La sperimentazione del Bonus Famiglia, avviata con D.g.r. X/5095 nell’aprile 2016, si è conclusa nel giugno 2018 e, nel periodo di attuazione, ha ammesso e finanziato complessivamente 15.501 domande.
L’attuale Giunta, dopo aver dedicato il secondo semestre 2018 a un lavoro di analisi e valutazione dei dati relativi alla precedente gestione dell’iniziativa, nel novembre 2018, con D.g.r. n. XI/859 “Bonus Famiglia: Approvazione dei nuovi requisiti di accesso e attivazione della misura per il periodo 1 gennaio 2019 – 30 giugno 2019” e successivo decreto attuativo n. 18119, ha scelto di confermare la misura Bonus Famiglia con uno stanziamento complessivo di 5.406.158 euro e una revisione dei requisiti di accesso.
Il D.d.u.o. 18119 del 4 dicembre 2018 rimanda a un successivo provvedimento che definirà le modalità operative per l’attuazione della misura.

Il “nuovo” Bonus Famiglia

Già a giugno 2018, l’Assessore Piani, in un contributo per Lombardiasociale, evidenziava, relativamente al Bonus Famiglia, una doppia priorità: “garantire un aiuto concreto alle famiglie in evidente stato di disagio socio-economico o che vivono situazioni emergenziali, ma anche sviluppare iniziative che siano rivolte alla totalità della cittadinanza” e “avere un quadro preciso delle iniziative implementate da altri profili istituzionali, in modo da evitare sovrapposizioni, ma anzi tentando di attivare sinergie in modo da rendere più ampia l’offerta di servizi o di interventi economici di sostegno”.
In questa duplice direzione si muove la dgr 859/2018, prevedendo da un lato, l’incremento del valore massimo ISEE da euro 20.000 a euro 22.000 e dall’altro, istituendo il criterio di alternatività della misura rispetto ad analoghe iniziative comunali e/o statali finalizzate al sostegno della natalità.
Ma proviamo a vedere nel merito, cosa prevedono le due delibere di recentissima approvazione.

Finalità della misura
Sostenere le famiglie, in cui la donna è in stato di gravidanza, che si trovano sia in condizione di vulnerabilità, intesa come povertà relativa, sia in particolari condizioni di fragilità sociali, mediante il riconoscimento di un contributo economico a valere sul periodo della gestazione e di prima cura del neonato/figlio adottato.

Soggetti beneficiari
Famiglie vulnerabili con presenza di donne in gravidanza e famiglie adottive che soddisfano i seguenti requisiti:

  • residenza continuativa in Lombardia per entrambi i genitori da almeno 5 anni o del solo genitore se famiglia monogenitoriale;
  • indicatore ISEE di riferimento non superiore a € 22.000,00;
  • non essere titolare di altre agevolazioni a valere su analoghe iniziative attivate a livello comunale o nazionale a sostegno della natalità;
  • condizioni di fragilità specifiche, con riferimento alla casistica diversa da quella dell’adozione, secondo parametri da definire con successivo decreto della Direzione Generale competente.

Tipologia ed entità dell’agevolazione
In caso di gravidanza o di adozione il contributo a fondo perduto è pari a € 1.500,00. In caso di gravidanze/adozioni gemellari, il genitore riceve il contributo moltiplicato per il numero di figli.

Istruttoria e valutazione
Il richiedente presenta la domanda on line su specifica piattaforma regionale web.
Alla domanda devono essere allegati i seguenti documenti:

  • certificato di gravidanza rilasciato da operatore sanitario competente in materia di ostetricia e ginecologia, che opera in strutture pubbliche o in strutture private;
  • sentenza di adozione o decreto di collocamento in famiglia;
  • attestazione ISEE o DSU secondo la normativa in vigore;
  • scheda di avvenuto colloquio per la vulnerabilità socioeconomica.

La competenza dell’istruttoria delle domande è delle ATS che verificano i requisiti e approvano la domanda. Successivamente Il richiedente si rivolge ai consultori pubblici (ASST) e privati accreditati e a contratto, per la redazione di progetti personalizzati condivisi, comprensivi della sottoscrizione del patto di corresponsabilità. Ai fini della definizione del progetto può essere previsto anche il coinvolgimento dei servizi sociali dei Comuni e dei Centri aiuto alla vita. Il progetto prevede due momenti di verifica nel periodo compreso tra la data di validazione della domanda ed il semestre successivo alla data di nascita del neonato. Non è previsto il progetto personalizzato in caso di adozione.

Modalità di erogazione
In caso di gravidanza il contributo di € 1.500,00 è erogato in due tranche di pari importo, la prima a seguito della validazione della domanda e la seconda a seguito della presentazione della tessera sanitaria del neonato.
In caso di adozione il contributo di € 1.500,00 è liquidato in un’unica soluzione dopo l’approvazione della domanda.

Le risorse impiegate

La D.g.r. n. XI/859 e il successivo decreto attuativo n. 18119 deliberano uno stanziamento complessivo di euro 5.406.158 per il periodo 01 gennaio 2019/30 giugno 2019 e prevedono una ripartizione delle risorse secondo due criteri:

  • numero di donne residenti in età compresa tra i 15 e 49 anni risultante dall’ultimo dato ISTAT disponibile;
  • numero di nascite risultante dall’ultimo dato ISTAT disponibile.

Di seguito, la tabella di allocazione delle risorse.

Quali novità sostanziali

Due sono le novità sostanziali che le delibere introducono, rispetto alla fase di sperimentazione del Bonus Famiglia nel periodo aprile 2016/giugno 2018:

  • relativamente ai requisiti di accesso, segnaliamo l’incremento del valore massimo ISEE da euro 20.000 a euro 22.000 e l’alternatività della misura rispetto ad analoghe iniziative comunali e/o statali finalizzate al sostegno della natalità, scelte che vanno nella direzione, coerentemente da quanto annunciato dall’Assessore Piani, nella direzione di un ampliamento del target potenziale e di una razionalizzazione ed efficacia nell’utilizzo delle risorse a livello di sistema e in relazione ad altre misure e sostegni alla natalità;
  • altra variazione è la rimodulazione del contributo massimo che passa da 1.800 a 1.500 euro, scelta probabilmente necessaria, a fronte di un ampliamento del target potenziale auspicato con l’innalzamento del valore ISEE.

La scelta di introdurre il criterio di alternatività va certamente nella direzione di un maggior coordinamento tra istituzioni ed erogazioni diverse e di un riequilibrio della distribuzione delle misure. L’eterogeneità dei criteri e dei requisiti di accesso al momento, rischia di generare confusione o poca chiarezza tra i destinatari e richiederà certamente, una attenzione specifica nelle strategie di comunicazione rivolte al target.
Sarà inoltre, interessante capire, nei prossimi mesi di attuazione della misura e in attesa dell’approvazione delle modalità attuative, quali cambiamenti la modifica dei requisiti genererà nel target intercettato e raggiunto: l’innalzamento dell’ISEE generà un ampliamento del target verso situazioni di vulnerabilità meno conclamate o già intercettate dai servizi? L’alternatività della misura rispetto ad altre misure generà un ampliamento consistente del numero di persone intercettate e una maggior fruibilità della misura anche per destinatari che non hanno ancora avuto accesso, ad oggi, a nessuna misura di sostegno alla natalità? Domande per le quali è certamente prematuro prevedere alcuna risposta e alle quali rimandiamo ai prossimi mesi per una loro esplorazione.