Il Bonus famiglia in sintesi

Il Bonus famiglia, approvato con DGR X/5095, ha visto una prima fase di applicazione in forma sperimentale dal 1 maggio  al 31 dicembre  2016, con uno stanziamento di 15 milioni di euro ed è stato poi riconfermato con DGR X/5968, fino al 30 aprile 2017 mantenendo invariati i criteri di accesso e le modalità di attuazione.
A giugno 2017, la DGR X/6711 ha riconfermato la misura fino al 31 ottobre 2017 stanziando ulteriori risorse e ridefinendo alcuni criteri di accesso e modalità di gestione della stessa.
Il totale delle risorse fino ad oggi dedicate al Bonus Famiglia è dunque pari a 23.500.000 euro.
I due cambiamenti più significativi introdotti dalla dgr X/6711 riguardano di fatto, l’estensione del requisito di almeno 5 anni di residenza continuativa in Lombardia ad entrambi i genitori (e non più ad almeno uno dei due genitori) e l’estensione anche ai Consultori, e non più solo ai Comuni e ai Cav, della funzione di redazione della scheda di avvenuto colloquio relativamente alla condizione di fragilità. Non ultimo, Il contributo per le famiglie adottive, prima pari a 900 euro, viene equiparato a quello destinato alle gestanti, quindi pari a 1.800 euro.
Nello stesso mese di giugno 2017, la DGR X/6715, in risposta ad alcune criticità rilevate quali la difficoltà nella collaborazione tra gli enti, in particolare tra Comuni e consultori nella stesura del progetto personaliz­zato, la difficoltà delle famiglie nel caricamento online e nella presentazione della domanda «Bonus Famiglia», il limitato margine di valutazione da parte dei Comuni nella defi­nizione dei livelli di fragilità delle famiglie e il mancato coinvolgimento delle Associazioni familiari nell’at­tuazione della misura, stanzia 1.219.500 euro da distribuire tra i 98 Ambiti territo­riali dei Comuni per:

  • supportare le famiglie che intendono presentare domanda per ottenere il Bonus famiglia, anche avvalendosi delle as­sociazioni familiari;
  • raccordarsi con la rete dei consultori per la stesura di progetti personalizzati relativi al Bonus famiglia;
  • attivare spazi informativi, anche all’interno di sportelli già attivati, rivolti ai propri componenti e alle famiglie del territorio, con attenzione particolare alla natalità, in via prioritaria presso gli ambiti territoriali;
  • promuovere iniziative di comunicazione;
  • raccordarsi con le associazioni familiari del territorio.

Ad oggi, Regione Lombardia non ha dato indicazioni nel merito della rendicontazione di queste risorse.

Strategie di facilitazione dell’accesso alla misura?

Le risorse dedicate al sostegno del coinvolgimento delle Associazioni familiari e delle strategie comunicative e di accesso della misura, sono state utilizzate con modalità molto differenti nei territori, ma al momento non sembra stiano promuovendo gli esiti attesi[1].
In una parte dei territori, si è scelto di fare in modo che i cittadini continuino ad avere come riferimento il servizio sociale del proprio Comune, evitando la creazione di sportelli o servizi ulteriori rispetto all’esistente, per non correre il rischio di “confondere” e complicare i percorsi di accesso alla misura da parte dell’utenza.  Per evitare però, di sovraccaricare i Comuni nelle loro funzioni di informazione e facilitazione dell’accesso al Bonus, da un lato si è optato per un incremento delle risorse (personale e orari di apertura)  a disposizione degli sportelli sociali e informativi dei Comuni e dall’altro, di porre in capo all’Ambito una funzione di “screening” delle informazioni e di predisposizione di materiali comunicativi che vengono poi inviati a tutti i Comuni e operatori per una loro capillare diffusione (sui siti dei Comuni o nei luoghi più idonei).
In altri Comuni, la scelta di “investire” sui servizi sociali comunali è stata anche dettata dall’assenza di associazioni famigliari disponibili o con le competenze necessarie per svolgere la funzione richiesta.
In particolare, in alcuni territori, le Associazioni famigliari presenti sono di fatto oggi rappresentate dalle associazioni di genitori delle scuole, organizzazioni “lontane” per missione e competenze, dal lavoro sociale. Un loro eventuale coinvolgimento e la costruzione di una collaborazione avrebbe richiesto ben altri percorsi e investimenti, oggi non sostenibili per i tempi stretti e le modalità attuative previste dalla DGR.
Nei territori in cui, invece, sono presenti associazioni famigliari maggiormente abituate al lavoro territoriale e sociale con le famiglie, a queste è stato di fatto chiesto di gestire sportelli informativi, anche a nome e per conto dei Comuni. Questo non ha tuttavia sortito esiti significativi perché le famiglie in condizioni di fragilità e di bisogno, difficilmente “si rappresentano” le associazioni famigliari come primi interlocutori, ma continuano a rivolgersi ai servizi sociali dei Comuni rendendo di fatto poco utile l’attivazione in questa direzione delle associazioni stesse.
In altri territori ancora, gli Ambiti hanno cercato di utilizzare le risorse anche per un lavoro di “service” e di produzione di materiali informativi per tutte quelle organizzazioni che nei territori si interfacciano o interagiscono con le famiglie (Caritas, associazioni di volontariato…) e che possono avere una funzione di informazione e “invio” agli uffici dove poter presentare la domanda.
Non ultimo, alcune associazioni famigliari non hanno dato disponibilità ad attivare collaborazioni perché hanno interpretato la richiesta di Regione come mera attivazione di uno sportello informativo e di assistenza al caricamento della domanda, attività di fatto di mero supporto amministrativo che poco si concilia con finalità e strategie di intervento delle associazioni famigliari.
Certo è che, nella ricognizione che abbiamo fatto in diversi territori, emerge in modo trasversale da parte degli operatori degli Ambiti e dei Comuni uno scarso investimento nell’implementazione di strategie di rete e di collaborazione tra enti e associazioni famigliari a fronte di una misura precaria da un punto di vista programmatorio e temporale.

Chi fruisce della misura?

L’unico dato ad oggi disponibile parla di 9.800 domande pervenute tra giugno 2016 e aprile 2017. La percezione dei territori è che stiano arrivando meno domande rispetto alla prima ondata, ma nessun dato è disponibile, a conferma o disconferma della percezione dei territori.
Tuttavia, poiché l’accesso alla misura avviene tramite la piattaforma Siage, non dovrebbe essere difficile, per Regione, riuscire a fare una valutazione su base quantitativa e qualitativa, del numero di domande pervenute, del numero delle misure accolte, della tipologia di destinatari che hanno fruito della misura e delle tipologie di vulnerabilità maggiormente ricorrenti tra quelle previste (situazione abitativa, situazione occupazionale, situazione sanitaria, nucleo famigliari soggetti a provvedimento dell’Autorità giudiziaria, altre situazioni di vulnerabilità…).
Non ultimo, sarebbe certamente interessante capire quali sono le fasce ISEE che stanno usufruendo della misura e come i diversi territori e servizi stiano interpretando il concetto di vulnerabilità.
Chi sta usufruendo della misura Bonus famiglia? La misura sta intercettando quel “ceto medio impoverito” al quale Regione pensava di rivolgersi?
Se è vero, come è, che il certificato di vulnerabilità non coincide con il reddito, quali vulnerabilità la misura sta intercettando?

Quale raccordo tra servizi?

L’introduzione della possibilità di richiedere il certificato di vulnerabilità anche ai consultori (che in un primo momento poteva essere redatto soltanto dai Comuni o dai Centri di Aiuto alla Vita) va certamente nella direzione di favorire una continuità tra la redazione della dichiarazione di vulnerabilità e la definizione del progetto personalizzato, così come anche lo stanziamento di risorse previsto dalla dgr X/6715 punta a sostenere il raccordo tra i consultori e i Comuni.
Un raccordo però, che sembrerebbe solo dichiarato e delegato in toto all’utente.
Per un verso, la fase di riorganizzazione dell’area socio-sanitaria, se da un lato non sta facilitando l’individuazione degli interlocutori deputati a gestire la misura, dall’altro sta certamente generando una riduzione delle ore di “lavoro sociale” dei Consultori e quindi di competenze e funzioni destinate alla gestione del Bonus Famiglia.
Esito di questa collaborazione faticosa è una delega pressoché totale alla donna (o ai genitori) della “gestione” del raccordo tra servizi diversi, delega che spesso si traduce semplicemente nel “passaggio” da un ufficio all’altro senza poter contare sull’integrazione di competenze e risorse differenti, ma complementari.
La collaborazione sembrerebbe attivarsi solo nel caso di situazioni già conosciute dai servizi sociali del Comune, casi in cui parrebbe attivarsi almeno uno scambio di informazioni necessario per definire un progetto di presa in carico coerente con quanto già attivo e in corso.
L’introduzione della possibilità di compilare la scheda di vulnerabilità anche presso i Consultori, sta inoltre generando una sorta di paradosso per cui da un lato si destinano risorse a sostegno della collaborazione nei territori tra Comuni, Consultori e associazionismo famigliare, dall’altro i Consultori assorbono di fatto in toto la gestione della misura.

Programmare o pensiero programmatorio

Da aprile 2016 a giugno 2017 sono state emanate tre diverse DGR che hanno apportato modifiche o novità nei requisiti o nelle procedure di attuazione, che hanno richiesto a Consultori e Ambiti una revisione delle modalità di lavoro e di collaborazione più orientate ad adeguarsi a quanto previsto in delibera, più che a sviluppare strategie di ampio respiro e attente a declinare gli interventi coerentemente con le specificità territoriali dell’utenza e della rete dei servizi.
Nel complesso, il continuo intervento in questi anni di nuove misure e di nuove modalità attuative (Nasko, Cresco, Sostengo, Nidi Gratis, Bonus Famiglia), non sta infatti consentendo ai territori di realizzare un pensiero programmatorio, relegandole così nella forma di misure estemporanee che non permettono nessuna pianificazione a medio o lungo termine.
Non ultimo, la sovrapposizione tra Bonus Famiglia, SIA e REI sta generando un carico importante per gli Ambiti e il tempo per pensare è sempre meno…

 

 

[1] Le considerazioni riportate nell’articolo derivano da un approfondimento realizzato con alcuni ambiti lombardi in merito alle modalità di utilizzo delle risorse e alle prime evidenze relativamente alle ricadute di quanto realizzato.