L’allocazione delle risorse

I D.d.u.o. 19392 “Approvazione dell’avviso pubblico per il riconoscimento del «Bonus Famiglia: per il periodo 1 gennaio 2019 – 30 giugno 2019” di dicembre 2018 e il successivo D.d.u.o. 345 “Integrazione dell’avviso pubblico per il riconoscimento del «Bonus Famiglia: per il periodo 1 gennaio 2019 – 30 giugno 2019” del 15 gennaio 2019, definiscono le procedure di avvio e gestione della misura Bonus Famiglia e la relativa distribuzione delle risorse alle ATS.
Dal 16 gennaio 2019 è possibile presentare domanda per accedere alla misura on line e le domande saranno processate per ordine di arrivo, fino ad esaurimento delle risorse.
Gli stanziamenti di risorse, così come annunciato nella D.g.r. XI/859 del 26 novembre 2018, prevedono una ripartizione delle risorse secondo due criteri:

  • numero di donne residenti in età compresa tra i 15 e 49 anni risultante dall’ultimo dato ISTAT disponibile;
  • numero di nascite risultante dall’ultimo dato ISTAT disponibile.

La destinazione delle risorse, dopo una prima allocazione presentata nel D.d.u.o. 19392, è stata parzialmente rimodulata nel D.d.u.o. 345 e si declina come di seguito:

cod. ATS AGENZIA DI TUTELA

DELLA SALUTE – ATS

Riparto risorse su

popolazione

(donne 15-49 anni)

fonte istat 1/01/2018

Riparto su numero

Nascite

fonte istat 1/01/2018

Totale

Assegnazione

321 Città metropolitana

di Milano

945.681,65 958.521,40 1.904.203,00
322 Insubria 392.279,54 382.257,06 774.537,00
323 Montagna 77.719,22 77.966,18 155.686,00
324 Brianza 322.915,91 327.800,68 650.717,00
325 Bergamo 303.113,23 312.790,05 615.903,00
326 Brescia 317.837,93 320.912,24 638.750,00
327 Val Padana 201.579,62 192.430,82 394.010,00
328 Pavia 141.951,89 130.400,58 272.352,00
totale   2.703.079,00 2.703.079,00 5.406.158,00

Il monitoraggio della misura

Il D.d.u.o. 19392 propone invece, alcune indicazioni interessanti tanto circa le modalità attuative che coinvolgeranno le ASST e nello specifico, i consultori, quanto nelle modalità di monitoraggio e verifica della Misura che Regione definisce.

Da un lato, in fase rendicontativa, le ATS saranno tenute a comunicare alla Direzione Generale per la famiglia, genitorialità e pari opportunità, “una relazione diretta ad evidenziare il livello di attuazione della misura, le eventuali intese stipulate con gli altri soggetti del territorio e l’appropriatezza dei progetti personalizzati”. Nella relazione dovranno essere evidenziati:

  • il numero complessivo di domande presentate;
  • il numero complessivo di domande finanziate;
  • il numero delle esclusioni con indicazione delle relative motivazioni;
  • la descrizione delle modalità di campionamento rispetto alle autocertificazioni.

E nello specifico, in relazione alle cause di non ammissibilità delle domande, dovranno altresì essere evidenziate le cause: mancato soddisfacimento requisito residenza, mancato soddisfacimento requisito Isee, incompletezza documentale o altre casistiche.
Una richiesta di specifiche rendicontative certamente attenta a comprendere significati e cause di eventuali scarti tra domande presentate e domande finanziate.
Ma Regione si spinge oltre e prevede, oltre alle relazioni richieste alle ATS, anche una azione specifica di monitoraggio della misura volta a “misurare l’effettivo livello di raggiungimento degli obiettivi di risultato collegati a questa misura” e individua indicatori specifici di monitoraggio e valutazione:

  • rapporto tra il numero di domande protocollate ed il numero di domande finanziate (quale indicatore quantitativo del livello di effettivo accesso alla misura da parte delle famiglie);
  • numero di domande protocollate declinate per fasce di valore ISEE fino a 5.000, > 5.000 e fino a 10.000, > 10.000 e fino a15.000, > 15.000 e fino a 20.000 e > di 20.000 e fino a 22.000 euro;

Le domande ammesse e finanziate saranno poi analizzate secondo i seguenti livelli di dettaglio:

  • per tipologia bonus gravidanza/adozione;
  • per numero di domande presentate da parte del padre, da parte della madre, del tutore;
  • per tipologia di vulnerabilità rilevata nella scheda colloquio.

Ci sembra questa, una attenzione e un focus molto interessanti volti a monitorare e verificare non solo gli obiettivi di risultato, ma anche quali tipologie di vulnerabilità la misura intercetterà prevalentemente e quali fasce Isee saranno maggiormente coinvolte nella misura e nelle conseguenti prese in carico da parte dei servizi consultoriali.
Per un monitoraggio e una valutazione della misura, anche la declinazione del Progetto personalizzato previsto, presenta aspetti interessanti nella direzione di una definizione specifica e non generica dei processi di presa in carico e accompagnamento delle persone o nuclei che accederanno.
Il progetto personalizzato declina in modo articolato gli obiettivi del progetto, gli ambiti di intervento, gli strumenti di lavoro (colloquio, controllo sanitario, esame di laboratorio/strumentale, incontri di gruppo, lavoro di rete, somministrazione test, visita domiciliare, visita specialistica) e le figure professionali coinvolte (assistente sanitaria, assistente sociale, consulente familiare, consulente legale, educatore professionale, infermiere, medico ginecologo, ostetrica, pedagogista, psicoterapeuta, psicologo) mostrando, almeno nelle intenzioni, la volontà di attivare percorsi differenziati di presa in carico di problematiche diverse che possono declinare la vulnerabilità socioeconomica, riconoscendone quindi la complessità e la dimensione multifattoriale.

Sarà certamente interessante, a conclusione del primo anno di attuazione della misura, capire quali dati tanto quantitativi, quanto qualitativi, il sistema di rendicontazione e monitoraggio farà emergere, al fine anche di una riprogettazione della misura quanto più coerente con i bisogni e le vulnerabilità che essa stessa avrà fatto emergere e avrà descritto in modo specifico.