Con la legge di stabilità per il 2016 si è provveduto ad estendere su tutto il territorio nazionale la misura di Sostegno all’Inclusione Attiva (SIA) quale strumento di contrasto alla povertà, che ha combinato l’erogazione di un sussidio economico a nuclei famigliari con minori in condizioni di povertà con l’adesione dei beneficiari ad un progetto di attivazione sociale e lavorativa.
L’Alleanza nazionale contro la povertà, nella prima fase di attuazione del SIA  ha avviato un progetto nazionale per il monitoraggio della misura nelle diverse Regioni, attraverso la somministrazione di un questionario agli enti capofila di Ambito, al fine di verificare i meccanismi che avrebbero potuto ostacolarne o favorirne il successo, e di poter meglio orientare la futura misura a regime denominata REI o Reddito di Inclusione (V. Figura 1).

Figura 1- La ricerca dell’Alleanza

ricercaalleanza

 

Nell’ambito del progetto nazionale, la scorsa primavera in Lombardia si è attivato il gruppo di lavoro per il monitoraggio del Sia nella nostra regione, a cui hanno partecipano le articolazioni regionali delle organizzazioni che compongono l’Alleanza nazionale contro la povertà: Caritas, Acli, Confcooperative Cisl, Cgil e Uil, Banco Alimentare Lombardia, Aggiornamenti Sociali, Azione Cattolica, ActionAid, Anci, Società San Vincenzo. Ai lavori ha partecipato anche la direzione regionale dell’Inps Lombardia, fornendo i dati relativi ai benefici economici previsti dalla misura.
Scopo del progetto è stato quello di verificare i meccanismi che potevano ostacolare o favorire il successo della misura Sia, al fine di poter meglio orientare la successiva attuazione del Rei – Reddito di Inclusione- che entrerà in vigore il 1 gennaio 2018.

 

Gli esiti del monitoraggio in Lombardia

In Lombardia il gruppo regionale dell’Alleanza contro la povertà[1] ha contribuito al lavoro di monitoraggio coinvolgendo nella ricerca i responsabili degli Uffici di Piano lombardi a cui è stato somministrato un questionario. All’indagine hanno partecipato 91 ambiti su 98 per una complessiva copertura del 93% del territorio.
All’analisi della gestione del Sia dal punto di vista delle politiche territoriali si è potuta aggiungere la costante rilevazione dei flussi del beneficio economico.
In Lombardia a metà ottobre 2017 sono risultati beneficiari della misura economica 11.167 famiglie rispetto ai 26.549 richiedenti.
Nel corso del convegno “Il contrasto alla povertà in Lombardia” realizzato a Milano il 4 dicembre scorso sono stati presentati gli esiti del percorso di monitoraggio sull’attuazione del Sia dal settembre 2016.
In primo luogo, è da evidenziare come nell’attuazione del Sia i Comuni in Lombardia hanno privilegiato operare attraverso gli Ambiti, favorendo forme aggregate di gestione dei servizi.
Nonostante questo, purtroppo la carenza di risorse professionali dedicate (sono poco meno di 2.000 gli assistenti sociali che operano nei 1.523 comuni in Lombardia) ha reso difficile la gestione dei servizi sociali territoriali. Tale dato può rappresentare una importante fragilità se pensiamo al numero limitato, rispetto ai potenziali beneficiari del Rei, stimati in 18mila nuclei familiari (v. Figure 2 e 3 ).

Figura 2 – N° di assistenti sociali ogni 100 potenziali beneficiari SIA

  Assistenti sociali N° assistenti sociali ogni 100 potenziali beneficiari SIA
Enti Locali 1.995 7,5
Sanità   897 3,4
Cooperative   653 2,5
Totali 3.545 13,4

 

Figura 3 – Andamento del rapporto tra numerosità degli assistenti sociali e casistica per cui resta insoddisfatta la necessità di un progetto personalizzato

andamento casi

 

Per promuovere e realizzare i progetti personalizzati di reinserimento si è evidenziata l’esigenza rafforzare l’integrazione fra le politiche sociali, del lavoro e formazione, assistenziali e della casa: su 91 ambiti che hanno partecipato al monitoraggio, ad oggi solo 39 hanno attivato protocolli o accordi con i centri per l’impiego, solo 3 hanno attivato protocolli o accordi con uffici casa, solo 8 hanno attivato protocolli o accordi con servizi per i minori e scuole, solo 14 hanno attivato protocolli o accordi con centri formazione professionale (V. Figura 4).

 

Figura 4- Accordi con altri soggetti del terzo settore[2]

accordi altri soggetti

 

Il 42% degli ambiti, inoltre, non disponeva di un’équipe multidisciplinare per la presa in carico delle situazioni di povertà e quindi la definizione dei progetti. E solo il 41% degli ambiti ha promosso tirocini o borse lavoro fra gli interventi destinati all’inserimento lavorativo e alla work experience.
Infine, non risulta indifferente il tema delle risorse. Nonostante la complessiva totale ammissibilità all’accesso ai finanziamenti PON (Piano operativo nazionale) solo 8 ambiti in Lombardia hanno intercettato le risorse per lo sviluppo dei progetti di rafforzamento delle infrastrutture sociali.  A seguito del riparto nazionale, l’importo delle risorse a disposizione per la Lombardia ammonta a 17.575.507 euro.
Un numero limitato di ambiti (17) ha inoltre utilizzato le risorse del POR ( Piano operativo regionale). Questo dato potrebbe anche rappresentare un limite di interazione tra le diverse policy, regionali e locali.

Figura 5- N° di ambiti che hanno intercettato altre risorse [3]

Fonte N° ambiti
Programma Operativo Regionale (POR FSE su OT8 e 9 in genere) 17
Programma Operativo Nazionale (PON) Legalità 8
PON Città Metropolitane (PON Metro) 0
Programma Operativo I relativo al Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD) in generale 0
Programma Operativo I relativo al Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD) specificamente per il tipo 2 (deprivazione materiale di bambini e ragazzi in ambito scolastico) 0
Risorse e trasferimenti regionali 21
Risorse messe a disposizione da Fondazioni 13

 

Dal Sia al REI

In vigore dal 1° dicembre, il Reddito di inclusione interesserà, si stima, circa 18mila famiglie lombarde e contrasterà effettivamente la povertà solo se adeguatamente supportato.  Infatti perché il ReI possa risultare efficace, occorre un importante investimento sulle infrastrutture dei servizi del territorio, di pari passo con un’effettiva interazione tra le diverse politiche sociali, sanitarie, del lavoro, della formazione e abitative, così come attraverso una reale collaborazione tra i diversi soggetti istituzionali, regione, comuni, l’Inps, e tra questi e i soggetti del terzo settore ed i rappresentanti del mondo del lavoro.
In considerazione degli impegni che derivano dall’attuazione del Rei in Lombardia, sindacati e  associazioni e cooperative auspicano un confronto con la Regione per la definizione del Piano regionale di contrasto alla povertà, ai fini della individuazione delle misure di rafforzamento del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali, e delle modalità di collaborazione e di cooperazione tra servizi sociali, enti pubblici e del privato sociale, per l’inserimento lavorativo, l’istruzione, la formazione le politiche abitative e la salute.
Il monitoraggio lombardo dell’attuazione del Sia, il Sostegno per l’inclusione attiva, ha rappresentato un punto di partenza del confronto sulle strategie per un’efficace inclusione sociale. La programmazione regionale dei servizi è necessaria perché il ReI si strutturi come livello essenziale delle prestazioni, a partire da una uniforme rete di punti di accesso, omogenee modalità operative per la valutazione multidisciplinare.
L’investimento nelle infrastrutture ed il rafforzamento dei servizi sociali sul territorio saranno fondamentali per garantire lo sviluppo di percorsi di inclusione e riattivazione delle persone e delle famiglie.

Con 1.523 comuni in Lombardia, di cui oltre il 50% sotto i 3.000 abitanti, sarà importante promuovere una gestione del ReI a livello di ambito, anche al fine di uniformare le modalità di accesso, i sistemi di valutazione, lo sviluppo di reti per l’interazione tra i servizi.
Le Istituzioni devono assicurare il coinvolgimento degli enti del terzo settore, delle parti sociali, delle forze produttive del territorio e della comunità per promuovere e realizzare al meglio gli interventi di lotta alla povertà e i percorsi di accompagnamento verso l’autonomia.
L’attuazione del Rei in Lombardia rappresenta infatti l’occasione per il rilancio del percorso di mappatura delle prestazioni sociali erogate, ovvero dell’attuazione dell’evoluzione del casellario assistenziale ora Siuss (Sistema informativo unico servizi sociali).

Il tema del contrasto alla povertà, ed in particolare l’attuazione del Rei, richiama ad una integrazione tra le politiche, sociali, previdenziali, sanitarie e sociosanitarie, della casa, del lavoro e anche ad una costruttiva e collaborativa interazione tra i diversi livelli istituzionali di policy, nazionale, regionale, di ambito e comunale e con il terzo settore ed il mondo del lavoro.
All’interno di questa complessità, l’esperienza del lavoro si conferma uno strumento fondamentale per contrastare i rischi di vulnerabilità economica e per promuovere percorsi di riattivazione ed inclusione delle lavoratrici, dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie. Le realtà che hanno partecipato al progetto di monitoraggio sull’attuazione del Sia, presentandone i risultati nel corso del convegno del 4 dicembre 2017, hanno confermato l’impegno a proseguire il lavoro di rete a partire dall’attivazione dell’articolazione regionale dell’Alleanza contro la Povertà, quale laboratorio di approfondimento, riflessione e proposte per seguire l’attuazione del Rei in Lombardia.

 

 

[1] I dati e le considerazioni presentate in questo articolo sono frutto del lavoro comune del gruppo di monitoraggio regionale dell’Alleanza contro la povertà, a cui afferiscono: ACLI Lombardia, Actionaid, Aggiornamenti sociali, ANCI Lombardia, Azione Cattolica Italiana Regione Lombardia, Banco Alimentare, Caritas Regione Lombardia, CGIL Lombardia, CISL Lombardia, Confcooperative Lombardia, INPS, Società San Vincenzo De Paoli, UIL Milano e Lombardia
[2] 43 Ambiti su 91 rispondenti non hanno risposto a questa domanda.
[3] A questa domanda hanno risposto 32 Ambiti su 91