Il Distretto Sociale Sud Est Milano si compone di 9 Comuni, per una popolazione totale di 11.520 abitanti. Vi è un’importante disomogeneità tra i diversi territori poiché si spazia da Comuni che non raggiungono i 2.000 abitanti (Colturano), al quinto Comune della Provincia di Milano (San Giuliano M.) con quasi 40.000 abitanti.
I beneficiari REI al 31.12.2018 sono poco più di 260 unità di cui, a seguito di valutazione multidimensionale, 115 sono risultati casi complessi, ossia già conosciuti/in carico ai Servi Sociali territoriali o con bisogni multipli e di media/grave entità. Per il 100% delle situazioni è stato sottoscritto un patto di collaborazione (ad oggi solo 2 nuclei beneficiari non hanno aderito alle proposte ricevute concordando la decadenza dalla misura), mentre sono meno di 20 le progettualità concluse tutte inerenti nuclei familiari che, avendo già beneficiato di 12 mesi di SIA, hanno percepito “solo” 6 mesi di REI. Alcuni di questi nuclei hanno fatto in tempo a chiedere nuovamente il Reddito di inclusione trascorso il semestre di pausa.

Come si è organizzato il vostro ambito per la gestione del REI?

In capo ai singoli Comuni sono rimasti i punti di accesso e i segretariati sociali, che hanno svolto una funzione di informazione/consulenza/filtro.  Il nostro Distretto si è dotato di una équipe multidisciplinare composta da 2 figure di assistenti sociali e 2 figure educative, a cui si aggiunge al bisogno l’operatore del Centro per l’impiego. Questa équipe viene coordinata da una delle assistenti sociali, sebbene la definizione formale di questo ruolo sia ancora “in progress”.
Il nostro Distretto ha deciso di gestire in modo differenziato i beneficiari REI già in carico, dai casi di nuova conoscenza. Per i richiedenti già conosciuti dal servizio sociale, l’analisi preliminare è a carico dell’assistente sociale referente del caso, la quale decide in fase di progettazione se coinvolgere il personale dell’équipe REI; per i casi non conosciuti invece, tutto il processo di valutazione, dal pre-assessment alla progettazione, è seguito dall’équipe multidisciplinare.
Si è investito inoltre su percorsi di approfondimento e formazioni comuni, infatti il personale dell’équipe partecipa agli incontri della “Comunità di pratica” organizzata da IRS e ad alcune formazioni tenute da altri enti. E’ stato infine organizzato un seminario interno all’azienda alla presenza dei servizi sociali territoriali e delle associazioni e del Terzo Settore.

Come avviene la gestione dei casi complessi e quali riflessioni fate sul suo funzionamento?

L’équipe multidisciplinare è fissa e lavora prevalentemente sui casi non conosciuti e non in carico oppure su richiesta dei SSP quando per lo sviluppo del progetto personalizzato si intende attingere alle risorse REI. Indicativamente delle 260 unità prese in carico, la metà è passata per l’équipe. La parte stabile di questo organismo è, come detto, composta da 2 figure sociali e 2 educative mentre in base ai progetti da sviluppare si possono aggiungere – oltre al personale AFOL – anche mediatori linguistici ed educatori finanziari. Mediamente realizziamo due équipe al mese, di cui una dedicata ai progetti lavorativi con i colleghi dell’afol. Durante tali équipe si cerca anche di realizzare il monitoraggio dei casi seguiti, sebbene non sia semplice, per il tempo limitato.
L’équipe si è dotata di strumenti propri per il pre-assessment, la valutazione e la progettazione, mutuando modelli già utilizzati dal Servizio Sociale Professionale. L’introduzione e l’utilizzo della strumentazione ministeriale risulta un po’ faticosa perchè, sebbene proponga l’approfondimento di diverse aree di bisogno, prevede una compilazione un po’ “sterile” che va a determinare esiti specifici. Se da un lato il sistema delle tendine e dei flag delle voci pre-istruite è certamente più snello, dall’altro lascia poco spazio alla compilazione libera e rischia di impoverire le valutazioni e le osservazioni dei professionisti.
Quanto alle valutazioni complessive sul funzionamento della gestione, sicuramente sarebbe necessario un incremento delle ore degli operatori dell’équipe multidisciplinare dedicati alle prese in carico, che speriamo di poter ottenere attraverso l’impiego della Quota servizi del Fondo povertà, allo scopo di incrementare l’accuratezza e la qualità dei progetti elaborati. Oltre a ciò credo che sia ancora poco efficace il monitoraggio delle situazioni sul medio-lungo termine. Questo in particolar modo a causa del ciclico arrivo di nuovi beneficiari e la necessità, anche sottoposta a vincoli temporali, di avviare i pre-assessment. Sarebbe in tal caso utile dotarsi di uno strumento ad hoc, da compilare in base agli obiettivi stabiliti nel progetto e all’avanzamento degli impegni assunti dai diversi soggetti.

Come sta funzionando la collaborazione con AFOL?

La collaborazione che il nostro Distretto ha con Afol è molto proficua e ben rodata, anche grazie ad un percorso di lavoro pregresso tra AFOL e Servizi Sociali Professionali nelle segnalazioni di utenti disabili e svantaggiati. Ad oggi vengono inviate persone che hanno un profilo professionale medio-basso, disoccupati da più di 2/3 anni, con una scolarità che spesso si attesta sulla licenza media, ma che dimostrano volontà e determinazione ad intraprendere un percorso di orientamento lavorativo.
L’équipe e il personale di AFOL nel corso di questi 2 anni e mezzo di esperienza, tra SIA e REI, hanno affinato la selezione delle persone a cui proporre un percorso di orientamento lavorativo, valutando in maniera approfondita non solo la reale motivazione ma anche l’oggettiva capacità/possibilità di parteciparvi, soprattutto in termini di conciliazione di impegni familiari e di cura.
Fino al 2018 numerosi sono stati i beneficiari REI orientati verso percorsi dotali che prevedevano formazioni di vario tipo (PIL – Dote 3 plus regionale) ed è innegabile che il successo sia anche derivato dal riconoscimento economico post-corso che queste misure prevedono. In alternativa, gli interventi messi in campo sono: colloqui individuali e di gruppo; elaborazione dei profili professionali e dei CV e, quando vi sono richieste di personale da parte di aziende o cooperative che già lavorano con AFOL, la verifica di possibili matching anche con i beneficiari REI. Diversi sono i tirocini avviati, e anche progettualità che sono esitate in un contratto di lavoro. Afol garantisce un tutoraggio delle persone avviate in questi percorsi e non si esclude per il futuro l’affiancamento anche di una figura educativa a supporto di alcune persone
Sicuramente come già detto, ha favorito questa positiva collaborazione l’esperienza pregressa. Il personale che già si conosceva ha avviato rapporti professionali ancora più stringenti. Inoltre il fatto di avere procedure molto simili a quelle già in atto, ha aiutato lo sviluppo di questi progetti.
Il rapporto tra gli enti è poi formalizzato da una apposita convenzione. Tra tecnici inoltre, pur con strumentazioni proprie, abbiamo elaborato delle linee guida e modalità operative comuni che continuiamo ad affinare con il tempo e l’esperienza maturata.

Cosa vi aspettate dall’imminente passaggio al Reddito di Cittadinanza?

Il passaggio al RDC spaventa e preoccupa. E’ evidente che, a differenza del REI, il RDC non è una misura prettamente sociale ma rientra nell’ambito delle politiche del lavoro. Temiamo una minor capacità di controllo da un lato (venendo a mancare il filtro e l’accoglienza che oggi svolgono i comuni e le a.s. per i cittadini che vogliono accedere al REI) e un carico di responsabilità molto più elevato dall’altro, tenendo conto delle numerose richieste che nel Decreto Legislativo vengono fatte ai diversi operatori di vigilanza, controllo e segnalazione non solo del mancato rispetto di impegni assunti ma anche di varie e differenti irregolarità da parte dei beneficiari (con conseguenti attivazioni di Autorità Giudiziarie).
Il fatto che i beneficiari, per una parte, passeranno prima da AFOL e poi al massimo verranno inviati ai SSP inverte la logica attuale e rischia di confondere l’utenza, rendendo doppio il lavoro per gli operatori. Non ci è ancora chiaro che ruolo giocherà l’attuale équipe multidisciplinare e che organizzazione darsi nel nostro Distretto. Sono prossimi gli incontri previsti sia dal punto di vista tecnico che operativo per decidere come gestire il Reddito di Cittadinanza.