La difficile situazione degli anziani non autosufficienti

La società italiana e lombarda si caratterizza per un forte invecchiamento della popolazione, questo avviene in un tessuto sociale dove sempre più persone anziane vivono sole e dove il numero dei componenti delle famiglie è sempre più ridotto, fattore che comporta crescenti difficoltà nel farsi carico dei problemi assistenziali che spesso una persona molto anziana o non autosufficiente può presentare.

Non ultimo citiamo i costi che sono necessari per garantire un minimo supporto di cura e che, spesso, spingono gli utenti a rivolgersi a un mercato parallelo in cui la risposta vera è rappresentata dalle badanti, spesso assunte in nero. Le stesse famiglie sono così esposte a ricadute di ordine legale anche importanti.

Come più volte evidenziato in molti nostri interventi e iniziative (si veda in allegato la presentazione a livello nazionale di una articolata proposta fatta ai partiti in campagna elettorale di una legge mirata alla non autosufficienza) l’assenza di una legge nazionale – che governi il settore e trovi le risorse necessarie – comporta una fragilità del sistema di cura della non autosufficienza. Tutto ciò sta portando drammaticamente alla luce molte delle problematicità e criticità del sistema di cura sanitario e socio sanitario.  Da tempo come organizzazioni sindacali dei pensionati abbiamo aperto con la Regione Lombardia un confronto nel tentativo di costruire delle risposte articolate.

Oggi più che mai è necessaria una profonda trasformazione del sistema socio assistenziale. Va costruita una vera filiera della cura della persona che ne permetta l’assistenza, anche nelle fasi che precedono le non autosufficienze, e che garantisca laddove possibile la permanenza al domicilio il più a lungo possibile, prevedendo interventi coordinati da parte delle strutture preposte a ciò.

Una buona realizzazione di queste prassi si è avuta per esempio con l’attivazione delle RSA aperte, anche se parliamo di interventi che non hanno ancora compiuto quel salto di qualità necessaria a garantirne nel tempo la continuità e in maniera adeguata alla domanda.

 

Non dimenticare le origini

Nella fase più complessa dell’assistenza alle persone non autosufficienti, che coincide sempre più con una età molto avanzata, a sostegno delle famiglie intervengono le RSA. Purtroppo questo sistema si caratterizza per costi molto elevati delle rette (nelle zone della città metropolitana superano ampiamente i cento euro giornalieri) e così anche in altre province lombarde.

Rette che, in un sistema economico fragile come il nostro, spesso non consentono alle famiglie di reggere questa spesa se non intaccando il capitale della famiglia (quando ciò risulta possibile). Il più delle volte, da sola la pensione dell’assistito, pur integrata dall’assegno di accompagnamento, non è sufficiente a coprire il costo della parte alberghiera della retta e le famiglie, sempre più spesso, sono costrette a vendere la casa in un mercato immobiliare sempre più difficile

Per questo con la Regione, con Anci e con i gestori delle RSA, come Organizzazioni sindacali, abbiamo aperto un tavolo di confronto al fine di portare alla luce le singole problematicità e proporre delle soluzioni. In quest’ottica, dopo una lunga trattativa con il sindacato, è stata introdotta la misura del voucher a sostegno delle persone che hanno famigliari ricoverati in classe sosia 1 e 2 e Alzheimer, l’uso del voucher permette, dopo tanto tempo, di iniziare un percorso di abbattimento delle rette nelle parti a carico delle famiglie.

Sicuramente una misura parziale, egualitaria che non fa distinzione di reddito (ma anche qui si sconta la difficoltà di avere un quadro certo reddituale delle singole persone, non sottovalutiamo il fatto che molti anziani possiedono un immobile, ma hanno una bassa liquidità).

Una misura, il voucher, ancora insufficiente certo e ne siamo ben coscienti, ma in linea con le disponibilità economiche e politiche messe a disposizione dalla Regione; anzi in qualche misura si è superato quel tetto, visto che gli aventi diritto hanno superato abbondantemente le diecimila persone.

 

Una misura utile, su diversi fronti

Non sono soldi buttati dalla finestra, basterebbe chiedere ai beneficiari cosa ne pensano. Una misura tendenzialmente utile per andare, per la prima volta, in favore dei bisogni delle famiglie. Inoltre si è utilmente portato alla luce il problema della patologia Alzheimer ricompresa nella misura come i sosia 1 e 2. Anche qui per rimarcare la necessità che, per queste patologie, si intervenga a sostegno delle famiglie rispetto ai costi che devono sostenere. Siamo anche convinti del fatto che queste patologie dovrebbero essere messe in carico al fondo sanitario.

A chi contesta l’utilizzo di fondi sanitari per una quota invece dovuta, quale contributo sociale, rimarchiamo quanto detto sopra per i malati Alzheimer e come da più parti dichiarato: tale quota corregge, anche se solo in piccola parte, la mancata corresponsione di quel 50 per cento della quota sanitaria regionale che da tempo rivendichiamo e su cui insisteremo.

La misura non va intesa come semplice intervento estemporaneo, ma anzi pensiamo vada consolidata ed estesa progressivamente a tutti gli utenti delle RSA

Segnaliamo inoltre che, sempre più spesso dimissioni “protette” da un ospedale si trasformano in ricovero in posto di sollievo in RSA, che ricordiamo oggi è a totale carico della famiglia.

Stiamo parlando di persone che hanno necessità di cure e che spesso non sono gestibili al domicilio. Noi riteniamo che questo non sia ulteriormente accettabile.

Una fragilità importante del sistema si trasforma di nuovo in un costo per le famiglie, su cui la Regione non interviene nemmeno a garantire la parte sanitaria, per questo abbiamo chiesto l’attivazione di una vera filiera delle cure intermedie che non lascino scoperte fasi importanti della cura, qui a maggior ragione totalmente sanitaria della persona. Per questo abbiamo intenzione di continuare il nostro lavoro al tavolo negoziale riformulando tutte le richieste già fatte in passato e in parte ri-aggiornate, lo faremo appena insediata la nuova giunta regionale lombarda chiedendo un incontro al presidente della Regione, Attilio Fontana. Lì presenteremo un lavoro che descrive le condizioni degli anziani in Lombardia.

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