Una sperimentazione per i Care Leavers: cos’è e da dove viene

Con il termine Care Leavers si intendono i ragazzi e le ragazze che vivono fuori dalla famiglia di origine sulla base di un Provvedimento dell’Autorità Giudiziaria e che, al compimento della maggiore età, ad eccezione di alcuni casi[1], si trovano a dover lasciare la comunità di accoglienza oppure a terminare l’affido eterofamiliare, e dunque a perdere la presa in carico da parte dei servizi che li hanno accompagnati fino a quel momento.

Tra le risorse complessivamente afferenti alla quota servizi del Fondo per la Lotta alla povertà e all’esclusione sociale nel triennio 2018-2020[2],  sono stati stanziati 15 milioni di euro per sperimentare interventi a loro favore, che prevedono la definizione e la realizzazione di progetti personalizzati di accompagnamento all’autonomia  fino al compimento del 21esimo anno di età, così come previsto dal Piano di attività 2018 – 2020, allegato al decreto ministeriale.

Gli interventi – nella prospettiva sperimentale – saranno realizzati in un numero limitato di ambiti territoriali, che sono in corso di selezione da parte delle Regioni, d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

 I destinatari

I destinatari di questi interventi sono definiti come “le ragazze e i ragazzi residenti in Italia che, al compimento della maggiore età, vivono fuori dalla famiglia di origine sulla base di un provvedimento di tutela da parte dell’Autorità Giudiziaria, e per i/le quali il compimento della maggiore età sia avvenuto o avvenga nel corso del 2018, e sino al compimento del ventunesimo anno d’età.” Potranno essere compresi nella sperimentazione sia coloro per i quali, al compimento della maggiore età, non sia stato adottato un provvedimento di prosieguo amministrativo, sia coloro per i quali tale provvedimento sia stato adottato con la previsione di percorsi di autonomia. Tutti i destinatari devono avere un ISEE in corso di validità di valore non superiore a 9.360 euro.

Il documento ministeriale riporta i dati raccolti attraverso l’Indagine campionaria 2016 su affidi familiari e servizi residenziali, realizzata nel quadro della L.285, che evidenziano in Lombardia la presenza di oltre 4.000 minori allontanati dalla famiglia di origine (tra cui non sono considerati i minori stranieri non accompagnati), pari al 2,4 per mille della popolazione 0-17 anni.

 Il processo di implementazione prevede che ai ragazzi che compiono 17 anni, che si trovano nelle condizioni definite, venga proposto l’inizio di una valutazione che consenta di costruire il progetto di autonomia e di eventualmente inserirli nella sperimentazione.  Sulla base di quanto emerso dall’analisi preliminare, i ragazzi possono essere inclusi nella sperimentazione con un progetto c.d. “semplice”, oppure essere esclusi dalla sperimentazione in quanto già sostenuti da risorse e supporti esistenti, oppure, all’emergere di bisogni complessi e su valutazione dell’équipe di coordinamento multidisciplinare, possono essere inclusi prevedendo l’attivazione di servizi specialistici di supporto, o ancora possono essere esclusi dalla sperimentazione con attivazione di servizi specifici in relazione ai bisogni emersi.

In tutti i casi, per partecipare alla sperimentazione, è necessario che il servizio sociale competente certifichi l’uscita dalla comunità residenziale o dalla famiglia affidataria eterofamiliare, senza rientro nella famiglia di origine, prevedendo che il ragazzo possa intraprendere un progetto di autonomia.

Cosa prevede

La sperimentazione prevede, per i ragazzi che saranno coinvolti dalla sperimentazione negli Ambiti selezionati, la definizione di un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, costruito e articolato con l’attiva partecipazione del ragazzo/ragazza. La definizione del progetto, che prevede specifici impegni da parte del beneficiario e sostegni da parte dei servizi territoriali, viene realizzata a partire da una valutazione multidimensionale finalizzata ad identificare i bisogni del ragazzo che lascia la presa in carico da parte dei servizi, tenuto conto delle risorse e dei fattori di vulnerabilità, nonché dei fattori ambientali e di supporto presenti.

In concreto, il sostegno al progetto di autonomia si sostanzierà in:

  • Una borsa individuale per la copertura delle spese ordinarie e specifiche di percorso affrontate dal care leaver, il cui ammontare mensile non potrà essere superiore a 780 euro al mese per un totale annuo non superiore a 9.360 euro e che potrà essere erogata se il ragazzo possiede i requisiti per accedere alla misura del Re.I. La borsa costituisce uno strumento per coprire principalmente i costi connessi alla vita quotidiana del care leaver e al proseguimento/completamento degli studi o il sostegno all’inserimento lavorativo. Se il ragazzo è destinatario di un provvedimento di prosieguo amministrativo la misura della borsa sarà parametrata volta per volta ai servizi coperti dal provvedimento e comunque non potrà essere superiore al 50% dell’importo pieno. Le borse per l’autonomia saranno gestite dal servizio sociale dell’Ambito e saranno erogate ai beneficiari mensilmente con la medesima cadenza.
  • L’individuazione di un tutor per l’autonomia, che è la figura individuata per sostenere le finalità e gli obiettivi della sperimentazione nazionale e dei progetti individualizzati delle ragazze e dei ragazzi coinvolti. Il tutor è una risorsa aggiuntiva che si integra alla rete di relazione del ragazzo e che affianca il ragazzo nella realizzazione del progetto, verificando con lui l’andamento e sostenendolo nelle relazioni con gli adulti e con i servizi cui il ragazzo è stato affidato sino alla maggiore età; la comunità o la famiglia affidataria restano, infatti, un importante punto di riferimento – quando possibile – e partecipano al percorso di sperimentazione.
  • L’attivazione – per lo sviluppo dei progetti di autonomia – di un sistema di interazione tra più soggetti istituzionali e non istituzionali, ciascuno dei quali svolge un ruolo preciso all’interno del percorso: il ragazzo/la ragazza e i suoi familiari; gli adulti dei Servizi sociali pubblici, del privato sociale e dell’associazionismo; i rappresentanti dell’Autorità Giudiziaria e altri adulti che sono punti di riferimento importanti nella vita quotidiana del care leaver. La governance avrà un’articolazione che prevede il coinvolgimento di attori del livello nazionale e del livello decentrato (v. sotto).

Il progetto individualizzato prevede un periodo attuativo di 36 mesi, e la sperimentazione dovrà essere considerata come integrativa a quelle già esistenti, e dunque i progetti individualizzati dovranno essere concepiti come una cornice di senso per integrare e mettere a sistema tutte le risorse presenti a livello locale e nazionale che possono essere mobilitate a favore dei care leavers, e fra queste, in primis, i dispositivi del Re.I, di Garanzia Giovani e del Diritto allo studio.

Come funziona

In ciascuno degli Ambiti che saranno selezionati in tutte le regioni aderenti, la sperimentazione si estenderà su 60 mesi (5 anni) e coinvolgerà più target: I beneficiari del progetto e della borsa e i beneficiari del solo progetto (Gruppi A) e coloro che hanno 17 anni e con i quali i servizi devono iniziare la valutazione per arrivare alla costruzione del progetto di autonomia con possibile inserimento nella sperimentazione (Gruppi B).

Nei 5 anni di sperimentazione si sovrapporranno quindi, con tempi diversi, i processi di valutazione e di costruzione dei progetti di autonomia, i progetti in avvio e, negli anni successivi al primo, i progetti in corso di realizzazione in continuità con gli anni precedenti.

A livello locale, in ognuno degli Ambiti coinvolti, si dovrà costituire un’Equipe Multidisciplinare Locale di sperimentazione, dovranno essere individuati i Tutor per l’autonomia, individuati i beneficiari, realizzate le prevalutazioni ai fini della stesura dei progetti individualizzati e implementati i progetti individuali con l’attivazione di tutti gli strumenti integrativi possibili.

Tutti i soggetti coinvolti saranno, inoltre, chiamati a partecipare a momenti di formazione e monitoraggio e valutazione della sperimentazione, che saranno realizzati dall’Assistenza Tecnica.

In ogni Ambito dovrà inoltre essere individuato un referente della sperimentazione che ha i compiti di:

  • gestire le risorse delle borse per l’autonomia e la loro rendicontazione;
  • verificare l’attuazione dei progetti individualizzati;
  • attivare e coordinare il tavolo locale composto da tutti i soggetti locali considerati strategici per realizzare la sperimentazione;
  • coordinare l’équipe di coordinamento multidisciplinare, composta dai Tutor per l’autonomia e da tutti i soggetti che concorrono all’attuazione dei progetti;
  • presidiare ai raccordi con i dispositivi del diritto allo studio e della misura Re.I.;
  • affiancare il tutore per l’autonomia dell’accompagnamento dei ragazzi;
  • curare e mantenere la comunicazione con l’AT, il Ministero, il Referente Regionale, tutti i diversi referenti locali componenti dell’équipe;
  • organizzare e coordinare tutte le attività previste dalla sperimentazione;
  • promuovere la valutazione e il monitoraggio a livello locale secondo le indicazioni dell’AT;
  • partecipare alle attività informative e formative previste.

La governance

Come si evince da quanto fin qui riportato, vista la complessità della sperimentazione, è stata disegnata una struttura di governance multilivello che prevede sia un livello nazionale, che un livello decentrato, regionale o locale.

Gli organismi della governance a livello nazionale sono:

  • la cabina di regia nazionale, con compiti di co-progettazione, programmazione, analisi e verifiche in itinere e finali sull’attuazione della sperimentazione.
  • il comitato tecnico scientifico con compiti di indirizzo, accompagnamento al monitoraggio e alla valutazione, supporto tecnico scientifico all’attuazione della sperimentazione.
  • l’assistenza tecnica nazionale, con compiti di supporto tecnico scientifico, progettazione e valutazione della sperimentazione.

A livello locale, dovranno invece essere strutturati:

  • il Tavolo regionale di coordinamento, con funzioni di raccordo, scambi di esperienza, verifica sull’andamento della sperimentazione a livello locale
  • il Tavolo locale;
  • l’Equipe multidisciplinare di sperimentazione locale

La selezione degli ambiti e le risorse

A fronte dei 15 milioni stanziati per la sperimentazione, le risorse assegnate alla Lombardia ammontano a 600.000 euro annui per la triennalità 2018-2020, per un totale di 1.800.000 euro. Il Decreto contenente i Criteri di riparto del Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale definisce, infatti, le quote regionali per il triennio; di fatto, però, le risorse fanno capo alla quota servizi del Fondo Povertà che viene confermato anche nel Reddito di Cittadinanza, e dunque la sperimentazione triennale potrebbe essere ulteriormente confermata.

Al momento si sta svolgendo la selezione degli Ambiti Territoriali da parte delle Regioni, d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, processo non privo di difficoltà, in considerazione del fatto che i criteri che le Regioni possono utilizzare per selezionare gli Ambiti sono vari,  a partire dalla presenza numerica dei possibili destinatari ma anche dell’adesione degli Ambiti a precedenti sperimentazioni, ad esempio quella relativa al Programma P.i.P.P.I, che se da una parte possono avere costruito e consolidato competenze a livello territoriale, dall’altro possono costituire già un ambito di lavoro molto impegnativo per i territori.

Altro elemento di difficoltà è relativo alla quantificazione degli effettivi percorsi e progetti che sarà possibile implementare con le risorse disponibili. Il documento del Ministero indica le tipologie di voci di costo progettuali che possono essere coperte dalle risorse: Borse per l’autonomia; Tutor per l’autonomia; Costi vari legati al lavoro con i ragazzi. Costi che però sono difficilmente stimabili, in relazione alla variabilità che i vari percorsi e progetti potranno avere.

In concreto però le Regioni si stanno trovando nella necessità di definire una stima – almeno orientativa – del numero di progetti attivabili, che potrà essere aggiustata via via che la sperimentazione si concretizzerà, anche in considerazione di indicazioni ministeriali che spingono a prediligere un avvio circoscritto a un numero limitato di ragazzi e che possa poi via via ampliarsi.

Attendiamo dunque a breve l’approvazione di una delibera da parte di Regione Lombardia in cui saranno indicati ufficialmente gli Ambiti coinvolti e che darà il via effettivo alla sperimentazione, che costituirà certamente un processo importante da seguire sia a livello regionale sia nei singoli territori.

 


[1] Attualmente, l’unica opportunità aggiuntiva di assistenza oltre la maggiore età è rappresentata dall’applicazione del cosiddetto “prosieguo amministrativo” che consente al Tribunale per i Minorenni di prolungare il progetto di accoglienza e sostegno fino al compimento del 21° anno di età.
[2] Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 18 maggio 2018 “Criteri di riparto del Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale e l’adozione del Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà”.