In previsione delle imminenti elezioni regionali, i promotori di LombardiaSociale – in collaborazione con il Forum del Terzo Settore della Lombardia – hanno posto  ai candidati alla Presidenza della Lombardia 10 domande sugli snodi decisivi per il futuro del welfare lombardo. In questo contributo si presenta quella relativa al ruolo del terzo settore, con le risposte dei candidati.

 

Le questioni
In questi anni il ruolo del Terzo Settore è cresciuto ed evoluto, la recente Riforma nazionale del Terzo Settore ne è una conferma, rafforzandone il ruolo oltre che di gestore dei servizi, anche di partner della programmazione. A livello locale negli ultimi anni si sono diffuse esperienze di co-progettazione tra pubblico privato nel sociale che fanno della Lombardia un laboratorio sperimentale a cui altre regioni guardano con interesse. A livello regionale il ruolo del Terzo Settore dal punto di vista programmatorio era stato sancito nella Legge Regionale 3/2008 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario” oggi abrogata dalla L.R.23/2015, lasciando un vuoto su questo tema.

Quale ruolo si immagina per il terzo settore nella programmazione del welfare sociale nei prossimi anni? e come pensa di contribuire a costruirlo concretamente?

 

G. Gori – Centro Sinistra

La spesa di welfare va profondamente semplificata e rivista, per renderla più accessibile ed efficace. Motore di sviluppo economico e di benessere sociale, il nuovo welfare lombardo dovrà possedere elementi di innovazione e corresponsabilità tra i diversi attori pubblici e privati. La sfida del prossimo decennio è promuovere e sostenere progetti e servizi condivisi, non più individuali, attraverso una massiccia iniezione di innovazione organizzativa e tecnologica da attuare sin d’ora. E dobbiamo farlo tutelando trasparenza, qualità dei servizi e accessibilità, mirando, come Istituzione, a garantire la credibilità del processo.  Sostenere progettualità locali pensate per far dialogare servizi sociali e centri per l’impiego, per garantire che i beneficiari dell’assegno siano inseriti in percorsi di attivazione e inclusione lavorativa, laddove oggi la Regione è completamente assente. Voglio che l’inclusione attiva dei beneficiari di forme di sostegno al reddito avvenga con percorsi più brevi e moderni, orientati allo sviluppo di competenze utili al mercato del lavoro del prossimo decennio, e interventi sociali di micro-credito a sostegno di individui e famiglie che si trovano in temporanea difficoltà economica per eventi imprevedibili e straordinari. Lavorerò per la semplificazione e riaggregazione dei servizi, per proporre ai cittadini pacchetti integrati  e per la costruzione di un fondo ad hoc, dedicato a finanziare progetti sperimentali per favorire l’evoluzione del terzo settore.

 

O. Rosati – Liberi e Uguali

Il Terzo settore deve rivestire il ruolo sia di soggetto erogatore dei servizi, sia di co-progettatore di un nuovo modello di welfare che sia più attento ai processi di trasformazione sociale che sono avvenuti sui territori. Sono convinto sia necessario dare piena attuazione alla legge di riforma del Terzo Settore, in modo che sia maggiormente coinvolto nel sistema di welfare, non solo in termini di sistemi da gestire ed erogare ma soprattutto in termini di co-progettazione delle risposte e dei progetti con enti locali. Nel Terzo Settore non si cercano degli erogatori di servizi, ma partner strategici e progettuali nel senso della costruzione di reale responsabilità sociale diffusa.

 

D. Violi – Movimento 5 Stelle

Considerato il trend che ci porta a un considerevole invecchiamento della popolazione, crediamo fermamente che Terzo Settore dovrà sarà sempre più importante e per dare risposte incisive dovrà essere sempre più organizzato. Dovrà vedere quali sono i modelli che hanno maggiormente funzionato e che hanno già prodotto risultati significativi per poter gettare le basi per nuovi e coerenti modelli di sviluppo. Dovrà essere sempre di più uno dei cardini su cui si dovrà basare l’intera programmazione soprattutto nel campo del “sociale”, così come tra l’altro definito dalla LN 328 e dalla LR 3/2008. Riteniamo infatti che anche nella parte della “gestione della cronicità”, dagli anziani agli adolescenti, dai disabili alle persone con dipendenze, dai nuovi poveri ai nuovi casi di emergenza sociale si stia clamorosamente dimenticando una parte che secondo noi è fondamentale “ il sociale”. La parte sociale che oltretutto è quella che ora più che mai è richiesta da questo tipo di utenza. Quindi partendo dai dati della realtà, da un’analisi attenta, competente e condivisa del contesto, in coerenza con l’interpretazione che diamo del welfare: cioè la connessione fra i diritti affermati nei Documenti Fondamentali della Repubblica e il loro esercizio, il ruolo del Terzo Settore deve essere sempre più valorizzato e rubando una frase possiamo affermare che il ruolo svolto da questo settore è: “un’opportunità per tutti e tutti di curare i beni comuni lavorando per il bene comune.”
Per noi è ottima cosa sia la creazione di un codice unico che delimita il campo normativo, che di un registro unico che costituirebbe una carta di identità di tutti i soggetti sociali.

 

A. Fontana – Centro Destra

Una doverosa premessa: per immaginarsi il futuro del Terzo Settore in Regione è necessario partire da quanto si è fatto per consentire al Terzo Settore di svilupparsi e consolidarsi come elemento fondamentale nella gestione dei servizi nell’ambito del sistema di Welfare lombardo. Al riguardo credo sia opportuno fare la sintesi di alcuni dati. Il Terzo settore, inteso come l’insieme di Enti ed organismi così come definiti dalle vigenti normative (Associazioni, Fondazioni e Coop. Sociali), ha, nei principali servizi dedicati agli anziani, alle persone disabili e ai minori:

  • nell’area degli anziani:
    – nelle RSA ha un peso del 64,23%;
    – nei CDI ha un peso del 67,21%;
    – negli Alloggi protetti ha un peso del 65.06%;
  • nell’area della disabilità:
    – nelle RSD ha un peso del 74.53%;
    – nelle Com.All./CSS ha un peso del 86,54
    – nei CDD ha un peso percentuale del 59,74%;
    – nei Servizi Diurni (CSE/SFA) ha un peso del 17.38%;
  • nell’area dei minori:
    – negli Asili Nido (Nidi, Micronidi e Nidi Famiglia) ha un peso del 27,54;
    – nelle Comunità (Comunità educative, Famigliari e Alloggi Autonomia) ha un peso del 43,36%.

A tale significativo ruolo che il Terzo Settore ha assunto nel tempo e grazie alle possibilità offerta dalla legislazione lombarda si somma quanto oggi rappresentato dal “volontariato” che coinvolge, secondo le ultime stime, circa 1.300.000 cittadini lombardi.
Linee programmatiche: quanto sopra per affermare che immagino il ruolo del terzo settore non solo come un elemento “costitutivo” del welfare lombardo, ma anche e soprattutto, come un “determinante” elemento del Welfare locale e dei processi di “integrazione” di prossimità. Il terzo settore nelle sue diverse componenti è spesso, a mio parere, il “collante” capace di integrare le risposte “strutturate” (i servizi) con la risposta solidaristica (relazione di prossimità), ed in questo senso assume il ruolo di elemento costitutivo e fondamentale della “rete locale”. Penso sia necessario sviluppare sempre più percorsi che “coinvolgano attivamente” a tutti i livelli istituzionali il Terzo settore nell’ambito della programmazione delle reti locali e delle reti delle Unità d’Offerta.

 

*si precisa che il Prof. Cristiano Gori, direttore di questo sito, è solo un omonimo e non parente del candidato Giorgio Gori