Con il Decreto direttoriale del 13 marzo 2017 la Direzione generale per l’inclusione sociale e le politiche sociali del Ministero del Lavoro ha pubblicato una nuova “ondata” di progetti presentati dagli Ambiti territoriali ammissibili al finanziamento del PON Inclusione.
Cresce, così, anche il numero degli Ambiti lombardi che si avviano ad una formalizzazione degli accordi con il Ministero per l’attuazione degli interventi territoriali finalizzati al Sostegno per l’Inclusione Attiva: ai 3 progetti dichiarati ammissibili nella comunicazione dello scorso 31 gennaio se ne aggiungono altri 36, raggiungendo così il 40% sul totale.
Come richiamato in una nostra precedente analisi effettuata in prossimità della consegna dei progetti dello scorso 30 dicembre 2016, l’avvio della sperimentazione ha fatto registrare una serie di ricadute nei territori, territori che stanno “metabolizzando” non senza difficoltà l’introduzione di questa misura.
Ci proponiamo di esplorare in questo contributo alcune delle questioni relative alla presentazione delle domande e ai beneficiari della misura, ricostruite a partire dai primi dati raccolti dagli Ambiti

[1].

Il quadro delle domande accolte e la loro gestione

Dopo i primi mesi di silenzio da parte dell’INPS, è disponibile un quadro più preciso rispetto alle domande accolte e quindi ai beneficiari dei contributi economici con i quali avviare le progettazioni individualizzate.
Quali variabili intervenienti nella gestione dell’avvio della misura?

  • Il reperimento dei dati: le modalità di gestione previste all’interno degli Ambiti possono incidere nella raccolta delle informazioni in merito ai cittadini beneficiari dei contributi economici. Ricordiamo, infatti, che la presentazione della domanda da parte dei cittadini avviene principalmente attraverso gli sportelli di segretariato sociale dei singoli Comuni. Il dato relativo alle domande accolte è reperibile solo tramite accesso diretto al portale INPS e, in assenza di un accordo pregresso tra soggetto gestore e singoli Comuni dell’Ambito, l’accesso a questi dati può avvenire solo dall’operatore autorizzato per ciascun Comune. Pertanto, un primo elemento che rallenta la gestione della misura a livello di ambito è, così, meramente di processo ed è legato al reperimento ed invio da parte dei singoli comuni dei dati relativi alle famiglie beneficiarie. Se ciò non riguarda certamente gli Ambiti mono-comunali come è il caso di Milano, per altri Ambiti è sicuramente un tema che pone conseguenze sul lato sia programmatorio che gestionale.
  • Il primo contatto con i beneficiari: una volta raccolti i nominativi dei beneficiari, le cui domande sono state accettate dall’INPS, spetta ai Comuni/Ambiti provvedere ad un primo contatto per l’avvio della fase di “pre-assessment”, come previsto dalle Linee guida. Nei casi in cui la raccolta delle domande per l’accesso alla misura ha utilizzato quale canale privilegiato quello puramente amministrativo (vedi ad es. nei casi in cui la raccolta delle domande è avvenuta tramite i CAF/Patronati) si possono presentare casi in cui non c’è ancora stato un contatto diretto con il beneficiario della misura. Se questo non rappresenta un elemento di difficoltà nel caso di utenza nota e già in carico ai servizi (come sembrerebbe essere dai dati attualmente disponibili), va precisato che nel caso di nuovi utenti possono verificarsi/stanno cominciando a verificarsi diverse situazioni, quali, in primis, un’incomprensione da parte dell’utenza in merito alla richiesta di recarsi presso i servizi sociali per la condivisione di una progettazione personalizzata. Vi è spesso poca consapevolezza nelle persone beneficiarie della misura, rispetto al fatto che l’accesso alla stessa non vada inteso esclusivamente legato al beneficio economico. Nel caso in cui abbiano già cominciato a ricevere l’accredito da parte dell’INPS , la motivazione ad accogliere questa sollecitazione da parte dei servizi potrebbe addirittura venire meno. Gli operatori dei servizi sociali territoriali, pertanto, in fase di primo contatto si vedono impegnati anche in un lavoro informativo in merito alle caratteristiche della misura e agli impegni richiesti ai beneficiari, pena la fuoriuscita dalla misura.

I beneficiari della misura

Come sopra anticipato, in forte prevalenza, trattasi di utenti già noti ai servizi. I requisiti stringenti per l’accesso e, in particolar modo, il possesso di un ISEE inferiore o pari a € 3.000, fa sì che siano prevalentemente situazioni già in carico ad essere state orientate dagli assistenti sociali alla presentazione della domanda.
Quali tipologie di fragilità rientrano tra i beneficiari del SIA?
I primi dati raccolti mettono in evidenza una forte eterogeneità territoriale, espressione anche delle peculiarità dei singoli contesti. Vi sono, tuttavia, delle casistiche ricorrenti, complessivamente coerenti con la platea dei destinatari della misura, ovvero:
– La presenza di nuclei familiari fragili a seguito della perdita del lavoro da parte di uno o più componenti: è una casistica che spesso richiede una presa in carico più “leggera” e connessa alla componente lavorativa ma che sta, tuttavia, mettendo in difficoltà gli operatori dei servizi sociali a causa dell’assenza di accordi stipulati con i Centri per l’Impiego. Sono pochi, infatti, i contesti territoriali che stanno procedendo “agilmente” da questo punto di vista. Nonostante la certezza nell’assegnazione delle risorse tramite il “Bando non competitivo” la scelta prevalente finora adottata è stata quella di provvedere alla gestione della misura con risorse interne e rimandare ad un momento successivo la formalizzazione di accordi con gli altri soggetti del territorio. Per tutti i contesti non “attrezzati” con accordi pregressi, la diretta conseguenza è la costruzione di progettazioni personalizzate “incomplete”
– La presenza di nuclei familiari con bisogni complessi: è il caso di quelle situazioni che vedono al loro interno, vuoi anche per l’ampiezza del nucleo, la sovrapposizione in contemporanea di molteplici fattori di fragilità quali, ad esempio, l’assenza o la perdita del lavoro della persona di riferimento e il manifestarsi di ulteriori criticità come uno sfratto esecutivo a seguito del perdurare di una condizione di morosità o la presenza di una dipendenza da sostanze. È per questa tipologia di utenza, per la quale una presa in carico multidisciplinare risulterebbe sicuramente appropriata, che tuttavia i servizi stanno incontrando  difficoltà a rispondere a causa della tempestività che richiedono nell’attivazione di interventi e del meccanismo non ancora “oliato” del lavoro in équipe, auspicato dalle Linee guida ministeriali ma che deve ancora tradursi operativamente nei territori.

All’interno di questi nuclei si rileva, inoltre, frequentemente la presenza di madri sole con figli, sia italiane che straniere, spesso con una situazione di separazione conflittuale alle spalle. È una tipologia di utenza che richiede una forte attivazione da parte degli operatori nella presa in carico e nella connessione con gli altri servizi presenti, quali ad esempio gli interventi educativi scolastici per i minori, il potenziamento delle competenze delle madri ai fini di un inserimento lavorativo, la tutela nel caso di abusi e maltrattamenti.

Uno scenario “in divenire”

Siamo in presenza di un quadro, relativamente all’implementazione della misura e ai beneficiari degli interventi, sicuramente provvisorio e che registrerà significativi cambiamenti nei prossimi mesi. Un fattore dirimente che, nel momento in cui si dovesse presentare, rappresenterà una sfida significativa per i territori è dato dall’abbassamento del punteggio minimo di 45 punti relativamente alla valutazione multidimensionale del bisogno. L’ipotesi, tuttavia non ancora confermata ufficialmente, è che il Ministero riveda la soglia di accesso abbassandola di 10 o 15 punti. Tale scelta, se da un lato consentirà di raggiungere una quota di famiglie vulnerabili fino ad ora escluse dalla misura, dall’altro si tradurrà in un incremento importante del numero di prese in carico, in qualche caso stimato pari al doppio di quelle attuali, con evidenti ripercussioni nella gestione della misura da parte di servizi che, faticosamente, stanno avviando al loro interno importanti processi di cambiamento.

[1] Si ringraziano per la gentile collaborazione gli interlocutori degli Ambiti di Desio, Garbagnate Milanese, Lodi, Merate, Rho per gli spunti e le sollecitazioni offerte.