L’indennità di accompagnamento rappresenta il principale intervento del sistema centrale (INPS) per sostenere i bisogni assistenziali delle persone non autosufficienti. Le risorse assicurate attraverso questa prestazione costituiscono un importante tassello nella risposta ai bisogni dei singoli territori. Pur non essendo l’unico beneficio connesso al riconoscimento della condizione di invalidità, l’andamento dei beneficiari ammessi a questo beneficio monetario è particolarmente rappresentativo della possibilità di ottenere il riconoscimento amministrativo della condizione di disabile/non autosufficiente e dei sostegni che ne conseguono.
Recentemente l’Istat ha aggiornato al 2016 le statistiche sui beneficiari di queste prestazioni[1] . Ciò consente di rappresentare la situazione regionale, seguirne l’evoluzione storica e fare alcuni confronti con le altre regioni.

Come sta cambiando la fruizione dell’indennità nella regione

Nel 2016 nella regione risultavano  circa 293.000 titolari dell’indennità (sono stati conteggiati sia i pensionati che beneficiano esclusivamente di questa prestazione, sia coloro che ne beneficiano insieme ad altre prestazioni di invalidità civile).
Rispetto a questo totale di beneficiari si osserva una prevalenza  degli anziani (71,8% per il complesso degli over 65enni), mentre gli adulti rappresentano il 16,3% dei titolari; i minori – qui considerati fino al 19° anno in relazione alla disponibilità dei dati – pesano per il 12% (Fig. 1).
Questi rapporti di importanza tra le varie classi di età si sono modificati nel corso degli ultimi anni. Seguendo l’evoluzione numerica dei titolari dell’ultimo quinquennio si osserva infatti un’accelerazione molto pronunciata del numero di beneficiari nei minori ( tra il 2012 e il 2016 +22% nei bambini under 4 anni e +37% nella fascia 5-19 anni), una sostanziale stabilità negli adulti e una crescita tutto sommato modesta del numero dei beneficiari anziani (+4,1% nell’ultimo quinquennio). Si è soliti pensare che l’invecchiamento della popolazione sia il principale driver dell’espansione numerica dei beneficiari dell’indennità, convinzione che tuttavia sembra essere smentita dalle evidenze più recenti  (Fig. 1): tra il 2012 e il 2016 il peso dei minori sul totale dei beneficiari è passato dal 9,5 al 12%, mentre si è ridimensionata la quota rappresentata da beneficiari anziani (dal 73,4 al 71,8%).
Si tratta di fenomeni in atto da tempo che risultano confermati dalle statistiche relative all’ultimo biennio disponibile.  Non interessano solo la Lombardia, dal momento che tendenze simili si riscontrano in tutto il Paese (si veda un articolo dedicato).

Diapositiva1E’ utile un confronto tra l’ andamento del numero di beneficiari e le dinamiche demografiche delle varie fasce di età (Fig. 2 e 3). Per quanto ovvio, la maggiore diffusione in termini relativi si riscontra negli anziani, in particolar modo nei “grandi anziani” identificabili negli (ne beneficiano il 35,98% tra degli ultra 85enni), una quota che scende quando si considerano gli anziani della fascia media (8,94% tra i 75 gli 84 anni) e ancora di più nella fascia 65-74 (2,44%). Negli adulti la copertura è decisamente limitata (0,8%), mentre nei minori, in particolar modo tra i 5 e i 19 anni la diffusione è nettamente superiore rispetto alla situazione che si osserva dopo il raggiungimento della maggiore età.
Una tendenza di medio periodo che si osserva in Lombardia è quella della crescita della quota di minori che beneficiano di questa prestazione, andamento proseguito anche nell’ultimo biennio disponibile (Fig. 2). Infatti nei bambini al di sotto dei 4 anni si è passati, con una crescita continua, dallo 0,69% del 2012 allo 0,90% del 2016 e, analogamente, tra i 5 e i 19 anni la diffusione ha raggiunto il 2,2%, rispetto all’1,7% dell’anno base.
Come osservato nella precedente analisi al riguardo questo fenomeno potrebbe essere spiegato con un aumento della consapevolezza da parte delle famiglie dei propri diritti e da una maggiore capacità diagnostica.
Questa spinta espansiva nei minori non sembra ancora essersi tradotta in crescita della diffusione tra gli adulti[2], classe nella quale il livello di copertura resta costante nel tempo.

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Per quanto riguarda gli anziani le tendenze di medio periodo sono quelle di un generale ridimensionamento del livello di copertura, spinta che è proseguita anche dopo il 2014 (Fig. 3). Come sottolineato nel precedente articolo al riguardo, mentre negli anziani più giovani la riduzione della quota di beneficiari può essere spiegata dal generale miglioramento delle condizioni di vita e dal ritardo nella comparsa dei fattori invalidanti dell’invecchiamento, sembra improbabile che un deciso miglioramento stia interessando i grandi anziani. Piuttosto è probabile che, per fronteggiare l’aumento delle richieste negli anziani, nel tempo ci si stia orientando ad una maggiore severità nella valutazione, sotto la pressione della limitatezza delle risorse.
Per i grandi anziani il 2016 è l’anno in cui tale tendenza al ribasso si arresta, come se la stretta avesse raggiunto il proprio massimo di comprimibilità.

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Un confronto infraregionale

La disponibilità di dati per provincia consente di confrontare la copertura dei vari territori nelle diverse fasce di età.
Ad esempio, se si considerano i grandi anziani,  l’indicatore oscilla da una copertura minima assoluta di Varese Milano e Monza (32/33%) al valore massimo di Sondrio, dove quasi un over 85enne su due beneficia dell’indennità.
Anche tra i bambini più piccoli la variabilità è molto pronunciata, dal minimo di Mantova e Milano (0,77/0,78%) al massimo  di Lecco (1,17%), con valori elevati anche a Lodi e Cremona (1,11 e 1,12%).
In ogni caso, in alcuni territori sembra esserci una maggiore facilità di accesso all’indennità che si ripresenta nelle varie fasce di età (si confrontino le varie colonne della Tab. 1) : ad esempio Pavia e Sondrio, generalmente, nella quasi totalità delle classi, evidenziano una copertura quasi costantemente medio alta; la situazione opposta si riscontra a Milano e Monza, i territori dove l’accesso all’indennità appare più severo.

Si tratta di evidenze che difficilmente sembrano giustificabili da diversi livelli di incidenza di fattori invalidanti e, piuttosto, sembrano il risultato di una variabilità negli orientamenti nella valutazione da parte delle commissioni territoriali.

Si è tentanto infine di sintetizzare la situazione degli anziani, con un indicatore complessivo dell’incidenza sugli over 65. Come anticipato, non tutti gli anziani sono uguali e i confronti tra i territori sono condizionati dalla concentrazione di grandi anziani rispetto agli anziani più giovani. Si è cercato dunque di neutralizzare il fattore “struttura per età degli anziani”, facendo ricorso ad una standardizzazione: nella Tab. 3, colonna A è riportato il tasso di beneficiari anziani nell’ipotesi che tutte le province abbiano la stessa struttura della popolazione anziana del complesso della regione[3]. Ciò nonostante le differenze permangono (dall’8,7% di Varese al 13,8% di Sondrio), a riprova di una variabilità infraregionale giustificata, più che da fattori demografici, da diversi approcci nella valutazione.

Diapositiva4Un confronto con le altre regioni

Come noto, l’assenza di criteri nazionali di valutazione comporta una forte eterogeneità nei livelli di riconoscimento dell’invalidità, con ampie differenze tra le zone del Paese e un ricorso all’indennità molto pronunciato al Sud e nelle isole.
Sulla base delle evidenze  più recenti (anno 2016) la Lombardia è stata confrontata con i principali referenti (le regioni a statuto ordinario del Centro-Nord). Ne risulta una diffusione tutto sommato limitata nella fascia di età dei minori, specialmente al di sotto dei  4 anni: a parte il Veneto, tutte le altre RSO settentrionali presentano un livello superiore a quello della Lombardia, e la distanza si amplifica quando si estende il confronto alle regioni centrali.
Anche per quanto riguarda gli adulti la Lombardia presenta un ricorso abbastanza limitato (0,8%), tra i più bassi in assoluto, a parte il Piemonte e l’Emilia Romagna. Per quanto riguarda gli anziani, si osserva un ricorso molto marcato da parte di alcune regioni centrali (Umbria, Marche e Lazio), rispetto alle quali il dato lombardo è decisamente contenuto. Invece, rispetto alle altre regioni settentrionali, la diffusione nelle varie fasce di anziani in Lombardia risulta discreta (specie se confrontata con i valori modesti di Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria, le regioni dove gli anziani riescono ad accedere all’accompagnamento con maggiore fatica).

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A questo proposito, è stato ripetuto il confronto sulla popolazione anziana standardizzata anche tra le regioni del Centro nord (Tab 3,  colonna B). Occorre premettere che in generale, in Lombardia i grandi anziani pesano meno rispetto alle altre regioni. Ne risulta una situazione in cui la regione, insieme al Veneto, presenta una buona copertura standardizzata degli anziani rispetto a Piemonte, Emilia e Liguria (anche la Toscana ha un comportamento simile alle regioni settentrionali). Se confrontato invece con quello delle regioni centrali (dove in alcune regioni la diffusione tocca addirittura il 13-15%), il ricorso degli anziani lombardi all’indennità risulta abbastanza limitato.

Tab. 3. Diffusione dell’indennità nella popolazione anziana lombarda standardizzata (A) e nella popolazione anziana standardizzata delle RSO del CN (B), 2016

(A)   (B)
Bergamo 10,0% Lombardia 10,0%
Brescia 9,6% Piemonte 8,6%
Como 9,3% Veneto 10,1%
Cremona 10,4% Emilia-Romagna 8,7%
Lecco 9,1% Liguria 8,9%
Lodi 11,0% Lazio 13,7%
Mantova 10,1% Marche 12,1%
Milano 8,8% Toscana 9,4%
Monza/Brianza 8,8% Umbria 15,3%
Pavia 13,2%    
Sondrio 13,8%
Varese 8,7%
Lombardia 9,6% RSO_CN 10,3%

 

Per concludere

La tendenza riscontrata nel medio periodo a livello nazionale e confermata anche in Lombardia è quella di un pronunciato aumento dei beneficiari nella fascia di età dei minori, a dispetto di un freno nella concessione dell’indennità agli anziani: due diverse velocità che potrebbero manifestare una nuova targetizzazione e un orientamento ad una maggiore severità nei confronti degli anziani, come difficoltà a rispondere con risorse limitate ai crescenti numeri dell’invecchiamento.
Le evidenze più recenti testimoniano la prosecuzione del rapido aumento della copertura nei minori, mentre il freno sugli anziani, specialmente sui grandi anziani, in Lombardia, sembra aver raggiunto il proprio minimo fisiologico. L’accesso alla prestazione resta molto differenziato da territorio a territorio.

 


[1] Statistiche della previdenza e dell’assistenza sociale. I trattamenti pensionistici, pubblicate in http://dati.istat.it/
[2] Ad esempio nella sottofascia immediatamente successiva alla maggiore età, cioè quella tra i 20 e i 24 anni, nel 2016 la diffusione era appena dello 0,67%.
[3] Standardizzazione diretta, considerando le tre fasce di popolazione (65-74; 75-84 e 85+)