Il mese scorso è stato lanciato il nuovo Bando Volontariato 2018. Tre milioni di euro a sostegno di progettualità capaci di promuovere la partecipazione attiva dei cittadini e la costruzione di reti tra stakeholder locali. Quali sono gli elementi di cambiamento più significativi che propone il Bando, rispetto alle precedenti edizioni?  

Il bando 2018 propone innanzitutto una variazione di scala rispetto al passato.  Cambiano le dimensioni sia riferite al volume di risorse a disposizione per ogni singolo progetto che verrà selezionato, che dell’arco temporale in cui esso si sviluppa. Abitualmente le edizioni precedenti del Bando Volontariato sostenevano progettualità annuali del valore massimo di circa 20 mila euro. Il nuovo Bando volontariato porta l’arco temporale a quasi due anni e il valore di progetto possibile sino a 75 mila euro.  La scelta pare quindi quella di selezionare un numero circoscritto di progettualità, con finanziamenti più consistenti che diano quindi maggiore respiro all’attuazione, consentendo una maggior possibilità di verifica dei cambiamenti generati.

Il secondo aspetto è proprio la valutazione che, sebbene formalmente prevista anche nelle esperienze precedenti, in questo bando – proprio per la scelta di maggior selettività verso progetti con più possibilità di impatto – sembra collegata ad un’idea più precisa di osservazione degli esiti e dell’impiego degli apprendimenti generati.

Un altro cambiamento è relativo alle reti. Il nuovo bando concorre a strutturare network territoriali più eterogenei e al contempo più solidi. Il fatto di proporre la contaminazione con il territorio e l’aggregazione di soggetti diversificati (compreso il profit) è un punto molto interessante. Credo che questo potrà rappresentare un buon antidoto alla costituzione di reti puramente strumentali, che si aggregano principalmente per accedere ai finanziamenti ma che non si fondano su relazioni fiduciarie preesistenti né sulla condivisione di ipotesi sull’intervento sociale promosso. Questo bando, assumendo il tema della rete non solo come prerequisito per accedere al bando ma anche come obiettivo specifico del progetto stesso, offre l’occasione che le reti superino la formalità e si trasformino in qualcosa di reale. La complessità data dall’eterogeneità dei soggetti, inoltre, potrebbe premiare chi ha già sperimentato collaborazioni e relazioni di fiducia. Forse anche i tempi stessi del bando, troppo brevi per costruire aggregazioni inedite, potranno rivelarsi favorevoli a questo obiettivo.

Sul tema dei soggetti partecipanti alla rete, resta la contraddizione sul ruolo dei CSV, che concorrono al finanziamento del Bando e si occuperanno del monitoraggio delle sperimentazioni, ma non possono partecipare alle reti stesse, sebbene nella realtà siano spesso i soggetti più prossimi su cui le organizzazioni si appoggiano per sostenere l’attivazione delle reti e la progettazione stessa. Il tema è complesso, poiché i CSV sono in una posizione delicata, ma la soluzione adottata rischia di seguire un approccio eccessivamente burocratico e poco rispondente alla realtà. Va anche sottolineato che la recente Riforma del Terzo Settore amplia notevolmente i compiti sociali dei CSV, che assumono così appieno il ruolo di agenzie di sviluppo territoriale del volontariato.

 

Box 1. – Il Bando Volontariato 2018 – Le Associazioni di Volontariato potenziali costruttori di città-laboratorio

Obiettivi

Realizzare forme di cittadinanza attiva e sperimentare progetti di animazione territoriale, con lo scopo di rafforzare il tessuto sociale e costruire connessioni tra le organizzazioni del privato sociale e le nuove forme non strutturate di partecipazione. Nello specifico:

·         rafforzare il tessuto e le reti tra soggetti pubblici e privati, profit e non profit;

·         sostenere la promozione di una lettura condivisa dei bisogni;

·         incentivare la realizzazione di azioni integrate, finalizzate all’incremento di forme di welfare generativo di comunità e allo sviluppo di una cultura e una coscienza civile solidaristica;

·         accrescere la capacità delle realtà di volontariato di programmare e realizzare iniziative in rete;

·         sostenere la partecipazione, soprattutto dei più giovani, alle esperienze di volontariato.

Risorse

3 milioni di euro provenienti, per 2 milioni, dal Fondo speciale per il Volontariato (istituito a seguito della l. 266/1991 “Legge Quadro sul volontariato” e alimentato da risorse provenienti dalle Fondazioni di Origine Bancaria) e, per quest’anno,  sostenuto per 1 milione di euro anche da Regione Lombardia.

Chi può partecipare

Possono presentare progetti reti composte da almeno quattro Organizzazioni di Terzo settore (organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali e consorzi di cooperative sociali, associazioni sportive dilettantistiche, fondazioni, associazioni senza scopo di lucro, associazioni di solidarietà familiare, ONG, enti religiosi), aventi come capofila un’Organizzazione di Volontariato regolarmente iscritta al Registro regionale (sezioni regionale e provinciali)

Tempi e modi

I progetti dovranno realizzarsi tra marzo 2018 e ottobre 2019.

Dovranno essere presentati entro le ore 12 del 15 dicembre 2017.

Il costo massimo del progetto è di 75.000 euro e il contributo non può superare il 70% del costo totale.  Il cofinanziamento a carico della rete deve includere la valorizzazione economica del lavoro volontario per il 15%.

All’interno del bando sono descritti gli esiti previsti e tutti i criteri di valutazione.


Quali sono le principali sfide con cui il mondo del volontariato si dovrà confrontare, in fase progettuale e attuativa?

Le sfide sono le stesse che attraversano da anni il mondo del volontariato organizzato e che sono state generate dall’introduzione del finanziamento per progetti. Fino a trent’anni fa l’associazionismo era sostenuto direttamente dagli enti locali, seguendo però logiche puramente discrezionali che poco avevano a che fare con la qualità dell’intervento promosso sul territorio. Negli anni ’90 si è cercato di introdurre una logica differente, promuovendo il sostegno all’innovazione mediante il lavoro per progetti, finanziato attraverso bandi. Questa logica è presente anche nelle leggi nazionale, come la 266/91 e regionali: 22/93, 28/96 e 23/99.

Nel tempo però sono accadute due cose. La prima, che il sostegno degli enti locali, anche a causa delle difficoltà che hanno attraversato il finanziamento pubblico al welfare, è venuto meno o comunque si è radicalmente ridimensionato. La seconda, conseguente, che i bandi – e le relative risorse – sono andati via via sostituendo le modalità di finanziamento dell’ordinaria attività delle organizzazioni di volontariato, andando a smorzare quella spinta all’innovazione da cui era originato il tutto. Questi fattori sono stati appesantiti ulteriormente dalla crescente competizione che si è scatenata per l’accesso ai finanziamenti, alimentata dal ricorso a bandi selettivi, con la conseguente deriva all’aggregazione in reti strumentali che descrivevo poc’anzi. Il combinato disposto di questi fattori mi fa dire che le sfide attuali sono sempre quelle

  1. della ricerca di una innovazione autentica;
  2. dell’aggregazione di reti reali, fondate su relazioni fiduciarie;
  3. e, aggiungerei, di una pratica valutativa capace di evidenziare ciò che funziona in ciò che si è sperimentato, per sostenerlo nel tempo, e abbandonare invece le strade inefficaci.

C’è poi una sfida tutta particolare, di questa epoca e di questo bando, legata all’approccio imprenditivo che questo tenta di promuovere: sviluppare un welfare di comunità mettendo in campo le risorse di tanti e tra i tanti anche quelle del mondo profit. La sfida è quella di operare affinché le aziende passino dalla semplice responsabilità sociale di impresa e dal più recente welfare aziendale ad una prospettiva ancora diversa, di welfare territoriale, riconoscendo che il loro essere nel territorio ha un significato nei confronti dell’economia del territorio. Una prospettiva interessante dal punto di vista teorico, ma molto complessa dal lato delle applicazioni pratiche.

A questa si collega infine la sfida della sostenibilità. Non solo rispetto alla continuità nel tempo alle progettualità sperimentate, ma anche in relazione all’acquisizione della consapevolezza che non tutto è sostenibile adottando un approccio imprenditivo. Certe questioni sono sostenibili solo se la società li riconosce come temi che vanno presi in carico, investendo delle risorse e riuscendo a dar valore a dimensioni immateriali quali i legami sociali, i rapporti fiduciari, la costruzione di comunità. In breve, se si impone un’idea alternativa di economia.

 

Il bando volontariato 2018 è promosso anche grazie al concorso diretto di Regione Lombardia. In cosa si sostanzia l’intervento regionale e come lo legge in relazione alle politiche regionali a favore del volontariato?

La Regione ha integrato il bando con risorse proprie, aggiungendo un milione di euro ai due messi a disposizione dal Fondo Speciale nazionale a cui concorre anche Fondazione Cariplo. Regione Lombardia dunque sostiene per un terzo la dotazione finanziaria del bando e la sua presenza ha consentito di incrementare, rispetto alle edizioni passate, la “posta in palio”.

E’ però da ricordare che se fino a qualche tempo fa il legislatore regionale aveva propri canali di sostegno al mondo del volontariato, con proprie linee di policy, come la l.r. 23/99 sull’associazionismo familiare, questi sono andati progressivamente esaurendosi. Di fatto l’integrazione del bando volontariato 2018 interviene su un vuoto d’azione realizzatosi negli ultimi anni (gli ultimi bandi di Regione Lombardia sono usciti nel 2014).

L’intervento è inoltre unicamente legato allo stanziamento di risorse, senza declinare una linea regionale di sostegno al volontariato, senza concretamente valorizzarne cioè il ruolo di attore concorrente alla programmazione delle politiche sociali, come invece auspicato dalle diverse norme, sia nazionali (L.266/91) che regionali (L.R 22/93) e fortemente ribadito dalla recente riforma del Terzo Settore.

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