Il Rapporto 2017, in continuità con gli anni precedenti, mette in luce un’ampia azione di negoziazione da parte della vostra Federazione. Nello specifico cosa intendete per “negoziazione sociale di prossimità”?

Negoziare e concertare è sempre stato un fondamentale dell’azione sindacale, un’attività la cui forma ha saputo modellarsi sui cambiamenti economico-strutturali e sociali intervenuti in questi anni. Da anni la Fnp-Cisl Lombardia ha sviluppato un’ampia attività di negoziazione con le istituzioni locali a livello regionale, territoriale, pubblico e privato riguardo le politiche sociali e i relativi servizi attivati a favore della popolazione anziana e delle loro famiglie.
Nello specifico la federazione dei pensionati della Cisl Lombardia ha deciso di adottare il termine di negoziazione sociale di prossimità in quanto gli effetti immediati si riflettono nella comunità locale.
E’ lo strumento con cui il sindacato verifica la coerenza tra gli impegni assunti dalle amministrazioni e dagli enti erogatori di servizi in tema di politiche sociali e l’utilizzo delle risorse dei cittadini.
Fondamentale è la capacità, da parte delle organizzazioni sindacali, di adeguare gli obiettivi e le strategie di negoziazione alla realtà in cui operano, in quanto la negoziazione sociale di prossimità è influenzata dalla situazione politica istituzionale ed economica del territorio e dalle scelte che le diverse amministrazioni intendono attuare.
I livelli su cui si articola la negoziazione sono: regionale (Regione Lombardia, Anci), interprovinciale (Ats, Consiglio di rappresentanza dei Sindaci), provinciale (Provincia, Asst, Rsa), intercomunale (Ambito distrettuale, Piani di Zona, Comunità Montane, Unioni di Comuni), comunale (Comuni, Municipi).

Come si sono evoluti negli anni gli accordi stipulati?

Tutti gli accordi sottoscritti dalle strutture sindacali regionali e territoriali con regioni, comuni, enti pubblici e istituzioni in tema di welfare (politiche socio famigliari, socio sanitarie, fiscali e tariffarie, territoriali e di welfare occupazionale), dal 2011 sono raccolti, archiviati e classificati dall’Osservatorio della contrattazione sociale (Ocos) della Cisl.
Nel 2017 sono stati censiti 989 accordi su tutto il territorio nazionale, di cui 492 (circa il 50%) in Lombardia. Questo dato sottolinea l’attenzione, la sensibilità e l’importanza che la Cisl Lombardia investe nell’azione di negoziazione sociale ed evidenzia un’attività capillare e radicata nella nostra Regione, dove questa azione ha una storia più che ventennale, iniziata nel 1994 e ha visto crescere gli accordi in modo considerevole, da 32 agli attuali 492. Di questi, 434 sono accordi a livello comunale (comuni e Rsa singole), 38 intercomunali (unione di comuni, comunità montane, Asst e ambiti distrettuali dei Piani di Zona) e 17 sono accordi a livello provinciale e interprovinciale (province e Ats). I cittadini beneficiari di tale azione negoziale territoriale sono stati circa 4,5 milioni, corrispondente al 44% della popolazione lombarda.
Nell’ultimo decennio oltre alla tutela del reddito (Ici, tassa rifiuti, contributi affitti, ticket sanitari, assistenza domiciliare, le rette e la qualità della vita nelle RSA), si sono sviluppate anche altre tematiche che si possono raggruppare in quattro macro aree negoziali: salute e sanità, abitare sostenibile, mobilità e trasporto sociale, attività e tempo libero.

I dati presentati nel Rapporto evidenziano un’azione negoziale soprattutto a livello comunale

 Si, nei primi anni di negoziazione di prossimità si è principalmente privilegiato il rapporto con i singoli Comuni, mentre negli ultimi anni, si sono implementati i confronti con associazioni ed enti territoriali quali: associazioni di Comuni, Ats, Asst, Rsa, fondazioni e Ambiti distrettuali dei Piani di Zona.
Nel tempo si è diffusa una maggiore apertura da parte delle comunità locali ai processi di negoziazione, ammettendo le organizzazioni della sociètà civile ai processi decisionali dei diversi livelli istituzionali al fine di aumentarne l’efficienza e l’efficacia per realizzare il bene comune della comunità. La negoziazione sociale è l’esito di iniziative che si sviluppano su base volontaria, sul riconoscimento reciproco delle parti e sulle rispettive convenienze. Questa azione avviene generalmente in concomitanza alla definizione da parte delle amministrazioni della programmazione locale.
Il rapporto presenta molti esempi di accordi cui si è giunti con le amministrazioni locali, che possono avere carattere più di tipo generale regolamentare (ad es. regolamento Isee, regolamenti servizi collettivi che riguardano l’intera popolazione) oppure di tipo normativo assistenziale (ad. Es. tariffe e imposte comunali, benefici che agiscono su una parte della popolazione).
Accanto alle intese locali sono stati avviati anche cospicui confronti a livello regionale, in particolare con il Dipartimento Welfare Immigrazione Sanità Disabilità di Anci Lombardia e gli Assessorati di Regione Lombardia al Welfare e al Reddito di Autonomia e Inclusione Sociale. In particolare nel 2017 sono stati sottoscritti, a nostro avviso, tre importanti accordi a livello regionale con l’Assessorato al Welfare: il protocollo sulla presa in carico dei pazienti cronici; il verbale sulla costituzione della Cabina di Regia per le politiche sanitarie e sociosanitarie regionali; l’intesa sulla misura inerente il contenimento rette in Rsa, con l’erogazione di un voucher di € 1.000 agli anziani non autosufficienti ricoverati (in totale 11.450 persone). Su quest’ultimo tema della compartecipazione, il confronto è stato lungo, ha portato un primo risultato e non senza difficoltà sta proseguendo anche con la nuova Giunta regionale.

Dai dati raccolti dall’Osservatorio della contrattazione sociale, quale panorama emerge riguardo gli accordi stipulati in Lombardia nel 2017?

Come già detto in precedenza, gli accordi sottoscritti in Lombardia nel 2017 (492) costituiscono quasi la metà di tutti gli accordi a livello nazionale.
La gran parte di tali accordi firmati hanno durata annuale, tuttavia sono in crescita gli accordi di durata biennale e triennale, ciò spiegabile per la necessità di attuare politiche più ad ampio raggio e non di breve periodo.
In Lombardia la maggior parte degli accordi viene firmata con i Comuni (434 su 492). Questo dato riprende il trend del 2014 e va in controtendenza rispetto all’ultimo biennio (2015-2016) dove si era registrata una presenza significativa di accordi intercomunali e provinciali. Ci si aspetta che per il 2018, stante l’adozione della nuova programmazione sociale dei Piani di Zona, un nuovo passaggio ad una pianificazione sovra comunale.
I dati lombardi, inoltre, evidenziano che si negozia di più nei Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti (nel 2017 sono stati coperti 266 Comuni sui 370 totali). La dimensione demografica infatti è uno dei fattori che influenza la negoziazione sociale di prossimità, in quanto sono facilitati: l’aspetto relazionale (conoscenza degli amministratori locali, stima e fiducia reciproca) e il riconoscimento del ruolo sindacale nella determinazione degli assetti sociali del territorio; la consapevolezza del valore politico-sociale degli ambiti oggetto di interesse per lo sviluppo della comunità; la dimensione organizzativa e funzionale in cui si negoziano gli accordi; la raccolta di informazioni utili alla negoziazione e/o alla verifica dei risultati.
La categoria principale dei beneficiari degli accordi è la cittadinanza, seguita dalla popolazione anziana (nel 2017 sono 268, oltre la metà degli accordi stipulati).
Le politiche socio famigliari si confermano la macro area trattata nella maggior parte delle intese lombarde. Nello specifico sono cresciute le intese a favore dei servizi di assistenza domiciliare, delle misure di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, dei servizi socio-educativi e alla prima infanzia, degli interventi sull’abitare. La seconda macro area è la fiscalità (65% delle intese); l’impatto che tali provvedimenti hanno sulla condizione economica della popolazione, infatti, è notevole. I temi maggiormente discussi sono addizionale Irpef ed Isee. Anche le tematiche afferenti il mercato del lavoro e il welfare occupazionale sono cresciute costantemente negli ultimi 5 anni. Aumentano in particolare gli accordi dove si tratta di occupabilità, conciliazione tempi vita-lavoro, mentre diminuiscono quelli legati alla sicurezza sui posti di lavoro.
Pochi accordi afferiscono invece all’area delle politiche sanitarie e sociosanitarie: il potenziale sviluppo è notevole e necessitano di azioni mirate. Residuali restano gli accordi riguardo le politiche territoriali relative alla qualità dell’ambiente e ai trasporti.

Dunque, emerge un’articolata azione di negoziazione sociale di prossimità in evoluzione…

Anche se i dati raccolti, attualmente, consentono solo una lettura e un’analisi quantitativa degli accordi negoziali stipulati, mostrano una presenza sindacale viva nei nostri territori, attenta alle persone più deboli e fragili e capace di stare al passo con i mutamenti sociali ed economici della nostra società in continua evoluzione che generano nuovi bisogni e vulnerabilità.
La sottoscrizione di quasi 500 accordi in Lombardia è un buon risultato, mai raggiunto prima in nessun altro territorio italiano, cartina tornasole di un sindacato presente che contribuisce alla creazione di soluzioni innovative, investendo sul dialogo sociale e sul confronto, su una strategia partecipativa e di costruzione sociale insieme agli altri attori del territorio.