In previsione delle imminenti elezioni regionali, i promotori di LombardiaSociale – in collaborazione con il Forum del Terzo Settore della Lombardia – hanno posto  ai candidati alla Presidenza della Lombardia 10 domande sugli snodi decisivi per il futuro del welfare lombardo. In questo contributo si presenta quella relativa al tema dell’integrazione degli stranieri, con le risposte dei candidati.

 

Le questioni
La Lombardia nel 2015 è entrata a far parte, insieme a Sicilia e Lazio, delle tre regioni che rendono disponibile il numero maggiore di posti di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati rispetto a tutte le altre regioni, con persone accolte per la maggior parte in Centri di Accoglienza Straordinaria. Oltre a questi interventi di accoglienza nella nostra regione sono attivi numerosi progetti e interventi – finanziati per lo più dai Fondi dedicati – che operano a favore di una sempre maggiore integrazione della popolazione straniera. Fino a oggi la Regione Lombardia non ha giocato un ruolo significativo né nel favorire un coordinamento e una maggiore strutturazione del sistema di accoglienza regolato dal livello centrale, né nella promozione di politiche e misure volte a sostenere e favorire l’integrazione delle persone straniere.

Come pensa di sviluppare il ruolo della regione nella promozione dell’integrazione dei migranti in lombardia?

 

A. Fontana – Centro Destra

All’interno della programmazione pluriennale in tema di politiche rivolte alla popolazione migrante (lavoro, integrazione, lotta alla dispersione scolastica, ecc.), Regione ha partecipato e dato seguito alle linee governative, secondo una logica di coordinamento e integrazione degli interventi e degli strumenti finanziari di competenza nazionale e regionale. I Piani si articolano in diverse sezioni che tra cui: analisi del contesto regionale, in cui si evidenziano le caratteristiche del fenomeno migratorio e l’organizzazione del sistema dei servizi territoriali disponibili in materia di lavoro e integrazione, con l’obiettivo di aiutare questi ultimi a garantire interventi tra loro complementari ed integrati e azioni propedeutiche per la progettazione, strutturazione, sperimentazione del sistema dei servizi territoriali, che nella quotidianità hanno bisogno di un supporto non solo di carattere formativo ma anche di in termini di risorse. Gli interventi si stanno realizzazione con l’utilizzo del Fondo Politiche Migratorie (FPM) con azioni pilota declinate secondo le priorità di intervento definite nella programmazione integrata. L’attenzione regionale si dovrebbe concentrare sul target popolazione migrante regolarmente presente in Italia, con specifico riferimento ai richiedenti/titolari protezione internazionale e i minori stranieri non accompagnati prossimi alla maggiore età, tramite politiche attive del lavoro e di integrazione sociale, promozione programmi di inserimento socio-lavorativo, promozione programmi rivolti ai giovani provenienti da un contesto migratorio attraverso misure rivolte al contrasto alla dispersione scolastica e al raccordo tra la formazione e il mondo del lavoro. Regione Lombardia ha in questi anni “risposto alla chiamata” dello Stato, con responsabilità istituzionale, risolvendo molto spesso le problematiche relative ad una condizione che ha ormai raggiunto il limite di accoglibilità. Per farlo, ha prodotto piani e azioni (cito ad esempio la programmazione con fondi FAMI) diretti all’inclusione di una fascia di popolazione straniera che ad oggi si trova sul nostro territorio, attraverso lo sviluppo di reti territoriali tra pubblico e terzo settore.
Linee programmatiche: premesso che il tema dell’immigrazione necessita di una precisa definizione dei diritti e delle tutele cui le diverse tipologie di migranti possono accedere, definizione che prima di tutto è di competenza del livello nazionale, ritengo debbano continuare le azioni già avviate. In particolare penso debbano intensificarsi le azioni mirate alla piena realizzazione dell’integrazione di stranieri che si trovano regolarmente residenti nella nostra Regione che hanno possibilità di accedere a tutti i servizi della la Regione Lombardia, e che, sembra opportuno ricordarlo sono 1 milione e 200 mila. Particolare attenzione penso debba essere dedicata ai minori non accompagnati con riferimento a quanto previsto dalla legge 7 aprile 2017 n° 47, con l’elenco volontario dei tutori. Penso inoltre al già puntuale utilizzo, sempre in una logica di cooperazione internazionale, dell’apposito fondo destinato a sostenere interventi e bisogni di natura sanitaria.

 

G. Gori – Centro Sinistra

Crediamo in una Regione che guida i processi di integrazione. Crediamo che una efficace e giusta politica migratoria debba tendere all’obiettivo di una società plurale – e già oggi, per molti versi positivi e concreti lo è. Una società che faccia delle differenze una ricchezza economica, civile, culturale, attraverso l’inserimento e l’integrazione di persone che con le loro capacità possono rappresentare per noi una opportunità al pari di quella che noi possiamo offrire loro. Il Ministero dell’Interno ha recentemente varato il Piano Nazionale di Integrazione dei Titolari di Protezione Internazionale. Il Piano indirizza la soluzione di molti problemi di inclusione di categorie fragili e a rischio, quali le donne i minori non accompagnati, ma non è sufficiente, perché non affronta il problema di coloro la cui domanda di asilo viene respinta (i “diniegati”). Nell’attuale quadro di riferimento, e nell’ambito delle competenze di Regione Lombardia, noi collaboreremo proattivamente all’attuazione del Piano, supportando per quanto possibile gli Enti Locali, e in particolare faremo quanto di competenza della Regione per rendere concreto quello che finora – anche nel Piano – è un auspicio, ovvero che lo SPRAR diventi l’unico sistema di seconda accoglienza nel territorio. In proposito occorre individuare anche a livello regionale politiche premianti per i Comuni che aderiscano al sistema SPRAR non dimenticando l’ostilità a volte presente e la diffidenza rispetto ai nuovi arrivati. Una difficoltà che potrebbe essere mediata con l’ausilio di figure di intermediazione riconosciute a livello locale (terzo settore, volontariato, cooperazione locale). Lungo tutto il percorso delineato dal Piano, e fin dalla prima accoglienza, attiveremo le competenti strutture regionali per le attività sia didattiche che di formazione professionale, con prospettive di apprendistato e lavori di pubblica utilità, convinti che il modello migliore sia di un percorso di responsabilizzazione reciproco: allo stesso tempo quello del “concedere ed esigere” di impronta tedesca e di “20 ore la settimana sui banchi di scuola e 20 ore di lavoro”. Integreremo l’insegnamento dell’Italiano, previsto dal Piano, con corsi di Cultura ed Educazione Civica, convinti che anche questo sia un pilastro fondamentale del processo di integrazione. Vogliamo inoltre sviluppare politiche attrattive per le persone qualificate che scelgano la nostra terra. La Lombardia deve diventare terra di elezione anche per loro, per le nostre università, i nostri centri di ricerca, per l’innovazione e il mondo del lavoro. Come pure – al pari altre regioni e paesi europei – è opportuno attivare politiche regionali attrattive per chi, da pensionato, vuole stabilirsi nella nostra regione.

 

O. Rosati – Liberi e Uguali

Noi siamo per l’accoglienza diffusa. I numeri non parlano di un’invasione, ma parlano della necessità di regolare un fenomeno e di redistribuire i migranti in modo adeguato su tutto territorio. Regione Lombardia negli ultimi anni non ha fatto nulla affinché questo avvenisse, anzi, Comuni a guida leghista negli ultimi anni hanno posto ostacoli per impedire di ottemperare alle direttive sull’accoglienza. Serve partire da un sistema di accoglienza che inserisca queste persone dal punto di vista lavorativo e sociale. Nell’attesa di vedersi riconosciuto lo status di rifugiato, i migranti dovrebbero essere impiegati in lavori socialmente utili, in modo che ci sia uno scambio col territorio e si faciliti l’integrazione. La Regione inoltre può favorire la creazione di una rete tra associazioni e cittadini che già si occupano di accoglienza, sostenendo una campagna di informazione e sensibilizzazione sul tema e avviando una concertazione delle politiche nazionali, regionali e locali.

 

D. Violi – Movimento 5 Stelle

Regione Lombardia deve essere un interlocutore riconosciuto e attivo con il Governo centrale per i flussi migratori sul suo territorio. Fino ad oggi i richiedenti asilo sono stati inviati da Roma, senza alcun coinvolgimento della Regione, direttamente ai Comuni senza pianificazione e con preavviso molto scarso. Il M5S non condivide la politica della gestione degli hub, ossia dei grandi centri di ospitalità per i richiedenti asilo, come quello di Bresso che può ospitare fino a 700 persone, ma promuove una politica di distribuzione diffusa presso tutti i Comuni che devono farsi carico in quota proporzionale alla popolazione. La situazione attuale vede i Comuni della Lombardia ben poco propensi a farsi carico della propria quota di richiedenti asilo e Regione Lombardia dovrebbe avere gli strumenti normativi, operativi e finanziari dal Governo per pianificare adeguatamente l’accoglienza temporanea dei richiedenti asilo.
Parimenti il M5S si è fatto promotore a livello nazionale di proposte per accorciare notevolmente i tempi di riconoscimento o meno dello status di rifugiato politico, dai 18-24 mesi attuali a 3 mesi come in Germania, per ridurre considerevolmente la somma di 5 miliardi di euro che vengono spesi annualmente dall’Italia in quello che è diventato sempre di più il business dell’immigrazione, spesso in mano a cooperative formate all’ultimo momento o in mano a mafie come nella nota vicenda Mafia Capitale.

 

*si precisa che il Prof. Cristiano Gori, direttore di questo sito, è solo un omonimo e non parente del candidato Giorgio Gori