Le famiglie di fronte ai problemi della non autosufficienza

Il recente articolo comparso su Lombardia sociale a firma Cristiano Gori e Rosemarie Tidoli   ci ha stimolato nel proporre alcune riflessioni sul tema delle rette nelle Rsa.
Concordiamo con gli autori sul fatto che il tema del costo delle rette delle Rsa sia oggi uno dei problemi più spinosi e difficili da affrontare per le famiglie che hanno un parente ricoverato.
L’attuale sistema è caratterizzato da una profonda crisi economica che vede le famiglie in forte difficoltà e, sempre più spesso, con una ridotta capacità di integrare le rette che rappresentano, in alcuni casi, un vero fattore di impoverimento per l’intera famiglia. A questo si aggiunge una forte disomogeneità territoriale: registriamo infatti rette medie che vanno dai 46 euro giornalieri di Sondrio per arrivare ai 77 di Milano (e parliamo solo della parte che è a totale carico dell’utente). A tale quota va aggiunta la parte sanitaria remunerata dalla Regione con ulteriori 42 euro (valore medio anno 2014 – schede tecniche Regione Lombardia).
Intanto dobbiamo prendere atto che le famiglie sono sempre meno numerose e molto di frequente composte da genitori con figli unici. Cosa accade, quindi, quando un anziano perde la propria autonomia, motivo che spesso dipende da una forma di demenza (in forte incremento)? Accade  che una delle soluzioni  a disposizione della famiglia (a volte l’unica) sia il ricovero della persona anziana in una struttura residenziale.

IL sistema della residenzialità lombarda
Il sistema residenziale per anni è stato un sistema a totale gestione pubblica o, comunque, con istituzioni non profit, successivamente – per scelta politica delle precedenti giunte regionali con la legge di riforma del 2001 – è divenuto a tutti gli effetti un sistema a quasi totale gestione privata. La parte profit da tempo è divenuta una degli attori più importanti del sistema poiché rappresenta da sola ben il 16 per cento del mercato, con rette spesso molto alte e ben al sopra delle disponibilità/capacità economiche delle famiglie medie lombarde.
Parliamo di rette che si confermano in alcuni casi sopra i 100 euro giornalieri, arrivando in alcune strutture ad avvicinarsi ai 200 euro  (per fortuna questi casi sono ancora  pochi).
Le rette più elevate si concentrano soprattutto nelle grandi aree metropolitane (Milano),  piuttosto che in alcune realtà caratterizzate dal clima favorevole, vedi Como o il Lago Maggiore.
A fianco di queste abbiamo rette più basse, soprattutto nelle province più periferiche rispetto alla città metropolitana, Cremona, Mantova e Pavia, che per questa caratteristica divengono collettori della domanda di coloro che, pur risiedendo nella cerchia metropolitana,  hanno minori disponibilità economiche  e quindi sono  costretti a spostarsi ( e spostare i loro parenti anziani) anche di alcune decine di chilometri per trovare un posto utile (si veda un precedente articolo sul tema).

Le richieste e le proposte dei Sindacati a Regione Lombardia

In questi anni, come sindacato, abbiamo più volte chiesto alla Regione di farsi carico delle riduzione delle rette delle Rsa. Quasi sempre siamo  rimasti inascoltati.
Per questo motivo abbiamo promosso iniziative, prodotto ricerche, abbiamo discusso più e più volte con tutti gli attori del sistema, sollevato criticità, trovato condivisioni. Ma poi tutto finiva lì.
Le organizzazioni sindacali dei pensionati, insieme alle confederazioni, hanno posto, in perfetta solitudine, questo tema alla Regione. Per due anni, prima con l’assessore Cantù e poi con l’assessore Gallera, si è cercato di trovare uno strumento di osservazione e analisi per attivare un sistema efficiente di verifica e controllo delle rette, ma anche e soprattutto della qualità dei servizi erogati.
Il tentativo di istituire parametri di verifica (rating) o misure di contenimento dei costi, l’introduzione di un modello unico di contratto di accesso sono stati piccoli passi in questa lunga discussione, che ci ha spinti a chiedere l’istituzione di un tavolo di confronto che veda tutti i protagonisti insieme per tentare di trovare le giuste soluzioni.
Abbiamo proposto un osservatorio che coinvolga i soggetti gestori delle Rsa, le organizzazioni sindacali in rappresentanza degli interessi dei cittadini, l’Anci per la parte delle rette sostenute dai comuni, e la Regione.
L’osservatorio purtroppo non è ancora decollato sebbene sia pervenuto  l’assenso di gran parte degli interlocutori.

Alcuni temi da affrontare nell’ambito di un Osservatorio

Molti sarebbero i temi da affrontare oltre alla disomogeneità territoriale delle rette, non giustificata a nostro avviso dal diverso costo degli affitti che le strutture debbono affrontare a seconda della collocazione geografica. Gli affitti, che in alcuni casi rappresentano il 12 per cento della retta posta a carico dell’utente, sono in realtà oggi una zona grigia non decodificabile e come tale da chiarire.
Un altro tema da affrontare sono gli utili di gestione. Ben il 76 per cento dei soggetti gestori presenta un utile (secondo le schede regionali di struttura), quindi non parliamo di un settore in crisi.
Abbiamo notato come tutti questi temi – che ci piacerebbe poter indagare – non compaiono nelle analisi, pur importanti, finora fatte.

Il Fondo regionale per la riduzione delle rette

Veniamo ora alla quotidianità, cioè agli ultimi confronti con la Regione. Per noi è stato comunque importante poter aprire una discussione, arrivando a costruire una prima misura a sostegno delle famiglie fragili che hanno  parenti ricoverati  in Rsa. Parliamo di un’utenza di 75.000 persone, che ogni anno accedono ai 58.000 posti letto disponibili in Lombardia.
Per molti di loro la permanenza in Rsa supera abbondantemente l’anno (circa 11.000 sono quelli che rientrano nelle classi Sosia 1 e 2 e Alzheimer), per questo – viste le risorse esigue messe in campo oggi dalla Regione abbiamo cercato il modo per  dare una prima risposta.
Poiché i dieci milioni messi a disposizione ultimamente dall’assessorato al Welfare fanno parte delle risorse del fondo sanitario, sono stati indirizzati prioritariamente a quei pazienti che presentano le maggiori complessità sanitarie, per l’appunto le classi Sosia 1 e 2 e i pazienti Alzheimer.
Concordiamo con gli autori dell’articolo che possano essere ancora insufficienti per  dare una risposta compiuta al bisogno dei cittadini. Per questo ci siamo già spesi perché eventuali risparmi possano essere utilizzati anche per le classi Sosia successive, a minor complessità,  oltre a rinnovare la richiesta di un’ulteriore implementazione del fondo negli anni a venire.

La questione dei LEA

Notiamo una cosa “curiosa”: non risulta che il ministero della Salute abbia mai chiesto alla Regione Lombardia di incrementare la quota LEA delle Rsa, attualmente non rispettata.  E poco o nulla hanno fatto, concretamente, altri interlocutori e attori di sistema per richiedere l’adeguamento della quota sanitaria.
Il nostro vero obiettivo è arrivare a costruire un modello integrato di Rsa inserite a pieno titolo nella rete dei servizi. Tale modello  dovrebbe rispondere a una programmazione pubblica degli interventi   che dovrebbe garantire il cittadino anziano in tutte le fasi della vita, compresa quella della non auto-sufficienza grave, anticamera al ricovero nella Rsa. Anche in questa fase la condizione economica non dovrebbe mai risultare un impedimento alle cure.
Questo, a nostro avviso, si può ottenere per esempio rispettando i  LEA e creando quei livelli minimi che devono esistere anche per le cure socio sanitarie.
Nel campo, invece, della compartecipazione alla spesa – avendo anche sottoscritto un accordo specifico con  l’Anci – riteniamo che l’indicatore utile per perseguire l’equità della spesa sia , in futuro, l’applicazione con metodo lineare dell’Isee della persona anziana interessata.  Non bisogna però dimenticare che, per le persone povere, rimane in capo ai comuni il fatto di dover garantire l’integrazione della  retta della persona ricoverata.
Ci siamo, inoltre, impegnati con la Regione per far partire un tavolo di confronto sulla condizione degli anziani, da prendere in considerazione nella sua complessità. E’ necessaria una lettura attenta che, partendo dai bisogni di ognuno, provi a formulare soluzioni regionali, ma anche locali, che pongano al centro la persona anziana. Considerato l’invecchiamento della popolazione e tutte le problematiche correlate (a partire dalle malattie croniche), riteniamo che questa sia una priorità non più eludibile