L’evoluzione del processo di riforma sociosanitaria

La riforma avviata con l.r. 23 nell’agosto 2015, dopo una prima fase caratterizzata da diverse enunciazioni circa il processo di cambiamento che il legislatore avrebbe inteso generare, è entrata nel vivo. In questo secondo anno sono infatti seguiti alcuni passaggi definitori e si è visto il compimento di alcune prime attuazioni.
Il primo contributo che qui riprendiamo, illustra i contenuti delle consuete regole di esercizio per l’anno 2017 che, a differenza delle precedenti che erano state  – di fatto – regole di “transizione”, indicano il passaggio ad una seconda fase della riforma, annunciando importanti trasformazioni del sistema d’offerta, nei sistemi di tariffazione e nei modelli di classificazione della domanda.
Il secondo articolo entra invece nel vivo delle trasformazioni istituzionali sugli assetti di governance, in particolare nella relazione tra sociale e sociosanitario e dunque tra comuni e i nuovi enti, Ats e Asst. Il contributo schematizza la composizione del nuovo scenario (nuove funzioni e nuove competenze) e si interroga su alcuni aspetti del cambiamento derivanti in particolare dall’introduzione dei nuovi organismi di rappresentanza politica e dall’introduzione del nuovo livello distrettuale.
Gli ultimi due articoli infine analizzano due delibere che hanno tratteggiato con maggior dettaglio la revisione del sistema, con particolare riferimento alla cronicità. Il primo la cosiddetta “delibera sulla domanda”, in cui sono analizzati i contenuti del nuovo governo della presa in carico di pazienti cronici e fragili e commentati alcuni aspetti specifici sui nuovi livelli di classificazione e sulle nuove ipotesi di tariffazione. Mentre il secondo contributo commenta la seconda delibera sull’offerta, focalizzata in particolare sul riordino della rete dell’unità di offerta e sulle modalità di presa in carico.

Evidenze sulle prime ricadute

A 18 mesi dall’entrata in vigore della LR 23 ci si è potuti soffermare sull’osservazione dei primi cambiamenti generati e sulle ricadute apportate dal processo di riforma, raccogliendo evidenze e segnali di cambiamento su diversi fronti.
Il primo articolo si interroga sul cambiamento introdotto nella vita dei beneficiari del welfare riformato – i cittadini – e dei suoi protagonisti diretti – gli operatori dei servizi, mostrando come i primi nella gran parte dei casi non si siano ancora accorti di molto (nel bene e nel male), mentre i secondi ne subiscano ancora prevalentemente la grande incertezza generata, soprattutto in riferimento agli assetti organizzativi. Incertezza che continua ad agire inevitabilmente un’azione di disturbo nel lavoro quotidiano dei professionisti.
Il secondo invece si interroga sui cambiamenti negli assetti di governance ed in particolare su ciò che sta accadendo riguardo alla partecipazione dei comuni alla programmazione e al governo del nuovo welfare riformato. Anche in questo caso si evidenzia una grande incertezza in riferimento al contesto di relazioni nel quale si opera: non sono ancora chiare le nuove funzioni e come siano differenziate tra ATS e Asst e il raccordo tecnico-gestionale sembra un tema lasciato ancora in secondo piano.
Un ultimo contributo infine allarga l’orizzonte, proponendo alcune riflessioni derivanti dal Rapporto Oasi 2016, elaborato dal Cergas dell’Università Bocconi, sull’utilità dei processi di riforma analizzando i trend in atto nelle diverse regioni italiane e mostrando pro e contro dell’azione riformatrice.

Innovazioni in corso nel welfare sociale

A livello lombardo continua l’innovazione generata dal Bando Cariplo “Welfare di Comunità e Innovazione Sociale”, arrivato alla sua terza edizione.
Lombardiasociale.it ha dedicato un filone di approfondimento specifico a queste esperienze, sia proseguendo il racconto di progettualità territoriali e della sfida trasformativa compiuta a livello locale, che alcune analisi di rilievo trasversale, più di carattere metodologico.
Il primo articolo propone una riflessione di Gino Mazzoli sulle peculiarità lombarde delle esperienze di welfare generativo e comunitario, anche a comparazione di altre esperienze – analoghe nei fini – in atto in altre regioni italiane.
Il secondo articolo parte invece dalle osservazioni di chi sta conducendo il percorso di monitoraggio e valutazione dei progetti finanziati dal bando e propone spunti di riflessione sulle condizioni favorenti osservate e sugli ostacoli prevalenti incontrati nell’attivare la cittadinanza, sviluppare spazi di collaborazione, coinvolgere attori inediti…
Gli ultimi due articoli propongono due specifiche esperienze territoriali, quella del magentino con il progetto “Comunità possibile” dal quale emergono alcune interessanti riflessioni intorno ai percorsi di attivazione dei cittadini nella costruzione di nuove strategie di welfare; quella del Comune di Milano  con la costituzione della piattaforma WeMi che evidenzia un intervento mirato a generare l’allargamento delle misure e delle policies oltre i normali confini del welfare, raggiungendo nuovi target e attivando nuove tipologie di azione.