Presupposti  e obiettivi  sui quali si basa il progetto

La vecchiaia è, oggi in Italia come in provincia di Bergamo, un’esperienza di vita che con ogni probabilità, toccherà alla gran parte delle persone.Una bambina bergamasca che nasce in questi giorni ha davanti a sé una prospettiva divita di oltre 84 anni, mentre un suo coetaneo può sperare di vivere per quasi 80 anni.
Il quadro generale (incremento del numero delle persone anziane, di quelle con limitazioni funzionali, ridimensionamento delle risorse di cura informale) descritto dai dati e dagli indicatori demografici viene confermato, all’interno della rete del progetto Invecchiando s’impara, dagli operatori dei servizi (Comuni, ATS, ASST) e del privato sociale (associazioni, cooperative, patronati, sindacati); in base alla loro esperienza di contatto diretto, essi riscontrano anche il sostanziale isolamento del caregiver o della famiglia sia nel momento dell’insorgenza del bisogno per il proprio caro, sia nei successivi momenti di necessità di orientamento e supporto.

Le finalità di “Invecchiando s’impara…a vivere”

A fronte di questo quadro, il senso del progetto Invecchiando d’impara (a vivere) non è cercare una modalità sostenibile per aumentare i servizi a supporto della non autosufficienza della popolazione anziana, ma sostenere il fenomeno dell’invecchiamento come un fatto della vita di tutti che coinvolge una comunità nel suo insieme, non solo l’individuo, il caregiver e i servizi.
Il progetto, appena arrivato al suo secondo anno,  si pone la finalità di accompagnare la comunità ad adottare un nuovo sguardo nei confronti della condizione di anziano e del processo di invecchiamento.

  • Da una parte, rispetto agli individui già bisognosi di cura e di sostegno, il tema da sviluppare è l’adeguamento e il potenziamento dei servizi all’individuo e al caregiver(in primo luogo in termini di ricomposizione della frammentazione).
  • Dall’altra, rispetto alla percezione del processo di invecchiamento, l’obiettivo è duplice: 1) sensibilizzare e attivare la comunità nel suo insieme a farsi carico del bisogno e a divenire essa stessa un supporto, nella convinzione che è solo prendendosi cura dei suoi membri in una relazione mutualistica che la comunità si preserva e garantisce la propria continuazione; 2) avviare un percorso di consapevolezza e di educazione ad invecchiare “bene”, esplicitando il messaggio per cui conservare la propria autonomia e la propria autosufficienza (prendendosi cura di sé, della propria persona e delle proprie relazioni) è il modo migliore per salvare noi stessi e il nostro intorno.

Caratteristiche e bisogni degli anziani a cui si rivolge

Rispetto alla situazione territoriale, il progetto focalizza tre scenari (corrispondenti ai tre target di analisi delle situazioni prese in considerazione dal progetto) definiti, nei quali intende apportare un cambiamento.
Il target è dunque suddiviso in tre fasce di popolazione:

  • soggetti in cui il bisogno di intervento è già manifesto (persone generalmente con più di 75 anni, con situazioni di salute – fisica, psicofisica, cognitiva- compromessa, che necessitano di assistenza – con vari gradi di intensità
  • soggetti di fascia intermedia (persone di età compresa tra i 65 e i 75 anni – ma anche più giovani o più vecchi, in alcuni casi – che iniziano a manifestare alcune fatiche fisiche e/o cognitive, che vivono da soli – spesso, non sempre -.
  • soggetti potenzialmente interessati alla pianificazione delle risposte ai propri futuri bisogni (persone di età compresa tra i 55 e i 65 -70 anni), in buona salute, ancora attive lavorativamente e socialmente.

Attori coinvolti

Il partenariato è costituito da 8 soggetti provenienti da settori diversi, tutti attivi nel segmento delle politiche sociali, che, in occasione del bando Welfare in Azione di Fondazione Cariplo, hanno condiviso una strategia convergente sul tema degli anziani e dell’invecchiamento attivo. Nello specifico, i soggetti sottoscrittori dell’Accordo di partenariato del progetto sono:

  • 2 Ambiti Territoriali 328 (Ambito di Seriate, capofila, e Ambito di Grumello del Monte) che raggruppano 19 comuni dell’area est della provincia di Bergamo
  • 3 soggetti del Terzo Settore, cooperative sociali: Universiis, Namastè, PAESE
  • 1 Fondazione filantropica, Fondazione della Comunità Bergamasca
  • 1 Fondazione che gestisce servizi e strutture per anziani, Fondazione Madonna del Boldesico
  • l’ASST Bergamo Est (sede: Ospedale Bolognini di Seriate)

La rete di partner e aderenti che alimenta e sostiene il progetto si radica in un tessuto organico di situazioni, conoscenze, esperienze connesse e/o intrecciate, che costituiscono il patrimonio locale dal quale partire, a fronte del problema individuato, per spingere l’evoluzione del sistema entro la cornice e le prospettive del welfare di prossimità e comunitario.
Le prerogative (istituzionali, associative, d’impresa, di terzo settore, di rappresentanza) garantite dai soggetti coinvolti apportano tali e tanti elementi di conoscenza del fenomeno osservato da consentire la ricostruzione di un quadro completo, ricco e articolato, sia del problema che dell’attuale sistema delle risposte.

Ruolo dell’Ente  pubblico

I due AT implicati nel progetto hanno un ruolo di regia complessiva, supporto e stimolo dell’azione. In particolare si occupano di :1) capire i reali bisogni (che non necessariamente coincidono con le competenze degli operatori); 2) attivare la sperimentazione di servizi prima non esistenti nel territorio o di concezione innovativa, che non comportano un intervento individuale bensì un approccio di comunità (vedi sotto).

Cambiamenti auspicati  dal progetto

Il cambiamento generale perseguito dal progetto è quello di favorire il permanere più a lungo possibile degli anziani al proprio domicilio con una buona qualità di vita-relazione; a renderlo possibile dovrebbe essere l’implementazione di un welfare comunitario che – aggregando le risorse pubbliche, private e di Terzo Settore e innescando processi partecipativi – renda le comunità territoriali maggiormente in grado di farsi carico delle problematiche legate all’invecchiamento e alla perdita di autonomia.
Gli obiettivi specifici di cambiamento sono invece così stati individuati:

  • raccordare i soggetti pubblici/del terzo settore/privati che intervengono a favore delle persone anziane per facilitare l’accesso ai servizi e migliorarne l’erogazione;
  • realizzare un ampio coinvolgimento della Comunità nelle azioni previste attraverso un’ informazione e una promozione fra la popolazione sulla tematica della non autosufficienza e dell’invecchiamento attivo.

Principali elementi innovativi

  • trasformazione degli attuali servizi, che prevedono un intervento individuale, in funzione di bisogni specifici, riprogettandoli secondo un approccio di comunità rivolto a soddisfare bisogni collettivi (infermiere di comunità, badante di condominio);
  • avvio e apertura di servizi nuovi per il territorio, come gli Alzheimer Cafè e residenze di housing sociale;
  • coinvolgimento attivo del territorio e della comunità in attività di sostegno all’invecchiamento: sentinelle, anziani che si occupano di anziani;
  • stimolo continuo della riflessione collettiva sul processo di invecchiamento e sulle ricadute delle scelte individuali su se stessi e sulla comunità: seminari, convegni, eventi culturali (rassegne cinematografiche, festival letterari e teatrali, mostre).

Positività e criticità  dell’esperienza

La valutazione di questi aspetti, svolta in base alle voci della  “Swot Analysis”, è riportata nella tabella seguente.

UTILITA’

DANNO

INTERNO

FORZE (S)

– composizione della rete dei partner e degli aderenti al progetto;
– capillarizzazione territoriale dei nodi della rete;
– articolata conoscenza del problema;
– attuale risposta e volontà di attivazione della comunità sul problema;
– consapevolezza delle istituzioni;
– capacità di inclusione;
– generatività delle relazioni.

DEBOLEZZE (W)

– natura (pubblico-privato, statale-locale, associativo) diversa dei componenti del partenariato e della rete;
– presenza di linguaggi e riferimenti diversi fra i partner
-fortissimo livello di innovatività dell’approccio e del modello gestionale;
– necessità di sviluppare leadership (anche diffusa) forte e condivisa in ciascuna delle 19 comunità locali.

ESTERNO

OPPORTUNITA’ (O)

– spinta della comunità a cercare una strada nuova per la risposta al problema;
– possibilità di capitalizzare le esperienze di rete e di comunità già in atto.

MINACCE (T)

 – le attività del progetto sono aggiuntive rispetto ai compiti “istituzionali” e non sostitutive e quindi rischiano di essere considerate non prioritarie.

Altri aspetti di rilievo da segnalare

Fra le azioni di progetto è previsto anche un piano di fundraising: la raccolta fondi è intesa non solo come strumento di reperimento di risorse economiche per la realizzazione delle attività, ma anche come modalità per coinvolgere il territorio (la comunità vista come insieme di cittadini, di associazioni e gruppi più o meno formali, di commercianti, di aziende e imprese, di istituzioni) in maniera sempre più sentita e consapevole.