Tra la fine del mese di marzo e i primi di aprile, mentre l’INPS diffondeva i dati dell’Osservatorio Statistico sul REI relativi al primo trimestre del 2018, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali pubblicava un altro documento atteso da tutti coloro che sono attivamente impegnati con l’implementazione di questa misura: le “Linee guida per gli operatori”[1].
Ne presentiamo in sintesi i principali contenuti evidenziandone gli elementi di novità introdotti.

 

I dati dell’Osservatorio statistico sul Reddito di Inclusione

Un primo dato all’interno del documento diffuso dall’INPS è il valore assoluto dei beneficiari del Reddito di Inclusione: complessivamente, a livello nazionale, 110.138 nuclei e 316.693 persone coinvolte.
Va precisato che trattasi di un dato incompleto, in quanto in alcune regioni (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Puglia) si registra un numero di nuclei percettori ancora contenuto. Al momento della rilevazione, infatti, è ancora in corso di completamento l’integrazione applicativa con le misure regionali presenti.
Pur in considerazione di un quadro ancora parziale, i dati mettono in evidenza fin da ora alcuni interessanti elementi:

  • 7 nuclei beneficiari su 10 sono residenti al Sud: il tasso di inclusione, ovvero il numero di persone coinvolte ogni 10.000 abitanti, se a livello nazionale è pari a 52,3, raggiunge il valore di 115,3 al Sud e nelle Isole, dato coerente con il maggior tasso di disoccupazione in queste aree del territorio nazionale (vedi Figura 1);
  • Complessivamente, nella transizione dal SIA al REI, coerentemente con l’ampliamento della platea dei beneficiari ai disoccupati ultra 55enni, si amplia il numero di famiglie con un solo componente ma anche delle famiglie con persone con disabilità: quest’ultimo dato registra, infatti, un incremento dal 12,9% al 19,6%;
  • Gli importi medi mensili in relazione al numero di componenti dei nuclei familiari beneficiari sembrano mettere in evidenza una maggiore “generosità” del REI rispetto al SIA: se l’importo medio mensile con il SIA era, infatti, pari a € 245, tale importo sale a € 297.

Figura 1. Tasso di inclusione (numero di persone coinvolte ogni 10.000 abitanti) – Fonte dati: INPS

figura 1

Nel contesto fin qui tratteggiato, in Regione Lombardia l’INPS segnala 7.480 nuclei per un numero complessivo di 19.775 persone coinvolte, pari, rispettivamente al 6,8% e al 6,2% sul dato nazionale.
Trova conferma anche in Lombardia il dato sul maggior importo medio mensile del REI rispetto al SIA: € 258,26 rispetto a € 228,39.

 

Le Linee Guida per gli operatori    

Il documento, ricco e dettagliato, riporta per punti i principali aspetti operativi connessi all’implementazione della misura, offrendo importanti elementi in particolare per quanto riguarda il passaggio dal SIA al REI e una serie di informazioni utili per gli operatori in merito alle modalità di erogazione e alla stesura dei progetti personalizzati.
Rimandando alla lettura del documento per una maggiore completezza, ne riprendiamo alcuni contenuti che riteniamo rilevanti per gli operatori dei servizi.

Le funzioni dei Comuni e degli Ambiti territoriali per l’attuazione del REI
In continuità con quanto già previsto dalla sperimentazione del SIA, i Comuni, in forma singola o associata, sono insieme a INPS i soggetti attuatori della misura. I Comuni, coordinati a livello di Ambiti territoriali, sono responsabili della definizione dei progetti personalizzati di attivazione sociale e lavorativa ed è a livello di Ambito territoriale che vengono identificati i punti di accesso al REI. Le funzioni attribuite a Comuni e Ambiti riguardano, dunque, in particolare:

  • L’attività di comunicazione istituzionale, ovvero il favorire la conoscenza del REI tra i potenziali beneficiari anche mediante campagne informative;
  • Il raccordo con altri enti e amministrazioni attraverso il coinvolgimento degli organismi del Terzo settore, delle parti sociali, degli altri organismi produttivi del territorio e della comunità territoriale;
  • La verifica sul possesso dei requisiti di residenza e cittadinanza del REI da parte dei nuclei familiari ed altri controlli di competenza riguardanti, ad esempio, l’effettiva composizione del nucleo familiare rispetto alla dichiarazione ISEE che determina l’effettiva situazione di bisogno;
  • La programmazione territoriale attraverso la declinazione della specifica sezione del Piano di zona dedicata al contrasto alla povertà;
  • La facilitazione per l’accesso dei beneficiari al REI o ad altre prestazioni sociali di cui i Comuni sono titolari.

Il passaggio dal SIA al REI
Com’è noto, dal 1° novembre 2017, il SIA non può più essere richiesto. I nuclei beneficiari continueranno a percepire il contributo economico per tutta la durata e secondo le modalità previste ma a partire dal 1° gennaio 2018 sono abilitati al prelievo di contante, entro il limite previsto per il REI di € 240 al mese.
I beneficiari del SIA possono richiedere la trasformazione in REI: la durata massima di fruizione dei benefici è stabilita in questo caso in 18 mesi. Nel caso di trasformazione del SIA al REI, fino al raggiungimento del periodo massimo di durata del SIA (12 mesi), viene garantito il mantenimento del beneficio economico che nel momento della trasformazione risulta essere il più favorevole.
Tra le differenze rilevanti nel passaggio da una misura all’altra, oltre all’inclusione tra i beneficiari dei disoccupati ultra cinquantacinquenni, va segnalato che:

  • tra i requisiti di accesso al REI non è più prevista la scala di valutazione multidimensionale del bisogno utilizzata per il SIA. Per selezionare i beneficiari si fa riferimento ai diversi indicatori che compongono l’ISEE. È stato inoltre introdotto l’ISRE[2];
  • nella determinazione del beneficio economico del REI si tiene conto della percezione da parte dei componenti il nucleo di altri trattamenti assistenziali, ad esclusione di quelli non sottoposti alla prova dei mezzi, e di eventuali redditi rilevati nell’ISEE (ISR);
  • nel REI i trattamenti assistenziali, esclusi quelli non sottoposti alla prova dei mezzi, vengono considerati ai fini del calcolo del beneficio economico.

La presentazione della domanda: i punti per l’accesso al REI
La domanda per il REI deve essere presentata presso il Comune di residenza o presso specifici punti per l’accesso identificati dai Comuni, che si coordinano a livello di Ambiti territoriali. L’elenco deve essere comunicato da ciascun ambito territoriale all’INPS, alla regione di competenza e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che ne darà diffusione sul proprio sito istituzionale. Per la fase di avvio della misura, i punti di accesso al REI sono gli stessi già utilizzati per il SIA, salvo diverso avviso del Comune da portare a conoscenza della cittadinanza.
Presso i Punti per l’accesso al REI si potranno avere informazioni, consulenza e orientamento sulla rete integrata degli interventi e dei servizi sociali e, qualora ricorrano le condizioni, anche assistenza nella presentazione della domanda. Inoltre, il Comune può individuare altre strutture (es. CAF, patronati) per la sola presentazione della domanda REI da parte dei cittadini.

Riconoscimento e modalità di erogazione del REI
I Comuni raccolgono le domande ed effettuano le verifiche di loro competenza relativamente ai requisiti di residenza e di soggiorno di colui che richiede il REI. Tali requisiti devono sussistere sia al momento della presentazione della domanda che per tutta la durata dell’erogazione della misura. Spetta inoltre ai Comuni l’eventuale verifica dell’effettiva composizione del nucleo familiare rispetto alla dichiarazione ISEE.
I Comuni trasmettono all’INPS le informazioni contenute nel modulo di domanda REI e l’esito delle verifiche entro 15 giorni lavorativi dalla ricezione della stessa. Si sottolinea l’importanza del rispetto di tale termine al fine di evitare il pagamento di benefici indebiti e di non comprimere i tempi per la definizione del progetto personalizzato. Rispetto a questo viene precisato che:

  • Per le domande presentante fino a dicembre 2018, le amministrazioni interessate avranno a disposizione 6 mesi per comunicarne l’avvenuta sottoscrizione, pena la sospensione del beneficio;
  • Per le domande presentate dal 1° gennaio 2019 il versamento del beneficio sarà disposto dall’INPS solo dopo la comunicazione dell’avvenuta sottoscrizione del progetto personalizzato e decorrerà dal mese successivo alla richiesta.

Il progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa
Il Progetto personalizzato, coerentemente con quanto già previsto nella sperimentazione del SIA, viene predisposto dai servizi sociali del Comune in rete con i servizi per l’impiego, i servizi sanitari e le scuole, nonché con i soggetti privati attivi nell’ambito degli interventi di contrasto alla povertà, con particolare riferimento agli enti non profit.
Il Progetto riguarda l’intero nucleo familiare e prevede specifici impegni da parte della famiglia e interventi di supporto da parte dei servizi competenti, stabiliti sulla base di una valutazione multidimensionale delle problematiche e dei bisogni.
La valutazione è organizzata in un’analisi preliminare e in una più approfondita, qualora la condizione del nucleo familiare sia più complessa. Se in fase di analisi preliminare dovesse emergere che la situazione di povertà è esclusivamente connessa alla mancanza di lavoro, il Progetto personalizzato è sostituito dal Patto di servizio o dal Programma di ricerca intensiva di occupazione. L’équipe multidisciplinare viene a costituirsi solo laddove, in esito all’analisi preliminare, emerga invece la necessità di sviluppare un quadro di analisi approfondito.
La durata del progetto può anche eccedere la durata del beneficio economico. Il progetto personalizzato è definito attraverso la partecipazione del nucleo familiare, che deve essere coinvolto anche nel monitoraggio e nella valutazione del progetto.
Nel caso in cui il progetto dovesse essere sottoscritto in ritardo, l’erogazione del beneficio verrebbe momentaneamente sospesa per poi essere riattivata quando il nucleo dovesse sottoscriverlo.

Sanzioni e/o sospensioni del beneficio economico
In caso di mancato rispetto degli obblighi di condizionalità assunti con la sottoscrizione del Progetto personalizzato sono previste le seguenti sanzioni e/o sospensioni del beneficio economico:

  • Sanzioni per mancata presentazione alle convocazioni o agli appuntamenti previsti dal progetto personalizzato;
  • Sanzioni per violazioni del patto di servizio personalizzato sottoscritto presso il centro per l’impiego;
  • Sospensione per mancato rispetto di altri impegni previsti dal progetto personalizzato;
  • Sanzioni a seguito di dichiarazioni mendaci in sede di DSU.

I servizi competenti (i Comuni e i Centri per l’impiego) comunicano, nelle modalità stabilite dall’INPS, i fatti suscettibili a dar luogo alle sanzioni entro e non oltre cinque giorni lavorativi dal verificarsi dell’evento da sanzionare e, comunque, in tempo utile ad evitare il versamento della mensilità successiva. Sarà l’INPS a rendere noti gli eventuali conseguenti provvedimenti di decadenza dal beneficio.

 

Primi punti di attenzione

La lettura dei dati INPS e delle Linee guida, in considerazione anche di quanto abbiamo potuto osservare nel primo anno di sperimentazione del SIA, ci suggeriscono di prestare attenzione nei prossimi mesi ad una serie di elementi, tra i quali possiamo fin da ora indicare:

La comunicazione istituzionale, a cura di Comuni e Ambiti, relativamente all’accesso e alla presa in carico. L’ampliamento del target dei beneficiari della misura, con una conseguente intercettazione di persone e famiglie non note ai servizi, può richiedere nuovamente agli operatori, almeno nei primi mesi, la necessità di precisare come la corresponsione del contributo economico sia legata alla sottoscrizione e adesione ad un progetto personalizzato. Questo aspetto della presa in carico risulta essere stato uno dei principali motivi di incomprensione con i beneficiari e sembrerebbe presentarsi, sebbene sia un dato ancora da verificare, nel momento in cui la presentazione della domanda avviene attraverso punti di accesso esterni ai servizi (es. Caf/Patronati).

Il rispetto delle procedure indicate, in particolare delle tempistiche previste relativamente al flusso e alla circolazione delle informazioni con INPS. L’esperienza maturata con il SIA mette in evidenza il rischio dell’accumularsi di ritardi con conseguenti ricadute nei tempi a disposizione degli operatori per la stesura dei progetti personalizzati con i beneficiari, laddove previsti.

Il consolidamento delle reti di collaborazione. Nel momento in cui il quadro dei beneficiari della misura dovesse modificarsi, come i primi dati sull’implementazione della misura diffusi da INPS sembrerebbero suggerire, diventa sempre più importante il raccordo con gli altri servizi territoriali: in primis il Centro per l’Impiego per quanto riguarda i Patti di servizio che ma anche i servizi sanitari per quanto riguarda le persone con disabilità.

L’integrazione con gli altri interventi e misure di contrasto alla povertà: quanto gli Ambiti, attualmente impegnati nella stesura dei Piani di zona, riusciranno nel cogliere la sfida dell’integrazione del REI all’interno della programmazione territoriale?

 


[1]Tra le comunicazioni del Ministero va altresì segnalato il “Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà 2018-2020”. Su questo documento e lo scenario che verrebbe a delinearsi in Regione Lombardia è in preparazione un ulteriore contributo.
[2] L’ISRE rappresenta l’indicatore reddituale dell’ISEE (ISR) diviso per la scala di equivalenza ISEE al netto delle maggiorazioni. Si rimanda per ulteriori dettagli al paragrafo 4.2 del documento.[/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]