Lo scenario normativo: le ultime novità introdotte a seguito dell’ampliamento dei criteri di accesso
Il decreto del 16 marzo relativo all’ampliamento dei criteri di accesso del SIA è stato seguito da due ulteriori comunicazioni, a cura di INPS (Circolare n. 86 del 12/5/2017) e del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (Protocollo n. 3816 del 18/5/2017), che meglio ne precisano alcune ricadute operative. Almeno due le questioni di particolare interesse per i territori, oltre al fatto che sono disponibili sul sito dell’INPS e del Ministero i nuovi moduli per la domanda di accesso alla misura:

  • l’INPS provvederà a rielaborare d’ufficio tutte le domande presentate entro il 29 aprile 2017 che siano state rigettate esclusivamente per effetto dell’applicazione di almeno uno dei criteri modificati dal decreto 16 marzo 2017 (punteggio tra 25 e 45 nella valutazione multidimensionale, soglia degli altri trattamenti economici percepiti tra € 600 e € 900 mensili). Al fine di evitare duplicazioni delle domande, la circolare raccomanda ai Comuni e agli Ambiti Territoriali di non far ripresentare domanda di SIA ai  componenti dei nuclei che si trovino in una di queste situazioni;
  • nel corso dell’erogazione del beneficio, dovranno essere comunicate all’INPS tutte le eventuali variazioni della situazione lavorativa e reddituale dei componenti del nucleo familiare, rispetto a quanto rilevato nella dichiarazione ISEE in corso di validità alla data di presentazione della domanda per il SIA. A tal fine, il beneficiario dovrà utilizzare il modello SIA-com (allegato 3 alla circolare n. 86), che dovrà essere compilato entro 30 giorni dall’inizio della attività lavorativa, con l’indicazione del reddito annuo previsto. Il format dovrà essere presentato anche al verificarsi di due ulteriori fattispecie e cioè:  A)  in caso di variazioni successive del suddetto reddito previsto, B)  all’atto della richiesta del beneficio, qualora uno o più componenti del nucleo stiano percependo redditi da lavoro che non siano valorizzati nell’ISEE in corso di validità al momento della presentazione della domanda, per la “nota” difficoltà dell’indicatore a catturare redditi “contemporanei” al momento della richiesta del beneficio. Quest’ultimo punto è molto importante perché consente una prima “attualizzazione” dell’ISEE, al di là di quanto previsto per il calcolo dell’ISEE corrente
    [1]. La comunicazione all’INPS delle variazioni reddituali in corso di erogazione del SIA permetterà di verificare la permanenza dell’ISEE al di sotto dei 3.000 euro, condizione per continuare a beneficiare del contributo.

Al di là, dunque, di queste novità operative imposte dall’allargamento delle maglie per l’accesso al SIA, che cosa è successo in questi mesi nei territori lombardi? Come si sono organizzati nella gestione della misura?

Le caratteristiche delle proposte progettuali presentate dagli Ambiti

Prosegue l’iter di approvazione tramite decreto del Ministero delle proposte progettuali presentate dagli Ambiti. Con il Decreto Direttoriale n. 120 del 6 aprile 2017 il numero degli Ambiti lombardi che ha ricevuto comunicazione formale in merito supera oramai il 60%. È un iter che in qualche caso ha visto/sta vedendo i territori impegnati nel fornire chiarimenti o integrazioni al Ministero in merito a contenuti specifici inseriti nel formulario compilato (ad es. per quanto riguarda una più precisa quantificazione di beneficiari e/o dei risultati attesi) ma anche  rimodulazioni  nell’allocazione delle risorse tra le tre azioni previste.
A tal proposito, Regione Lombardia con la Circolare regionale n. 21 del 30 novembre 2016 si era espressa in modo esplicito indirizzando gli ambiti territoriali alla costruzione di proposte che prevedessero l’utilizzo delle risorse messe a disposizione dal PON per l’Azione A) Rafforzamento dei servizi sociali e l’Azione C) Promozione di accordi di collaborazione in rete, definendo non prioritario un investimento di risorse nell’Azione B) Interventi socio-educativi e di attivazione lavorativa “in quanto i servizi e gli strumenti individuati sono oggetto di misure attivate ovvero attivabili mediante il POR regionale”.
Le indicazioni contenute in questa circolare hanno, pertanto, fortemente condizionato gli Ambiti nella presentazione delle proprie proposte con il risultato di una netta concentrazione di risorse sulle azioni di rafforzamento dei servizi sociali (peraltro in linea con le aspettative espresse dal Ministero all’interno del Bando non competitivo) e con solo una minima parte destinata alle altre voci. Ciò nonostante va precisato che qualche Ambito ha deciso di destinare comunque una quota di risorse a copertura di tirocini, work- experience e borse lavoro.
Chi ha fatto questa scelta, ovviamente consapevole della rilevanza delle misure già presenti in Regione in relazione alle politiche attive del lavoro, ha visto per lo più nel PON Inclusione l’opportunità  di dotarsi di interventi  “tagliati su misura” su di un target di utenza particolarmente fragile, spesso di origine straniera e con consistenti oneri di cura, che necessiterebbe quindi di percorsi di durata ed impegno contenuto, probabilmente anche propedeutici agli schemi tradizionali.

L’attivazione dei territori nella gestione della misura

I primi mesi di avvio della misura sono stati per i territori un vero e proprio “tsunami”. Mentre i Comuni cominciavano a raccogliere le domande da parte dei cittadini, a livello di ambito occorreva ricomporre il quadro conoscitivo sia delle domande presentate che delle domande accolte, con una forte incertezza in merito alle ricadute sul proprio territorio. Sono stati, pertanto, primi mesi fortemente dedicati ad una gestione prevalentemente amministrativa della misura, mesi nei quali la progettazione personalizzata in sede di equipe multidimensionale ha faticato a “prendere il via” nella maggior parte dei casi.

Quali gli elementi facilitanti e ostacolanti?

Tra gli elementi facilitanti va segnalata la presenza di strumenti e modalità di lavoro già acquisite e in linea con una presa in carico multidimensionale. Si pensi, ad esempio, al fatto che gli strumenti attualmente diffusi dal Ministero in merito alla presa in carico e al monitoraggio e alla valutazione rappresentano un’”eredità” dalla sperimentazione della social card e pertanto, ad esempio, il Comune di Milano ha già avuto modo in precedenza di utilizzarli. Nelle more della predisposizione degli strumenti ministeriali definitivi sono diversi gli Ambiti che hanno fatto la scelta di acquisire “in toto” le schede messe a disposizione. Tra le motivazioni a supporto: l’opportunità di usufruire di una “cassetta degli attrezzi” già testata ma anche una sorta di tutela nell’aspettativa di una strumentazione definitiva da parte del Ministero non molto dissimile.
In qualche territorio, inoltre, vanno segnalate progettualità già attive attraverso altri canali di finanziamento che, hanno consentito di avviare prassi di lavoro trasferibili anche nell’ambito del SIA. Tra gli esempi più “calzanti” il programma P.I.P.P.I. e il bando Fondazione Cariplo Welfare di comunità: si pensi nel primo caso all’attivazione e al lavoro previsto in sede di equipe multidisciplinari e nel secondo caso al tema della ricomposizione degli interventi di contrasto alle fragilità tra pubblico e privato.
Una questione, infatti, non trascurabile per gli Ambiti territoriali è proprio quella della frammentazione degli interventi di contrasto alla povertà: da una gestione prettamente incentrata sull’erogazione di contributi economici a livello di singolo Comune, l’introduzione del SIA ha attribuito agli Ambiti la regia di un processo che vede accanto al beneficio economico il coinvolgimento dei beneficiari in percorsi di attivazione, anche attraverso la collaborazione di altri soggetti. Il quadro informativo relativamente alle diverse opportunità presenti spesso non è chiaro così come la governance dei diversi interventi. La fuoriuscita da una condizione di fragilità richiama necessariamente in campo, com’è noto, aspetti legati non solo all’attivazione lavorativa, ampiamente “sponsorizzata” dal SIA, ma anche aspetti connessi alla responsabilizzazione delle famiglie piuttosto che all’accesso all’abitazione per i quali sono numerose le realtà associative attive e operanti. Agli Ambiti spetta, pertanto, anche il compito di ricostruire lo scenario all’interno del quale si collocano al fine di una valorizzazione delle risorse e delle opportunità presenti. L’invito contenuto all’interno delle Linee guida ministeriali di costituire nel proprio territorio un “Gruppo di riferimento territoriale” va proprio in questa direzione[2], suggerimento che abbiamo avuto modo di verificare è stato già colto da qualche Ambito.
Dunque, questi mesi di sperimentazione del SIA vedono uno scenario in continuo movimento, ma evidentemente non ancora a regime, vuoi anche per via di una questione particolarmente sentita, ovvero: l’anticipazione di risorse da parte degli Ambiti.
L’iniziale trasferimento di risorse per la gestione della misura è previsto, infatti, che avvenga successivamente al decreto di approvazione della proposta progettuale a valere sul Bando non competitivo e contestualmente alla stipula della convenzione di sovvenzione con il Ministero. La raccolta delle domande da parte dei Comuni è, tuttavia, partita con il mese di settembre 2016 e i primi progetti personalizzati per i beneficiari che avevano presentato domanda entro il 31 ottobre 2016 dovevano essere stipulati entro il 31 marzo 2017. Così, nell’attesa dell’approvazione della propria proposta, nella maggior parte dei casi, gli ambiti hanno rimandato ad un momento successivo le procedure per l’acquisizione di personale in rafforzamento dei servizi sociali preferendo l’utilizzo di personale già in organico e solo in minima parte attivando altri professionisti in sede di equipe multidimensionale. Questa, sicuramente, una delle principali motivazioni circa le scarse o parziali connessioni con i servizi al lavoro e i Centri per l’impiego (laddove non vi erano accordi/protocolli già esistenti).  

 


[1] Come noto la possibilità di chiedere l’ISEE corrente si ha solo se si è verificata una riduzione della situazione reddituale superiore al 25% rispetto a quella indicata nell’ISEE ordinario già in possesso, riduzione causata dalla variazione della situazione lavorativa (per esempio per un licenziamento) di uno dei componenti il nucleo familiare verificatasi nei 18 mesi precedenti la richiesta di prestazione.
[2] Vedi a pag. 16 delle Linee guida: “gli Ambiti territoriali al fine di agevolare il lavoro in rete potranno costituire un “Gruppo di riferimento territoriale” composto dagli stakeholders del pubblico e del privato sociale, con la funzione di sostenere le attività di programmazione, di monitoraggio e di valutazione dello stato di implementazione della misura”.