Come preannunciato dalla dgr sulle linee di indirizzo per la conciliazione 2017/18, la Regione assegna risorse derivanti dal POR FSE – asse inclusione sociale e lotta alla povertà – per il potenziamento dei servizi a valenza conciliativa. Mentre con la precedente dgr veniva delineata la prosecuzione dell’esperienza lombarda delle reti di conciliazione e delle azioni rivolte prioritariamente al mondo delle imprese, con questa nuova assegnazione si declina un intervento a valere sui servizi rivolti ai minori.
Si tratta di 2,5 milioni per il prossimo triennio – suddivisi in 1 milione per ciascun anno del biennio 17/18 e 500 mila euro per il 19 – destinati allo “sviluppo, il consolidamento o la qualificazione di servizi socio educativi innovativi e flessibili per l’infanzia e l’adolescenza che sappiano ottimizzare le politiche di conciliazione dei tempi lavorativi con le esigenze familiari”.

Il bando in sintesi

L’obiettivo dell’avviso è:

  • sostenere la domanda, ovvero l’incremento delle risposte esistenti alla domanda di cura dei minori, anche oltre la tradizionale rete educativa e scolastica;
  • ottimizzare l’accesso, ovvero migliorare la flessibilità dell’offerta, adeguandola alle nuove esigenze delle famiglie di oggi.

Nelle premesse si riportano, a titolo esemplificativo, gli esiti di una recente ricerca che indica come l’orario di apertura medio dei servizi di cura all’infanzia sia inferiore alla media di ore settimanali di lavoro dei genitori, e come questo risulti uno dei primi ostacoli all’accesso dei servizi.
Le tipologie di servizi su cui focalizzare i progetti sono:

  • servizi di assistenza e custodia rivolti a minori a supporto del caregiver familiare (es. servizi per l’infanzia);
  • servizi per la gestione del pre e post scuola e dei periodo di chiusura scolastica (grest e oratori estivi, doposcuola, ecc..);
  • servizi di supporto per la fruizione di attività nel tempo libero a favore di minori (es. accompagnamento e fruizione di attività sportive e ludiche, visite a parchi/musei, ecc…).
  • Attività di informazione/sensibilizzazione/orientamento finalizzate ad accompagnare e sostenere i lavoratori e le lavoratrici con responsabilità di cura nell’accesso e nella fruizione dei servizi per l’infanzia e l’adolescenza del territorio, ma solo in aggiunta e in modo funzionale al rafforzamento dell’efficacia di una o più delle tipologie sopra descritte.

I progetti devono rivolgersi a lavoratori e lavoratrici residenti o domiciliati in Regione Lombardia, occupati alla data della richiesta di fruizione del servizio, che abbiano a carico almeno un figlio minore fino al compimento dei 16 anni.
I destinatari devono essere lavoratori/lavoratrici dipendenti; imprenditori/imprenditrici; lavoratori e lavoratrici autonomi/e; liberi professionisti/libere professioniste, anche senz’albo (non iscritte ad ordini o Collegi) iscritte ad associazioni professionali riconosciute; collaboratori/trici autonomi/e in possesso di partita IVA e iscritte alla gestione separata INPS.

I vincoli

Il bando finanzia sino all’80% del costo totale del progetto e il finanziamento non può comunque essere superiore a 100.000 euro. Inoltre le attività previste dai progetti finanziati non possono essere oggetto di altri finanziamenti pubblici, né i destinatari possono fruire di analoghi servizi di conciliazione derivanti da altre misure finanziate con fondi pubblici.
Nel dettaglio del programma si trovano riferimenti specifici alle fasi e modalità di rendicontazione. Si precisa l’obbligo della somministrazione di questionari di soddisfazione ai beneficiari degli interventi, con specifica rilevazione del miglioramento avvenuto nella gestione dei tempi di vita e di lavoro.
Le progettualità potranno essere presentate dal 13 aprile sino al 3 maggio, unicamente su sistema SiAge.
Le attività dovranno poi essere avviate entro 30 giorni dalla pubblicazione della graduatoria e dovranno concludersi entro il 15 gennaio 2019.

I partenariati candidabili

I progetti devono essere candidati da partenariati composti da almeno tre soggetti, di cui uno obbligatoriamente pubblico (secondo la classificazione ISTAT –  comuni, province, consorzi pubblici, camere di commercio, università…), e gli altri ricompresi tra le seguenti tipologie:

  • enti accreditati per la gestione di Unità d’Offerta (UdO) sociali e/o socio-sanitarie in regolare esercizio;
  • organizzazioni del terzo settore iscritte nei registri regionali o nazionali o ad analoghi elenchi regionali/nazionali;
  • enti riconosciuti dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese.

I partenariati possono arricchirsi di ulteriori sostenitori, in qualità di partner associati – ovvero soggetti appartenenti a categorie diverse da quelle ammissibili – che condividono gli obiettivi e concorrono al raggiungimento dei risultati, senza però beneficiare del contributo; oppure sponsor che oltre a quanto previsto per i precedenti, assicurano con proprie risorse un cofinanziamento al progetto, a copertura dei suoi costi.
Nella dgr vengono fornite indicazioni rispetto agli adempimenti del partenariato, qui si indica sinteticamente la definizione di un capofila, la costituzione di Ats o accordo di partenariato e la possibilità di candidarsi contemporaneamente in più progetti, salvo che in qualità di capofila.