Con la Dgr n. 662 del 16 ottobre 2018 Regione Lombardia approva il “Piano regionale” di prevenzione e contrasto alla povertà per il triennio 2018 – 2020, in adempimento del Dlgs n. 147/2017 e del Piano nazionale per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà adottato con Decreto del 18 maggio 2018 del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze. Come ha tenuto a sottolineare il direttore Daverio nella presentazione agli ambiti territoriali, non si tratta di un Piano, quanto di linee di sviluppo che tracciano la direzione regionale per il contrasto e la prevenzione alla povertà. Nel concreto la Regione assume i tre livelli essenziali indicati dallo Stato e le relative indicazioni in merito all’impiego del Fondo Povertà quota servizi, e ricomprende in un unico documento tutte misure e le iniziative in campo, ritenute complementari nel contrasto alla povertà.
In tale sede presentiamo i principali contenuti, rimandando al documento integrale per una lettura più approfondita.

 

Analisi del contesto

Le peculiarità di Regione Lombardia

Nella prima parte del documento vengono richiamate le peculiarità del territorio lombardo dovute sia alle caratteristiche del tessuto economico e sociale del territorio sia alla presenza di un pluralismo sociale che tradizionalmente si fa carico delle situazioni più difficili concorrendo con un significativo apporto di risorse private all’impegno pubblico, sia regionale che comunale. peculiarità di cui è necessario tener conto per lo sviluppo di politiche regionali di prevenzione e contrasto alla povertà. Il documento, riprendendo dati e informazioni tratti in particolare dalle fonti ISTAT, INPS e specifiche indagini, sottolinea che la Lombardia:

  • è una regione caratterizzata da una bassa incidenza della vulnerabilità sociale e materiale[1]; si posiziona bene sul fronte dell’occupazione;
  • ha una bassa incidenza della povertà assoluta[2];
  • presenta, invece, una significativa crescita dell’incidenza della povertà relativa[3] dopo il 2010 anche se su livelli comunque molto inferiori a quelli dell’intero paese.

Inoltre, secondo i dati forniti dal Ministero alle Regioni a giugno 2018 in riferimento all’applicazione del SIA/ReI, in Lombardia risultano 21.226 nuclei familiari beneficiari, pari a 66.964 persone. L’importo medio erogato per ogni nucleo familiare è pari a € 269, in linea con le altre Regioni del Nord. La Regione, a comparazione con le altre realtà regionali del Paese, è posizionata al quinto posto per numerosità dei nuclei beneficiari, quasi al pari di Lazio e Puglia.
Tuttavia l’incidenza sulla popolazione regionale è tra le più basse, pari al 0,51% (nuclei familiari beneficiari sul numero dei nuclei familiari regionali) posizionando la Regione verso la fine della classifica, tra Marche e Valle d’Aosta.

Gli interventi già presenti

Il documento sottolinea che lo sviluppo delle politiche regionali di contrasto alla povertà si inserisce nella rete di interventi già presenti e proseguirà lungo le direttrici avviate nel corso della precedente legislatura, riguardo la lotta contro la vulnerabilità socio-economica, le nuove forme di povertà, la tutela delle persone fragili, come confermano anche le Linee di indirizzo per la programmazione sociale a livello locale 2018-2020, approvate con d.g.r. n. 7631/2017.
In particolare si fa riferimento principalmente al programma “Reddito di Autonomia”, la nuova politica sociale integrata introdotta a fine 2015 rivolta alle situazioni di vulnerabilità economica e sociale e alle nuove forme di povertà, costituita da diverse misure in ambito sanitario, sociale, abitativo e di ricerca attiva del lavoro (nidi gratis, bonus famiglia, voucher per l’autonomia, bonus affitto, PIL e abolizione super ticket).
Le linee di sviluppo accennano anche ad altre due direttrici: la riforma delle politiche abitative, in particolare dell’edilizia residenziale pubblica, avviata con la L.r. 16/2016, dove l’intervento pubblico non è più fondato sulla realizzazione di edilizia abitativa ma sulla messa a disposizione delle persone di un servizio abitativo con un modello programmatorio centrato sulla domanda che utilizza l’articolazione amministrativa degli ambiti territoriali sociali; l’introduzione dal 2013 nelle politiche attive del lavoro della misura Dote Unica Lavoro, un percorso individuale di inserimento lavorativo che in un’ottica di programmazione integrata ed un’offerta continua delle politiche della formazione e del lavoro, intende evitare la frammentazione dei servizi e dei tempi d’attuazione, superando i singoli dispositivi del passato.

 

Criteri di riparto del Fondo Povertà e prossimi adempimenti

Nel documento sono contenuti i criteri con cui verrà ripartito il Fondo nazionale, che consiste per la Lombardia in oltre 31 milioni per l’anno 2018.
Tali risorse saranno ripartite per il 50% in base alla popolazione residente, e per il restante 50% in base al numero di beneficiari SIA-REI a fine aprile 2018.
In merito ai senza dimora, la Regione ha indicato la destinazione agli ambiti con almeno un comune sopra i 45.000 abitanti, rivolgendo le risorse tendenzialmente agli ambiti con comuni capoluogo di provincia.
Il Piano è stato approvato dal Ministero e dunque entro l’inizio di novembre gli ambiti riceveranno direttamente dallo Stato le risorse del Fondo. Sarà invece la Regione a trasferire le quote per i senza dimora.
Gli ambiti territoriali ora, come da decreto ministeriale, hanno dunque 60 giorni per definire il piano di attuazione locale, ovvero l’atto di programmazione con cui definiscono le modalità di impiego del fondo e la strategia di contrasto alla povertà a livello locale.

 

La Cabina di Regia

Come strumento di governance regionale utile a favorire l’integrazione di politiche, soggetti e risorse per rispondere ai bisogni delle persone in modo omogeneo su tutto il territorio lombardo, il documento prevede l’istituzione di una Cabina di Regia, sede di confronto e di raccordo strategico e funzionale sulle azioni di promozione ed indirizzo in materia di contrasto alla vulnerabilità e alla povertà, di monitoraggio dell’implementazione del Reddito di Autonomia e del ReI.
La Cabina di Regia regionale è costituita da:

  • le Direzioni Generali dei quattro Assessorati alle Politiche sociali, abitative e disabilità, alle Politiche per la famiglia, al Welfare e all’Istruzione, formazione e lavoro;
  • Anci Lombardia;
  • Sindacati confederali;
  • l’Alleanza Regionale contro la povertà;
  • la Direzione regionale dell’INPS;
  • i referenti dei coordinamenti territoriali;

Interessante notare che la composizione di tale organo di governo prevede anche una partecipazione di rappresentanze territoriali (degli ambiti si ipotizza), anche se il dettaglio di tale coordinamento deve essere ancora definito. Sarà la cabina di regia a farlo, insieme alla definizione di indicazioni più puntuali in merito all’équipe multidisciplinare e agli accordi di rete.

 

Obiettivi

Per il triennio 2018 – 2020 il piano prevede tre macro obiettivi:

  • Prevenzione allo stato povertà: portare ad evoluzione il sistema sociale regionale in senso inclusivo e propulsivo, diviene lo strumento di lotta alla povertà, ma anche contrasto della precarietà. Mantenere l’attenzione verso le situazioni di vulnerabilità economica e sociale e alle nuove forme di povertà, risulta uno obiettivo prioritario di Regione Lombardia.
  • Sostegno e rafforzamento agli interventi nazionali per la lotta alla povertà: affiancare, sostenere, rafforzare e contemporaneamente stimolare l’attivazione delle persone a rischio o in condizione di povertà tramite un approccio sistemico. Indispensabile risulta la valutazione multidimensionale, la progettazione individualizzata e l’utilizzo coordinato delle risorse disponibili.
  • Presa in carico e progettazione territoriale: rafforzare la presa in carico integrata a livello territoriale attraverso la valorizzazione della rete sociale esistente, formale e informale, ed il coordinamento degli interventi e delle azioni attraverso un dialogo costante tra i diversi attori del sistema, proseguendo in un percorso di ricomposizione delle conoscenze, delle risorse e dei servizi.

 

Azioni

In questo paragrafo, per necessità di sintesi, si riportano le azioni non suddivise per singolo obiettivo, come nel Piano cui si rimanda per gli opportuni approfondimenti, ma per ambiti:

  • Istruzione, formazione e lavoro: contrasto alla dispersione scolastica; sostegno ai giovani per l’inserimento nel mondo del lavoro; consolidamento dell’integrazione strutturale tra formazione e lavoro per formare operatori, in possesso delle competenze tecnico-professionali richieste dal mercato del lavoro; consolidamento degli interventi di sostegno del diritto allo studio ordinario (es. contributi per l’acquisto di libri di testo, dotazioni tecnologiche e strumenti per la didattica,…).
  • Sostegno della famiglia nel ciclo di vita: realizzazione di misure che affianchino la rete consolidata delle unità d’offerta sociali, rispondendo ai bisogni della famiglia con progetti individualizzati e mirati allo sviluppo del protagonismo familiare; rafforzamento della presa in carico delle famiglie in situazione o a rischio di povertà mediante una approfondita valutazione multidimensionale e definizione di progettualità individualizzate, all’interno di un approccio multidisciplinare che può richiedere l’integrazione di diverse professionalità appartenenti a diversi enti, compresi gli organismi di terzo settore; rafforzamento degli interventi di conciliazione vita-lavoro; utilizzo delle risorse per la presentazione di proposte di intervento per il contrasto alla grave emarginazione adulta e alla condizione di senza dimora finanziate a valere sul Fondo Sociale Europeo.
  • Reti multi-stakeholder: promozione e consolidamento dei processi partecipati tra tutti gli attori, istituzionali e sociali, in un’ottica di rispondere ai bisogni, favorire l’autonomia e la responsabilizzazione; attuazione del Piano di rafforzamento dei Centri Per l’Impiego approvato in Conferenza Stato Regioni lo scorso dicembre 2017, mediante l’immissione del personale aggiuntivo previsto, finalizzato a sostenere la realizzazione del ReI e la promozione di accordi di collaborazione in rete.
  • Politiche abitative: sviluppo e consolidamento delle misure finalizzate al mantenimento dell’abitazione principale in locazione nel mercato privato; avvio a regime il contributo regionale di solidarietà per gli assegnatari di alloggi sociali che versano in condizioni di temporanea difficoltà economica; sviluppo dell’inclusione e la qualità dell’abitare sociale nei quartieri di edilizia residenziale pubblica a maggior rischio di marginalità sociale (es. contratti di quartiere); implementazione della funzione programmatoria di ambito dei Piani di Zona con i programmi triennali ed annuali dell’offerta abitativa pubblica e sociale, con la conseguente integrazione e coordinamento delle politiche abitative con le politiche urbanistico-territoriali e di rigenerazione urbana, le politiche sociali, le politiche dell’istruzione e del lavoro.
  • Rafforzamento del numero dei Punti per l’accesso al ReI.

 

 


[1] La vulnerabilità sociale è materiale è intesa come l’insieme di condizioni e caratteristiche che rende alcuni individui più esposti di altri a subire le conseguenze di un evento traumatico (rischio) e in maggiore difficoltà nell’affrontarlo efficacemente (capacità di risposta).
[2] L’incidenza povertà assoluta è calcolata sulla base di una soglia corrispondente alla spesa mensile minima necessaria per acquisire un paniere di beni e servizi che, nel contesto italiano e per una famiglia con determinate caratteristiche, è considerato essenziale a uno standard di vita minimamente accettabile. Sono classificate come assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia (che si differenzia per dimensione e composizione per età̀ della famiglia, per ripartizione geografica e per tipo di comune di residenza).
[3] L’incidenza della povertà relativa è calcolata sulla base di una soglia convenzionale (linea di povertà), che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi. La soglia di povertà per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile pro-capite nel Paese, e nel 2017 è risultata di 1.085,22 euro (+2,2% rispetto al valore della soglia nel 2016, quando era pari a 1.061,35 euro).