Un bando può fare comunità? L’esperienza del Progetto #VAI

Contributo di D.Chinello – responsabile del progetto Asc Comuni Insieme per il sociale e V.Ghetti – consulente e coordinatrice dell’azione di attivazione comunitaria

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8 maggio 2018

L’esperienza del progetto #VAI di welfare comunitario sull’attivazione di cittadini a contrasto della vulnerabilità emergente. Un bando a finanziamento di idee sostenute da gruppi informali orientate alla generazione di economie collettive e legami soldali.



 

L’attivazione dei cittadini a supporto delle vulnerabilità emergenti

Il progetto #VAI – Verso una cittadinanza che crea vicinanza, attivazione e innovazione – www.progettovai.it è una delle sperimentazioni di welfare comunitario che si sta realizzando in Lombardia grazie al programma finanziato dalla Fondazione Cariplo Welfare in Azione (WiA ). Un progetto che interessa l’Ambito di Garbagnate Milanese (8 comuni, area nord ovest dell’hinterland, 192.300 abitanti) e aggrega un partenariato di 8 soggetti del territorio (capofila pubblico Azienda Comuni Insieme e 7 partner del terzo settore). Come molti progetti delle prime edizioni del Bando WiA, #VAI ha messo al centro della riflessione trasformativa la questione emergente della crescente vulnerabilità all’interno della propria comunità, condizione non ancora sfociata in marginalità conclamata (area tipica di intervento del welfare tradizionale), ma manifestazione – spesso inedita, effetto della crisi socio economica – di difficoltà nell’affrontare eventi della vita quali la perdita del lavoro, conflitti e separazioni famigliari, lutti, malattie, persino nascite…  In sintesi, precarietà economica e lavorativa unite ad assenza di legami sociali in grado di offrire sostegno. Due le linee d’azione principali su cui si muove l’intero progetto: la creazione di occasioni di economie collettive che consentano consumi più sostenibili e la rigenerazione di legami e relazioni sociali solidali.

Tra le iniziative promosse ve n’è una che sta riscuotendo interesse e anche qualche successo, il Bando Generare legami. L’idea di per sé è semplice: chiamare i cittadini che abitano quella comunità a concorrere alle finalità del progetto, mediante l’emanazione di un bando che mette in palio risorse economiche (3.000 euro massimo a progetto) per la realizzazione di idee coerenti con tali finalità. Idee generate e realizzate da gruppi informali di cittadini (non organizzati dunque) di almeno 10 persone. Si è appena conclusa la seconda edizione del Bando e questi sono risultati: nella prima edizione sono stati messi in palio 30.000 euro e selezionati 14 progetti meritevoli, incrementando il finanziamento complessivo a quasi 40.000 euro. Il secondo, appena concluso, ha messo in palio 50.000 e, anche in questo caso, individuato 22 progetti per un finanziamento di oltre 60.000 euro

[1]. Nel primo bando sono stati sostenuti progetti riguardanti 6 comuni su 8, mentre nel secondo si è raggiunta la totale copertura territoriale. Nel complesso, ad oggi, quasi 400 cittadini attivi sono mobilitati per la realizzazione di progetti che promuovono sul territorio a) occasioni di riuso, riciclo, baratto e scambio; b) iniziative collettive di riqualificazione di luoghi pubblici e c) azioni specifiche volte a creare legami e relazioni solidali tra cittadini (occasioni di ritrovo, di condivisione di interessi, feste ed eventi conviviali…). Intorno a queste attivazioni sono stati raggiunti e coinvolti oltre 1000 cittadini.

 

Le scelte metodologiche

Idea già vista, certo, ma allora dove è la novità? L’elemento trasformativo che Generare legami ha messo in campo crediamo sia nell’impostazione che è stata data allo strumento e nella gestione del processo di partecipazione attiva della cittadinanza. L’elemento fondamentale che #VAI ha proposto non è tanto il meccanismo selettivo del bando pubblico e i 3.000 euro di finanziamento alle idee dei cittadini, quanto piuttosto l’azione di supporto messa in campo, ovvero le modalità con cui è stata accompagnata l’implementazione del dispositivo.

Riprendendo alcune parole chiave suggerite da Gino Mazzoli in un precedente articolo pubblicato su questo sito, tale metodo ha riguardato:

  • primo, l’operazione di scouting che è stata avviata in concomitanza con l’avviso pubblico. La presenza di un bando rivolto ai cittadini e finalizzato alla loro attivazione a favore della comunità non è stato comunicato unicamente attraverso le abituali modalità di promozione (avviso sui siti web delle istituzioni e delle realtà del territorio, cartellonistica, stampa e media…) ma è stata messa in campo, da parte dei partner di progetto, un’operazione di ricerca, di intercettazione di gruppi informali esistenti, da informare e sensibilizzare rispetto all’opportunità presentata, di scouting appunto. Questo ha significato promuovere incontri ad hoc, anche di tipo conviviale, con la collaborazione di attori locali e all’interno di luoghi delle comunità (parrocchie, associazioni, biblioteche…) ma anche girare per i quartieri, interpellando le antenne naturali (baristi, parrucchieri, commercianti, associazioni sportive…). E’ così che è stato possibile realizzare una piena copertura territoriale, sperimentando l’attivazione della cittadinanza in tutti e gli 8 comuni dell’ambito.
  • Secondo, l’azione di tutoring ovvero l’accompagnamento dei gruppi di cittadini da parte degli operatori sociali nella fase di definizione dell’idea per cui attivarsi (cosa fare, dove, come) e di organizzazione del gruppo (come stare insieme, con che ruoli, come coordinarsi…) ma soprattutto nell’assunzione degli obiettivi di progetto, ovvero nella connessione della propria idea con la questione “vulnerabilità”. Un’operazione interessante perché ha aperto inediti spazi di riflessione tra i cittadini rispetto a quanto la propria iniziativa, generalmente dettata da un interesse personale o da una passione individuale, potesse diventare non solo occasione di condivisione ma anche opportunità utile per altri.
  • Terzo, monitoring ovvero un affiancamento che si è mantenuto anche a seguito del finanziamento del progetto e orientato a fornire supporto nella gestione di aspetti potenzialmente disincentivanti, come ad esempio la rendicontazione delle spese richiesta dall’utilizzo di denaro pubblico o la gestione delle autorizzazioni per la realizzazione di iniziative; ma anche nel processo di collaborazione tra cittadini come la gestione di momenti di conflitto, la tenuta degli obiettivi progettuali, la lettura riflessiva sui risultati progressivamente raggiunti…

 

Gli apprendimenti e le sfide ancora aperte

Tante delle iniziative realizzate in questo biennio grazie all’iniziativa dei gruppi di cittadini sostenuti da #VAI sono raccontate nei canali visual del progetto, pagina facebook e sito web, ed è stato prodotto anche un video che ne offre testimonianza (@progettovai ). Il progetto ha davanti a sé ancora un anno di lavoro e l’azione di comunità avrà comunque occasione di proseguire, grazie alla connessione con un altro programma a cui il territorio è riuscito a connettersi, ovvero il progetto RICA finanziato da PON Metro sul Bando periferie. Ma dopo questi due anni di esperienza ci sono già alcuni aspetti che rappresentano primi apprendimenti di questa azione di progetto.

Si è compreso il valore della “posta in palio” come fattore attivante. Senza lo stimolo dei 3.000 euro le idee dei cittadini non si sarebbero trasformate in progetti e persone non abitualmente così attive, non si sarebbero spinte a ingaggiarsi per la realizzazione di una idea. I 3.000 euro hanno fatto percepire da un lato l’impegno delle istituzioni ha riconoscere il valore di un ingaggio (così come i cittadini mettono competenze, tempo, risorse, anche le istituzioni concorrono); dall’altro la possibilità stessa di realizzare le idee senza rischiare di “rimetterci troppo del proprio” (acquistare materie prime, noleggiare attrezzature, pagare servizi…). Ma la cifra è decisamente contenuta rispetto al beneficio generato ed è risultata assolutamente sufficiente, basti pensare che diversi progetti hanno faticato a spendere la quota assegnata perché l’attivazione ha messo poi in circolo risorse inedite e gratuite che hanno fatto venir meno la necessità delle spese ipotizzate.

Inoltre, si è compreso meglio quanto il punto di partenza da cui muovono i cittadini per poi poter condividere, è comunque un interesse, una passione, una questione problematica prima di tutto individuale. Il bando ha toccato proprio queste corde, una tensione personale (poter godere di uno spazio verde sino a quel momento poco accessibile, trovare un contesto dove praticare un proprio interesse, migliorare le relazioni del proprio contesto condominiale…), condivisa in piccolo gruppo e portata poi come opportunità per un intero contesto abitativo, quartiere, addirittura un comune. Questo interroga molto sugli spazi d’azione con cui stimolare e sostenere l’ingaggio volontario dei cittadini a supporto del benessere collettivo e sollecita riflessioni rispetto a come modificare l’abituale ricerca di collaborazioni volontarie anche per servizi e interventi strutturati del sociale.

O ancora, che lavorare per l’attivazione comunitaria richiede un cambio significativo di paradigma. Operatori orientati alla ricerca e connessione tra diversi soggetti prima, e focalizzati su un supporto discreto e capacitante poi, senza sostituirsi ma facendo sentire una costante presenza. In questi mesi gli operatori delle cooperative che hanno seguito da vicino l’azione del Bando Generare legami, hanno praticato un modo nuovo di occuparsi di progettualità di rilevo sociale, mettendosi “a lato” dei gruppi, sollecitandoli a scoprire risorse inimmaginate e sostenendoli per il loro miglior impiego. Un nuovo posizionamento che ha significato però anche fare i conti con il fatto che “il timone” non è nelle mani dell’operatore sociale, ed anche accettare significative dosi di incertezza e indefinitezza.

Dopo il primo anno di esperienza, la cosa che più frequentemente hanno riportato i gruppi è stato il fatto di aver sperimentato che è possibile. L’avercela fatta, a concretizzare un desiderio, un’idea, un’intuizione, è il principale risultato raggiunto. Sicuramente rimangono aperte ancora molte sfide.

Il tema dell’allargamento della platea è uno snodo fondamentale per il futuro. Il fatto che il bando abbia attirato e raggiunto una prevalenza di soggetti già predisposti alla partecipazione attiva nelle proprie comunità di appartenenza, è un tema di per sé inevitabile, ma da cui evolvere. L’orientamento alla vulnerabilità è una chiave interessante con cui aprire a platee inedite.

Il consolidamento delle competenze dell’operatore sociale. Il bando ha reso necessario mettere in campo uno sguardo diverso, è importante rafforzare le basi teoriche e metodologiche di questo approccio, sostenerne una maggiore consapevolezza e dare evidenza degli esiti che può generare, in modo che non venga lasciato spazio a facili svalutazioni.

Infine l’inclusione di questo tipo di azione sociale nella programmazione locale, consolidando l’attivazione dei cittadini – e l’accompagnamento che necessita – quale azione strutturale del welfare locale.

 

[1] Il finanziamento aggiuntivo è stato possibile grazie alla scelta di investimento straordinario effettuata dall’Ufficio di Piano

2018-06-06T11:16:48+00:00 8 maggio 2018|Categories: Nel territorio, Programmazione e Governance|Tags: , |