Il Rapporto di monitoraggio sulle politiche per la famiglia delle regioni e province autonome, recentemente pubblicato dall’Istituto degli Innocenti analizza l’utilizzo da parte delle Regioni e Province autonome delle risorse finanziarie del Fondo Nazionale per le Politiche della Famiglia destinate a favorire azioni per la prima infanzia e le responsabilità genitoriali, la nascita e lo sviluppo dei Centri per le famiglie e il sostegno alla natalità[1].

Complessivamente grazie al Fondo famiglia, tramite quattro Intese tra Stato, Regioni e Province Autonome, tra il 2013 e il 2017  sono stati resi disponibili oltre 20 milioni di euro, dedicati, nello specifico a finanziare quattro marco aree di attività:

  • attività a favore della prima infanzia
  • attività a favore delle famiglie e delle responsabilità genitoriali
  • attività per lo sviluppo di Centri per la Famiglia
  • attività a favore della natalità, compresi sostegno ai servizi per la prima infanzia e bonus per i nuovi nati.

Come si evidenzia dalla figura 1, l’ampia maggioranza delle risorse sono state impiegate a favore della prima infanzia e, nello specifico, finalizzati a favorire l’accesso ai servizi abbattendo il costo delle rette per le famiglie.

Anche guardando allo specifico regionale sono poche le regioni, e tra queste la Lombardia, che non hanno dedicato risorse a questa finalità, concentrandosi invece sulle altre aree di intervento. Ad eccezione di due regioni (Umbria e Basilicata), che hanno focalizzato le risorse esclusivamente per finanziare attività a favore della natalità, le altre regioni hanno in generale bilanciato più tipologie di intervento, seppure con una generale tendenza a utilizzare le risorse nell’area della prima infanzia, che resta l’area prevalente.

L’aumento della copertura dei posti nei servizi per la prima infanzia resta, infatti, un’area prioritaria per quasi tutte le regioni, in considerazione del fatto che anche i dati più recenti[2]  evidenziano una copertura dei bambini in fascia 0-3 anni a livello nazionale parti al 24%, dunque ancora lontano dall’obiettivo del 33% fissato dall’Unione Europea.

Figura 1 – Regioni secondo l’area di intervento (composizione %)

Fonte: Istituto degli Innocenti

 

Lombardia a confronto con Piemonte, Veneto e Emilia Romagna

La popolazione e le famiglie

Popolazione Popolazione 0-2 Popolazione 0-17 N° famiglie N° medio componenti
Lombardia 10.019.166 251.494 1.676.730 4.460.150 2,2
Piemonte 4.375.865 98.891 671.642 2.009.101 2,2
Veneto 4.907.529 117.200 809.344 2.076.323 2,3
Emilia Romagna 4.448.841 107.305 710.532 2.003.011 2,2

 

Un quadro di insieme relativamente alla composizione demografica delle regioni prese in esame mostra che le quattro regioni, nonostante la nota maggiore ampiezza della Lombardia, che ha una popolazione più che doppia rispetto alle altre, presentano una composizione demografica piuttosto simile, con percentuali comparabili sia per quanto riguarda i bambini nella fascia 0-2 anni (tra il 2,25 e il 2,5% della popolazione), sia per quanto riguarda la popolazione minorenne ( tra il 15,3 e il 16,7%), sia per quanto il numero e la numerosità delle famiglie.

Le risorse

Le risorse disponibili per la Lombardia sono state complessivamente pari a 2.869.625, a cui si è aggiunto un cofinanziamento regionale per oltre 570.000 euro nei quattro anni, e con uno stanziamento ulteriore da parte regionale per 2.158.500, che hanno portato le risorse complessive dedicate a queste finalità a oltre 5 milioni.

In Piemonte le risorse complessive sono state pari a 8.750.000 euro, di cui 1.456.106 derivante dalle Intese, oltre 500.000 euro di cofinanziamento e la restante parte derivante dall’Intesa sulla conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

Per il Veneto le risorse messe a disposizione tramite le intese sono state pari a 1.476.368, a cui si sono aggiunti 4.673.829 di cofinanziamento regionale, per un totale pari a oltre 6 milioni di euro.

In Emilia Romagna le risorse complessive sono state pari a oltre 9 milioni di euro di cui 1.435.826 derivanti dalle Intese, 287.165 di cofinanziamento e 7.492.685 di ulteriore finanziamento attraverso altri fondi statali o regionali.

Le linee di attività

Attività a favore della prima infanzia

Le misure a rafforzamento dei servizi per la prima infanzia attraverso il Fondo Famiglia hanno riguardato tutte le regioni considerate ad eccezione della Lombardia, che tuttavia è intervenuta in questo ambito grazie a fondi europei con cui è stata attivata la misura Nidi Gratis, volta ad azzerare la retta dei servizi pubblici o convenzionati per la prima infanzia per le famiglie con un valore ISEE inferiore ai 20.000 euro.

Nell’analizzare l’utilizzo dei fondi da parte delle altre tre regioni, si evidenziano modalità differenti di intervento, maggiormente orientate alle famiglie o viceversa alla rete dei servizi, seppure con il medesimo fine.

Il Piemonte ha dedicato a questa linea circa l’85% delle risorse del Fondo Famiglia, utilizzate per:

  • sostegno diretto ai costi di gestione dei servizi;
  • convenzionamento con servizi privati e autorizzati;
  • istituzione di buoni servizio a favore delle famiglie che frequentano i servizi per la prima infanzia.

La regione Emilia Romagna, nonostante si collochi tra le regioni con il maggiore tasso di copertura dei servizi per la prima infanzia, con una copertura pari al 37%[3], dunque ben superiore al 33%, è anch’essa intervenuta sulla filiera dei servizi, andandone a sostenere i costi di gestione , così da contenere le rette a carico delle famiglie.

In Veneto, la scelta di utilizzo delle risorse è stata dedicata a sostenere la filiera dei servizi e non le famiglie. La Regione attraverso le risorse derivanti dalle Intese, insieme ad altri finanziamenti regionali e statali, ha infatti proceduto a:

  • sostenere servizi per la prima infanzia a carattere domiciliare e monitorarne l’attuazione
  • promuovere formazione e aggiornamento per gli operatori
  • supportare attività di coordinamento regionale e attuare linee guida regionali sui servizi per la prima infanzia
  • attivare uno studio per individuazione e applicazione dei requisiti di qualità.

 

Attività a favore delle famiglie e delle responsabilità genitoriali

Questo ambito di attività costituisce quello meno indagato e dettagliato nel rapporto, su cui tutte e quattro le Regioni sono intervenute, sebbene con tipologie di intervento e obiettivi specifici anche molto differenti tra loro.

Il Piemonte ha finanziato 19 progetti, che hanno coinvolto 119 Comuni capofila e 130 Comuni in totale a favore della genitorialità.

Su questo fronte la Lombardia ha invece investito in interventi a favore del sostegno economico dei genitori separati o divorziati con figli, per l’abbattimento del canone annuo di locazione, tramite il Fondo Sostengo.

In Veneto per questa macroazione sono state sviluppate iniziative di welfare aziendale (chiamate Alleanze per le famiglie) dedicate a rispondere ai bisogni delle famiglie e delle imprese e alla conciliazione tra vita e lavoro, mentre in Emilia Romagna le attività a favore delle famiglie e delle responsabilità genitoriali avvengono all’interno della rete dei Centri per le famiglie, tramite corsi di approfondimento, laboratori, counselling, consulenze, mediazioni e altre attività.

 

Attività per lo sviluppo di Centri per la Famiglia

Il Piemonte ha utilizzato le risorse (600.000 euro circa) per sostenere 53 enti gestori delle funzioni socio-assistenziali, responsabili anche per le funzioni previste per i Centri per la Famiglia, che coprono i 1.197 Comuni della regione.

In Veneto per questa azione sono stati implementati 30 sportelli famiglia in 30 diversi Comuni, dedicati a fornire informazioni e orientamento alle famiglie in merito a servizi, agevolazioni e altre opportunità.

L’Emilia Romagna ha, invece, utilizzato i fondi disponibili per intervenire a favore della rete di Centri per le famiglie già esistenti e riconosciuti dalla Regione, dedicati a informare e orientare le famiglie, sostenere le competenze genitoriali e sviluppare le risorse familiari e comunitarie, attraverso:

  • azioni di coordinamento
  • formazione degli operatori
  • promozione della comunicazione rivolta alle famiglie

Per la Lombardia, nonostante la Riforma dei Consultori familiari pubblici e accreditati, volta a trasformarli in Centri per la Famiglia, che è stata avviata nel 2011 e di cui si sono visti gli esiti solo in parte, questa macroarea di attività no viene considerata, poiché in tale processo non sono intervenute risorse del Fondo Famiglia.

 

Attività per il sostegno e lo sviluppo della natalità

Anche lo sviluppo e il sostegno alla natalità e alla genitorialità costituisce un ambito di intervento rilevante in relazione al dato relativo al numero di nascite, richiamato anche nello stesso rapporto, che dal 2008 al 2016 ha visto un calo continuo che ha portato il numero di nascite annue a meno di 500.000.

Anche su questo fronte, l’utilizzo delle risorse del Fondo famiglia da parte delle quattro regioni considerate vede la Lombardia differenziarsi dalle altre regioni con l’implementazione della misura Bonus Famiglia che prevede l’erogazione di un contributo economico accompagnato da una progettualità alle famiglie con nuovi nati, mentre Veneto, Emilia Romagna e Piemonte hanno focalizzato le risorse sul finanziamento di interventi e servizi a supporto delle funzioni genitoriali.

Il Piemonte ha utilizzato i fondi per sostenere tutti i Comuni, in relazione allo sviluppo di azioni di accompagnamento alle coppie e ai singoli per sostenerne le funzioni genitoriali e di promozione e valorizzazione delle responsabilità genitoriali con le comunità locali.

La Lombardia ha dedicato a questa funzione poco meno del 50% delle risorse, in un primo tempo attraverso il Fondo Nasko dedicato a donne in gravidanza in condizioni di difficoltà economica, e successivamente attraverso il Bonus famiglia, a cui sono stati dedicate significative risorse regionali.

In Veneto, attraverso la costruzione di una rete con le aziende ULSS del territorio, sono stati realizzati interventi a favore delle famiglie nel primo anno di vita del bambino e attività a favore della neo-genitorialità.

Come per le attività a favore delle famiglie, in Regione Emilia Romagna, anche le attività a sostegno della natalità e della genitorialità avvengono per lo più all’interno dei Centri per le Famiglie, in collaborazione con i Servizi Sociali e ai servizi sanitari.

 


[1] Intesa 103/CU del 2014, 81/CU del 2015, 80/CU del 2016 e 69/CU del 2017.
[2] Rapporto ISTAT, Anno scolastico 2016/2017 “Asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia”.
[3] Dato al 31.12.2016 – Fonte Rapporto ISTAT, Anno scolastico 2016/2017 “Asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia”.