Da dove nasce e quali sono gli elementi caratterizzanti il Progetto Terreferme?

Il Progetto Terreferme nasce da un’intesa tra CNCA e Unicef in collaborazione con il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Palermo e si caratterizza come azione nazionale pilota e sperimentale di affido familiare di minorenni migranti soli, dentro al “sistema di seconda accoglienza”.

In particolare, il Progetto si articola intorno a due finalità prioritarie:

  • sostenere i ragazzi minori soli al momento dello sbarco e nel loro percorso di accoglienza;
  • promuovere un senso di corregionalità e sostenere le Regioni, in particolare la Sicilia, che al momento dell’avvio del progetto, accoglieva il 44% dei msna a livello nazionale;
  • attivare la risorsa dell’affido come risorsa “per tutti i ragazzi”, siano essi italiani o stranieri, e quale risorsa che il CNCA ha consolidato negli anni grazie alle numerose e solide esperienze di reti di famiglie affidatarie e di affido professionale.

Il Progetto prevede l’accoglienza di minorenni migranti soli ospiti delle strutture di accoglienza di competenza del comune di Palermo, attraverso l’attivazione di un sistema di “corresponsabilità nazionale” e di ingaggio di risorse affidatarie formate e residenti in Veneto e Lombardia, attraverso un percorso metodologico articolato che si declina in ruoli, compiti e responsabilità nel pieno rispetto delle titolarità previste dal sistema normativo italiano (in particolare L. 184/83, L. 149/01) e della CRC al fine di tutelare e garantire sempre il superiore interesse del minorenne e in attuazione della L. 47/17.

Il progetto ha individuato nel processo operativo di presa in carico le seguenti tappe:

  1. criteri di selezione dei minorenni migranti soli per i quali è ritenuto appropriato il progetto di affido familiare e fase della definizione e proposta dell’abbinamento;
  2. promozione, formazione, selezione delle risorse familiari idonee per l’accoglienza di minorenni migranti soli;
  3. definizione e attuazione dell’abbinamento;
  4. definizione delle relazioni tra il Comune inviante e il Comune di residenza della risorsa affidataria (dove quindi vivrà il minorenne) e regolamentazione dei rapporti tra Magistratura (Giudice tutelare/TM).
  5. gestione del singolo progetto di affido che include:
  • monitoraggio e “sistema di sostegno” al singolo progetto di affido familiare, al fine di garantire sostenibilità e tenuta del progetto individuale;
  • regolazione del contributo economico alla risorsa affidataria;
  • previsione di misure di sostegno per i neomaggiorenni al fine di facilitare i percorsi di avvio all’autonomia.

Gli attori e le competenze in gioco sono molti. Quale organizzazione e strutturazione delle responsabilità e delle collaborazioni avete strutturato?

È evidente il livello di complessità, tanto istituzionale, quanto operativa e metodologia, con cui il Progetto è chiamato a confrontarsi. A tal fine, il sistema operativo di Terreferme ha previsto la costituzione di tre contesti specifici di lavoro:

  • il Tavolo Tecnico composto dagli operatori territoriali di Veneto – Lombardia – Palermo e con l’obiettivo di accompagnare le fasi operative del progetto;
  • il Tavolo di Regia composto da CNCA – UNICEF – Garante infanzia e Adolescenza di Palermo. Il Tavolo di regia esprime la responsabilità apicale, ha il compito di coordinare le diverse azioni del progetto, definire le strategie comunicative e di implementazione del progetto e di curare le relazioni interistituzionali al fine di rendere strutturale tanto l’offerta di affido familiare a favore di minorenni migranti soli quanto la metodologia sperimentata;
  • il Tavolo Politico, coordinato dal Tavolo di regia e al quale partecipano rappresentanti di diverse istituzioni:
  • Ministero dell’Interno
  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
  • Autorità Garante Nazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza
  • AIMMF (Associazione Italiana Magistrati Minori E Famiglia)
  • Conferenza delle Regioni
  • ANCI

Il Tavolo Politico ha il compito di validare le procedure e la metodologia di lavoro,  di facilitare le relazioni con le articolazioni territoriali degli Organismi nazionali coinvolti nel tavolo politico (in particolare ANCI – Comuni , Tribunali per i minorenni di Milano, Brescia, Venezia, Palermo e Garanti regionali per Veneto, Lombardia e Sicilia), di favorire il consolidamento del progetto e l’acquisizione della metodologia oltre la fase sperimentale definendo l’affido familiare a favore di minorenni migranti soli quale forma specifica e appropriata del sistema di ”seconda accoglienza” (ex lege 47/17).
Il Tavolo Politico è anche destinatario di report e incontri periodici di aggiornamento circa l’avanzamento del progetto con l’obiettivo di costruire confronto , attento monitoraggio e- se utile – riorientamento progettuale.

 

A che punto siete nella realizzazione delle azioni progettuali?

Il Progetto è partito a maggio 2017 e i primi mesi di lavoro sono stati caratterizzati dalla definizione degli accordi istituzionali, dalla costruzione dei contatti e delle rete, dalla definizione e dalla costruzione e condivisione del protocollo operativo di lavoro.

Dall’autunno 2017, il gruppo di lavoro di Palermo, costituito da psicologi e assistenti sociali, sta incontrando i minori e, attraverso diversi colloqui, sta proponendo loro l’affido e sta valutando i ragazzi idonei.
Parallelamente, al Nord, si è costituito un gruppo di operatori per la promozione del progetto tra le reti di famiglie già attive che sono diventate promotrici a loro volta, del progetto nei loro territori. Il percorso di promozione ha previsto la realizzazione di diverse attività e incontri, culminati con due diversi spettacoli teatrali, uno in Veneto e uno in Lombardia.

A febbraio 2018 è poi partita la formazione delle famiglie che ha visto il coinvolgimento di 50 famiglie in Lombardia e di 200 famiglie in Veneto e si è conclusa a fine maggio.
La formazione si è articolata in cinque incontri di formazione condotti da diversi operatori formali e informali: operatori dei servizi pubblici, professionisti e famiglie già coinvolte in esperienze di affido. A conclusione della formazione, le famiglie hanno scelto se “candidarsi” all’accoglienza dei minori, hanno sostenuto un colloquio con i responsabili del Progetto e passeranno quindi alla fase di selezione in qualità di famiglie affidatarie, come da linee guida sull’affido. Il Progetto prevede anche, per le famiglie che procederanno con l’affido, l’accompagnamento da parte di un educatore con funziona di tutor.
Ad oggi, le famiglie che hanno sostenuto il colloquio e sono passate alla fase di selezione sono 5 in Lombardia e 15 in Veneto.
A ottobre 2018, in Lombardia dovrebbe partire un nuovo corso di formazione, mentre alle famiglie che hanno già partecipato alla formazione, anche a coloro che hanno scelto di non proseguire nella successiva fase di selezione, è stato proposto di proseguire un percorso di gruppo in qualità di famiglie “attive” che potrebbero comunque rappresentare una risorsa tanto per le famiglie che procederanno con l’affido, quanto per la promozione del Progetto nei territori.

Ci auguriamo di avviare qualche affido prima dell’estate. La selezione che sta coinvolgendo le famiglie farà certamente emergere ulteriori elementi per progettare gli abbinamenti, in base ai profili dei ragazzi e delle famiglie. Il Progetto presta grande attenzione a che si trovi la famiglia “giusta” per quel ragazzino: non tutte le famiglie vanno bene per tutti i ragazzini e l’affido funziona, per esperienza, se l’abbinamento funziona. Tra l’altro, nel corso del tempo e dei colloqui con i ragazzi, evolvono anche le loro storie e i loro bisogni e bisogna quindi ricalibrare e costruire abbinamenti “su misura”.

A livello istituzionale, c’è un importante lavoro in corso con i Tribunali per i minorenni  quali istituzioni chiave per garantire il passaggio del minore da Palermo alle Regioni del Nord, anche nel rispetto dei tempi e dei bisogni del minore. Parallelamente, anche il ruolo dei Comuni di residenza delle famiglie è centrale perché devono darsi disponibili ad accogliere sui loro territori i minori stranieri non accompagnati.
I passaggi e le procedure istituzionali che stiamo attivando sono necessari e fondamentali per dare avvio agli affidi e garantirne la fattibilità. Sono procedure dai tempi non sempre prevedibili e costruire e monitorare sincronia tra la cornice istituzionale e il livello operativo (selezionare le famiglie, incontrare i minori, progettare gli abbinamenti) è una dimensione di attenzione per evitare  potenziale criticità del Progetto.
In questo senso, il supporto di ANCI è una risorsa importante a supporto e assistenza dei Comuni.

 

Quali analisi ed elementi valutativi stanno emergendo e che meriteranno attenzione nella seconda annualità di Progetto?

Il progetto prevede a regime  50 abbinamenti.  Attualmente, tenuto conto dei tempi  dei singoli progetti  e dei necessari tempi per il corretto percorso di  selezione delle famiglie e  per l’avvio dell’affido,  riteniamo sia possibile  fare 9 abbinamenti in Lombardia e 9 in Veneto.
Dei minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia nel 2017, il 93% è di età compresa ha tra i 15 e i 17 anni, un’età certamente non così “consona” all’affido e temevamo che questo “dato” potesse ostacolare e disincentivare le famiglie. Stiamo invece registrando grande entusiasmo e interesse delle famiglie verso il Progetto, anche in controtendenza rispetto a una situazione diffusa in cui l’affido fatica a decollare nei territori…

Il progetto in Lombardia può contare sulle reti di famiglie che negli anni le cooperative sociali La Grande Casa e Comin hanno contribuito a costituire e sostenere e per l’esperienza e la competenza maturata in materia di affido e di affido professionale. Queste sono certamente risorse e competenze sulle quali il Progetto ha potuto contare e che hanno permesso di avviare una progettazione così complessa.

Nell’affido il sistema più potente di promozione è il passaparola tra famiglie e infatti, molte famiglie sono arrivate tramite passaparola e relazioni informali tra loro. Non ultimo, le famiglie che sono arrivate al percorso formativo sono prevalentemente famiglie che si sono già cimentate nell’affido e avevano voglia di cimentarsi in un percorso nuovo.
Al nostro percorso formativo rivolto alle famiglie, hanno partecipato anche persone già coinvolte nei percorsi formativi per tutori volontari. Certamente, chi fa il tutore volontario non potrà fare il genitore affidatario, ma questa doppia partecipazione segnala evidentemente, la presenza di persone fortemente motivate e partecipi. Tra l’altro, quando i ragazzi cambieranno Regione, cambieranno anche tutore volontario e una sinergia tra famiglie affidatarie e tutori volontari sarà certamente auspicabile e utile.

Un esito inatteso del Progetto è stato che “portando” il Progetto nei territori, abbiamo intercettato molti altri progetti che lavorano con i msna e si è creata una sorta di coordinamento tra le diverse esperienze e realtà per permette e facilita importanti sinergie e condivisioni di riferimenti e strategie.

In Lombardia, i servizi affido sono nella maggior parte, esternalizzati e in gestione a organizzazioni del terzo settore, mentre in Veneto è ancora tutto prevalentemente in gestione diretta all’Ente pubblico con conseguenti tempi e procedure diverse.
Paradossalmente, in Lombardia, a fronte di una scarsa copertura dei servizi affido, è possibile rivolgersi, per le procedure di selezione, anche a professionisti privati accreditati, ovviamente nel rispetto della normativa e questa esternalizzazione dei servizi affido ha permesso di accelerare le procedure.
In avvio di progetto, il Garante Regionale dell’Infanzia e Adolescenza è stato informato del Progetto, ma questo primo contatto non ha generato successive forme di collaborazione. In Veneto, il Garante Regionale ha invece avuto un ruolo attivo nella formazione delle famiglie.