Sperimentazioni vita indipendente: le attese per il futuro

Intervista a Marco Rasconi - presidente Ledha Milano

A cura di

14 marzo 2017

Come negli anni passati, è atteso un nuovo provvedimento regionale per regolare parte delle risorse FNA destinate dal Ministero alla sperimentazione di progetti di vita indipendente. L’intervista mette in evidenza alcuni aspetti del cammino percorso e le aspettative sull’implementazione della nuova misura in attuazione delle Linee Guida Ministeriali.

download (1)Da alcuni anni, all’interno del provvedimento che regola l’utilizzo delle risorse del Fondo per la Non Autosufficienza, si trova una quota vincolata alla sperimentazione di progetti di vita indipendente. Come è noto anche la gestione di questo fondo è demandata alle Regioni che annualmente presentano al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali un progetto di implementazione di questa norma.

Anche quest’anno il governo ha previsto una quota, su base nazionale, di 10 milioni di Euro destinato a questo scopo cui saranno aggiunti altri 5 milioni di Euro, come esito di un emendamento alla Legge di stabilità.

In Lombardia, questi fondi sono stati veicolati, attraverso l’attivazione di 15 diversi ambiti sociali e alla formazione, in forma sperimentale dei CTVAI (Centri Territoriali per la Vita Autonoma e Indipendente). Alla luce delle esperienze passate, abbiamo chiesto a Marco Rasconi, presidente di LEDHA Milano e responsabile di un CTVAI, di tracciare un bilancio del cammino percorso e di presentare le aspettative per il prossimo provvedimento regionale, per l’implementazione della nuova misura in attuazione delle Linee Guida Ministeriali.

 

Partiamo proprio dalle Linee Guida ministeriali. La visione e il concetto di vita indipendente presente in questo documento appare più ampio e inclusivo rispetto al passato. Quali sono le tue valutazioni in proposito?

Il concetto di vita indipendente è sempre in movimento, ma mantiene nella autodeterminazione il nodo cruciale per la creazione di progettazioni che abbiano al centro la persona con disabilità. Se tale concetto in passato era stato un freno per tutte quelle progettazioni che vedevano protagoniste le persone con disabilità cognitive, oggi tale vincolo è stato superato grazie al lavoro fatto dalle associazioni che ha dimostrato che chiunque può autodeterminarsi indipendentemente dalla patologia invalidante. L’ulteriore vincolo da scardinare è quello legato all’età del soggetto che fa un percorso di vita indipendente. É infatti evidente che la progettazione debba partire prima dei 18 anni e proseguire oltre i 60, per evitare che si perda il percorso progettuale personale.

 

 

Fino ad ora, in Regione Lombardia, il concetto di vita indipendente ha avuto come riferimento fondamentale le richieste delle persone con disabilità motorie di condurre una vita autonoma, senza il supporto dei familiari, avvalendosi dell’assistenza indiretta. Le richieste e segnalazioni che arrivano ai CTVAI sono ancora di questo tipo oppure riguardano una platea differenziata di persone? E con che tipo di progetti?

La progettazione richiesta è sempre più variegata e coinvolge disabilità di ogni tipo che richiedono interventi non solo di distacco dal nucleo familiare ma anche di supporto allo stesso in preparazione dell’uscita di casa. Tale richiesta arriva non solo dalle disabilità motorie ma anche dalla platea delle disabilità cognitive che richiedono sempre più una progettazione sul durante noi (da affiancare ai servizi diurni esistenti sul territorio) e sul dopo di noi.

 

 

Quali sono le aspettative rispetto all’ormai prossimo provvedimento regionale di attuazione di quanto previsto dalle Linee Guida nazionali?

Ci aspettiamo la prosecuzione delle progettazioni e collaborazioni poste in essere con i vari ambiti, sperando che le buone prassi possano spingere sempre più enti locali ad attivarsi e prevedere strumenti di incentivazione alla progettazione di vita indipendente. Per noi è fondamentale che qualunque persona voglia intraprendere questo tipo di percorso possa usufruire delle esperienze passate ed essere supportato dal territorio indipendentemente dal luogo di residenza, evitando così differenze di intervento a seconda dell’ente di riferimento.

 

 

Quali sono le condizioni affinché si possa uscire da una fase sperimentale e si possa arrivare a stabilizzare e far diventare ordinari gli interventi in favore della vita indipendente e inclusione sociale delle persone con disabilità?

La prospettiva che vedo è che nascano agenzie per la vita indipendente in tutta la Lombardia (e su tutto il territorio nazionale) che possano diventare punti di riferimento sia per le persone con disabilità che per gli enti territoriali. E’ chiaro che è necessaria la costruzione di una presa in carico fatta dagli enti che abbia al centro la progettazione per la persona, permettendo così una linearità progettuale nel tempo e nello spazio che segua la persona durante tutta la vita.


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