In previsione delle imminenti elezioni regionali, i promotori di LombardiaSociale – in collaborazione con il Forum del Terzo Settore della Lombardia – hanno posto  ai candidati alla Presidenza della Lombardia 10 domande sugli snodi decisivi per il futuro del welfare lombardo. In questo contributo si presenta quella relativa al tema finanziamento e spesa, con le risposte dei candidati.

 

Le questioni
Dopo un primo iniziale rafforzamento del fondo sociosanitario, tramite la costituzione del cosiddetto “Fondo famiglia”, nel corso di questa legislatura le risorse proprie che la Regione ha investito nel sociale, tenuto anche conto dei programmi del Reddito di Autonomia, si sono complessivamente indebolite. Dopo anni di annunci si è concretizzato il taglio al Fondo sociale regionale. La Regione ha favorito la messa in circolo di varie tipologie di risorse esterne (i fondi nazionali, tornati a crescere, e i fondi comunitari per le misure connesse al Reddito di Autonomia), ma allo stesso tempo, nelle proprie politiche di bilancio, sembra avere rinunciato al ruolo di finanziatore del welfare sociale, privilegiando altri scopi.

Quale tipo di impegno si sente di assumere per il prossimo quinquennio rispetto al budget per il welfare sociale (fondi gestiti dalla dg reddito di autonomia e parte della dg welfare destinati al sociosanitario)?

 

A. Fontana – Centro Destra

In un sistema assai complesso nel quale le “indicazioni” e le “regole” del legislatore nazionale condizionano in misura significativa le azioni della Regione, emerge l’esigenza di “ricomporre” le risorse, sia nazionali che regionali volte a sostenere le politiche di Welfare. Mi sembra qui doveroso sottolineare come le politiche regionali, in un momento quale quello attuale – nel quale la condizione socioeconomica di molte persone determina e condiziona la loro “qualità della vita” e influenza i percorsi di “inclusione sociale” – debbano orientarsi sempre più nel cercare di trovare un equilibrio tra tre fondamentali dimensioni:

  1. Il sostegno al reddito e, di conseguenza, il sostegno economico nelle situazioni di “vulnerabilità sociale”;
  2. Il sostegno alla genitorialità attraverso specifiche misure che favoriscano l’accesso ai servizi destinati ai minori;
  3. Il sostegno a percorsi di “inclusione” sociale orientati a favorire l’accesso alle persone vulnerabili o fragili alle reti di inclusione sociale e al lavoro.

Nel quadro di queste complessive linee di intervento regione mette in campo risorse proprie, oltre alle risorse nazionali e europee. Per tale motivo occorre valutare il dato da Voi rilevato (relativo alla diminuzione delle risorse regionali) alla luce del complesso delle risorse e non solo del Fondo Sociale Regionale. Se, infatti, si può affermare che il Fondo Sociale Regionale ha subito una diminuzione in termini assoluti, non si può non tener conto del corrispettivo incremento degli interventi in altre aree di bisogno. A titolo esemplificativo e non esaustivo si evidenzia quanto investito, in termini di risorse proprie, per sostenere le misure previste dal FNA 2017 che come a Voi è certamente noto, non è sufficiente per garantire alle persone con gravissima disabilità la misura prevista cui si somma quanto previsto da una specifica misura regionale, condivisa con le Associazioni dei Malati di SLA, per sostenere i nuclei famigliari nei quali alla presenza di una persona con “gravissima disabilità” – a prescindere dalla diagnosi clinica – vi è la presenza di un figlio minore o studente. Interventi che superano i 10.000.000 di euro.
Linee programmatiche: per il futuro ritengo di assumere l’impegno di sviluppare investimenti mirati su misure orientate a sostenere il Welfare locale in una logica di “investimenti” verso il cambiamento di paradigma. Ovvero nel sostenere interventi e sostegni volti a sviluppare le reti di prossimità. Tale decisione parte anche dalla valutazione che i servizi, salvo rare eccezioni, hanno nella nostra Regione raggiunto un livello rilevante e che, quindi, si debba oggi puntare a completare, attraverso interventi mirati, il complesso della rete locale capace di rispondere in misura articolata e flessibile alle esigenze dei cittadini generando valore aggiunto nella partecipazione del terzo settore di prossimità.

 

G. Gori – Centro Sinistra

Di fronte allo sforzo nazionale di stabilizzare il Fondo per la Non autosufficienza (che ricordo, con il governo di cdx era stato azzerato), il Fondo Sociale Nazionale e l’istituzione di nuovi fondi come il “dopo di noi”, risorse che hanno consentito di attuare molte delle misure regionali rivolte alle fragilità, abbiamo invece assistito negli anni ad una riduzione costante del Fondo Sociale regionale che era di 85 milioni di euro nel 2010 ed è crollato a 54milioni nell’ultimo bilancio regionale. E’ vero anche che spesa sanitaria è oggi fortemente sbilanciata verso i servizi ospedalieri, e che quel 10% destinato al sociosanitario riesce a coprire sempre meno le esigenze mentre gli andamenti  demografici dei prossimi 40 anni ci dicono che aumenteranno esponenzialmente la domanda di infrastrutture e servizi sociali. Il nostro obiettivo per il prossimo decennio è duplice: da un lato vogliamo spostare parte della spesa sanitaria per finanziare servizi sociali ed iniziative di prevenzione, dall’altro lato puntiamo a  aumentare la quota di risorse destinata a finanziare infrastrutture sociali.  Nell’ultimo decennio gli investimenti in questa direzione sono drasticamente calati, ricadendo sulle spalle degli enti locali Riteniamo necessario promuovere una iniziativa regionale finalizzata a finanziare la dotazione infrastrutturale necessaria per affrontare le sfide future in tre ambiti: scuole (dai nidi alle università), cura degli anziani e delle persone fragili e ed edilizia sociale.

 

O. Rosati – Liberi e Uguali

Per dare una risposta efficace contro le diseguaglianze a fronte della ristrettezza di risorse, serve una sostanziale riorganizzazione e semplificazione delle misure di intervento. È necessario un welfare comunitario, un assessorato unico regionale al welfare che tenga insieme la sanità, il socio-assistenziale, le politiche sulla casa, quelle sul lavoro e la formazione al lavoro. Un assessorato che racchiuda tutto il welfare in modo integrato. Solo così avremo la possibilità di prendere in carico il cittadino e seguirlo da quando nasce a quando va in pensione. Basta con lo spezzettamento e la conflittualità tra direzioni centrali di assessorati diversi. Le risorse offerte da Regione Lombardia, inoltre, devono essere il più aderenti possibile alle necessità dei cittadini. Serve ricordare che il welfare è un insieme di interventi volti a garantire dei fondamentali diritti, ma è anche uno strumento per rendere la nostra economia più competitiva, di qualità, innovativa. Un buon sistema di welfare e una buona economia si sostengono a vicenda. Invece un welfare compassionevole si accompagna solitamente ad un’economia lesiva dei diritti. Ecco perché il welfare è un investimento, non una spesa.

 

D. Violi – Movimento 5 Stelle

Premesso che, in base alla nostra visione di questa tematica, i fondi destinati negli ultimi anni a finanziare il welfare sociale, sono insufficienti per garantire una adeguata copertura rispetto alle reali necessità dell’intero comparto e che dunque un nostro primario compito sarà quello di ridefinire il budget a disposizione. Limitandoci agli stanziamenti attuali a disposizione la nostra priorità di spesa è quella relativa alla prevenzione della salute dei cittadini lombardi; scelta strategica perché consente oltre che di affrontare in anticipo il problema permette altresì un contestuale risparmio sulla sanità futura ( e con un rilevante benessere della salute lombarda).

 

*si precisa che il Prof. Cristiano Gori, direttore di questo sito, è solo un omonimo e non parente del candidato Giorgio Gori