Opportunità e sfide dei servizi rivolti ai cittadini stranieri

Un’analisi delle esperienze lombarde attraverso i fondi FAMI

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7 Maggio 2018

Proponiamo in questo contributo alcune riflessioni a partire dall’esperienza maturata da tre progetti finanziati sul territorio lombardo dal fondo FAMI (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione)



 

Il 31 marzo 2018 ha sancito la chiusura di numerosi progetti finanziati con la prima “tornata” dei Fondi FAMI, presentati nella primavera del 2016.
Il canale di finanziamento FAMI (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione), ex FEI, rappresenta, come noto per gli enti e le organizzazioni che si occupano di interventi e servizi rivolti a cittadini di paesi terzi, sicuramente un’opportunità per intercettare risorse utili a dare continuità ad iniziative già in essere ma anche per poter implementare progetti con caratteristiche di innovatività e sperimentalità.
Proponiamo in questo contributo alcune riflessioni a partire dall’esperienza maturata da tre progetti finanziati sul territorio lombardo nell’ambito dell’Obiettivo Specifico 2 – Obiettivo nazionale 2.3 – Avviso territoriale per la qualificazione dei servizi pubblici a supporto dei cittadini di Paesi terzi: il progetto “InNetwork” (Capofila: Azienda Speciale Retesalute – Merate, Lc), il progetto “Futuri cittadini” (Capofila: Azienda Speciale Consortile Comuni Insieme per lo sviluppo locale – Bollate, Mi), il progetto “S.P.Q.R.” (Capofila: Azienda speciale consortile del Lodigiano per i servizi alla persona – Ente capofila dell’Ambito di Lodi)

[1].

 

Gli obiettivi del Bando

Attraverso questo Avviso[2], il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, ha messo a disposizione complessivamente € 3.000.000 destinati a:

  • migliorare i livelli di programmazione, gestione ed erogazione dei servizi pubblici ed amministrativi rivolti ai cittadini di Paesi terzi;
  • promuovere le competenze del personale della Pubblica Amministrazione;
  • favorire l’innovazione dei processi organizzativi di accoglienza ed integrazione dei cittadini stranieri;
  • sviluppare reti istituzionali per la gestione dei fenomeni migratori;
  • promuovere l’inclusione dei temi dell’integrazione all’interno della programmazione e dell’attuazione degli interventi di politica sociale;
  • sviluppare azioni di governance multilivello e un approccio integrato alla pianificazione degli interventi, proponendo anche il coinvolgimento delle associazioni di Paesi terzi.

Tra le attenzioni indicate dal Ministero ai fini della costruzione delle proposte progettuali per la partecipazione al bando, vanno sottolineate:

  • la qualifica e il potenziamento dell’offerta dei servizi pubblici rivolti ai cittadini di Paesi terzi;
  • il miglioramento delle competenze degli operatori al fine di migliorare la capacità dei pubblici uffici di fornire servizi di base mirati all’utenza straniera;
  • l’integrazione ed ottimizzare le risorse pubbliche e private presenti nei territori di competenza anche attraverso la realizzazione di interventi sperimentali;
  • l’attivazione di metodologie integrate ed innovative.

 

Le caratteristiche dei progetti finanziati

In considerazione degli obiettivi del Bando, quale articolazione ha consentito ai tre progetti di risultare meritevoli del finanziamento del Ministero?
Osserviamone similarità e differenze.

Gli enti gestori e la dimensione territoriale

In tutti e tre i casi i beneficiari del finanziamento sono Aziende speciali capofila di un Ambito territoriale (Merate, Garbagnate e Lodi), soggetti che rivestono un ruolo ben definito in termini di programmazione all’interno del sistema di governance dei servizi territoriali, ruolo che li legittima nel porsi sia nella veste di promotori e attivatori di interventi e servizi che in quella di facilitatori di connessioni e scambi con gli altri enti e organizzazioni esistenti.
Quali scelte di partenariato sono state fatte?

  • Il progetto “InNetwork” di Retesalute ha visto il coinvolgimento in qualità di partner esclusivamente di soggetti istituzionali, ovvero la Comunità Montana Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e Riviera (Lc), l’Azienda Speciale Consortile Isola Bergamasca e Bassa Val San Martino (Bg) e l’Azienda Territoriale per i Servizi alla Persona della Valle Camonica (Bs)[3].
  • Il progetto “Futuri Cittadini” di Comuni Insieme si è sviluppato all’interno del contesto di 6 Comuni dell’Ambito[4] (Baranzate, Bollate, Cesate, Novate Milanese, Senago e Solaro), ha visto il coinvolgimento di una cooperativa (Progetto Integrazione) e l’adesione di 9 Istituti scolastici.
  • Il progetto “S.P.Q.R.” ha visto il coinvolgimento dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Lodi (ASST), una cooperativa (Emmanuele), un istituto scolastico (Istituto Scientifico G. Gandini di Lodi) e il Movimento Lotta Fame nel Mondo (MLFM)[5].

Osserviamo, dunque, scelte specifiche in merito ai soggetti coinvolti, legate sia a relazioni pregresse che alle tipologie delle azioni che si sono poi sviluppate. I tre progetti, va altresì precisato, rappresentano tre contesti tra loro anche molto diversi in termini di popolazione residente e incidenza di cittadini stranieri sul totale:

  • Il progetto “InNetwork”, vedi anche per la numerosità dei Comuni coinvolti, rappresenta un contesto con una popolazione di cittadini stranieri pari a 895 e un’incidenza media sul totale della popolazione residente dell’8,2%, media che riflette un valore minimo del 6,1% nell’Ambito di Bellano e un massimo del 10,3% per il territorio dell’Azienda Isola (Bg);
  • Il progetto “Futuri cittadini” vede una popolazione di origine straniera pari a 17.772 presenze e un’incidenza media sul totale dei residenti pari al 9,2%. Da segnalare il “caso” del Comune di Baranzate con oltre il 30% di cittadini stranieri, presenza che si mette ben in evidenza per quanto riguarda i minori: gli alunni stranieri nelle scuole del territorio sono il 54,6%;
  • Il progetto “S.P.Q.R.” registra una presenza di cittadini stranieri pari a 29.700 con un’incidenza sul totale dei residenti del 12,5%.

Le azioni implementate

Pur nelle specificità all’interno delle quali si sono sviluppate i tre progetti, è possibile identificare le seguenti aree trasversali di lavoro.
La formazione degli operatori. L’attenzione verso un incremento delle competenze degli operatori si è tradotta operativamente in attività formativa rivolta a: assistenti sociali e operatori degli Uffici anagrafe, mediatori culturali, docenti delle scuole, operatori dei servizi scolastici ed educativi, collaboratori scolastici, educatrici e pedagogiste dei servizi della prima infanzia.
Quali i contenuti oggetto di approfondimento? Il quadro normativo nelle sue varie “sfaccettature” da una sua evoluzione storica, alle tipologie di permessi di soggiorno e i diritti derivanti, alla protezione internazionale e il sistema di accoglienza, i percorsi di integrazione a livello normativo (vedi ad es. per l’acquisizione della cittadinanza italiana), i soggetti vulnerabili. La formazione è stata anche l’occasione per esplorare temi quali l’approccio interculturale e l’interazione con l’utenza straniera, ciò al fine di una maggiore valorizzazione delle “diversità” e per affiancare e sostenere i servizi nelle eventuali problematicità incontrate nell’interazione con l’utenza straniera.
Lo sviluppo e la sperimentazione di servizi.  I tre partenariati si sono impegnati su questo versante attraverso:

  • il potenziamento della rete degli sportelli già esistenti, valorizzando i luoghi deputati alla raccolta della domanda da parte di cittadini stranieri ma anche l’attivazione di ulteriori luoghi in aree “scoperte”, secondo la logica di “Sportello diffuso”;
  • il potenziamento degli interventi di mediazione interculturale a supporto degli operatori anche attraverso lo strumento della “mediazione a chiamata”;
  • la creazione e lo sviluppo di prodotti informatici e online (es. Web App, siti web) per facilitare la diffusione e fruizione da parte di cittadini di paesi terzi di contenuti specifici, quali in particolare le opportunità e i servizi loro rivolti presenti sul territorio.

La condivisione di buone prassi e l’identificazione di modelli di intervento. I tre progetti hanno in questo senso lavorato attraverso:

  • l’attivazione di luoghi già esistenti per condividere gli strumenti e i prodotti sviluppati e trarre delle indicazioni e suggerimenti in merito alla loro implementazione;
  • la creazione di luoghi di confronto “ad hoc” (vedi ad esempio il “Tavolo territoriale” per l’Ambito di Lodi) con l’obiettivo di condividere metodologie, strumenti e strategie di intervento efficaci che possano essere “messe a sistema”.

 

Considerazioni dalle esperienze e spunti per il futuro

L’esperienza maturata in questi mesi di intenso lavoro ha consentito ai tre progetti di raggiungere risultati importanti in termini di destinatari, sia diretti che indiretti coinvolti e, altresì, di mettere in evidenza una serie di considerazioni, sintetizzabili nei seguenti punti:

  • la necessità di flessibilità dei servizi: in un contesto in continua evoluzione, sia relativamente alle presenze di cittadini stranieri che alle domande/istanze presentate, i servizi non possono essere “statici” ma devono essere in grado di misurarsi continuamente con il cambiamento, anche rapidamente;
  • l’importanza della formazione per gli operatori, sempre più “soli” e con meno occasioni e spazi per un confronto e aggiornamento delle proprie conoscenze;
  • la necessità di proseguire nel lavoro su pregiudizi e stereotipi attraverso la valorizzazione delle culture dei paesi di origine e delle risorse dei cittadini di origine straniera e delle loro famiglie, promuovendo e incentivando connessioni con le comunità presenti.

Quale possibile ruolo per i servizi?
La consapevolezza diffusa è che se “molto è stato fatto, molto si può fare ancora”.
In termini di governance occorre sicuramente prestare attenzione nell’identificare, laddove non presente, un ruolo di regia ben definito e, al contempo, mantenere attive ed alimentare connessioni e varie forme di collaborazione:

  • con il comparto sanitario, come denota la crescente richiesta di interventi di mediazione all’interno dei servizi ospedalieri;
  • con la programmazione territoriale attraverso, ad esempio, una maggiore connessione con gli strumenti già presenti (vedi il Piano di zona);
  • con l’associazionismo e il volontariato, valorizzando le risorse e il contributo sempre più ricco di esperienza che possono offrire.

Infine, il prezioso lavoro svolto attraverso la formazione degli operatori suggerisce di investire ulteriormente nello sviluppo di competenze degli operatori. La disseminazione degli apprendimenti nei propri servizi va sostenuta e l’auspicio è che la prospettiva sia quella di una presa in carico delle persone in quanto “portatrici di valori”: “se le migrazioni hanno cambiato il territorio, il territorio deve ancora cambiare nel modo in cui vede l’immigrazione”.

 


[1] Gli enti capofila degli altri progetti finanziati nell’ambito di questo avviso pubblico sono: Regione Piemonte, Comune di Jesi (An), Università Iuav di Venezia, Regione Campania, Asp Cesena Valle Savio (Fc), Regione Umbria, Università Roma 3, Comune di Isola di Capo Rizzuto (Kr), Comune di Palermo, Università di Napoli, Comune di Modena, Provincia di Mantova. Si ringraziano per i contributi offerti e per la gentile collaborazione l’Ufficio Bandi e Progetti dell’Azienda Speciale Retesalute, Lucia Catenacci per l’Azienda Speciale Consortile Comuni Insieme per lo sviluppo locale e Dina Fiammelli per l’Azienda speciale consortile del Lodigiano per i servizi alla persona.
[2] Vedi documento in allegato.
[3] La dimensione sovra territoriale che si è venuta a delineare ha consentito di coprire attraverso le attività implementate l’intera provincia di Lecco, un’area della provincia di Bergamo e di Brescia per un totale di oltre 150 Comuni.
[4] L’Ambito territoriale si precisa che comprende anche i Comuni di Garbagnate Milanese e Paderno Dugnano.
[5] Complessivamente i Comuni dell’Ambito territoriale di Lodi su cui sono state sviluppate le azioni di progetto sono 62.

2018-06-06T11:16:51+00:00 7 Maggio 2018|Categories: Immigrazione, Nel territorio|