La rete cremasca, con capofila il Comune di Crema, ha partecipato al Piano sulla conciliazione del territorio della provincia di Cremona con il progetto “In tempo”. Quali sono state le ipotesi di fondo del vostro progetto e le principali azioni che lo hanno caratterizzato?
La circostanza occasionale che ha permesso di realizzare il progetto “In tempo” è stata l’opportunità di finanziamento specifica promossa da Regione Lombardia. Questa opportunità si è pero inserita all’interno di un processo di riflessione da tempo in atto e caratterizzante altri due filoni di attività:

  • l’esperienza di co-progettazione promossa dal Comune di Crema e dal Consorzio Sul Serio;
  • il progetto “Fare legami” finanziato dal Bando Welfare in Azione di Fondazione Cariplo.

La co-progettazione ha introdotto una nuova modalità relazionale tra l’ente locale e i soggetti del terzo settore (in particolare coop. sociali) superando il posizionamento classico che ha visto il primo committente e i secondi produttori di servizi e prestazioni. La sfida è stata creare le condizioni per giungere ad una piena corresponsabilità nello sviluppo di opportunità per i cittadini, andando oltre il solo perimetro del finanziamento pubblico nel tentativo di intercettare risorse che le famiglie sono disposte a porre in campo per accedere a proposte di valore.
Nello specifico con la co-progettazione si sta cercando di rivisitare i tradizionali servizi per la gestione del tempo libero, del pre e post scuola e per le attività estive ponendo particolare attenzione da un lato ad aggregare l’offerta e il sistema dei “produttori” e dall’altro lato ad intercettare i bisogni delle famiglie, anche nella prospettiva di sviluppo di nuovi servizi sempre più coerenti con la domanda e meno vincolati da regole e procedure imposte dai modelli gestionali del produttore. Da una situazione in cui il richiedente si deve adattare alle possibilità offerte dal produttore ad un obiettivo di flessibilità all’interno del quale il produttore si rimodula per rispondere al meglio alla domanda che cambia.
Questa idea ha segnato anche l’azione Civic Center del progetto Fare Legami. L’azione prevede l’organizzazione di attività extrascolastiche, animative, culturali e aggregative da realizzarsi in sedi e spazi opportunamente selezionati (scuole, oratori, luoghi di incontro), ritenuti e identificati come spazi aperti per la comunità, al fine di creare un incrocio virtuoso tra bisogni di conciliazione, opportunità educative, creazione di legami. Si prevede il coinvolgimento di realtà che abitualmente organizzano corsi collettivi ed attività pomeridiane di natura ludica, artistica (danza, musica, …) e sportiva in altre sedi, costringendo le famiglie a farsi carico direttamente dei figli al termine delle lezioni scolastiche per portarli in sedi diverse dalla scuola. Queste stesse realtà possono diventare promotrici di attività rivolte anche agli adulti in fascia orario serale.

In questo scenario con il Progetto “In tempo” si è cercato di andare oltre alla piattaforma “luogo reale”, spazio di comunità, intreccio di incontri, costruendo una piattaforma “virtuale”  (www.periltuotempo.it). Si è voluto provare a far fare un ulteriore passo al processo in atto, convinti che ci sono i “luoghi” delle relazioni, ma che servono anche “strumenti” adeguati per promuovere l’accesso per chi ancora non è entrato in relazione con un luogo, ma che comunque cerca una risposta al proprio bisogno.
La sfida della piattaforma di e-commerce e proprio questa: far incontrare i bisogni dei singoli con le esigenze collettive e offrire risposte coerenti, di facile accesso, di elevata qualità e cariche di “valore” riconosciuto.
Questo strumento si caratterizza quale primo e iniziale tentativo per promuovere nuove modalità di accesso ai servizi conciliativi secondo una logica di welfare sharing.
Nello specifico la piattaforma “periltuotempo” ha offerto, a lavoratori delle realtà aggregate al progetto (quasi una ventina di realtà tra enti pubblici, del privato sociale e del profit), servizi di Maggiordomo Aziendale, Servizio di Stireria, Servizio di Pulizie Straordinarie e Servizio di Baby Sitting, offerti ad un costo calmierato.
Il principio ispiratore di tale processo è la convinzione della necessità di dover individuare nuovi format di accesso a servizi e opportunità guardando a target più ampi e diversificati rispetto agli “utenti” abituali dei servizi di welfare, intesi solo come “servizi sociali”. Le misure conciliative, in quanto rispondono a bisogni di target di popolazione ampi, differenziati e non necessariamente caratterizzati da disagi socioeconomici, sono una grande opportunità per promuovere una rivisitazione delle modalità concrete di aggregazione della domanda e di strutturazione di risposte qualificate per esigenze collettive.
In questa linea, promuovere una piattaforma di e-commerce per i servizi conciliativi significa: 1) uscire dai confini operativi e dalle possibilità di sviluppo dettate dai finanziamenti pubblici; 2) agire una funzione di intermediazione tra i produttori di servizi e le famiglie portatrici di risorse.
Dal rapporto Coop 2015 sulle abitudini al consumo apprendiamo che la sharing economy in Italia è già un fenomeno consolidato in molti campi di attività. Nel 2014 in Italia si sono registrate 97 piattaforme di sharing e 41 piattaforme di crowfunding.  Di queste il 20% per beni di consumo, il 12% per servizi di trasporto e il 10% per servizi connessi al turismo. Il 51% degli utenti di queste piattaforme ha tra i 18 e i 34 anni mentre il 43 % degli utenti ha un’età compresa tra 35 e 54 anni.  La sharing economy in Italia vale oggi più di 1 miliardo di euro. 

A due anni e mezzo di esperienza, quali sono i risultati più significativi e i principali apprendimenti?

Questo primo periodo di attività ci ha fatto capire e apprendere come sia necessario uno sviluppo di competenze specifiche a supporto di questa innovativa modalità di intervento.  Serve certamente un cambiamento culturale, un cambio di prospettiva, ma serve anche e soprattutto un allargamento di competenze che non possono essere date per scontate nel “mondo” del sociale.  Abbiamo visto operatori del sociale cimentarsi con tematiche di natura promozionale, commerciale, con strategie e politiche di prezzo (quanto far pagare l’intervento di stireria? Come considerare la sostenibilità della piattaforma anche ad esaurimento del finanziamento regionale sulla conciliazione?). Per sostenere nuovi format servono competenze nuove, serve un approccio differente.
Un ulteriore apprendimento è relativo all’importanza della “massa critica”. La piattaforma ha senso se usata, ovvero se muove “numeri e volumi” di attività: lo sviluppo di massa critica e la crescita di volume di attività sono condizioni basilari per il successo della piattaforma di e-commerce. Questo richiede l’estensione territoriale e l’incremento di beneficiari potenziali da intercettare. E’ necessario anche saper proporre nuovi prodotti e servizi per andare a colpire nuove aree di bisogno e segmenti sempre più differenziati di esigenze. Diventa quindi importante la cura particolare alla rete dei produttori, degli erogatori, dei soggetti attivi quali risorse per lo sviluppo di risposte collettive. Per andare avanti è quindi necessario agganciare nuovi attori che possano concorrere a “far crescere” il nostro portale. Pensiamo a soggetti della cooperazione sociale, ma anche a operatori privati del sistema profit che possono arricchire ulteriormente la gamma di prodotti da offrire alla collettività.

Quali sono invece le criticità e fatiche che il servizio sociale in particolare ha dovuto affrontare per aprirsi alla visione di welfare proposta dal progetto?

Il percorso per arrivare alla piattaforma è stato lungo e non facile.
I problemi non si sono incontrati certo sul piano tecnico. Infatti per questo aspetto abbiamo commissionato ad una società di adeguare alle nostre esigenze uno strumento già largamente diffuso e sviluppato. Oggi la piattaforma è completa e pronta.
La vera fatica è stata quella di riuscire a portare avanti con i nostri partner questa azione come strategica rispetto allo sviluppo futuro del sistema. L’idea e l’esigenza di promuovere nuove modalità di accesso ai servizi, coinvolgendo target differenti rispetto agli abituali fruitori dei servizi sociali, è alla base di questo processo ed è un orientamento condiviso da tutti gli attori in campo, ma stenta a decollare sul piano operativo. E’ come se si abbia una grande “paura” ad uscire dalle acque conosciute dei servizi tradizionali, dei destinatari abituali, delle cerchie ristette di utenti… Aprirsi ad un “mercato” ampio spaventa, mette in discussione il modello e a volte anche l’identità e la mission degli attori in campo.
E’ difficile per tutti “legittimarsi” ad operare in un campo che vede la normalità quale proprio target, che prevede le risorse private come canale di finanziamento, che richiede di essere capaci di offrire servizi non solo coerenti a parametri normativi o di accreditamento ma servizi a cui le persone riconoscono valore, importanza, efficacia rispetto ad una propria area di bisogno, servizi per i quali le persone sono disposte “a pagare”.

Quali sviluppi immaginate per il progetto, quali sfide rimangono ancora aperte, anche in vista del prossimo piano?

Le piste di lavoro aperte per l’immediato futuro sono le seguenti:

  • Promuovere la piattaforma di e-commerce www.periltuotempo.it su nuovi territori e su nuovi utilizzatori potenziali. L’azione prevede strategie di comunicazione e sensibilizzazione all’uso della piattaforma www.periltuotempo.it. Detta azione si svilupperà sia con modalità dirette ai destinatari finali (lavoratori) sia mediante azioni di incontro e di raccordo con il sistema delle imprese, per tramite delle associazioni di categoria e chiedendo la collaborazione delle agenzie territoriali con specifiche competenze in materia;
  • Ampliare la gamma di servizi conciliativi rispetto a quelli già attivati: il potenziamento progettuale prevede lo studio e l’organizzazione di nuovi servizi aggiuntivi di natura conciliativa da inserire in piattaforma.
  • Personalizzare i servizi esistenti con una particolare cura alla dimensione domiciliare della prestazione nella logica “dell’ultimo miglio” (ritiro e riconsegna a casa della cesta da stirare; baby sitter più flessibile presso il domicilio; …);
  • Sviluppare la gamma di offerta in relazioni ai servizi rivolti alla cura dei minori nel tempo extra scuola (pre e post accoglienza scolastica) e nei periodi di sospensione dell’attività didattica (estate, natale, pasqua, …);
  • Sperimentare servizi a supporto della famiglia in relazione a carichi di cura per soggetti fragili (anziani) mediante valorizzazione delle potenzialità aggregative della domanda e della possibilità di attivazione di risposte collettive e/o condivise (in connessione con lo sportello distrettuale assistenti familiari).

In conclusione, la sperimentazione in atto ha tanti limiti e ancora deve trovare piena attuazione, ma di una cosa siamo certi: con questo progetto l’ente locale punta a legittimare la propria azione a favore dei cittadini, della collettività in un campo che vede la “normalità” quale proprio target di azione, che prevede risorse private come canale di finanziamento, che esige capacità di offrire servizi di qualità a cui le persone riconosco valore, importanza, efficacia rispetto ad una propria area di bisogno.