Secondo il Rapporto di Save the Children pubblicato nel mese di gennaio 2017, per povertà educativa si intende “la privazione da parte dei bambini e degli adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. Per un bambino, povertà educativa significa essere escluso dall’acquisizione delle competenze necessarie per vivere in un mondo caratterizzato dalla economia della conoscenza, dalla rapidità, dalla innovazione. Allo stesso tempo, povertà educativa significa anche la limitazione dell’opportunità di crescere dal punto di vista emotivo, delle relazioni con gli altri, della scoperta di se stessi e del mondo”.
Di povertà educativa si parla molto inoltre, negli ultimi mesi, grazie al Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile destinato “al sostegno di interventi sperimentali finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori”.

Il Fondo, alimentato dalle Fondazioni di origine bancaria, è gestito operativamente dalla Fondazione “Con i Bambini” e prevede l’assegnazione delle risorse tramite bandi.
Ad oggi, sono stati promossi tre bandi:

  • il Bando Prima Infanzia è “rivolto alle organizzazioni del terzo settore e al mondo della scuola, e si propone di ampliare e potenziare i servizi educativi e di cura dei bambini di età compresa tra 0 e 6 anni, con un focus specifico rivolto ai bambini, alle famiglie vulnerabili e/o che vivono in contesti territoriali”. Il bando Prima Infanzia ha destinato complessivamente 62.2 milioni di euro per un totale di 80 progetti approvati a livello nazionale;
  • il Bando Adolescenza intende “promuovere e stimolare la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di dispersione e abbandono scolastici di adolescenti nella fascia di età 11/17 anni” e prevede di destinare 46 milioni di euro per progetti regionali e transregionali. Relativamente a questo bando, è in corso la valutazione dei progetti;
  • il Bando Nuove Generazioni destina 60 milioni di euro per progetti rivolti a minori in età 5/14 anni e la scadenza per la presentazione delle proposte progettuali sarà il prossimo 9 febbraio 2018.

Relativamente al bando Prima Infanzia, a livello nazionale sono stati approvati complessivamente 80 progetti, di cui 66 regionali e 14 sovra regionali, che insistono cioè su più regioni, come da tabella di seguito.

tab1povertàeducativa

A livello lombardo, i progetti regionali approvati sono stati 8 e le risorse complessive destinate ai progetti approvati ammontano a 10.953.487 euro, ai quali vanno sommate le risorse destinate ai progetti sovra regionali che insistono anche sulla nostra Regione.

Tab2 Povertà educativa

Interessante provare ad attraversare i progetti lombardi finanziati, per cercare di comprendere come oggi i diversi territori e i diversi soggetti che fanno dell’educazione dei minori il proprio oggetto di lavoro, interpretano, declinano e descrivono la povertà educativa.

Che cosa è la povertà educativa in Regione Lombardia nel 2017?

È certamente impossibile dare una risposta univoca e definitiva, ma è interessante osservare le tante, e complementari, declinazioni che la povertà educativa assume nei progetti.
Soprattutto, è utile evidenziare che la povertà educativa è certamente una condizione di povertà di occasioni e opportunità che “riguarda” e interessa bambine e bambini, ma la povertà educativa è una condizione che attraversa e riguarda molti altri soggetti e contesti.
La povertà educativa, nei progetti approvati, riguarda:

le bambine e i bambini e viene descritta come:

  • scarsa accessibilità e fruibilità di esperienze significative attraverso cui attivare le proprie risorse personali e sviluppare apprendimenti e competenze in ambito cognitivo, affettivo e relazionale;
  • povertà sanitaria: ridotta possibilità di accesso ai servizi di cura e di prevenzione sanitaria;
  • povertà di cura: scarso accesso a servizi di base per percorsi di cura e di prevenzione e non solo emergenziali.

i genitori e viene descritta come:

  • Fatica a “dedicarsi” e a stare nella relazione con i propri figli, fatica accentuata anche da una dipendenza dai dispositivi digitali (“sempre più spesso, assistiamo a mamme che allattano parlando al telefono o chattando, trascurando quindi il momento dell’allattamento come uno dei momenti centrali, nei primi mesi di vita, in cui stabilire una relazione con il proprio figlio”);
  • ignoranza o accesso e utilizzo acritico alle informazioni (disponibili sul web) che generano ansie, preoccupazioni, forme di “fanatismo educativo” (scelte sanitarie, alimentari…) e fatica a dialogare e confrontarsi con scelte e posizionamenti differenti dai propri;
  • abbandono delle famiglie nei compiti di cura ed educativi: per l’80% di bambine e bambini 0/3 anni il compito di cura ed educativo è in carico esclusivamente alle famiglie e alla loro disponibilità di risorse cognitive, affettive, relazionali, di tempo, economiche, di rete;
  • solitudine delle madri in condizioni di isolamento famigliare e sociale, a vivere e condividere le criticità del post parto e la cura del neonato con altre mamme e con professioniste capaci di valorizzarne risorse e competenze;
  • solitudine dei genitori con figli in età 0/3, esposti a cambiamenti importanti nel ciclo di vita e privi di contesti affettivi e relazionali significativi, a condividere e rielaborare le criticità dei cambiamenti.

i professionisti e viene descritta come:

  • povertà professionale: fragilità professionale delle educatrici e degli educatori che lavorano nelle scuole e nei servizi 0/6;
  • scarsa abitudine degli operatori dei servizi educativi a confrontarsi con operatori di servizi diversi per confrontare e condividere strategie e progettualità territoriali condivise;
  • scarsa disponibilità per gli operatori di servizi educativi e sociali di spazi e occasioni servizi di confronto ed elaborazione di strategie e progettualità territoriali condivise.

le scuole e servizi e viene descritta come:

  • povertà del sistema di offerta di servizi educativi 0/3 anni che intercetta il 20% dei bambini 0/3 anni;
  • scarsa disponibilità e fruibilità, per le famiglie, di soluzioni di cura e di socializzazione modulari e capaci di adattarsi, tanto nell’organizzazione, quanto nei costi, a forme di lavoro flessibili e non stabili;
  • fatica della scuola ad allargare il suo perimetro e a riconoscere supporti e risorse del quartiere/territorio;
  • povertà strutturale della scuola (strutture, spazi, materiali poveri);
  • servizi sanitari e di prevenzione carenti e poco accessibili.

le comunità e i contesti sociali e viene descritta come:

  • nessuno riconosce più nessuno, c’è una “disistima sociale” reciproca tra i tanti attori (famiglie, associazioni, organizzazioni, istituzioni…) per cui si fatica a “delegare” ad altri l’educazione dei propri figli;
  • povertà culturale intesa come assenza o scarsa rintracciabilità, nei diversi territori, di una identità culturale, di un pensiero specifico sull’infanzia che sia esito di un dialogo e di una integrazione tra le tante culture e pratiche, “straniere” e italiane, che interpretano in modo diversi e differenti la cura e l’educazione (ad esempio il valore della prevenzione, le tecniche di allattamento, la dimensione della corporeità, lo svezzamento e l’alimentazione…).

Come contrastare la povertà educativa?

Da una lettura trasversale dei progetti, emergono alcune macro finalità più o meno ricorrenti che ci sembra utile riassumere, anche perché richiamano in modo evidente alcune scelte (o non scelte) programmatorie regionali.
Una prima macro finalità, “ovvia” trattandosi di un bando di contrasto alle povertà educative, richiama la necessità di garantire pari opportunità di sviluppo e apprendimento a bambine e bambini che abitano uno stesso territorio, garantendo anche un’attenzione prioritaria a bambine e bambini con percorsi migratori che necessitano di un precoce sostegno linguistico funzionale ad acquisire le competenze linguistiche necessarie per lo studio.
Questo significa, per i progetti, promuovere servizi e contesti attraverso cui bambine e bambini possano sviluppare adeguate competenze cognitive, emotive, relazionali, tanto attraverso un potenziamento a 360 gradi dei servizi 0/6 (potenziamento dell’offerta, potenziamento strutturale, potenziamento professionale dei professionisti che ci lavorano…), quanto attraverso azioni territoriali diffuse, accessibili e fruibili anche da bambine e bambini che non frequentano gli asili nido.
Una seconda macro finalità che i progetti evidenziano in modo trasversale è il sostegno e la valorizzazione delle competenze educative e di cura di genitori e care giver, oggi agite molto spesso in grande solitudine e con grande fatica. Ed anche per questa finalità, le strategie declinate nei progetti prevedono tanto un lavoro dentro i servizi e i contesti più formalizzati, quanto attraverso un lavoro nei territori finalizzato a implementare le relazioni di prossimità e le reti di auto mutuo aiuto.
Una terza finalità ricorrente nei progetti riguarda la necessità di integrare, nelle strategie di lavoro con le famiglie con figli 0/6 anni, servizi educativi, servizi sociali e servizi sanitari, in modo da garantire un aggancio precoce delle famiglie più in difficoltà, di agire in ottica preventiva (anche in ambito sanitario) e non solo riparativa o emergenziale e di permeare l’intervento sociale e sanitario anche di una dimensione educativa attenta a valorizzare e sostenere le competenze genitoriali e l’investimento educativo e preventivo dei genitori e dei care giver, oltre che l’intervento riparativo o curativo.

Alcune considerazioni molto lombarde…

A conclusione di questa passeggiata tra i progetti, diventa interessante provare a capire le connessioni o gli eventuali rimandi tra quanto i progetti hanno colto come bisogni, quali strategie e finalità hanno individuato e le politiche per minori e famiglie che Regione Lombardia ha in questi anni, perseguito.
Una prima osservazione emerge in modo abbastanza evidente: i progetti sottolineano la necessità di sostenere relazioni di prossimità, forme di auto mutuo aiuto e azioni territoriali diffuse utili ad agganciare e intercettare famiglie e bambini che non accedono ai servizi 0/3, priorità che Regione Lombardia sembra avere accantonato in questi anni, non rifinanziando la Legge 23 e dando poco sostegno al lavoro nei territori delle Associazioni famigliari e del lavoro territoriale.
Una seconda priorità trasversale a molti progetti richiama la necessità di ampliare e potenziare i servizi 0/3 anni, tanto in termini di potenziamento dei “posti” disponibili (a fronte di una copertura media regionale del 20%), tanto in termini di progettare soluzioni modulari e flessibili, capaci di intercettare maggiormente i tempi di vita e di lavoro delle famiglie lombarde. Anche in questa direzione, le scelte programmatorie di Regione Lombardia si sono notevolmente discostate negli anni: la Misura Nidi Gratis si è caratterizzata sin da subito, come misura meramente economica a sostegno della spesa di cura delle famiglie, ma in nessun modo Regione Lombardia è intervenuta a sostegno di ampliamento del sistema di offerta e di una sua rivisitazione o ampliamento verso servizi modulari o maggiormente flessibili.
Non ultimo, la misura Nidi Gratis di fatto, interviene a sostegno di quelle famiglie che già accedono ai servizi 0/3 e non sostiene in nessun modo il restante 80% di bambine e bambini in età 0/3 che non usufruiscono di servizi nido: l’educazione e la cura di questi bambini è delegata in toto alle famiglie e alle loro risorse economiche, relazionali, culturali…

Complessivamente, ci sembra che, così come i progetti lombardi richiamino la necessità di declinare la povertà educativa anche oltre i perimetri della povertà economica e di azioni di contrasto della povertà educativa che non si limitino al “lavoro con i bambini”, ma sappiano promuovere azioni e interventi con i genitori, con i care giver, con i professionisti, nei territori e sul sistema dei servizi, anche le politiche lombarde possano accogliere questo invito, provando a ripensare gli interventi per i minori e le loro famiglie anche oltre il perimetro delle misure economiche.