Sono state tanto attese, negli ultimi mesi dell’anno annunciate da voci alterne che le davano talune per pronte e definite (sebbene nessuno le avesse viste) talaltre per rimandate, con proroga, sino a dopo le elezioni regionali. Allo scadere dell’anno, nell’ultima seduta utile, la Giunta regionale ha approvato le nuove linee guida per i piani di zona 2018-2020.

 

Il documento di indirizzo della nuova programmazione

In questo articolo focalizziamo i contenuti più rilevanti ed evidenziamo i messaggi nodali ai territori per la definizione della nuova programmazione. Certamente proseguiremo l’analisi con altri contributi, approfondendo anche l’opinione diretta degli ambiti territoriali lombardi. Qui ci limitiamo solo a sottolineare come il documento elaborato dalla Regione, nel corso dei primi 4 punti esposti, richiami aspetti piuttosto noti quali:

a) la cornice di riferimento della legislatura e della riforma introdotta dalla l.r.23 e i suoi principi ispiratori (presa in carico integrata, centralità della persona, valutazione multidimensionale…);

b) gli obiettivi assegnati alla programmazione zonale nella precedente triennalità e il sostanziale richiamo al mantenimento del focus sulla ricomposizione anche nella nuova triennalità;

c) i ruoli in gioco. Quello dell’ATS con particolare richiamo allo snodo della Cabina di regia di cui si cita l’importanza che venga ampliata alla partecipazione delle Asst. Quello strategico assegnato agli Uffici di piano come soggetto che “si trova a governare misure e fonti di finanziamento differenti, provenienti da diversi livelli di governo, da integrare sul territorio con la programmazione sociale adottata dai singoli comuni”. Infine quello del terzo settore di cui si richiama la presenza significativa nel recente sviluppo delle esperienze di welfare comunitario, nelle pratiche di co-progettazione e per cui si invita alla predisposizione a livello locale di tavoli tecnici territoriali strutturati.

Ma gli elementi davvero significativi sono sviluppati tutti nell’ultimo punto del documento in cui si evidenziano i due obiettivi sostanziali della nuova programmazione e se ne dettaglia l’incentivo della premialità.

Primo obiettivo. La nuova programmazione si riorganizza a livello di distretto

E’ questa la vera novità. L’indicazione delle linee guida è quella di procedere, nell’arco della triennalità, alla definizione della programmazione all’interno dei nuovi ambiti distrettuali definiti a seguito della l.r. di riforma e declinati nei POAS delle ATS. In sostanza tendere a passare dagli attuali 98 piani ai 61 indicati post riforma.

 

ATS Attuali ambiti territoriali Ambiti distrettuali definiti dai POAS ATS in attuazione della LR 23
CITTA’ METROPOLITANA DI MILANO 19 10
BRIANZA 8 3
INSUBRIA 19 15
MONTAGNA 8 3
BERGAMO 14 9
BRESCIA 12 12
VALPADANA 9 6
PAVIA 9 3

 

Questo significa che per qualche ambito territoriale – non per tutti – la nuova programmazione dovrà essere predisposta su nuovi perimetri, più ampi. Non solo, le linee guida auspicano anche una riorganizzazione conseguente dell’organismo tecnico di supporto alla programmazione, ovvero dell’ufficio di piano, che deve tendere a divenire unico a livello di ambito distrettuale. Così come unico sarà il nuovo ente capofila del nuovo accordo di programma, a cui saranno conferite tutte le risorse trasferiteI territori per i quali i Poas non hanno apportato variazioni nei perimetri di riferimento, e in cui dunque il vecchio ambito territoriale si trova a coincidere con il nuovo ambito distrettuale, vedono assolto de facto il primo obiettivo.

La Regione, consapevole della necessità di dare tempo per il raggiungimento dell’obiettivo, proroga dunque la validità delle programmazioni 2015-17 sino alla sottoscrizione del nuovo accordo di programma da parte delle Assemblee dei sindaci di ambito distrettuale. Non viene indicato un tempo entro cui siglare tale accordo ed entro cui validare i nuovi piani, viene però definita una tempistica per la relativa premialità (si più avanti).

Ma quanto è vincolante l’aggregazione? Francamente le linee non sono chiare su questo. Il continuo utilizzo di termini come possibilità, opportunità, auspicio, autonomia territoriale non chiarisce se – pur in un tempo lungo – sarà un obbligo quello di addivenire all’aggregazione per quegli ambiti territoriali che sono stati ridefiniti o c’è un’alternativa, pena la mancata acquisizione della premialità ovviamente. Probabilmente no, poiché ai piani che non si aggregano mancherebbe l’organo deputato alla loro approvazione (l’assemblea di ambito distrettuale), tuttavia rimane il dubbio.

 

Secondo obiettivo. Il perseguimento di alcuni contenuti programmatori

Come ormai d’abitudine le linee guida non indicano temi particolari di policy su cui puntare, lasciando all’autonomia territoriale la definizione delle proprie politiche sociali locali.

Come di consueto si fa riferimento all’importanza di sviluppare un piano territoriale in integrazione con altri settori, in primis sanitario e sociosanitario, ma anche con altre politiche (del lavoro, della formazione professionale, dell’istruzione, dell’educazione, della casa, della sicurezza e della pianificazione territoriale). Si precisa l’integrazione con le politiche regionali – facendo esplicito riferimento alle misure del Reddito di autonomia e housing – e con quelle nazionali in particolare richiamando le misure legate al Dopo di noi e al REI. Su quest’ultimo si annuncia entro marzo l’uscita di un Piano regionale per la lotta alla povertà che prevederà “la programmazione dei servizi necessari per l’attuazione del REI come livello essenziale delle prestazioni”.

Sono esplicitate poi tre mete strategiche da perseguire nella nuova triennalità programmatoria, legate anch’esse ad una quota premiale e da riferirsi al nuovo ambito distrettuale, ovvero il perseguimento:

  1. dell’omogeneità nei criteri di accesso ai servizi
  2. dell’omogeneità nei criteri di valutazione della qualità delle strutture e degli interventi, degli indicatori di appropriatezza e dei requisiti di accreditamento volontario
  3. dell’attivazione di percorsi di innovazione sociale, per sperimentare nuovi modelli di intervento ai bisogni emergenti. Si fa esplicito riferimento al welfare di comunità quale strumento all’interno del quale “incubare” percorsi di innovazione sociale e si precisa qui che “in tale prospettiva il cittadino non è solo utente del welfare, ma egli stesso produttore di welfare e soggetto attivo nella rete dei servizi”.

 

L’incentivo della premialità

Ad entrambi gli obiettivi, la riorganizzazione territoriale e il perseguimento dei tre contenuti regolativi e di sviluppo, sono legate quote di potenziale premialità. Nel complesso sono assegnati 3.660.000 di euro a questo incentivo, non però intese come risorse aggiuntive, ma quale quota a parte del fondo nazionale dedicato all’implementazione del sistema integrato di servizi e interventi sociali (FNPS). 

Per altro è proprio di questi giorni la pubblicazione in GU del decreto di riparto dell’FNPS 2017 che conferma per la Lombardia 39,85 milioni, di cui la gran parte derivanti dall’integrazione da parte del Fondo nazionale contro la povertà (30,5 milioni). Nel decreto del Ministero si dice espressamente che dovrà essere dedicata priorità di utilizzo di queste risorse ad assicurare adeguata implementazione del ReI.

Dunque le risorse destinate alla premialità pesano quasi il 10% del totale, e fino ad un massimo del 50%, 1,83 milioni complessivi, sono destinati al raggiungimento dell’obiettivo di ri-aggregazione secondo le seguenti tempistiche:

  • 30.000 euro agli ambiti distrettuali che siglano il nuovo accordo di programma entro 6 mesi, ovvero giugno 2018;
  • 15.000 a quelli che raggiungono l’obiettivo entro l’anno, ovvero dicembre 2018;
  • 10.000 a chi lo raggiunge entro due anni, dicembre 2019;
  • ovviamente nessuna premialità a chi arriva all’obiettivo dopo il biennio.

Ovviamente saranno agevolati all’ottenimento della premiliatà quegli ambiti distrettuali che non devono affrontare alcuna aggregazione, perchè coincidenti con i precedenti ambiti territoriali.

L’altro 50% – vincolato al raggiungimento dell’obiettivo precedente – è legato all’inclusione nel piano dei tre obiettivi strategici per cui devono essere predisposte specifiche progettualità (secondo un format definito e allegato alle linee guida ) da presentarsi alla Regione entro dicembre 2019. I progetti sono soggetti a rendicontazione, dovranno quindi esprimere anche le specifiche del costo, da intendersi a cofinanziamento. La premialità sarà concessa a seguito della valutazione delle progettualità proposte, effettuata da apposita commissione regionale, prevedendo una quota premiale diversificata per obiettivi assunti: 15.000 per l’omogeneità nell’accesso, 10 mila per l’omogeneità nella valutazione, 5 mila euro per l’innovazione.

Il massimo della quota premiale assegnabile è dunque di 60.000 euro, per i piani che verranno siglati entro giugno 2018 e che realizzeranno progettualità su tutti e tre i temi.

Le linee si chiudono con la proposta di un format di riferimento anche per la redazione del piano.

 

 

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