Ca’ Nostra

Il Progetto Ca’ Nostra, attivato a Modena, sta sperimentando con successo un modello di coabitazione per anziani parzialmente non-autosufficienti e persone con problematiche legate alla demenza o a deficit cognitivi, già adottato in diversi paesi del nord Europa. L’esperienza di co-housing si realizza all’interno di un grande appartamento appena fuori il centro storico della città, fornito dal Comune di Modena: la coabitazione è curata direttamente dalle famiglie coinvolte organizzate in una Comunità Familiare, con il supporto delle associazioni e delle istituzioni socio-sanitarie del territorio.

Presupposti

L’idea progettuale nasce all’interno di una rete di soggetti pubblici, Comune di Modena e Azienda Sanitaria, e del terzo settore del territorio modenese sostenuta dal coordinamento del Centro di servizi per il volontariato.
Il CSV di Modena, in stretto raccordo con le associazioni di volontariato che si occupano del sostegno ai cittadini e alle famiglie che affrontano malattie legate all’invecchiamento e alla “non-autosufficienza”, ha riunito le organizzazioni interessate a studiare la possibilità di realizzare una coabitazione per anziani con demenza anche nella nostra città, facendo riferimento ai modelli di co-housing tedeschi e olandesi per malati di Alzheimer.
La popolazione anziana in provincia di Modena, attualmente ca. il 21% del totale, è destinata ad aumentare considerevolmente: tra 40 anni arriverà al 30,5%, ponendo seri problemi di sostenibilità sociale ed economica. In Europa cresce l’impegno per la “domiciliarizzazione” dell’assistenza socio-sanitaria (oltre il 10%), che vede nuove forme come gli “alloggi protetti”. In relazione ad un incremento degli anziani con demenza nella provincia (il tasso di incidenza annuale è di ca. l’1,80% di nuovi casi), poiché è impensabile un aumento incontrollato dell’assistenza residenziale tradizionale, si è cercato di costruire un luogo di riflessione finalizzato alla creazione di un modello abitativo innovativo per garantire servizi più flessibili, coordinamento delle prestazioni, risposte individualizzate ai bisogni e contenimento dei costi.

Obiettivi

Il Progetto nasce per favorire la convivenza con ritmi e caratteristiche della vita domestica ordinaria e l’inclusione sociale degli ospiti e praticare un modello assistenziale basato sulla persona e non sulla malattia, che permetta di oltrepassare lo stigma e promuoverne la partecipazione alla vita sociale.
Gli obiettivi del Progetto si focalizzano sulla qualità della vita dei beneficiari e dei loro caregiver, sulla sostenibilità economica delle azioni intraprese e sulla sperimentazione di nuove forme di welfare territoriale.
Per quanto riguarda la qualità della vita degli anziani che vivono a Ca’ Nostra, dopo quasi due anni dall‘inizio della coabitazione nel 2016, si sono riscontrati dei miglioramenti nelle loro generali condizioni di salute grazie ai benefici della convivenza in piccolo gruppo e alle opportunità socio-relazionali che questa comporta.
Questa sperimentazione ha inoltre dato la possibilità di trasformare in positivo il ruolo di caregiver dei figli degli anziani coabitanti: l’obiettivo del piano organizzativo-assistenziale del progetto è quello di alleggerire il carico di stress e di preoccupazioni quotidiane a favore di un investimento di tempo nelle relazioni familiari e nel supporto reciproco dei nuclei coinvolti.
Ci sono poi una serie di obiettivi che fanno riferimento alle politiche di Welfare e alla co-progettazione territoriale: primo tra tutti sperimentare nuove forme di assistenza “ibride”, a costi ridotti, che coniughino la centralità della domiciliarità, la cura e il bisogno di socialità degli ospiti e dei propri familiari e ampliare la gamma delle risposte ai bisogni delle persone non autosufficienti, rispetto alle tradizionali forme pubbliche, private o familiari.
Le rete dei soggetti promotori si è posta l’obiettivo di sostenere le forme di autorganizzazione della società civile, in particolare le organizzazioni di volontariato che si occupano di terza età e patologie cognitive, nel promuovere dal basso nuove risposte all’evolvere dei bisogni delle famiglie e dei propri componenti.
Infine il contributo attivo delle istituzioni socio sanitarie del territorio ha focalizzato l’attenzione sul definire, sperimentare e diffondere un modello organizzativo ed operativo ad elevata fattibilità e trasferibilità di sistema con costi contenuti e a bassa soglia, con conseguente risparmio di risorse pubbliche.

Caratteristiche e bisogni degli anziani seguiti

Tutti gli anziani che vivono a Ca’ Nostra presentano patologie dementigene e disturbi cognitivi: sono quindi persone che già da prima di abitare a Ca’ Nostra avevano perso la propria autonomia anche nelle attività di base della vita quotidiana, necessitando quindi di aiuto nelle manovre di igiene, prima più complesse poi più semplici, nel vestirsi, nella deambulazione e negli spostamenti.
Le esigenze di assistenza degli abitanti sono decisamente impegnative, sia in termini di complessità che di intensità, e la presenza di disturbi del comportamento richiede un’attenta e costante sorveglianza che garantisca la sicurezza di tutti gli abitanti.
Sono state predisposte attività di terapia occupazionale per utilizzare le abilità ancora a disposizione degli anziani e impegnarsi in attività domestiche caratterizzate da un forte valore relazionale.

Attori coinvolti e gestione delle attività

I familiari e i volontari delle organizzazioni, opportunamente formati ed organizzati sulla base di un regolamento ed un piano di lavoro interno, hanno un ruolo chiave nella gestione dell’abitazione: sono risorse per gli ospiti e partecipano alle attività quotidiane.
La dimensione di casa privata, quindi sempre aperta ai familiari, facilita e promuove la possibilità di fare visita e di vivere accanto agli anziani, contribuendo attivamente con le proprie competenze e disponibilità.
Tra i gruppi familiari coinvolti c’è chi ha più tempo per dedicarsi alla cucina e all’organizzazione di attività ricreative e chi per esempio si occupa della spesa, chi infine gestisce gli aspetti economici e la manutenzione della casa. Le suddivisioni dei compiti e dei necessari impegni burocratici e organizzativi sono concordati e condivisi sotto la supervisione della coordinatrice del progetto.
La coordinatrice del progetto ha svolto un ruolo molto attivo durante le fasi di start-up dell’esperienza per pianificare tutte le azioni e i tavoli di co-progettazione; durante i primi mesi di vita della sperimentazione ha facilitato le connessioni tra i diversi soggetti coinvolti: famiglie, servizi socio-sanitari , figure specialistiche, volontari e le loro organizzazioni e le assistenti familiari.
Le assistenti familiari, 3 in coabitazione e una assunta part-time, costituiscono l’asse portante del piano assistenziale necessario a garantire una copertura su 24 ore: sono assunte direttamente dalle famiglie riunite in comunità familiare.
La complessità delle relazioni in campo, sia micro, tra i beneficiari diretti, che macro, tra le istituzioni e i servizi locali e le realtà di terzo settore coinvolte, fa capo al Comitato di Monitoraggio composto da un referente dell’Assessorato al Welfare, uno dell’Azienda Sanitaria, il Presidente di una associazione di volontariato delle rete e la coordinatrice. Al comitato di Monitoraggio è affidato anche il delicato compito di gestire gli ingressi e le uscite e la relativa lista di attesa.

Cambiamenti comportati dal progetto

L’aspetto più evidente può essere rintracciato nel passaggio da una gestione dell’anziano con disturbi cognitivi caratterizzata dall’adozione da parte dei familiari di soluzioni prevalentemente private/individuali ad una condizione di condivisione dell’esperienza in piccolo gruppo: ciò ha comportato sicuramente un alleggerimento del carico assistenziale, materiale e psicologico, dei caregiver.
La dimensione famigliare e di comunità, caratterizzata dal supporto del vicinato e dei volontari che hanno organizzato iniziative aperte di cucina e cucito e affini, ha garantito un’alta qualità di vita relazionale degli anziani e dei loro familiari.
Il progetto ha sperimentato positivamente l’ottimizzazione di servizi sanitari ottenuti grazie alla convivenza di anziani con medesime condizioni di salute: ciò ha comportato monitoraggi sanitari più frequenti senza costi aggiuntivi per il sistema sanitario e una supervisione mirata sull’impatto del cambiamento di contesto domiciliare a cura del geriatra di riferimento; lo staff socio sanitario di riferimento e i familiari stessi hanno rilevato miglioramenti comportamentali degli anziani, soprattutto nei casi provenienti dalle strutture protette.

Principali elementi innovativi

Ca’ Nostra propone una nuova forma di welfare che coniuga la centralità della domiciliarità con la cura e il bisogno di socialità dell’ospite e dei familiari, e dove gli attori della società civile sono “protagonisti competenti” del processo di co-housing.
Altri elementi innovativi sono: la rete tra attori istituzionali e del terzo settore per lo sviluppo progettuale; la sinergia tra famigliari, volontari e personale specializzato, formati ad hoc, per la gestione della casa e degli ospiti.
Davanti all’aumento della richiesta generalizzata di assistenza agli anziani e al cambiamento avvenuto negli ultimi decenni in tema di domiciliarità, Ca’ Nostra offre l’opportunità di usufruire di un servizio a bassa soglia con riduzione degli alti costi legati alla cura delle persone con demenza, associato alla qualità della vita.

Aspetti positivi

Tra gli aspetti positivi va segnalata in primo luogo la significativa predisposizione alla collaborazione delle famiglie coinvolte che ha reso più semplice il passaggio di abitazione e contesto degli anziani e il costante supporto delle associazioni durante le fasi di avvio del progetto.
L’adeguatezza degli ambienti dell’appartamento fornito in comodato gratuito dall’ Assessorato al Welfare del Comune di Modena ha facilitato sia le dinamiche relazionali sia la sostenibilità economica della start-up progettuale, grazie al fatto di poter accogliere fino a 5 abitanti e suddividere al meglio i costi di gestione.

Elementi critici

Ci sono poi alcuni aspetti su cui si è lavorato nei mesi scorsi e su cui si dovrà investire nel futuro: in primo luogo la formazione rivolta alle assistenti familiari coinvolte nel progetto, con l’obiettivo di disporre di un gruppo di lavoro più omogeneo rispetto a competenze e strumenti relazionali da utilizzare nella quotidiana cura di anziani con demenza.
Si è poi riscontrato, in quasi due anni di esperienza, che gli inserimenti di nuovi abitanti possono generare scompensi negli altri anziani e alterare gli equilibri della vita a Ca’ nostra: per arginare questi fattori di rischio, con le famiglie e la rete promotrice sono state pensate alcune soluzioni per rendere i nuovi ingressi più graduali e integrarli con le attività di socializzazione che regolarmente si svolgono nella casa.
La rete progettuale sa di dover investire i suoi sforzi per individuare, nel futuro, proposte che siano in linea con il tema dell’accessibilità economica per le famiglie interessate, nell’ottica del contenimento dei costi e della garanzia di cura e qualità di vita.

Conclusioni

Questo progetto di Comunità, grazie alla sua natura ibrida e flessibile, è stato finora in grado di affrontare le problematiche emerse con tempestività e attenzione alle persone coinvolte, proponendo soluzioni concrete ai bisogni contingenti degli anziani e delle loro famiglie.