L’importanza di avere strumenti in materia economico-finanziaria

Solitamente le competenze degli assistenti sociali degli Enti locali o delle Aziende speciali che gestiscono i servizi alla persona, e le attività di supporto formativo abitualmente previste, vertono sulle tematiche classiche della famiglia, dei minori, degli anziani e della disabilità, con l’intento di fornire competenze sempre più aggiornate ed approfondite nella gestione delle problematicità evidenziate dagli utenti che si rivolgono ai servizi sociali.
L’evolversi della società e dei rapporti economici tra cittadini, e tra gli stessi e le istituzioni (Enti locali, Banche, Assicurazioni), soprattutto dopo la crisi mondiale del 2008, ha generato sofferenze individuali, crisi familiari e situazioni debitorie complesse, difficilmente affrontabili e risolvibili con gli strumenti e le competenze tradizionali a disposizione degli operatori sociali.
Le istanze della nuova, ma anche della vecchia utenza dei servizi, pur configurandosi in apparenza come richieste tradizionali di aiuto alla genitorialità, di sostegno al reddito, di mediazione nella conflittualità tra coniugi, o più banalmente nella richiesta di aiuto nella compilazione della modulistica (richiesta di invalidità, ISEE, Carta SIA), si è imparato a comprendere che nascondevano invece nuove richieste di aiuto nella risoluzione di problematiche economiche, scaturite da eventi imprevisti, quali la perdita improvvisa del posto di lavoro che comportava spesso, anche se non sempre, l’impossibilità di pagare il mutuo o il finanziamento e, di conseguenza, la perdita della casa, l’aumento della conflittualità familiare, l’insorgere di stress emotivi e relazionali che in molti casi sono sfociati in separazioni, divorzi e l’invio a servizi specialistici (CPS).
Una crisi economica così importante ha generato, forse per la prima volta, situazioni di vulnerabilità sociale e di scivolamento verso la povertà della fascia media di cittadini, rispetto ai quali i Servizi si sono trovati sprovvisti di risorse economiche adeguate e impreparati rispetto alle competenze professionali necessarie per gestire i nuovi fattori di crisi.
L’educazione finanziaria può rappresentare, in questo contesto, una modalità utile di affiancamento delle persone in quanto strumento che favorisce una rilettura della gestione delle economie famigliari e personali, una valutazione di possibili scelte in termini di sostenibilità e progettualità, la promozione e l’autodeterminazione delle persone in una prospettiva sociale di cittadinanza e di autonomia.

Da qui la necessità e, direi, l’opportunità di acquisire un nuovo tipo di strumenti che accompagni gli assistenti sociali nel mondo economico-finanziario, alla scoperta di termini o istituti quali: il credito al consumo, il mutuo ipotecario, il Taeg, il pignoramento, l’atto di precetto, l’asta immobiliare ecc. Il tutto all’interno di un quadro più ampio di approfondimento di concetti tipici della pianificazione economico finanziaria, patrimoniale e previdenziale, così come identificati e trattati dalla norma UNI 11402. Ad esempio, la conoscenza delle fasi della procedura del pignoramento immobiliare permetterebbe all’operatore sociale di verificare se, nell’atto di precetto notificato all’utente, sia presente la clausola che informa l’esecutato della possibilità di ricorrere alla L. 3/2012 sul sovraindebitamento (volgarmente nota come legge anti suicidi) e, nel caso in cui manchi, di fare opposizione nei termini. Allo stesso modo, sapere che il TAEG (tasso annuo effettivo globale) è il tasso di riferimento per calcolare il tasso di usura, potrebbe consentire, di fronte ad un utente che fatica a onorare a scadenza le rate del mutuo perché aumentate sensibilmente, di ipotizzare la presenza di tassi cresciuti fino al livello di usura, valutando così l’opportunità di procedere con il supporto di una perizia tecnica di parte che potrebbe portare a conseguenze importanti, quali: la nullità della clausola contrattuale degli interessi; la restituzione di quelli eventualmente pagati indebitamente e il pagamento delle rate in scadenza per la sola parte riferita alla quota capitale.

Le resistenze più frequenti e le leve da utilizzare

L’esperienza condotta all’interno del progetto di welfare comunitario #Oltreiperimetri, dove gli operatori sociali sono stati supportati all’acquisizione di competenze e strumenti in ambito economico-finanziario attraverso una formazione ad hoc (si veda la proposta allegata), ha fatto emergere alcuni elementi di ostacolo che consentono di tematizzare le principali resistenze che incontra la materia nell’entrare nel campo del welfare sociale.

Contesti molto eterogenei
In particolare gli operatori sociali e gli amministrativi, provenienti da Enti locali diversi, hanno fatto emergere l’eterogeneità che caratterizza l’intervento di ogni territorio: le principali variabili-fattori di diversità possono essere attribuiti a ragioni di  carattere storico (prassi radicatesi nel tempo, “si è sempre fatto così”), caratteristiche territoriali (differente numero di abitanti, disponibilità delle risorse economiche), visioni politiche (presenza o meno di un indirizzo preciso…), strumenti e procedure (presenza o assenza del regolamento), approcci professionali (modalità e sensibilità assunte dai servizi sociali in relazioni alle persone che vi operano). Da qui l’opportunità di lavorare insieme per elaborare un nuovo percorso comune condiviso di gestione dei servizi e dei contributi (o l’abolizione degli stessi?!) all’interno dello stesso PdZ.

I soldi? Un tema troppo delicato
Un secondo elemento di criticità ha riguardato il timore diffuso tra i partecipanti che l’approfondire, all’interno della relazione con l’utenza, la parte economica, e pertanto conoscere impegni finanziari, abitudini e consumi degli utenti, potesse intaccare o alterare complessivamente il processo di costruzione di fiducia con l’altro (questione: come tutelare il rapporto? Approfondire la dimensione economica significa inficiare la relazione?). L’approfondimento della parte economica è stato pertanto guardato con sospetto in un certo senso, per alcuni, come estraneo al lavoro sociale e allo sviluppo-cura della relazione e all’accompagnamento (l’ingaggio anche su questa parte parrebbe oneroso).

Il contributo economico: troncare o perseverare?
E’ emerso infine come gli operatori abbiano la necessità di valutare il senso del sostegno economico (utilità ed efficacia dello strumento) e capire se quest’ultimo possa inserirsi o meno in una prospettiva progettuale di accompagnamento alla persona.
Il confronto all’interno del progetto ha riportato differenti ipotesi da verificare e co-costruire; ipotesi che vanno dalla messa in discussione dell’erogazione del sostegno economico, a fronte di alcuni contesti amministrativi extraterritoriali che hanno scelto di non erogarlo, a un ripensamento della modalità e delle tempistiche di erogazione che devono essere legate ad una prospettiva progettuale di intervento sulla persona-nucleo (esperienza percorsa da alcune amministrazioni-servizi con risultati interessanti).
Il processo formativo ha fatto emergere quindi criticità, tensioni e conflitti che si sono ricomposti, alla fine, nella comprensione della necessità di immaginare e sviluppare un nuovo ruolo dell’operatore sociale e dunque delle possibili modifiche dei comportamenti, delle linee guida nonchè delle stesse politiche sociali, meglio rispondenti ad un mondo e ad un’utenza profondamente mutati.
Il percorso ha promosso pertanto pratiche e ipotesi che favoriscono:

  • la possibilità di progettare, con utenti e colleghi, percorsi di accompagnamento dandosi la possibilità di sperimentare strade meno note (“avanguardia”) e di ri-partire anche dagli errori o dagli insuccessi;
  • l’assunzione di sguardi, movimenti e posture comuni (strumenti, approcci, linguaggi…) in un territorio variegato per utenze e organizzazione dei servizi nel territorio;
  • la consapevolezza del valore della parte economica come oggetto di lavoro e non strumento di indagine: parte economica nel suo significato sociale (occupazione-disoccupazione, consumi e status…);
  • la decostruzione di alcuni pregiudizi verso le utenze fragili e infragilite dal contesto socio- economico;
  • la maturazione di uno sguardo che orienta al possibile anche se in talune situazione potrebbe apparire “poca cosa”;
  • il sostegno alla fatica del lavoro sociale ed educativo: lavorare con le persone genera, in alcuni casi, fatica e frustrazione. Il gruppo appare una risorsa effettiva sia a livello emotivo che sul piano del confronto e della rielaborazione.