La formazione dei tutori volontari per MSNA in Lombardia

Intervista a Susanna Galli, Responsabile Servizio Formazione per le Professioni Sociali, terzo settore e le Pari Opportunità, Città Metropolitana di Milano

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21 maggio 2018

Dopo l’articolo di gennaio 2018 in cui abbiamo proposto una prima analisi della legge 47/2017, detta anche legge Zampa, che definisce un quadro giuridico nazionale sui minori stranieri non accompagnati, proponiamo ora un approfondimento su quanto sta emergendo, in termini di analisi e riflessioni, dall’avvio dei corsi di formazione per i tutori volontari in Lombardia.



Quali dati descrivono le domande e le candidature a tutore volontario pervenute in Regione Lombardia?

Tra il 19 luglio 2017 e il 31 dicembre 2017, in Lombardia sono pervenute, presso gli uffici del Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Lombardia, 478 candidature a tutore volontario e tra ottobre e il 31 dicembre 2017 sono stati realizzati 253 colloqui conoscitivi. A gennaio 2018 il Garante ha ripreso i colloqui conoscitivi.
Delle 253 persone candidate incontrate nel 2017, abbiamo analizzato alcuni dati.

Figura 1

figura 2

figura 3

figura 4

 

I profili delle persone candidate sono profili interessanti e aprono alcune riflessioni.
Certamente, questo “primo giro” di candidature ha attinto in tipologie di persone già sensibili, competenti, con profili professionali “alti”, tra cui un buon numero di avvocati (49).
Questo dato seppur positivo, segnala anche qualche preoccupazione. Fino ad oggi le candidature sono pervenute “dall’universo delle persone già sensibili”, temo che non siamo ancora riusciti a scalfire davvero la permeabilità del territorio e a generare una sensibilità diffusa non solo tra chi “già sensibile” a questi temi, per esperienza professionale  o per un impegno sociale che appartiene alla biografia del singolo.

 

Che tipo di lavoro formativo avete realizzato?

Fino ad oggi abbiamo realizzato tre percorsi formativi, sviluppati all’interno di un accordo tra Città metropolitana di Milano  il Consiglio regionale della Lombardia e il Garante, relativo all’anno 2017. I tutori volontari formati sono stati 80 e l’11 maggio 2018 è partito il primo dei  6 percorsi formativi previsti per il 2018.
Per la progettazione dei percorsi formativi, Città metropolitana ha scelto di aprire una manifestazione di interesse pubblica per individuare i soggetti con i quali realizzare le azioni formative e per selezionare soggetti di qualità che fossero esperti di diritto internazionale, di migrazioni e di processi formativi.
Si sono candidati la Camera minorile che ha partecipato con ASGI e Avvocati per niente, Terre Nuove e Codici.
Oltre alla selezione dei soggetti e delle competenze utili alla formazione, il lavoro che abbiamo cercato di accompagnare, come Città Metropolitana, è stato quello di provare a “mettere in filiera” le autorità e i soggetti che hanno responsabilità e competenze specifiche in materia di MSNA, quali, in primis, il Garante  regionale e le due autorità giudiziarie, il TM di Brescia e il TM di Milano. Il lavoro progettuale sulla formazione  ha generato una  importante sinergia non solo  con il Garante  regionale ma anche con  i due Presidenti dei Tribunali dei minorenni di Brescia e Milano, nel rispetto delle indicazioni del Garante Nazionale (la Legge Zampa soprattutto nell’atto di modifica, prevede una funzione di monitoraggio del garante Nazionale su tutto il territorio nazionale) e la contestualizzazione del modello nazionale sulle specificità regionali.

 

Quali riflessioni o indicazioni stanno emergendo dal lavoro formativo avviato con i tutori volontari?

Ciò che è sempre più evidente, e i percorsi formativi lo hanno messo in luce con ancora più chiarezza, è che stiamo chiedendo ai tutori volontari qualcosa di davvero molto complesso e delicato.
Di fatto, il tutore volontario, per i compiti e le responsabilità che gli competono, è per molti versi  equiparato alla figura del curatore speciale, con la differenza non irrilevante che la figura del  curatore speciale/avvocato del minore è normata dal codice civile e  per la competenza penale da una legge che integra il codice di procedura penale;  d’altro canto il curatore /avvocato del minore  è una figura che entra a pieno titolo nel rito minorile sia nel civile che nel penale, è retribuita (nella maggior parte dei casi dal patrocinio a carico dello Stato) e selezionata in base a competenze e formazioni qualificate,  all’interno  del procedimento minorile che ha regole è prassi consolidate.
I tutori volontari hanno la rappresentanza civile, penale e amministrativa dei minori, ma sono decisamente meno tutelati.
I tutori volontari che ho incontrato durante i corsi di formazione non hanno sempre una chiara cognizione della complessità del loro ruolo e della complessità dei processi e delle responsabilità che dovranno gestire e rappresentare. Moltissimi dei candidati a tutore volontario hanno interpretato la loro candidatura come scelta di “genitorialità sociale” e connotano la funzione del tutore volontario come funzione prevalentemente relazionale e orientata all’accompagnamento educativo, sottovalutando la rappresentanza civile, penale e amministrativa che caratterizza invece, il ruolo del tutore e il carico di impegno che questo comporta.
Se il minore deve chiedere i documenti, il permesso di soggiorno è il tutore volontario che  deve essere in grado di  capire le istanze che vengono proposte  e avere la disponibilità organizzativa e di tempo per recarsi nei luoghi e negli uffici necessari. Tra i tutori volontari spesso non è chiaro che questo “lavoro” non lo si può fare  nei “ritagli” di tempo: la Commissione della Prefettura per esempio, non si riunisce quando il tutore ha tempo, ma ha tempi e scadenze vincolanti, così come se il Tribunale per i minorenni  convoca in un certo giorno a un orario definito, il tutore non si può sottrarre.
Basti pensare che, molto più semplicemente, la partecipazione alla formazione da parte dei tutori volontari è stata complicata perché è stato complicato l’incrocio tra la calendarizzazione degli incontri e le disponibilità e i tempi delle persone. Non è un caso, credo, che i curatori speciali siano degli avvocati: perché hanno competenza, sono in grado di autotutelarsi e perché essendo liberi professionisti  sono in grado, di gestire in modo flessibile i loro tempi e le loro disponibilità.
Con la Legge Zampa, abbiamo predisposto un interessante progetto di genitorialità sociale, ma ci sono due “dettagli” ai quali non si è pensato e che rischiano, se non previsti, di limitare l’operato dei tutori volontari: la tutela, attraverso una assicurazione (i tutori non sono assicurati) e la possibilità di usufruire di  permessi retribuiti dal lavoro (definendo ovviamente, un massimo di numero di ore all’anno), che riconoscano questa funzioni al pari di un servizio offerto allo Stato.
Non ultimo, credo sia importante che i Tribunali per i minorenni mettano a punto un vademecum, una sorta di allegato all’atto di nomina che chiarisca quali sono compiti, funzioni e responsabilità del tutore volontario. Oggi la legge è ancora troppo vaga e rischiamo, a fronte di una non chiarezza, che qualcuno si improvvisi o, al contrario, si annichilisca e non faccia nulla.

La progettazione e realizzazione dei primi tre percorsi formativi ha fatto emergere alcune riflessioni importanti intorno alle quali è nata l’idea di candidare un progetto sui fondi FAMI per proseguire nelle azioni e nelle strategie di sostegno e sviluppo delle azioni a favore dei minori stranieri non accompagnati.
Abbiamo presentato un progetto FAMI di cui Città Metropolitana è capofila e al quale partecipano il Comune di Milano, il Garante Regionale per l’Infanzia e i tre soggetti che già collaborano con Città Metropolitana per la conduzione dei percorsi formativi, sostenuto dai  due Tribunali per i minorenni.
Il progetto prevede alcune macro azioni, tra loro fortemente sinergiche:

  • lo sviluppo dei percorsi di formazione dei tutori volontari;
  • la costruzione di comunità di pratiche con i tutori già nominati, con una funzione di sostegno e accompagnamento dei tutori volontari anche a formazione conclusa;
  • la realizzazione di percorsi di lavoro con i ragazzi minori stranieri non accompagnati, per valorizzarne, oltre ai profili traumatici, anche percorsi e competenze sviluppate nei processi migratori;
  • la realizzazione di una filiera di azioni sperimentali a supporto del lavoro dello SPRAR di Milano e con l’idea di coinvolgere anche i progetti in corso nella cinta metropolitana;
  • la realizzazione di percorsi di formazione diffusa di approfondimento sui temi degli msna e dei migranti di seconda generazione, rivolti all’area dei decisori politici, dei tecnici e del terzo settore.

La formazione dei tutori volontari è stata certamente una azione pilota che ha permesso di costruire ulteriori piste di lavoro che saranno efficaci e di qualità se saranno in grado di connettere e integrare i diversi soggetti istituzionali e di sostenere delle buone pratiche a livello regionale, in un’ottica di sistema.

2018-06-06T11:16:47+00:00 21 maggio 2018|Categories: Immigrazione, Nel territorio|Tags: |