oltre due terzi sono destinata alla copertura delle rette in struttura per minori allontanati, ospiti di circa 650 comunità alloggio (119.000.000 euro).
La Regione interviene a sostegno della tutela, con risorse proprie che vengono assegnate ai comuni. Parte del Fondo sociale regionale è destinato, secondo le priorità stabilite dai Comuni,  alla compartecipazione dei costi delle rette per le comunità che accolgono  minori (16-17%) e negli ultimi anni, con risorse del fondo sociosanitario, sono stati sostenuti costi per le rette delle comunità per minori vittime di violenza e abuso (dgr 5342/2016).
Queste linee guida derivano da un importante percorso di confronto tra diversi approcci metodologici, competenze istituzionali e prassi operative. Sono state il frutto del lavoro di un gruppo iter-disciplinare che ha coinvolto, oltre alla Regione, referenti dei Comuni, delle ATS e ASST, dei Tribunali e del terzo settore.
Pur non avendo   valenza di norma, le abbiamo pensate piuttosto come indicazioni utili per chi quotidianamente si confronta con queste problematiche. L’obiettivo quindi è offrire strumenti e spunti al lavoro nell’ambito della tutela minori e, unitamente a ciò, sostenere una maggior omogeneità a livello locale. Oggi circa 80% dei Servizi tutela è gestito in forma associata, in molti casi sono condivise le modalità di valutazione e gli approcci di intervento e crescono le esperienze nella definizione di protocolli di lavoro integrato tra servizi e autorità giudiziaria. La direzione è tracciata, le linee guida vogliono rafforzarla.

Dal gruppo di lavoro che ha prodotto le linee guida è nata l’idea di lanciare una call ai territori per presentare buone pratiche, coerenti con gli indirizzi contenuti nelle linee guida. Ci spieghi meglio

L’idea nasce dalla preoccupazione che tra qualche tempo le linee guida appaiano cristallizzate, che si allontanino dalle problematiche che si affrontano sul territorio e dall’evoluzione delle conoscenze di questo settore. Abbiamo pensato quindi fosse utile verificare in progress l’efficacia delle linee guida, raccogliendo nel tempo le esperienze territoriali che si realizzano in coerenza con i suoi indirizzi.
Abbiamo perciò lanciato una Call per le buone pratiche con l’obiettivo di portare a conoscenza le esperienze migliori in atto nei contesti locali per contribuire alla diffusione di modelli possibili e sostenere così, nel proprio sviluppo, operatori ed organizzazioni a vario titolo impegnati nei percorsi di tutela, in coerenza con quanto indicato dalla normativa. Attraverso questa call vorremmo anche creare le condizioni per un aggiornamento continuo tra chi opera sul territorio e chi ha compiti di regia a livello regionale.
E’ stata predisposta una scheda di raccolta delle buone pratiche (allegata), una mail dedicata (buoneprassi_minori@regione.lombardia.it) a cui inviarle ed abbiamo diffuso inviti a partecipare rivolti a molteplici soggetti: Enti locali, singoli ed associati; Ats e AssT, Cooperative sociali e associazioni, autorità giudiziaria…
Le candidature saranno analizzate dal gruppo interdisciplinare che ha curato la redazione delle linee guida e successivamente divulgate attraverso la pubblicazione sul sito di Regione, affinché siano rese pubbliche e fruibili da chiunque ne abbia interesse.
La prima “chiamata” è stata realizzata a fine dell’autunno, con scadenza al 30 dicembre, e ha già raccolto diverse esperienze che a breve verranno pubblicate.  Progressivamente si prevede di continuare la raccolta.

Cosa determina una buona pratica, che caratteristiche devono avere le esperienze ricercate?

Quello che ricerchiamo non sono generiche esperienze sulla gestione dell’intervento di tutela, ma la focalizzazione di pratiche interessanti, efficaci e innovative in relazione in particolare a tre aspetti centrali:

1)      il sostegno del protagonismo famigliare che lavorano sul coinvolgimento attivo della famiglia d’origine nel percorso di tutela, riconoscendo che il minore non è separato dai legami che lo costituiscono nella sua identità e che il coinvolgimento della famiglia rappresenta la reale opportunità di costruzione comune di un percorso di empowerment e di promozione della sua resilienza;

2)      l’integrazione interdisciplinare, nel rispetto del principio della corresponsabilità nel percorso della presa in carico: pratiche di integrazione delle conoscenze e delle competenze di chi è coinvolto, a diverso titolo, nel processo di aiuto nel medesimo intento di sostenere la vita minore in famiglia;

3)      l’assunzione di un’ottica di valutazione, ovvero l’attenzione a osservare evidenze e risultati del processo di lavoro messo in campo e dei risultati da esso prodotti. Una pratica è buona quando si riescono a generare evidenze anche su base scientifica che ne comprovano l’efficacia.

Abbiamo esplicitato inoltre nella call, che saranno requisiti qualificanti anche Saranno considerati quali ulteriori requisiti qualificanti anche l’intervento precoce e preventivo, ovvero programmi di offerta attiva che sappiano agganciare precocemente i genitori, connessi all’assunzione di una visione globale degli interventi rivolti alla famiglia e la Valorizzazione della comunità ovvero il riconoscimento del contesto sociale come luogo capace di influenzare il benessere dalla famiglia e del minore, e dunque soggetto attivo e partecipante.

Le buone prassi potranno riguardare modelli ed interventi riferiti a differenti aspetti:

a)       l’organizzazione dei servizi di tutela

b)      i dispositivi di interazione tra gli attori/istituzioni in campo (protocolli di intesa tra soggetti istituzionali del pubblico e del privato, strumenti di gestione e supporto informativo – condivisione banche dati, cartelle condivise…)

c)       le metodologie e prassi professionali innovative

d)      i percorsi di presa in carico integrata a livello territoriale