Il 28 marzo scorso si è tenuto un importante momento di condivisione di quanto mobilitato grazie al programma promosso da Fondazione Cariplo “Welfare in azione”. Un nuovo appuntamento, dopo quello di settembre 2017, che ha richiamato molte persone da tutta la regione a partecipare ad una giornata di riflessione e approfondimento su quanto sviluppato in questi anni.

Beatrice Fassati, che coordina il programma, nel suo intervento di apertura della giornata ha riassunto le tre direzioni lungo le quali il programma si sta muovendo: sperimentare, apprendere, disseminare.

Sperimentare

Welfare in azione (WiA) è ad oggi il più grande contesto di sperimentazione sul welfare comunitario a livello nazionale. Sono 37 le idee finanziate nelle quattro edizioni del Bando, dal 2015 ad oggi. Idee diventate progettualità articolate, che oggi coprono tutte le province di riferimento della Fondazione (quelle lombarde e parte di quelle piemontesi) e che toccano una vasta eterogeneità di temi: nuove vulnerabilità, lavoro di cura, conciliazione, minori, giovani, lavoro, disabilità, abitare, migranti…. Si tratta di sperimentazioni che costituiscono un bacino sufficientemente ampio per fornire spunti ed elementi di riflessione sulle strategie intraprese dai territori per mettere in campo risposte nuove e trasformazioni concrete verso un welfare capace di farsi più vicino ai bisogni dei cittadini e dunque più efficace.

La mobilitazione generata dal Bando WiA è notevole: si tratta di 37 progetti che sono derivati da 175 idee, selezionate all’interno di un bando a tre fasi, che ha visto concretizzarsi 51 percorsi di accompagnamento per supportare il passaggio dall’idea al progetto candidabile. Nel complesso sono stati investiti da parte della Fondazione 36,5 milioni di euro, ma il valore complessivo di risorse messe in circolo dalle progettualità, da parte di pubblico e privato, è diventato più del doppio, raggiungendo quasi gli 83 milioni.

Anche una grande mobilitazione di soggetti: i 37 partenariati coinvolgono oltre 350 organizzazioni (92 pubbliche e 256 del terzo settore) e, contando anche gli attori della rete, si arriva ad oltre 1.470 organizzazioni attivate. Numeri destinati per altro a crescere nel corso della realizzazione dei progetti stessi.

I 37 progetti sono a punti diversi di evoluzione. Quelli della prima edizione hanno di fatto appena concluso il triennio e stanno lavorando sulle eredità lasciate dalle esperienze condotte e sugli spazi di continuità per il futuro (si veda un articolo precedente). Quelli della seconda edizione entro l’estate si avvieranno verso la conclusione. Quelli della terza stanno vivendo il momento cruciale, di possibile radicamento delle azioni sul territorio. La quarta edizione invece è appena partita.

Apprendere

Ciò che è stato messo in campo in questi anni ha generato indubbiamente un grande bagaglio di conoscenze ed esperienze. Si è trattato di un processo collettivo di apprendimento, per i territori, ma anche per la Fondazione stessa. Si è cercato di avere cura di accompagnare questo processo attraverso l’allestimento di contesti che consentissero la costruzione di sguardi plurali, evitando autoreferenzialità limitanti, e questo certamente ha sostenuto in modo significativo la comprensione di quanto via via si stava costruendo. Per questo Fassati parla di apprendimento trasversale: generato da un sistema di monitoraggio e valutazione che viaggia progetto per progetto, scende nel dettaglio, azione per azione, con strumentazioni omogenee (schede e quadro logico,), ma poggiato anche su indicatori comuni riferiti agli assi trasversali del bando (Innovazione di servizi e processi, ricomposizione delle risorse, governance). Un percorso sostenuto ed accompagnato da 16 valutatori, 14 fundraiser a fianco dei progetti nella raccolta e analisi dei dati[1].

Un apprendimento che si è fatto però anche circolare grazie alle occasioni delle comunità di pratiche: 4 incontri all’anno per ciascuna edizione, a cui si aggiunge una summer school annuale, che rappresenta un prezioso spazio di confronto e dibattito, che ha generato anche relazioni di scambio autonome tra i progetti e tra territori.

Tra i tanti, l’apprendimento più sfidante, quello indicato come il più stupefacente, è stato quello riferito alla necessità per questi progetti di abbracciare l’inatteso: l’importanza di coltivare progetti aperti e in costante ascolto, di accogliere il “fattore sorpresa”, di considerare che sbagliare – trattandosi di “esperimenti” che lavorano in costante relazione con la comunità di riferimento – è lecito. In sostanza che “imparare facendo” è la miglior postura da assumere perché dagli errori e dagli inciampi, da bisogni originariamente non correttamente interpretati, in molti casi sono nati nuovi percorsi, sono scaturite nuove azioni che sono diventate, col senno di poi, il vero valore aggiunto del progetto.

Disseminare

Oggi WiA ha mobilitato un bacino considerevole, si diceva, di esperienze di innovazione e di trasformazione del welfare locale. Il tema cruciale diventa allora sempre più quello di dare forma e sistematizzare per poter diffondere, far conoscere. La seconda parte della giornata è stata per questo dedicata a workshop tematici, focalizzati sull’approfondimento di 6 specifiche esperienze che stanno emergendo come possibili “prototipi”.

  • Bando di attivazione comunitaria del progetto #VAI  Ambito Territoriale di Garbagnate – MI) che ha sperimentato l’utilizzo dei bandi Generare legami, per far emergere le idee e le risorse latenti delle piccole comunità. Il laboratorio ha focalizzato l’attenzione su cosa succede nelle varie fasi di vita dello strumento: dallo scouting alla pro-gettazione, dalla selezione all’accompagnamento.
  • Il servizio territoriale di educazione finanziaria  – Progetto #Oltreiperimetri (Rhodense – MI) per capire nel concreto cos’è l’educazione finanziaria, a chi e come viene proposta, che cosa significa accompagnare le persone a definire un’economia personale consapevole e come si inserisce questa proposta nel sistema dei servizi tradizionali.
  • La partecipazione del volontariato nel progetto La cura è di casa (Verbano, Cusio, Ossola) per comprendere come il volontariato di servizio può essere un pilastro per innovare e rigenerare il welfare locale. Come fare ad ingaggiare concretamente le persone, come prendersi cura dei volontari attivati e come coordinarli con i professionisti del welfare.
  • Gli spazi WeMi del Progetto Welfare di tutti  (Milano), una piattaforma web e una rete di spazi distribuiti in città per l’incontro fra domanda e offerta di servizi per la cura e il benessere. Il workshop ha messo a fuoco il tema dell’uscita dalla logica dei servizi e target codificati, del diverso ruolo dell’operatore e della qualità degli spazi.
  • I Patti gener-attivi per l’inclusione sociale del Progetto FareLegami (Crema, Cremona, Casalmaggiore) ovvero la sottoscrizione di accordi di collaborazione tra la persona in difficoltà, i servizi ed anche un rappresentante della comunità (parrocchia, azienda, onp…), che investe sulle capacità delle persone, l’assunzione di precise responsabilità individuali e collettive, l’attivazione di relazioni e la reciprocità verso la comunità.
  • Il Fundraising di comunità diffuso con il Progetto +++ Segni Positivi (Sondrio) per comprendere il senso profondo del fundraising, non solo come ricerca di risorse ma anche come preziosa occasione per costruire e agire un welfare davvero di comunità.

E’ bene precisare come parlare di prototipi e di disseminazione non debba far pensare a “modelli preconfezionati” da trasferire tout court, quanto piuttosto – sempre nella logica dialogica che attraversa WiA – quello di aprire uno spazio riflessivo e di ragionamento sulla possibilità di raccogliere spunti utili per i propri territori di provenienza. La disseminazione non avviene per modelli chiavi in mano, ma dallo sforzo che ciascun operatore può mette in campo per cogliere uno stimolo da riportare nel proprio contesto. L’aspetto più rilevante infatti per Fondazione è favorire la conoscenza di quanto si sta realizzando, sostenere la promozione di incontri a livello locale, collaborare con altre Fondazioni e realtà nazionali.

Per conoscere di più del programma e delle esperienze condotte dai progetti finanziati, invitiamo a consultare il portale http://welfareinazione.fondazionecariplo.it/it/


[1] I servizi di supporto sono stati gestiti da Codici e Istituto Italiano di Valutazione per la valutazione e, per il fundraising, da Good point e Fundraisier per passione.