In previsione delle imminenti elezioni regionali, i promotori di LombardiaSociale – in collaborazione con il Forum del Terzo Settore della Lombardia – hanno posto  ai candidati alla Presidenza della Lombardia 10 domande sugli snodi decisivi per il futuro del welfare lombardo. In questo contributo si presentano quelle relative al ruolo dei comuni, con le risposte dei candidati.

 

Le questioni
Il modello di welfare lombardo si caratterizza a livello territoriale per una netta separazione tra sociosanitario e sociale. Dopo la riforma della L.R.23 questo modello è nei fatti confermato: le AST deputate alla programmazione, regolazione e governo del sistema socio-sanitario, i comuni con titolarità sul sociale. La trasformazione della governance che ne è derivata, con l’ampliamento dei confini di riferimento delle nuove ATS nella maggior parte dei casi a carattere sovra-provinciale, e con la modifica degli organismi di governo relativi (Conferenze e assemblee dei sindaci) riferiti a perimetri più ampi, sembra aver acuito tale separazione. Le Cabine di regia – previste dal legislatore regionale – a cui è specificatamente dedicata una funzione di raccordo tra i due comparti, sono risultate nei fatti piuttosto deboli ed hanno subito in questi anni fasi di stallo generate dall’applicazione della riforma (ridotte le convocazioni, luoghi unicamente informativi…). A fianco di tale indebolimento nell’integrazione tra ATS e Comuni dal punto di vista programmatorio, si registra l’accrescimento del ruolo dei comuni quali esecutori di misure programmate dal livello centrale (B2, voucher per l’autonomia, nidi gratis…).

Quale direzione assumera’ il suo esecutivo nella regolazione del rapporto ATS-comuni?

 

O. Rosati – Liberi e Uguali

Noi siamo per istituire un ruolo programmatorio al sistema delle autonomie locali, a cominciare dai comuni. Il nostro programma prevede che le ATS svolgano un ruolo di controllo, soprattutto un forte servizio ispettivo nelle aziende, mentre l’assistenza sia all’interno della ASST. In altre parole, l’ATS deve perdere contestualmente funzioni, diventando una agenzia periferica per l’espletamento di attività regionali decentrate, quali ad esempio quella di controllo. Poi ci sono distretti nei quali il comune deve avere un ruolo per il fabbisogno dei servizi sanitari e quindi anche rispetto alle politiche di programmazione delle politiche. Triste rilevare come invece fino ad oggi comuni e Terzo settore sono stati estromessi.

 

D. Violi – Movimento 5 Stelle

Non vogliamo un distacco dal territorio. Il Comune è sempre stato visto dalle persone come “ la casa del cittadino” dove trovare la soluzione/indirizzo ai/per propri problemi.
Capiamo la difficoltà degli Enti locali nel trovare in questo nuovo scenario spazi in cui poter interloquire sulla programmazione degli interventi. La nostra proposta: vogliamo avere voce nella ridefinizione dei nuovi servizi territoriali e poter incidere di più sugli enti erogatori; vogliamo una programmazione il più possibile intesa come rete, con all’interno tutti i soggetti. Quindi un maggior ruolo dei Comuni all’interno della cabina di regia delle ATS, ma nella parte più importante: la programmazione dei servizi territoriali.

 

A. Fontana – Centro Destra

Tutto quanto si è cercato di evidenziare nelle domande precedenti ci porta a considerare come la presa in carico delle persone fragili, vulnerabili o, comunque, in condizione di disagio postuli che vi sia un “continuum” fatto di risposte assistenziali, sociali, sociosanitarie e sanitarie. In questo senso, Regione Lombardia, da sempre e ancor di più in futuro, ritiene che i processi ed i percorsi di “presa in carico” debbono rispondere ad una logica di continuità che, necessariamente deve vedere compartecipare sia il sistema sociosanitario che il sistema sociale, sia le ATS e le ASST che i Comuni. In questo panorama non sfugge che il tema di quanto avviene a livello nazionale, con particolare riferimento anche alle risorse destinate a sostenere le politiche sociali e sociosanitarie risulta determinante. Al riguardo sembra doveroso evidenziare come a livello di interventi sociali nei prossimi anni (vd anche il vostro articolo “I fondi sociali nella legge di Bilancio 2018”) vedranno un significativo incremento solo nell’area degli interventi previsti dal REI mentre vedranno aumento marginali se non nulli nelle aree relative alle: Politiche Sociali (Fondo Politiche Sociali +1,8% dal 2018 al 2020), Fondo non autosufficienze (nessun aumento). Per quanto riguarda il Fondo sanitario valgono le considerazioni fatte in altre domande.
Linee programmatiche: al fine di realizzare quanto sopra ipotizzato sulla centralità della “presa in carico” ritengo che alla riforma sanitaria e sociosanitaria deve necessariamente accompagnarsi, facendo sintesi di quanto emerso in questi anni, una organica revisione della legge regionale dell’area sociale (n. 3 del 2008) riguardante il governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona. Lo scopo di quanto sopra, da realizzare in stretta sinergia con i Comuni, è quello di sviluppare una modalità di lavoro che “sposti” l’attenzione da un rapporto di natura consultiva – seppur necessaria – ad un rapporto di co-progettazione delle reti territoriali e delle creazione di “poli unici” per la presa in carico capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini orientandoli nei percorsi di erogazione delle prestazioni e nella gestione dei sostegni. Ulteriore elemento cui ritengo debba essere prestata particolare attenzione e che, diventa obiettivo della legislatura, è quello di unificare il complessivo patrimonio di informazioni che oggi possediamo sulle persone fragili, sui loro contesti di vita e sulle condizioni di natura sanitaria realizzando compiutamente la “cartella sociale”, non solo per favorire ai cittadini l’accesso ai servizi, ma anche per orientare verso un modello realmente integrato sia le programmazioni regionali che quelle territoriali.

 

G. Gori – Centro Sinistra

Penso che i Comuni siano usciti molto “maltrattati” dalla riforma sanitaria di Maroni e le criticità sono diverse: i sindaci sono esclusi dalla predisposizione dei Piani di organizzazione aziendale di Asst e Ats, non sono consultati in merito alla programmazione degli interventi sul territorio, non possono esprimere pareri e proposte circa la gestione del Fondo Sanitario Regionale delle Ats. Aspetti problematici dovuti all’impianto stesso della legge che non prevede un’interlocuzione con gli Enti Locali a livello di Asst, proprio ora che con il riordino della sanità si è assegnata alle aziende sociosanitarie territoriali sia la gestione delle attività ospedaliere sia le attività sociali.
E’ necessario che ai Sindaci, alle Conferenze dei Sindaci, alla Città Metropolitana e alle aree vaste siano riconosciuti ruoli più pregnanti su programmazione e scelte strategiche. Penso per esempio alla partecipazione dei Comuni alla programmazione delle attività e alla verifica dei risultati di salute, all’introduzione di parere vincolante della Conferenza dei Sindaci sui POAS delle Aziende, alla necessità che la riorganizzazione della Rete Ospedaliera venga definita dalla regione, ma previa acquisizione del parere del Consiglio delle Autonomie Locali (CAL) e anche che le nomine dei Direttori Generali delle ATS e delle ASST vengano effettuate d’intesa con i Presidenti delle Conferenze dei Sindaci (e con i Rettori universitari per IRCCS e aziende sedi di Università).

 

*si precisa che il Prof. Cristiano Gori, direttore di questo sito, è solo un omonimo e non parente del candidato Giorgio Gori