In previsione delle imminenti elezioni regionali, i promotori di LombardiaSociale – in collaborazione con il Forum del Terzo Settore della Lombardia – hanno posto  ai candidati alla Presidenza della Lombardia 10 domande sugli snodi decisivi per il futuro del welfare lombardo. In questo contributo si presenta quella relativa al contrasto alla povertà, con le risposte dei candidati.

 

Le questioni
Se nella prima parte della X Legislatura la Giunta sembra aver raccolto l’eredità di scelte passate che identificavano come target le marginalità estreme (vedi l’emanazione della L.r. 34/2015 per il diritto al cibo) con la sperimentazione e successiva implementazione del Reddito di Autonomia, la scelta sembra invece essere stata quella di intervenire su un target diverso, non più annoverabile nella categoria della povertà e della marginalità, bensì in quella della vulnerabilità (si veda l’ampliamento del criterio di accesso per i voucher di autonomia da € 10.000 a € 20.000). Allo stesso tempo a livello nazionale, dopo l’esperienza del SIA (Sostegno all’Inclusione Attiva), è stato recentemente introdotto il Reddito di Inclusione (REI), che investe i territori di un significativo lavoro per erogare interventi economici e misure e servizi di sostegno a persone in condizioni di povertà. Nell’esperienza di questi anni relativa all’implementazione del SIA da una parte, e del Reddito di Autonomia regionale dall’altra, i territori hanno più volte sottolineato la mancanza di una funzione di regia del complesso sistema di misure, di sostegno nell’acquisizione di nuove competenze e nella definizione delle modalità organizzative necessarie per espletare efficacemente il mandato.

 

Quale e’ dal suo punto di vista la priorita’ oggi delle politiche regionali di contrasto alla poverta’? L’intervento sulle marginalita’ estreme, anche in relazione alle misure implementate a livello nazionale, oppure sulla vulnerabilita’?

 

D. Violi – Movimento 5 Stelle

È noto a tutti come la povertà sia un fenomeno complesso non legato soltanto alla mancanza di reddito, ma anche strettamente connesso al tema delle opportunità, ossia alla possibilità di di ciascun individuo di partecipare pienamente alla vita economica e sociale del paese. A livello nazionale sappiamo che, tra le misure di sostegno al reddito, il Reddito di inclusione (REI) – che ha sostituito il SIA (Sostegno per l’inclusione attiva) – dovrebbe rappresentare un strumento permanente di contrasto alla povertà dal carattere universale e che – si stima – dovrebbe interessare quasi 20 mila famiglie lombarde. Ma la domanda che dobbiamo porci è se le infrastrutture di servizi del territorio saranno in grado di garantire un adeguato supporto per l’attuazione efficace di questa misura. Noi riteniamo che le politiche regionali – ad oggi – non abbiano saputo cogliere un dato fondamentale: la necessità di investire in modo importante sulla costruzione di una rete efficiente di servizi integrati, nell’ottica di favorire l’effettiva interazione tra servizi sociali, sanitari, del lavoro, della formazione, abitativi, ecc.. Per questo sarà necessario pianificare a livello regionale gli interventi necessari e individuare le misure per la creazione e il rafforzamento di un sistema integrato di servizi al cittadino a rischio di esclusione sociale o in situazione di marginalità e vulnerabilità, favorendo la collaborazione e la cooperazione tra tutti gli attori coinvolti, per garantire maggiore uniformità dei punti di accesso ai servizi e delle modalità operative. Anche nell’esperienza di questi anni relativa all’implementazione del Reddito di Autonomia regionale, abbiamo avuto modo di rilevare la mancanza di un coordinamento del complesso sistema di misure. Noi riteniamo che il lavoro di rete sia fondamentale per un efficace contrasto alla povertà. Infatti la nostra proposta originaria era quella di introdurre, attraverso il Reddito di Cittadinanza, non tanto un mix di misure assistenzialiste, ma uno strumento strutturato basato sull’integrazione tra politiche sanitarie, sociali, assistenziali, del lavoro, della casa, ecc.. frutto di un’interazione costante tra i diversi livelli istituzionali (nazionale, regionale, locale) e i portatori di interesse, senza riciclare misure già previste (come la Dote unica Lavoro che offre incentivi alle imprese senza garantire un percorso di effettivo inserimento lavorativo di giovani inoccupati e disoccupati), con interventi mirati e differenziati in relazione al profilo del potenziale beneficiario, ma pur sempre convergenti in un unico strumento che metta a sistema le risorse disponibili e che si concretizzi in interventi realmente “nuovi” rispetto a quelli già in essere. La creazione e implementazione di questo modello strategico integrato non può prescindere dalla politica di coesione cofinanziata dall’Unione Europea (i programmi operativi di contrasto alla povertà: il PON Inclusione, cofinanziato dal Fondo sociale europeo, e il Programma Operativo FEAD, cofinanziato dal Fondo europeo di aiuti agli indigenti). La circostanza che – in base agli ultimi monitoraggi – solo 8 ambiti in Lombardia abbiano intercettato le risorse PON e che solo 17 ambiti abbiano utilizzato le risorse del POR deve farci riflettere sulla necessità di apportare dei correttivi alle azioni in atto per rafforzare l’integrazione fra le varie politiche.

 

A. Fontana – Centro Destra

Una premessa fondamentale, le misure regionali in realtà non hanno “spostato” l’attenzione di Regione dalle marginalità estreme verso le fragilità, ma hanno ampliato l’area degli interventi estendendo quanto realizzato nell’area delle marginalità estreme anche alla platea delle persone vulnerabili. Quanto sopra ha avuto il pregio, attraverso le diverse misure del Reddito d’Autonomia, di contribuire ad evitare che persone vulnerabili, nel protrarsi di tale condizione, cadano in condizione di povertà assoluta, marginalità estrema. Si può quindi parlare, a nostro parere più correttamente – come i numeri ci evidenziano – di una “estensione” della platea di persone cui Regione ha rivolto la propria attenzione. Ciò premesso Regione Lombardia, ha da sempre ritenuto che la risposta alle persone in condizione di marginalità estrema, che comunque rientra nelle tipologia di “tutele universalistiche” di competenza statale, così come per le persone vulnerabili, dovesse realizzarsi in una logica destinata a favorire anche e soprattutto percorsi di “inclusione” capaci di realizzare o offrire soluzioni che consentano di consolidare nel tempo i miglioramenti ottenuti. La sperimentazione del Reddito di Autonomia non esclude le misure mirate alla marginalità estrema, ma le integra, con una logica diversa e complementare come del resto anche richiamato a livello nazionale con il SIA e ora con il REI.
Linee programmatiche: accanto alla programmazione regionale di recepimento delle indicazioni previste nel REI e relative alla organizzazione delle politiche ad esso connesse, Regione intende proseguire in un intervento orientato a sostenere percorsi di reale inclusione sociale. Riteniamo inoltre di realizzare e sviluppare interventi che, nelle situazione di grave marginalità, siano capaci di sostenere le persone nelle complesse “fasi di passaggio” attivando sostegni che, in un percorso condiviso con loro, siano capaci di determinare le “precondizioni” perché le politiche di inclusione si realizzino diminuendo la loro dipendenza da risposte meramente assistenziali. Un ulteriore intervento sarà quello mirato a sostenere le situazioni di vulnerabilità orientando le risposte, di natura temporanea e condivisa, non tanto su singoli bisogni o con una prospettiva di natura meramente assistenziale, ma attivando interventi volti a realizzare percorsi orientati a sostenere reali “progetti di vita” capaci di essere strumento per il consolidarsi dei percorsi di uscita dalle condizioni di vulnerabilità. Proprio per questo motivo vogliamo continuare con la positiva esperienza del “Reddito di Autonomia”, esempio di politiche integrate – complementari alle iniziative programmate dallo Stato – per riconoscere ai soggetti opportunità di accesso a servizi sociali orientati in senso inclusivo.

 

G. Gori – Centro Sinistra

La scelta di Regione Lombardia di non affrontare in maniera organica il problema della povertà, rinunciando – a differenza del livello nazionale – ad introdurre un sistematico reddito di autonomia per coloro che sono in condizione di estrema fragilità e che necessitano di una spinta per poter cercare di emergere da quella condizione, ma di frammentare in molte misure di sostegno al reddito (nidi gratis, bonus mamma, voucher autonomia anziani e disabili, etc.) non ha portato risultati tangibili. Questo perché molte di queste vedono platee di beneficiari minimi e manca alla base un progetto individualizzato per l’autonomia che rappresenti una concreta opportunità di riscatto, agendo sulle cause della povertà con una progettazione personalizzata e interventi appropriati per accompagnare la famiglia verso l’autonomia. L’introduzione del REI da parte del Governo nazionale rappresenta una discontinuità e una sfida che sarà importante saper cogliere, per non vanificare questa importante novità. Regione Lombardia deve essere protagonista di questa nuova stagione, coordinando l’azione dei Comuni, ripensando l’attuale sistema frammentato di misure e convertirlo in un potenziamento della misura nazionale Reddito di Inclusione (REI) con integrazione del valore economico dell’assegno e ampliamento della platea a determinate categorie di fragilità, e investendo soprattutto nelle infrastrutture che permettono al tessuto esistente di creare le condizioni per il contrasto alla povertà. Non credo che le attività di contrasto a situazioni di marginalità estrema possano essere considerate da sole, ritengo che le vulnerabilità, se considerate per tempo e in maniera adeguata, possano permetterci di raggiungere obiettivi sociali di integrazione e coordinamento dei servizi, e di presenza capillare di assistenti tali da permettere di non dover operare una scelta troppo esclusiva.

 

O. Rosati – Liberi e Uguali

Sulle politiche di contrasto alla povertà, si deve prevedere un reddito di inclusione sociale. Questo può essere collegato alla misura di contrasto di povertà che è stata decretata a livello nazionale: con il contributo della Regione sarà possibile ampliare i destinatari di questa misura e accrescerne l’intensità. Oltre a queste misure bisogna garantire a queste fasce sociali un meccanismo di accessibilità a tutto il welfare per quanto riguarda cure e assistenza. Negli ultimi anni, in Lombardia si è prodotta una ulteriore marginalizzazione della vita cittadina, con un consistente aumento del disagio e della povertà. I dati Istat confermano che sono le fasce di popolazione più deboli a soffrire maggiormente degli effetti della povertà e della conseguente marginalizzazione. Per questo nel nostro programma abbiamo previsto la creazione di uno strumento regionale che si ponga il duplice obiettivo di ridurre la povertà relativa e di reinserire nel mondo del lavoro determinati soggetti deboli.

 

*si precisa che il Prof. Cristiano Gori, direttore di questo sito, è solo un omonimo e non parente del candidato Giorgio Gori