Il 19 marzo 2019 si è svolto presso la RSA Korian Saccardo di Milano un seminario organizzato da LombardiaSociale.it con la collaborazione di Agespi Lombardia, Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil e Gruppo Korian.
L’intento è stato quello di promuovere un confronto tra decisori e stakeholder, stimolando la riflessione strategica sul futuro dell’assistenza ai non autosufficienti che si può costruire in Lombardia nei restanti 4 anni di consiliatura.

Alla luce di questi obiettivi, gli Assessori Stefano Bolognini (Politiche sociali, abitative e disabilità) e Giulio Gallera (Welfare) hanno risposto ai quesiti posti da sei relatori su due interrogativi: come disegnare i servizi e gli interventi per gli anziani non autosufficienti nei prossimi anni in Lombardia? Quali sono le strade da seguire e i rischi da evitare?[1]

L’Assessore Bolognini si è confrontato con Veruska Menghini, Claudio Dossi e Graziano Pirotta.
L’intervento e le domande di Veruska Menghini, Assistente sociale specialista, consulente di alcuni Enti socio-sanitari del bergamasco, miravano a approfondire la posizione di Regione Lombardia in merito agli interventi sociali a domicilio di responsabilità regionale e al governo della rete.

 

Gli interventi sociali a domicilio di responsabilità della Regione

Le numerose misure settoriali di natura sociale introdotte negli ultimi anni a favore dei non autosufficienti (tra cui B1, B2, voucher per l’autonomia) prevedono quali elementi cardine la Valutazione Multidimensionale, realizzata da operatori delle ASST e dei Comuni, e la predisposizione del Progetto individuale. Si fa cenno a Case Manager e budget di progetto, senza tuttavia entrare nel dettaglio operativo della loro attuazione.  Per queste risorse non sono cioè dettagliati i processi atti a verificarne l’uso appropriato e il raggiungimento degli outcomes attesi. Altre misure sociosanitarie, al contrario, prevedono una verifica continua dell’appropriatezza a carico dei gestori e sono costantemente verificate anche dalle ATS.

Domanda 1. Quali sono i processi che Regione Lombardia intende attuare per verificare l’uso appropriato delle risorse impiegate con la misura B1 e B2 e, in generale, quali i processi atti a verificare il raggiungimento dei risultati attesi rispetto al bisogno presentato dai non autosufficienti?

 

Risposta di Stefano Bolognini, Assessore alle Politiche sociali, Abitative e Disabilità, Regione Lombardia

La dgr n. 1253/20192 e il conseguente decreto, nell’aggiornare il sistema di risposte articolate per tipologia di intervento, declinano:

  • le tipologie di intervento da garantire secondo le specifiche misure (punto prioritario per lo sviluppo delle azioni è l’attività centrata sul sostegno alla persona e all’ambito familiare);
  • per la disabilità gravissima, le persone in condizioni di dipendenza vitale e quelle bisognose di assistenza continuativa vengono differenziate per aree omogenee rispetto al “ciclo di vita”: minori, adulti e anziani;
  • le misure B1 e B2 diventano un segmento specifico di un percorso completo di presa in carico. In questa prospettiva, Regione Lombardia ha avviato, con la nuova misura B1, un modello di “assistenza” al domicilio integrando misure di sostegno al caregiver famigliare, che in molti casi sono state intese o interpretate come sostegno al reddito famigliare, con misure legate all’erogazione di prestazioni ridefinendo la relazione tra sostegno monetario (Buono) e sostegno in termini di servizi.

La prospettiva cui stiamo lavorando è quella del fondo unico per le disabilità, che consentirà di rendere più flessibili le risorse ed è un’occasione di riflessione anche per costruire un sistema di finanziamento per gli anziani fragili.

 

Il governo della rete degli interventi a domicilio

Nello scenario attuale manca una gestione del sistema che veda al centro l’anziano e un modello organizzativo in grado di integrare la sfera sociosanitaria con quella sociale socioassistenziale.

La famiglia che assiste un anziano non autosufficiente a domicilio, per accedere agli interventi di supporto, sociali e sociosanitari, deve intraprendere iter diversi, ricevere più valutazioni e avere, nel tempo, plurimi riferimenti legati ai diversi servizi attivati. Inoltre ogni servizio coordina e presidia il proprio intervento. Nessuno ha la responsabilità istituzionale di fungere da punto di raccordo nè di coordinare un progetto assistenziale globale, che ricomprenda e faccia funzionare sinergicamente i diversi interventi. In sintesi: oggi, a livello domiciliare, non viene attuata una presa in carico integrata e tantomeno viene elaborato un progetto individualizzato unitario a favore della famiglia. Questa frammentazione produce confusione e difficoltà per gli operatori e per le famiglie caregiver.

Domanda 2. Come intende Regione Lombardia sostenere un modello organizzativo integrato attraverso cui le diverse progettualità vengano gestite e costantemente ricondotte entro un quadro unitario (quello dell’anziano) e non rimangano circoscritte ai quadri parziali (quelli dei singoli servizi)? 

 

Risposta dell’Assessore Stefano Bolognini

Le azioni di sistema e le iniziative innovative introdotte a partire dalla dgr 116/2013 con il Fondo per la famiglia e i suoi componenti fragili (che ha sostenuto interventi come RSA aperta, residenzialità leggera/assistita, ecc.) e con il Fondo per le non autosufficienze (misure per la disabilità grave e gravissima) hanno lo scopo di mantenere la persona fragile nel proprio contesto di vita, valorizzando il lavoro di cura e di assistenza svolto dalla famiglia e dai caregiver formali. Interessati e famiglie possono quindi trovare risposte non solo nella rete sociale o sociosanitaria consolidata, ma anche in percorsi personalizzati flessibili e integrati, non catalogabili come appartenenti esclusivamente ad uno dei due sistemi.

Nel quadro normativo definito dalla l.r. n. 23/2015 occorre adottare strumenti e modalità di regolamentazione della governance e dei modelli organizzativi, anche territoriali, ed un riallineamento tra i livelli della programmazione sociale e sociosanitaria.

Per meglio coordinare l’integrazione tra funzioni, le linee guida per la programmazione zonale degli ambiti territoriali 2018-2020 hanno promosso il tendenziale riallineamento tra i sopraccitati livelli, incentivando e accompagnando, gradualmente e in modo non prescrittivo, l’aggregazione degli ambiti territoriali verso gli ambiti distrettuali.

Le ATS da tempo svolgono un preciso ruolo di governance su molte attività, anche di carattere sociale, anche per l’indispensabilità di promuovere sinergie ed integrazione delle professionalità e delle competenze al fine di realizzare un piano assistenziale adeguato e corrispondente ai bisogni della persona. Nell’ambito della presa in carico integrata delle fragilità devono trovare posto ad esempio le demenze, la disabilità dei minori (autismo, disturbi comportamentali dello sviluppo …), problemi di salute mentale con doppia diagnosi di dipendenza, persone affette da ludopatia ecc.

Questi bisogni richiedono interventi flessibili, valutazione degli aspetti sociali, sociosanitari e sanitari ed integrazione di professionalità e competenze, allo scopo di sviluppare un progetto personalizzato che tocchi tutte le dimensioni di vita della persona, con l’identificazione di un budget di cura.

Pertanto, in un’ottica di costruzione di un percorso integrato – in cui devono trovare collocazione anche le funzioni sociali che rispondono a bisogni di persone vulnerabili, a rischio di fragilità sanitaria o sociosanitaria – le Direzioni Generali Welfare, Politiche Sociali, Abitative e Disabilità e Politiche per la famiglia, Genitorialità e Pari opportunità costituiranno nel 2019 un apposito gruppo di lavoro che coinvolgerà Comuni/Ambiti, ATS, ASST. Il compito sarà quello di individuare gli indirizzi per realizzare una piena integrazione tra le attività sociali e quelle sociosanitarie in ordine a modelli organizzativi, modalità di funzionamento e risorse dedicate.

Quanto agli interventi al domicilio, il tema si inquadra nell’ambito della tematica più generale delle politiche innovative complessive che Regione Lombardia sta mettendo in atto per costruire un nuovo welfare sociale, in grado di rispondere alle vulnerabilità delle persone e delle famiglie in tema di salute, cronicità e fragilità, in particolare degli anziani.

La riforma del sistema sociosanitario ha unificato sanitario e socio-sanitario per assicurare risposte specifiche per la cronicità. Un’attenzione specifica è stata attribuita alla vulnerabilità sociale con l’istituzione di un Assessorato che mette insieme risorse umane ed economiche, ricomprendendo anche le politiche abitative in una rete di risposte integrate. Ciò é finalizzato alla realizzazione di un welfare che affianchi la tradizionale rete d’offerta sociale a misure innovative, volte a offrire supporti personalizzati, tempestivi e calibrati sui diversi bisogni dei singoli. Tra queste misure citiamo:

  • Comunità Alloggio Sociale Anziani (C.A.S.A.). In affiancamento alle diverse forme di residenzialità leggera già esistenti, nel 2018 Regione Lombardia ha varato una nuova tipologia di offerta, la Comunità alloggio sociale, che coniuga un livello sufficiente di vita indipendente con il mantenimento delle relazioni sociali ed una vita comunitaria di tipo familiare[2]. La CASA risponde ai bisogni di anziani autosufficienti, socialmente vulnerabili o fragili, che scelgono una soluzione di tipo comunitario in una residenza sociale con le caratteristiche di una normale abitazione.  Le risposte offerte non conseguono necessariamente ad una perdita di autonomia ma anche a scelte della persona e della famiglia, costituendo comunque una forma di tutela leggera.
  • La l.r.15/2015 – Assistenti familiari. Le linee guida attuative della legge regionale 15/2015 hanno definito le modalità di costituzione dei Registri e degli sportelli territoriali per le Assistenti familiari. A dicembre 2018 è stato approvato il Bonus per le assistenti familiari. RL mira così a favorire un incontro regolato tra domanda e offerta, garantire servizi qualificati, informazione e consulenza e sostenere il lavoro svolto dagli assistenti familiari attraverso specifici contributi[3].
  • Voucher autonomia anziani. Infine, 3 milioni di euro sono stati stanziati nel 2019 per gli anziani con più di 65 anni, un reddito inferiore a 20.000 euro e condizioni di fragilità sociale, quale supporto per la permanenza a domicilio e il consolidamento dell’autonomia personale e relazionale[4].

 


[1] Ai relatori, individuati tra operatori ed  esperti del settore sociale e socio-sanitario, rappresentanti di enti gestori, sindacati pensionati e Comuni, è stato chiesto di adottare una visione di lungo periodo, evitando sia di “schiacciarsi” sul quotidiano  e sulle ultime delibere,  sia di ragionare su un “libro di sogni”, ovvero su cambiamenti che è irrealistico pensare di poter avviare entro la fine della  consiliatura.
[2] Per approfondire le caratteristiche di C.A.S.A si rimanda a: http://www.lombardiasociale.it/2018/02/06/raffica-delibere-fine-legislatura/
[3] Per approfondimenti si veda: http://www.lombardiasociale.it/2019/01/22/legge-sulle-badanti-qualcosa-si-muove/
[4] Per approfondimenti si veda: http://www.lombardiasociale.it/2019/01/29/voucher-per-lautonomia-edizione-2019/