Agricoltura Sociale Lombardia: la storia della rete

Superare le barriere dello svantaggio e costruire opportunità concrete di formazione, inclusione lavorativa, riscatto sociale e valorizzazione. Questi le fondamenta d’azione della rete Agricoltura Sociale Lombardia, realtà operativa che dal 2015 promuove iniziative coniuganti l’aspetto imprenditoriale dell’agricoltura con un programma di sviluppo orientato all’inclusione socio-lavorativa di soggetti con diversi tipi di svantaggio. Parliamo, infatti, di adulti e giovani con fragilità e disabilità di tipo fisico, cognitivo, sensoriale o relazionale come l’autismo, con disagi legati alle dipendenze, detenuti ed ex detenuti, immigrati, donne in stato di difficoltà. Avere un posto di lavoro, fare un’esperienza di tirocinio o alternanza scuola-lavoro significa valorizzare le proprie peculiari abilità e scoprirne di nuove contrastando il rischio di emarginazione.
L’agricoltura rappresenta un medium educativo e formativo eccezionale e grazie al lavoro di rete dei nostri 12 coordinatori e coordinatrici territoriali siamo riusciti a promuovere e a diffondere un modello innovativo di presa in carico dei giovani all’uscita dal mondo della scuola: fase delicata per tutti ma particolarmente critica per l’alunno disabile e per la sua famiglia – evidenzia a questo proposito la coordinatrice di rete Adriana Pagliarini – Nel 2017 grazie al bando regionale sono stati oltre 140 i progetti di alternanza scuola-lavoro e i tirocini formativi che hanno visto il coinvolgimento di numerosi giovani con fragilità che hanno fatto esperienze molto importanti. Aziende agricole, cooperative sociale, uffici di piano, rappresentanti del sistema scolastico e della formazione professionale nonché servizi al lavoro ma anche soggetti del terzo settore hanno avuto l’opportunità di realizzare progetti costruiti ad hoc per ogni ragazzo o ragazza. Un bel lavoro di squadra che ha regalato tanti sorrisi ai giovani e alle loro famiglie”.

Un modello innovativo non “di nicchia”

Tutte le 12 province lombarde aderiscono all’iniziativa per un totale di 139 realtà mappate che includono aziende agricole, associazioni, cooperative e fondazioni. Ente capofila è la Provincia di Mantova con l’azienda speciale For.Ma. L’ultimo report parla di circa 1479 persone in condizione di difficoltà coinvolte a vario titolo nelle attività di Agricoltura Sociale Lombardia. Di queste 790 con disabilità. Le attività di agricoltura sociale possono riguardare diverse mansioni come trapianto, scerbatura, raccolta, sistemazione verde, selezione e smistamento piante, pulitura, eccetera, fino a quelle che si intersecano con mansioni annesse di vendita, cucina e accoglienza pubblico in fattoria.
Altri obiettivi cardine sono la valorizzazione dell’economia responsabile e sostenibile, ispirata all’equità sociale, oltre al sostegno di elementi quali il chilometro zero, il consumo critico, la produzione biologica, l’alimentazione sana, il rispetto per l’ambiente. La rete regionale include inoltre molteplici attività che in diversi casi coinvolgono a livello lavorativo anche gli stessi soggetti in situazione di svantaggio. Parliamo, ad esempio, di servizi di ristorazione e agriturismo, di fattoria didattica, eventi culturali e ricreativi, di animazione e divulgazione, commercializzazione di prodotti con presenza anche di punti vendita, centri estivi, corsi di formazione e iniziative di carattere educativo.

L’esempio virtuoso di Como: agricoltura sociale come fonte di benessere e riscatto

Sono tante le storie emblematiche appartenenti alla rete lombarda dell’agricoltura sociale che coinvolgono volti e testimonianze in grado di scalfire diversi luoghi comuni sulla disabilità aprendo le porte a percorsi inclusivi a più livelli. Un esempio virtuoso è rappresentato dal territorio di Como, fervido sia sul fronte degli intenti che su quello delle attività concrete di inclusione lavorativa sviluppate attraverso l’agricoltura sociale, come ci conferma il coordinatore territoriale Giovanni Rossoni, che è anche referente della prestigiosa Fondazione Minoprio – ente accreditato per servizi di formazione e lavoro – che funge da capofila della rete provinciale comasca. Una rete in crescita alla quale aderiscono ben 21 realtà tra aziende agricole e cooperative sociali e che interagisce costantemente con quella regionale, con il Collocamento Mirato Disabili della Provincia, i Servizi di Inserimento Lavorativo (SIL) e il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASST Lariana.
L’agricoltura è storicamente e per sua natura sociale – spiega Rossoni –  Non si produce solo per se stessi ma si lavora insieme. I prodotti sono concreti e condivisibili e se si presta attenzione “raccontano” la storia di chi li ha coltivati. In agricoltura c’è inoltre spazio per valorizzare le diverse abilità o come si dice ora i diversi capitali umani, anche quelli più semplici e meno appariscenti. Proprio la valorizzazione di quest’ultimi attraverso un’agricoltura sostenibile e rispettosa è l’obiettivo principale delle aziende e cooperative che formano la rete di Agricoltura Sociale Lombardia”.
“Un Mondo Tante Storie” è non a caso il titolo e insieme la missione della rete comasca, “perché anche nel nostro territorio le attività sono molteplici e differenziate, come molteplice è l’agricoltura e tante sono le persone che vi partecipano – racconta Rossoni –  Ci sono realtà storiche e consolidate di inserimento lavorativo di persone disabili e svantaggiate, nuove aziende che hanno nel valore sociale un punto di riferimento e un obiettivo. Storie di inclusione, di amicizia, di successi e di insuccessi, di speranza e pazienza”.
Centrale resta il valore terapeutico dell’attività agricola, come approfondisce il coordinatore della rete comasca: È bello vedere come chi è abituato ad essere oggetto di cura si trasformi in soggetto che si prende cura di piante, animali, fiori, erbe, terreni. L’agricoltura insegna la speranza (quando si semina o trapianta), la pazienza (l’attesa del momento giusto per la raccolta) e ad affrontare e accettare anche l’insuccesso: come diceva un vecchio contadino “a guardare in alto” perché non tutto dipende dal nostro impegno e capacità, gli eventi naturali possono non essere propizi. L’agricoltura insegna soprattutto a perseverare migliorando e migliorandosi e in particolare quella sociale rivela che tutte le persone possono essere una risorsa. È un’occasione per dimenticare le categorie operatore (colui che assiste) e utente (assistito). Si istaura un rapporto biunivoco di crescita personale condividendo potenzialità e limiti”.

L’esperienza di Fondazione Minoprio

Alla mission si coniuga l’operatività che detiene numeri significativi: “Sul territorio comasco l’accoglienza e l’inserimento in agricoltura sono state promossi da Fondazione Minoprio e da alcune storiche cooperative sociali come “Il Seme” e “Oasi Mosaico”. Negli ultimi tre anni sono stati strutturati 50 percorsi di stage curriculari, 35 tirocini extracurriculari, di cui 20 hanno portato ad inserimenti lavorativi con modalità adatte alle persone coinvolte”.
In particolare Minoprio rappresenta un focus per l’attività di formazione e inclusione sul fronte dell’agricoltura sociale: “La Fondazione in qualità di Centro di Formazione agraria e Servizio al Lavoro ha il compito di supportare tecnicamente le fasi di start up di nuove imprese agrisociali e mettere a disposizione dei partner e delle persone risorse e opportunità provenienti da diversi dispositivi e bandi – spiega Giovanni Rossoni – Le attività includono la formazione per utenti e operatori di cooperative, aziende e servizi territoriali e sociosanitari, il supporto all’avvio e la consulenza, la sperimentazione di formazione al lavoro per giovani disabili e per richiedenti asilo, la valorizzazione di attività lavorative “microproduttive” in cui possono dare il proprio contributo anche le persone che in un momento della propria vita non hanno capacità produttive standard. Uno degli obiettivi promossi dalla Legge nazionale sull’agricoltura sociale, su esempio di altre esperienze europee, è proprio l’offerta di servizi alle persone coinvolte in realtà agricole. Per fare questo è indispensabile strutturare una rete di competenze e abilità tra operatori agricoli e servizi, senza improvvisazioni o tuttologi”.

La fattoria sociale “La Cavallina”

La fattoria sociale “La Cavallina” di Guanzate incarna uno dei fiori all’occhiello del contesto comasco per le iniziative di agricoltura sociale finalizzate a garantire un percorso di crescita e riscatto. Una storia importante che affonda le radici nel 1970 per poi conquistare traguardi preziosi come realtà erogativa e inclusiva. Con 18 ettari di superficie, composta da parte sia coltivata che boscata, propone attività di coltivazione e allevamento animali. A guidarla in veste di titolare e operatore c’è Ambrogio Alberio che da tempo interseca idee, energie e anche sinergie per dare vita e continuità a percorsi inclusivi rivolti in particolare a giovani con disabilità e fragilità. “Da alcuni anni la nostra fattoria sociale attua progetti sperimentali e di valutazione con l’indispensabile apporto degli organi competenti di Regione Lombardia (D.G. Agricoltura) – spiega – Abbiamo sperimentato attività di avvicinamento assistito agli animali e di orticoltura rivolte a persone con disabilità e disagio sociale, anziani e minori”.
Nel 2015 è stato inoltre attivato un percorso riguardante una parte del progetto denominato “Green Smiles” che ha garantito continuità alle attività rivolte alle persone con disabilità: “In particolare stiamo collaborando con la Coop “Il Granello” di Cislago e dal lunedì al venerdì ospitiamo un gruppo di 20 ragazzi con differenti problematiche: dall’autismo al ritardo mentale e anche con sindrome di Down – evidenzia Alberio – Con loro si praticano giornalmente attività di gestione degli animali della fattoria, dell’orto biologico, realizzato in collaborazione con la Scuola Minoprio, e del giardino antistante la struttura che li ospita e messa a disposizione dalla fattoria. La promozione delle attività della fattoria e di agricoltura sociale si sviluppa attraverso giornate programmate in collaborazione con il Comune di Guanzate ma anche grazie ad attività ludiche con la cooperativa che ospitiamo”.
Le iniziative inclusive sono sempre in fase di sviluppo e innovazione come conferma il titolare della fattoria sociale: “Sempre in collaborazione con la Coop “Il Granello” si sta studiando un progetto rivolto a soggetti con disabilità minori e dedicato alla loro formazione anche in ambito agricolo con il fine di fornire capacità spendibili in ambiti lavorativi protetti. Riguardo ai ragazzi che ospitiamo in fattoria è evidente l’incremento della loro autostima e la loro maturazione in alcuni ambiti dell’autonomia personale grazie al contesto rurale che è immerso nella natura e quindi più tranquillo rispetto ad altri ma anche grazie al contatto con gli animali che non giudicano ma si rapportano direttamente. Le attività più legate al verde, come la gestione di un orto e di un giardino, accrescono anch’esse la responsabilità nel fare e l’autostima nel realizzare i prodotti”.
Un aspetto che è confermato dagli stessi ragazzi che stanno facendo esperienza, così come ci testimonia direttamente Clara, giovane ventiquattrenne con handicap a livello cognitivo e tanta voglia di imparare e crearsi un futuro intrecciato con i suoi interessi: “Qui mi piace molto, si sta bene. Amo le attività con gli animali, un giorno vorrei farlo di lavoro, anche il mio ragazzo fa esperienza in questo campo”.

Percorsi che guardano al futuro

“I percorsi di tirocinio e di alternanza scuola-lavoro proposti dalla Regione e con capofila la rete Agricoltura Sociale Lombardia e la Scuola Minoprio di Como possono essere un valido test per verificare le attitudini dei ragazzi coinvolti – sottolinea Ambrogio Alberio – Tutto ciò sia in termini di supporto che di sviluppo di abilità utili a creare consapevolezza, autodeterminazione, autostima e maggiori autonomie, spendibili per il proprio futuro nell’ambito familiare, sociale e professionale. Su questa traccia si basa l’idea di un percorso di formazione che sappia dare continuità”.
Sul podio dell’attenzione resta il tema del benessere scaturito dal poter fare un’esperienza lavorativa gratificante e inclusiva: “L’agricoltura sociale può principalmente dare benessere sia psicologico che fisico alle persone coinvolte – evidenzia Alberio – Inoltre diventa supporto al terzo settore per gli obiettivi di inclusione e per i progetti mirati all’autonomia”. Obiettivi che nell’agricoltura sociale vengono coltivati ogni giorno da chi la rende possibile.