In previsione delle imminenti elezioni regionali, i promotori di LombardiaSociale – in collaborazione con il Forum del Terzo Settore della Lombardia – hanno posto  ai candidati alla Presidenza della Lombardia 10 domande sugli snodi decisivi per il futuro del welfare lombardo. In questo contributo si presenta quella relativa al tema minori e famiglie, con le risposte dei candidati.

 

Le questioni

Durante l’ultima Legislatura la Regione, nell’area degli interventi rivolti alle famiglie, ha dato continuità a una linea strategica che caratterizza da sempre la Lombardia, secondo cui le risorse sono primariamente assegnate alle famiglie, in forma di voucher e buoni, nella logica di favorire l’accesso ai servizi riducendone i costi per le stesse, o di sostenerne i compiti educativi e di cura attraverso l’erogazione di risorse economiche dirette. In questa direzione sono infatti state erogate le misure del Bonus Famiglia e dei “Nidi Gratis”, misure rivolte a una fascia ampia di popolazione, considerando come principale requisito il possesso di una dichiarazione ISEE inferiore a 20.000 euro. Nella stessa direzione, precedentemente, era stato utilizzato il Piano Nidi, le cui risorse in Lombardia erano state utilizzate con la finalità di ridurre il costo dei servizi per la prima infanzia a carico delle famiglie.

Il vostro programma prevede di proseguire nella direzione di fornire un sostegno diretto alle famiglie, in forma di voucher o di contributo economico, oppure di sostenere i servizi per minori e famiglie, investendo le risorse nell’ampliamento e/o nella qualificazione dell’offerta attuale?

 

O. Rosati – Liberi e Uguali

Noi chiediamo a gran voce che si chiuda completamente l’era dei voucher, un sistema che lascia sole le persone. Il nostro obiettivo è potenziare i servizi, sia socio-sanitari, sia i servizi di assistenza, ad esempio per persone non autosufficienti o disabili attraverso un’assistenza domiciliare integrata. A livello regionale si può e si deve intervenire in generale con politiche strutturali che investano per potenziare i vari servizi, eliminando le politiche dei bonus. Negli anni sono state assegnate doti, bonus e simili forme di sostegno, tuttavia ritengo sia più incisivo offrire servizi e realizzare investimenti che non diano solo aiuti “spot”. Per quanto riguarda la dote scuola, ad esempio, serve cambiare totalmente rotta: la dote scuola deve essere limitata al ciclo dell’infanzia e deve tenere conto della differenza di reddito delle famiglie. Noi non condividiamo l’elargizione di bonus aridi e non lungimiranti. Ritengo sia più importante impostare investimenti strutturali che permettano di ottenere benefici nel lungo periodo. Inoltre, per aiutare le famiglie serve un sistema che sia davvero progressivo in modo che ognuno debba pagare solo in relazione al proprio reddito.

 

D. Violi – Movimento 5 Stelle

Le politiche sociali regionali in questi anni sono state caratterizzate dall’attuazione di misure quantificate solo a livello economico, quali voucher e altri contributi, senza un modello di assistenza programmata e individualizzata sulla base delle necessità e dei bisogni delle persone e delle familglie, senza garantire l’effettivo avvio di un processo di inclusione sociale e lavorativa. Noi proponiamo invece la costruzione di una rete integrata di servizi socio-assistenziali raccordati a livello territoriale e, soprattutto, di facile accesso e alla portata di tutti i componenti del nucleo familiare che necessitano di aiuto e sostegno. Per aiutare le famiglie in condizione di fragilità e a rischio di povertà e di esclusione sociale, non basta investire maggiori risorse, ma occorre anche implementare il dialogo con le associazioni del terzo settore, per una risposta integrata e qualificata, quanto più vicina possibile ai bisogni familiari, sostenendo con particole attenzioni percorsi di cura, sostegno, assistenza, crescita e integrazione rivolti ai minori che vivono in contesti sociali e familiari a rischio. È necessario dunque favorire una profonda rivalutazione dell’offerta di interventi messi a disposizione dei nuclei familiari che si trovano in difficoltà, attraverso forme innovative di sostegno e assistenza in grado di leggere ed affrontare i cambiamenti del contesto sociale e familiare, predisponendo un’adeguata programmazione e implementazione delle rete dei srvizi socio-assistenziali a sostegno della cura dei figli, delle relazioni familiari e della crescita delle competenze dei genitori e a tutela della genitorialità.

 

A. Fontana – Centro Destra

La considerazione da cui partiamo è quella relativa al complesso della rete lombarda destinata a sostenere gli interventi a favore dei minori e delle loro famiglie. Giova qui ricordare che sulla base di quanto consultabile sul sito regionale il complesso della rete destinata ai minori e alle loro famiglie si compone di:

  • una rete volta a sostenere i minori e le loro famiglie fatta di:
    – 355 asili nido (comprendendo nidi, micronidi e nidi famiglia) per un totale di 61.286 posti ubicati in 775 Comuni cui si sommano 97 Centri Prima Infanzia per complessivi 1.926 posti su 62 Comuni;
    – 2.000 Centri di aggregazione (comprendente Centri Diurni per Minori e Centri di Aggregazione Giovanile) per un totale di 10.331 posti ubicati in 669 Comuni;
  • una rete volta a “proteggere” i minori e “sostenere” i ruoli genitoriali fatta di:
    – 734 Comunità (comprendente Comunità educative, Alloggi Autonomia e Comunità Famigliari) per un totale di 4.552 posti ubicate in 158 Comuni;
    – 565 Servizi Domiciliari Minori spesso gestiti in forma “intercomunale”;

che credo possa essere valutata come una rete rilevante che, oggi, non sembra avere tra le sue priorità il tema dello “sviluppo” e, solo in alcuni casi, necessita a mio parere di interventi “mirati” di qualificazione. Quello che è sembrato in questi anni di cogliere è stato invece il tema degli interventi di “sostegno” al completo utilizzo di tale rete (es. Asili Nido), utilizzo talora fortemente condizionato dai costi a carico degli utenti. Al riguardo i dati da Voi presentati in data 12 febbraio nell’articolo “La ripartizione delle spesa sociale” e che “…mostrano un andamento fortemente critico: tra il 2013 e il 2014 il numero di utenti dei servizi socioeducativi in Lombardia è diminuito in maniera consistente (da circa 47.000 a poco più di 41.000); la riduzione non è avvenuta solo in termini numero di bambini iscritti, ma anche rispetto alle dinamiche dell’utenza target: il tasso di copertura del servizio nidi è sceso dal 15 al 13,4%. Parallelamente, si sono notevolmente ridimensionate anche le compartecipazioni degli utenti (-11,4% nel 2014, per circa 9 milioni, che spiegano la generale riduzione delle entrate a carico degli utenti a cui si è fatto cenno nel punto precedente)” confermano quanto sopra. Caso a parte il sostegno messo in campo, da ultimo con la DGR 7626 del 28 dicembre 2017, da Regione, nei confronti dei “minori vittime di abuso, violenza o grave maltrattamento” nella quale si interviene a sostegno dei Comuni impegnati a sostenere i percorsi di “allontanamento dal contesto famigliare e il miglioramento della qualità degli interventi” destinati a tali minori con un onere complessivo di 13 milioni di euro.
Linee programmatiche: alla luce di quanto sopra si ritiene di ribadire l’intenzione di proseguire nelle linee di sostegno ai minori e alle famiglie sin qui seguite valutando la possibilità di specifici interventi volti a sostenere percorsi di miglioramento della qualità dei servizi assicurati a favore di specifiche tipologie di servizi e/o utenti. In particolare ritengo si debba estendere la misura “nidi gratis”, coinvolgendo il complesso della rete degli asili nido con l’obiettivo di ampliare la platea dei beneficiari consentendo una maggior “accessibilità” del nido alle famiglie lombarde.

 

 G. Gori – Centro Sinistra

Ritengo che lo sforzo della Regione debba andare in entrambi i sensi. I carichi familiari delle donne con figli influenzano molto la loro partecipazione al mondo del lavoro – il tasso di occupazione delle donne 25-49 anni con figli in età prescolare è inferiore a quello delle donne senza figli anche nella nostra Regione – e per molte madri la mancanza di servizi di supporto nell’attività di cura rappresenta un ostacolo per l’ingresso nel mondo lavorativo o per il passaggio da un impiego part time a uno a tempo pieno. Indisponibilità di posti e/o costi elevati sono tra i problemi più sentiti: Regione Lombardia deve cogliere l’occasione dell’avvio dei finanziamenti statali strutturali previsti dal d.lgs.n.65/2017 per supportare specificamente l’ampliamento e la crescita qualitativa del sistema lombardo dei servizi educativi per i bambini e le bambine da 0 a 6 anni.
Proposte:

  • La programmazione regionale mirerà all’incremento di posti per arrivare all’obiettivo di copertura del 33% della popolazione sotto i 3 anni di età (oggi la Lombardia arriva in media al 25% con una copertura non omogenea e intere aree sono ancora sotto il 20%) e la presenza di nidi in almeno il 75% dei Comuni e una particolare attenzione verrà data alle esigenze di orari di copertura dei servizi più estesi e flessibili. Il mio obiettivo è quello di incrementare l’offerta con 5000 nuovi posti nido raddoppiando le risorse già previste dal Piano nazionale.
  • Stabilizzare la misura regionale definita “Nidi Gratis”, garantendone il finanziamento pluriennale.

 

*si precisa che il Prof. Cristiano Gori, direttore di questo sito, è solo un omonimo e non parente del candidato Giorgio Gori