Una piacevole sorpresa…non richiesta

In questi giorni ci troviamo a sperimentare la consegna diretta del voucher[1]di mille euro agli intestatari di contratto privato della nostra RSA.
Mi capita quindi di incontrare i volti sorpresi dei familiari che ricevono, ormai spente da un pezzo le luci di Natale, un vero assegno di mille euro a loro intestato!
Non li avevo mai visti così piacevolmente sorpresi per un’iniziativa insolita e tantomeno richiesta.
Nella RSA in cui lavoro gli utenti beneficiari sono all’incirca quaranta su quasi 200 utenti solventi (gli altri sono a carico dei Comuni di residenza): un po’ pochi, mi sono detta. Approfondendo, apprendo che i soli destinatari di questo voucher sono gli appartenenti alla Classe SOSIA[2] 1 e con morbo di Alzheimer, anche se la deliberazione della Regione menzionava tra i requisiti la Classe SOSIA 1 e la Classe SOSIA 2.

Alcune  conseguenze del voucher

Se mi dovessero chiedere quali conseguenze ha prodotto questo voucher, la mia risposta sarebbe:
1° conoscenza e diffusione dell’acronimo SOSIA tra persone che non sospettavano neppure  l’esistenza del termine;
2° risentimento degli esclusi che tentano in ogni modo di poter far modificare la classe SOSIA del proprio familiare, come se l’assegnazione di classe fosse un’opzione soggettiva!
Ieri ho assistito ad una scenetta davanti all’ascensore, protagonisti un nostro ospite ottantaduenne da più di otto anni ricoverato e la figlia che viene a trovarlo ogni mercoledì pomeriggio: “Papà mi hai fatto perdere mille euro perchè non sei in prima classe!” e il padre “io e tua madre abbiamo sempre viaggiato in seconda!”
Anche in RSA, di spunti per sorridere, per fortuna, ce ne sono davvero tanti…..

E qualche paradosso

Ma oggi mi piacerebbe entrare nel merito del paradosso di questo Voucher.
Tra i beneficiari, conosco molto bene alcuni familiari che, per pagare la retta mensile, utilizzano esclusivamente il conto corrente dell’anziano e non hanno mai avuto bisogno (fortunati loro), di attingere al proprio portafoglio. In questi casi l’ospite generalmente gode di una buona pensione e spesso è proprietario di un appartamento che nel frattempo è stato venduto o affittato.
In casi come questo, il voucher  ha poca o nessuna importanza.
Tra i destinatari del voucher, inoltre, rientrano anche degli Amministratori di Sostegno nominati dal Giudice per gestire i beni di alcuni anziani.
Queste figure di certo non si precipitano a ritirare un voucher che nulla cambia nella situazione del loro amministrato (che – spesso –  non è nemmeno in grado di capire la “lieta notizia”…). Ne è la prova la telefonata ricevuta da un ADS che, sorridendo, mi  diceva: “Ma se la mia assistita ha ancora a disposizione due appartamenti a Milano, cosa cambiano per lei questi mille euro? Mi  obbligano semplicemente a perdere tempo e a prendere la metropolitana per venire a Vimodrone!”

Gli esclusi

Poi ci sono quei familiari, esclusi dal voucher, che si privano di una quota dello stipendio, della pensione o dei risparmi per andare ad integrare la pensione del proprio genitore, che da solo non arriva a coprire la retta della nostra RSA!
Quanti figli di anziani, a loro volta con figli a carico, devono rinunciare a qualcosa nel loro bilancio familiare per arrivare a pagare la quota? Quante volte si sono trovati nella situazione di scegliere se trasferire o meno il proprio caro in RSA lombarde, più economiche della nostra ma lontane,  che avrebbero potuto evitare loro di dover attingere dalle proprie tasche? E quante volte hanno rinunciato solo per amore?
A mio parere, non possiamo fare finta di nulla e non chiederci: “cosa c’entra la Classe SOSIA con la concessione di un Voucher economico a tutti coloro che sostengono il pagamento di una retta in una RSA?”
Com’è possibile che l’ISEE non sia un indicatore per valutare la distribuzione di denaro in un momento storico come questo? Com’è possibile che del denaro pubblico (tra l’altro insufficiente) sia stato distribuito in questo modo assurdo?
Forse il titolo di questo contributo avrebbe potuto essere: “Come gettare soldi dalla finestra della Regione Lombardia!”

Qualche riflessione per concludere

Trascorse due settimane, abbiamo ancora un certo numero di voucher in giacenza, non ritirati. Tra questi ci sono quelli di diverse persone nel frattempo decedute[3], nonostante i familiari degli  ospiti defunti abbiano il diritto di ritirarli.
Credo si possa condividere un dato: un nucleo protetto Alzheimer ha standard più elevati rispetto ad un nucleo RSA non protetto e i costi di gestione sono ben più alti, sia per la struttura che per la famiglia. Ma la gravità della malattia non può essere una discriminante sulla retta a carico del familiare.
E’ su questo punto, forse, che dovremmo concentrare le misure di sostegno, facendo pagare una retta identica alle famiglie indipendentemente dalla gravità della malattia dell’ospite.
Un voucher economico potrebbe essere erogato con questi due criteri:
– ai familiari che devono sostenere una retta differenziata per la degenza in nucleo Alzheimer nella stessa RSA;
– ai firmatari del contratto, compreso l’ospite, con ISEE non superiore a un livello stabilito.
Questo, sulla base della mia esperienza, potrebbe far sì che il voucher diventasse un aiuto di un certo peso e fosse indirizzato ai nuclei che ne hanno più bisogno.
Il minimo che si possa chiedere, io credo,  in periodo di ristrettezze economiche.

 


[1] DGR n. 5954/2016 e DGR n. 7012/2017
[2] Scheda Osservazione Intermedia Assistenziale. I gestori sono chiamati a compilare delle schede informatizzate che riguardano 3 aree di condizioni cliniche dei ricoverati. La prima è la mobilità, la seconda è la cognitività e la terza è la comorbilità. Per ognuna delle aree la Regione ha stabilito nel sistema  informatico di attribuire un livello che può variare da lieve,  moderato a grave. L’incrocio delle aree con i livelli determina la classificazione.
[3] Un criterio per la concessione era la permanenza in RSA dal 1° Ottobre 2016 al 30 settembre 2017, per almeno 360 giorni.[/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]