Sul Fondo Nazionale Politiche Sociali si era in attesa di un nuovo format per la programmazione, annunciato da Regione nella dgr di riparto del medesimo, emanata lo scorso mese (dgr 1448/2019). Il 15 maggio, puntuali, sono arrivate agli ambiti lombardi le Linee guida per la gestione del flusso FNPS che indicano le modalità con cui si dovrà procedere nella comunicazione del preventivo e del consuntivo dell’unico fondo ancora indistinto destinato al sociale.
In premessa vanno ricordate le indicazioni che vengono direttamente dal Ministero:

  • la priorità data all’area infanzia e adolescenza, unica a non essere finanziata ad hoc da altri fondi (es. l.112 sul Dopo di Noi e FNA per la disabilità e non autosufficienza; il Fondo povertà istituito dal d.lgs 147 sul REI e proseguito con il Reddito di cittadinanza) e per la quale la nostra regione ha scelto di innalzare la percentuale indicata dal Ministero – di almeno il 40% – al 50%;
  • l’introduzione di un dettaglio nella programmazione dell’area infanzia e adolescenza, con alcune voci di specifica per i servizi di assistenza domiciliare, centri diurni e altri servizi territoriali (si veda il precedente articolo);
  • l’inclusione, all’interno del Fondo, della quota di finanziamento del programma P.I.P.P.I. Degli oltre 38 milioni assegnati alla Lombardia, poco più di 437 mila euro vengono obbligatoriamente destinati a questo programma.

Sino ad oggi il modello di programmazione e monitoraggio utilizzato dagli ambiti ha previsto la compilazione della matrice ministeriale, ovvero una griglia piuttosto sintetica organizzata sulle tre aree – infanzia, adolescenza e responsabilità famigliari; disabilità e non autosufficienza; povertà ed esclusione sociale – articolata per obiettivi di servizio – accesso, presa in carico, assistenza domiciliare, centri diurni e servizi territoriali, comunità/residenzialità, inclusione.

 

Le indicazioni regionali

Maggior dettaglio

Le nuove linee guida a cui da quest’anno gli ambiti dovranno uniformarsi per comunicare il preventivo di spesa e, successivamente il consuntivo, introducono alcuni elementi di novità.

Innanzitutto si cerca di uniformare il più possibile la raccolta del dato, precisando le macro voci dell’abituale schema ministeriale, integrandole con il dettaglio delle tipologie di interventi e servizi connessi a ciascun obiettivo.
Non basterà ad esempio indicare la quota omnicomprensiva per l’assistenza domiciliare nell’area minori e famiglie, ma andrà specificato a cosa tale spesa è destinata: interventi a sostegno della domiciliarietà; assistenza domiciliare minori; specifici sostegni a bambini nei primi mille giorni di vita; attivazione sostegni innovativi (percorsi gruppali, famiglie / persone di appoggio etc…); interventi per progetti e altri interventi sociali. E in maniera analoga anche per gli altri obiettivi di servizio e per le altre aree.

I servizi e gli interventi indicati sono coerenti con la classificazione della spesa sociale dei comuni e con le indicazioni fornite dalla regione per la cartella sociale informatizzata. Sostanzialmente gli ambiti dovranno “spacchettare” le quote assegnate alle macro-voci, indicando la destinazione sulle singole tipologie di intervento previste, collocando ciascuna quota nella voce corrispondente. Le linee guida riportano il dettaglio di ogni codice e la specifica del servizio a cui esso si riferisce, precisando che l’allocazione delle quote del fondo, nelle diverse voci, debba avvenire seguendo il criterio della “prevalenza”.

Questo consentirà per la Regione – dicono le linee – un’analisi più puntuale sull’utilizzo delle risorse assegnate agli ambiti territoriali.
All’interno di questa operazione di dettaglio degli interventi, la Regione recepisce così quanto richiesto dal Ministero, in riferimento all’area infanzia e adolescenza. Sarà cioè possibile restituire al livello centrale, il dettaglio che viene chiesto per quest’area di servizio.

Si aggiunge alle aree previste dalla matrice ministeriale, anche una area definita “azioni di sistema” in cui esplicitare di fatto le parti del fondo che sono destinate a funzioni trasversali, in cui è possibile ad esempio allocare i costi destinati alla gestione dell’ufficio di piano, ai sistemi informativi, al coordinamento di interventi associati.

Rilevazione di indicatori di risultato

Un’altra novità sostanziale è che per ognuna delle voci riferite ai servizi erogati grazie alle risorse del fondo, sia a preventivo che poi a consuntivo, si chiedono anche dati aggiuntivi che sembrano riguardare il monitoraggio dei risultati:

  • il numero di utenti beneficiari del servizio/intervento finanziato
  • il numero degli enti destinatari di quella quota del fondo, differenziando tra enti pubblici, no profit e profit.

In questo caso non si tratta quindi di una riformulazione del dato già raccolto anche nelle modalità precedenti di programmazione, ma di informazioni aggiuntive che gli ambiti dovranno considerare.

Nuove modalità di trasmissione

Cambia infine la modalità di trasmissione del flusso, che avverrà mediate piattaforma SMAF, già in uso per il debito informativo di altri fondi. Verranno aperte finestre temporali in cui caricare i 2 file excel predisposti dalla DG, uno per il preventivo e uno per il consuntivo, questo ultimo da caricare in due tempi al fine di agevolare la registrazione di eventuali variazioni nella spesa.

 

Cosa cambia per gli ambiti?

L’operazione implica, a livello territoriale, qualche onere in più, sicuramente. Rispetto all’abitudine di programmare – e gestire una rendicontazione – su quote ampie, da quest’anno gli Uffici di piano lombardi dovranno ricostruire l’impegno, e poi la spesa effettivamente sostenuta, con maggior dettaglio. Per altro, come sempre, questa operazione avverrà in corso d’anno, con tutta la fatica di ricostruirne la coerenza con i bilanci dei propri enti di riferimento (Aziende speciali, consorzi, comune capofila…).

Bisognerà acquisire una certa dimestichezza nell’uso dei codici e fare attenzione alla separazione delle varie componenti della spesa. Non sarà affatto facile poi fornire quei dati di monitoraggio richiesti, su cui sarà alto il rischio di azzardare numeri, scarsamente fondati su oggettivi riscontri.

Il valore aggiunto, oltre che una maggior trasparenza, è però quello di avere in cambio più omogeneità nelle modalità di compilazione da parte dei diversi ambiti e una maggiore possibilità, per gli ambiti stessi – se ancora non lo facessero – e per gli enti sovraordinati, di comprendere l’orientamento della spesa di questo Fondo e la correlazione con il complesso della spesa per il welfare territoriale. Sostanzialmente ricavarne un supporto alla programmazione.

Qualche contesto, interpellato per la stesura del presente contributo, ha esplicitamente dichiarato di sentirsi sollevato dalla possibilità di limitare l’autoreferenzialità nell’allocazione e di vedere formalmente riconosciute le voci di spesa delle cosiddette azioni di sistema e di poterne trovare un’univoca e indiscutibile collocazione.

Qualche preoccupazione sorge invece rispetto alle indicazioni del 50% della spesa sull’area minori e famiglia. Non tanto perché non sia rispettato il vincolo di spesa, quanto il fatto che possa essere considerevolmente superato. Su questo sarà importante che gli ambiti forniscano le motivazioni di tali scostamenti. Stessa preoccupazione è riferita a possibili disallineamenti tra preventivo e consuntivo.

Infine la domanda più frequente tra i territori è: che tipo di utilizzo sarà fatto di questi dati? Da una parte questo svela una certa ansia che serpeggia a livello locale, ovvero che il nuovo sistema possa essere utilizzato unicamente per fini di controllo e successivamente di vincolo del Fondo che, come abbiamo detto, è  rimasto di fatto l’unico a totale discrezionalità del territorio. Dall’altra però rivela anche l’interesse di avere ritorno dei dati esposti, attraverso elaborazioni ed aggregazioni comparative, che possano sostenere la funzione di programmazione, sia regionale che locale.