Di recente l’Osservatorio regionale della FNP CISL Lombardia ha pubblicato il monitoraggio sullo stato delle RSA e delle rette con i dati aggiornati a dicembre 2017. I dati contenuti nel report sono stati elaborati seguendo la nuova articolazione territoriale delle ATS. Il contributo presenta i principali contenuti del rapporto, consultabile in allegato.

Il panorama delle RSA

Le RSA monitorate sono state complessivamente 675, due in più rispetto al 2016. La variazione deriva dall’apertura di due nuove RSA avvenute nei territori dell’ATS Brianza e dell’ATS Bergamo.
Il rapporto si sofferma ad analizzare le strutture dal punto di vista della dimensione, in quanto da essa dipendono sia aspetti organizzativi che finanziari, importanti non solo ai fini delle economie di scala, ma anche per la stessa qualità delle prestazioni erogate o erogabili.
Il monitoraggio, nello specifico, rileva che:

  • Nel gruppo delle piccole RSA (0-50 posti letto) sono presenti tradizionalmente i territori delle ATS Brescia, Pavia, Valpadana (in modo particolare Mantova) e Bergamo; la maggior parte di queste strutture sono di provenienza comunale o parrocchiale, divenute nel tempo Onlus o Fondazioni.
  • Nell’area delle RSA di media dimensione (51-200 posti letto) sono presenti in particolare nei territori delle ATS Milano, Insubria (con la predominanza del territorio di Como), Pavia e Brescia, per lo più fondazioni private o ex IPAB. La maggioranza delle RSA lombarde è rappresentata da strutture con posti letto da 101 a 150.
  • Le grandi RSA (oltre i 201 posti letto), invece,sono presenti soprattutto nei territori delle ATS Milano (soprattutto di Milano città) e Valpadana (zona di Cremona) con strutture e fondazioni in prevalenza private.

Grafico – Dimensioni RSA, anno 2017

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Il rapporto sottolinea inoltre che presso le RSA prosegue l’aumento dei nuclei Alzheimer, che assistono persone con demenza conclamata con disturbi psico-comportamentali non gestibili al domicilio[1]: dal 2011 ad oggi sono aumentati di 1.107 unità e solo nel 2017 di 28 unità rispetto all’anno precedente. In totale sono: 3.066.

 

Evoluzione delle rette: tendenze invariate

Ricordiamo che il rapporto si occupa dell’analisi della “quota sociale” che rappresenta il corrispettivo delle prestazioni di natura non prettamente sanitaria come vitto, alloggio, costo del personale socio-educativo, etc. a carico dell’utente e delle famiglie, definita liberamente dai gestori delle RSA, non esistendo ad oggi valori di riferimento definiti per legge.
Anche per il 2017 il report conferma le tendenze già segnalate negli anni precedenti (vedi articoli sull’andamento delle rette aggiornato a dicembre 2012ad aprile 2014 e a luglio 2016): importi minimi e massimi in aumento ed elevata variabilità territoriale.

Tabella – RSA: evoluzione rette minime e massime al giorno. Anni: 2012-2017

ATS Lombardia 2012 2017 2012 2017
Rette minime Rette minime Rette massime Rette massime
ATS Bergamo 50,59 € 56,35 € 59,45 € 65,20 €
ATS Brescia 47,48 € 51,89 € 53,24 € 59,57 €
ATS Brianza 59,97 € 67,22 € 68,17 € 75,73 €
ATS Insubria 60,23 € 65,63 € 72,43 € 75,33 €
ATS Milano 54,21 € 72,27 € 76,37 € 87,68 €
ATS Montagna 40,09 € 51,76 € 45,01 € 57,14 €
ATS Pavia 50,48 € 55,02 € 57,35 € 60,97 €
ATS Valpadana 49,74 € 53,21 € 53,08 € 57,25 €
Media Lombardia 51,60 € 59,17 € 60,64 € 67,36 €

Fonte: Osservatorio RSA – FNP CISL Lombardia (2018)

Osservando l’andamento delle rette medie minime degli ultimi sei anni si nota un sostanziale aumento generale: da 51,60 € del 2012 a 59,17 € del 2017 (+7,57 €). L’incremento risulta più accentuato nelle ATS Milano (+18.06 €), Montagna (+ 11,67 €) e Brianza (+ 7,25 €), mentre più basso nei territori delle ATS Valpadana (+3,47 €) e Brescia (+4,41 €).
Analogamente anche per le rette medie massime l’andamento è crescente: da 60,64 € del 2012 a 67,36 € del 2017 (+6,72 €); le ATS che presentano una percentuale maggiore di incremento sono le ATS Montagna (+12,13 €) e Milano (+12,90 €), mentre il territorio con l’incremento più contenuto è l’ATS Insubria (+2,90 €), seguita dall’ATS Pavia (+3,62 €).
Nel periodo considerato, i territori con  la retta minima più bassa risultano essere le ATS Montagna (40,09 € nel 2012 e 51,76 € nel 2017)  e Brescia (47,48 € nel 2012 e 51,89 € nel 2017); mentre quelli con la retta media più alta sono le ATS Milano (76,37 € nel 2012 e 87,68 € nel 2017), Brianza (68,17 € nel 2012 e 75,73 € nel 2017) e Insubria (72,43 € nel 2012 e 75,33 € nel 2017).
La differenza tra la retta media minima e la retta media massima nel 2017 è pari a 8,19 €, in lieve calo rispetto al 2016 (8,49 €). Come per l’anno precedente, anche nel 2017 si sono evidenziate disparità territoriali nelle differenze tra le medie delle rette massime e quelle minime delle diverse ATS del territorio regionale: l’ATS Milano (comprendente anche la ex ASL Lodi) con 15,41 € si dimostra la più alta, mentre l’ATS Valpadana (ex ASL di Cremona ed ex ASL di Mantova) la più bassa con 4,04 €.

 

Posti letto solventi in diminuzione

Il rapporto contiene un breve accenno al numero dei posti letto nelle RSA autorizzati, accreditati e contrattualizzati – classificazione riconosciuta e disciplinata da Regione Lombardia -, ai posti solventi ed alle relative tendenze risultanti nel 2017.
A fronte di un aumento negli anni dei posti letto autorizzati, accreditati e contrattualizzati, i posti cosiddetti solventi sono diminuiti. Più nel dettaglio, il report rileva che:

  • I posti letto autorizzati[2], a dicembre 2017 risultano 63.791, +3.285 unità negli ultimi sei anni. L’incremento maggiore è avvenuto nelle RSA delle ATS Valpadana e Brianza. Da notare che, per effetto dell’accorpamento delle ex ASL, l’incremento maggiore dei posti letto autorizzati si registra nell’ATS Montagna, che ha assorbito le ex ASL Valle Camonica e Alto Lario. Viceversa, l’ATS Insubria, privata appunto del territorio Alto Lario, registra una riduzione[3]. In rapporto alla popolazione anziana (over 65) il monitoraggio rileva che la concentrazione maggiore di posti letto autorizzati si trova nelle ATS più piccole (ATS Montagna, Pavia e Valpadana).
  • I posti letto accreditati[4] nel 2017 sono pari a 60.413, +2.881 unità negli ultimi sei anni. L’incremento maggiore si è registrato nell’ATS Montagna, Bergamo e Valpadana.
  • I posti letto contrattualizzati[5] a dicembre 2017 risultano essere pari a 58.504; la maggior concentrazione è presente: nelle ATS Milano, Insubria e Valpadana. Nel triennio 2015/2017 si è registrato un incremento di 732 posti[6].
  • I posti solventi, ovvero i posti letto presenti in molte RSA della Lombardia, a suo tempo autorizzati (che possedevano quindi i requisiti strutturali previsti) ma non contrattualizzati e che, dunque, non beneficiano della quota a carico di Regione Lombardia (che copre le spese sanitarie grazie al SSR) e che perciò risultano a totale carico finanziario dell’anziano e della propria famiglia, nel 2017 sono diminuiti di 602 unità rispetto al 2016, a fronte di un aumento dei posti letto autorizzati di 772 unità. Il maggior numero si registra nella ATS Insubria, a seguire ATS Milano e Brescia. Riguardo questi posti, resta presente però la tendenza degli enti gestori di applicare in autonomia rette superiori a quelle massime relative ai posti contrattualizzati, come mostra il grafico.

Grafico – Confronto rette medie massime e rette medie solventi. Anno 2017

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Conclusioni

Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione è assodato e il recente report a cura dell’Osservatorio regionale della FNP CISL Lombardia sottolinea che il tema della non autosufficienza è tra quelli che maggiormente richiede da un lato interventi di sostegno e misure di tutela da parte degli attori istituzionali, dall’altro risorse economiche, spesso a carico delle famiglie. Le principali richieste che provengono dalle famiglie delle persone non autosufficienti riguardano innanzitutto l’informazione relativa alle misure dedicate alle quali si può accedere e la possibilità di fruire dei servizi necessari a costi sostenibili.

Per quanto riguarda le rette dei servizi residenziali a carico dell’utente e della famiglia, la cosiddetta “quota sociale”, anche per il 2017 il report conferma le tendenze già segnalate negli anni precedenti: consistente aumento degli importi minimi e massimi ed elevata variabilità territoriale. La spesa per mantenere un anziano non autosufficiente in RSA varia da una retta media mensile di circa € 1.834 (€ 59,17 al giorno) a circa € 2.088 (€ 67,36 al giorno), con dei picchi verso il basso nel territorio della ATS della Montagna (retta media minima al giorno di € 51,76 = € 1.605 circa al mese) e picchi verso l’alto nel territorio della ATS Milano (retta media massima al giorno di € 87,68 = € 2.718 circa al mese). Da cosa dipendono le rette? Il dibattito è ampio e si rimanda l’approfondimento ad altri contributi.

Un aspetto positivo riguarda la diminuzione dei posti solventi, di quei posti, ciòè, più onerosi a livello economico per le famiglie in quanto i gestori tendono ad applicare delle rette ancora più alte di quelle medie massime applicate per i posti contrattualizzati. In aumento invece i posti letto autorizzati, accreditati e contrattualizzati: il report riporta come l’offerta di servizi residenziali per gli anziani, nata e sviluppatasi negli anni passati sulle tradizioni, sulla generosità o sulle attenzioni e sensibilità delle comunità locali, sia stata di più rimodulata e maggiormente orientata da Regione Lombardia tenendo conto degli indici di popolazione anziana residente nelle aree territoriali. L’analisi di tale aspetto non è di facile lettura. Secondo i dati del rapporto LEA 2015, la Lombardia si colloca tra le Regioni del centro nord con il livello più alto di assistenza erogata e di ampiezza dell’offerta, ma risulta difficile valutare se l’andamento dell’assistenza residenziale tiene il passo con l’andamento della popolazione anziana per la scarsa omogeneità dei dati e delle informazioni a disposizione.

Il tema della compartecipazione alle rette delle RSA condiziona in modo considerevole le scelte famigliari relative alla cura e all’assistenza degli anziani non autosufficienti e richiede l’avvio di interventi strutturali da parte di Regione Lombardia per adeguare il sistema di offerta al costo reale della vita e dei servizi.
Un recente passo avanti riguarda l’introduzione della misura sperimentale di riduzione delle rette in RSA consistente nell’erogazione di un voucher di 1.000,00 agli anziani non autosufficienti già degenti in struttura in base a specifici requisiti sanitari (Classi Sosia) e al tempo di permanenza in RSA. La sperimentazione di questa misura ha suscitato un ampio dibattito riguardo gli spetti di criticità e di forza, su cui Lombardiasociale.it ha rivolto attenzione negli ultimi mesi[7]L’opinione di FNP CISL Lombardia è che sia una misura non esaustiva ma utile, che va incontro ai bisogni delle famiglie, con l’auspicio che non resti una misura estemporanea, ma che venga consolidata ed estesa.

 


[1] A proposito di tali nuclei, ed in particolare riguardo gli anziani affetti da Alzheimer ricoverati in RSA, è aperto il dibattito relativo a chi competa il pagamento della retta (vedi articoli pubblicati su lombardiasociale.it sul tema: contributo avv. M. Gioncada e contributo avv. L. Degani e A. Lopez ).
[2] I posti autorizzati rappresentano il requisito essenziale per l’abilitazione alle attività e al funzionamento della struttura e/o dell’ente gestore, in quanto garantiscono determinati standard di qualità e indicatori di funzionalità dei servizi erogati.
[3] La stessa tendenza (incremento nei territori della ATS Montagna e riduzione nei territori della ATS Insubria), si rileva anche per i posti letto accreditati e per quelli contrattualizzati.
[4] I posti accreditati sono quelli rientranti negli indicatori di dotazione per aree territoriali omogenee. Tali indicatori considerano l’indice di offerta dei posti letto, valutati in base alle giornate effettivamente remunerate e l’indice di fabbisogno definito sulla base dei posti letto attivi al dicembre dell’anno precedente.
[5] I posti contrattualizzati sono quelli riconosciuti da Regione Lombardia tramite regolare contratto; sono inseriti a tutti gli effetti nella programmazione del sistema socio-sanitario lombardo, finanziati con quote fissate tramite la classificazione SOSIA dal Fondo Sanitario Regionale a copertura dei costi sanitari sostenuti dalle strutture.
[6] In quel periodo con la DGR n. 3996/2015 “Programma di adeguamento della rete delle residenze sanitarie assistenziali” sono stati stanziati € 7.526 milioni di risorse regionali al fine di riequilibrare l’offerta di RSA tra le ex ASL e potenziare i posti a contratto nelle RSA.
[7] per approfondimenti vedere:
http://www.lombardiasociale.it/2017/01/22/la-riduzione-delle-rette-della-rsa-lombarde-un-cerotto-su-una-ferita/
http://www.lombardiasociale.it/2017/02/25/il-fondo-per-la-riduzione-delle-rette-in-rsa-lopinione-del-sindacato-spicgil/
http://www.lombardiasociale.it/2017/10/10/la-misura-sperimentale-la-riduzione-delle-rette-rsa-unopinione/
http://www.lombardiasociale.it/2018/03/06/voucher-lintegrazione-rette-rsa-la-voce-unesperienza/

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