Il 28 febbraio 2019 si è formalmente concluso, per i cittadini in possesso dei requisiti, l’accesso al Reddito di Inclusione, misura che di fatto, come stabilito dal Decreto 4/2019, è stata sostituita come livello essenziale delle prestazioni dal Reddito di Cittadinanza. Come si è conclusa, quindi, l’esperienza del ReI? Quale scenario si sta delineando in questi primi mesi di avvio del RdC a partire dai dati ufficiali disponibili?

 

Il “passaggio di testimone” dal ReI al RdC

I dati in chiusura del ReI

Nel corso dei 15 mesi trascorsi dall’istituzione del ReI sono stati erogati benefici economici a 506 mila nuclei familiari coinvolgendo 1,4 milioni di persone[1]. La maggior parte dei benefici sono stati erogati a nuclei residenti nelle regioni del sud (68%), con interessamento del 71% delle persone coinvolte.

Le prestazioni decorrenti nel primo trimestre del 2019 – l’ultimo prima del passaggio a Reddito di Cittadinanza – sono pari a 38 mila e la distribuzione percentuale per numero dei componenti il nucleo familiare conferma la tendenza riscontrata da luglio 2018 con l’abrogazione dei requisiti familiari, ovvero una maggiore concentrazione dei nuclei monoparentali e una minore incidenza dei nuclei con tre o più persone. Abrogazione dei requisiti familiari che ha determinato, altresì, una diminuzione dell’importo medio mensile erogato: dal valore massimo di maggio 2018 pari a € 311 si è scesi a marzo 2019 a € 280.

I dati in avvio del RdC

A due mesi dall’avvio ufficiale del Reddito di cittadinanza, le domande presentate al 30 aprile 2019[2] sono complessivamente 1.016.977, già caricate dall’INPS sulla piattaforma relativamente alle richieste pervenute, di cui 554.700 sono giunte da donne (54,5%) e 462.277 da uomini (45,5%).

Sono i CAF/Patronati il principale canale di accesso dei cittadini che hanno presentato domanda: il 77,1% ha, infatti, privilegiato questa modalità, a fronte di una percentuale restante che si è presentata presso gli sportelli delle poste (20,6%) e di una quota residuale che si è attivata in autonomia tramite il sistema SPID.

Con riferimento all’età dei richiedenti, la percentuale maggiore si colloca nella fascia d’età tra 45 e 67 anni con il 60%, seguiti con coloro che hanno un’età compresa tra i 25 e i 40 anni (il 22%). Il resto è distribuito tra gli ultra 67enni (pari al 15%) e poco più del 3% tra i minori di 25 anni.

Figura 1. Domande di RdC presentate al 30 aprile 2019 – Distribuzione % per fascia d’età

La distribuzione regionale vede la Campania e la Sicilia ai primi due posti, complessivamente il 32,8% delle domande (172.175 la Campania e 161.383 la Sicilia); al terzo il Lazio con 93.048 richieste, al quarto la Lombardia con 90.296, seguita a breve distanza al quinto dalla Puglia con 90.008; fanalino di coda la Valle D’Aosta, con 1.333 domande.

Parallelamente al dato in valori assoluti, è sicuramente interessante analizzare il peso % sulla popolazione residente, che con un valore pari a 0,9 ridimensiona la situazione lombarda (che scende al terzultimo posto della classifica) e mette in risalto l’incidenza significativa registrata in Calabria (al primo posto) nonché in Sardegna e Basilicata.

Figura 1. Domande di RdC presentate al 30 aprile 2019 – Dettaglio per Regione e % sulla popolazione residente

Reddito di Inclusione e Reddito di Cittadinanza: un primo confronto

I dati attualmente disponibili consentono, dunque, un primo confronto concentrando l’attenzione sul quadro delle domande all’avvio di entrambe le misure e sui numeri complessivamente raggiunti dal ReI.

Se osserviamo il dettaglio per Regione della percentuale di domande RdC e REI sul totale[3], possiamo notare in linea generale una certa coerenza: Campania e Sicilia si confermano le regioni con il maggior numero di domande ma l’analisi della distribuzione del RdC ne ridimensiona il “peso” sul totale e ciò avviene, parzialmente, anche in Calabria (vedi Tabella 2).  

Dal confronto di questo primo bimestre di presentazione delle domande per il Reddito di Cittadinanza con i 15 mesi di implementazione del ReI, possiamo, altresì, evincere la “portata” significativa in termini di valori assoluti del RdC: le 1.016.977 domande rappresentano già oltre il 70% del numero di beneficiari complessivamente raggiunti dalla misura che ha sostituito.    

Le domande di questo primo bimestre corrispondono a livello nazionale a un quarto (il 25,4%) dei 4 milioni di potenziali beneficiari del RdC e un quinto (il 20,3%) di quei 5 milioni di poveri assoluti in Italia stimati da Istat.

Questo numero di domande presentate, seppur significativo in valori assoluti, deve, tuttavia, ancora essere “misurato” ufficialmente in termini di domande accolte e, conseguentemente, contributi effettivamente erogati. Dichiarazioni rilasciate dal nuovo Presidente incaricato dell’INPS[4] parlano di un “take up” al 75%, percentuale per cui si è ancora in attesa di dati definitivi.

 

Tabella 2. Domande di RdC presentate al 30 aprile 2019 e domande REI 1° semestre – Dettaglio per Regione 

Regione Totale domande RdC % sul totale Totale domande REI [Numero nuclei – 1° semestre] % sul totale
Campania 172.175 16,9                              68.417 25,7
Sicilia 161.383 15,9                              63.556 23,8
Lazio 93.048 9,1                              18.973 7,1
Lombardia 90.296 8,9                              17.508 6,6
Puglia 90.008 8,9                              18.349 6,9
Calabria 70.300 6,9                              19.613 7,4
Piemonte 56.665 5,6                              12.162 4,6
Toscana 46.403 4,6                                9.943 3,7
Sardegna 46.335 4,6                                 8.455 3,2
Emilia Romagna 42.803 4,2                                 4.764 1,8
Veneto 35.901 3,5                                 5.701 2,1
Abruzzo 23.873 2,3                                 4.666 1,7
Liguria 20.477 2,0                                 4.136 1,6
Marche 19.473 1,9                                 2.951 1,1
Friuli Venezia Giulia 12.462 1,2                                    666 0,2
Basilicata 12.081 1,2                                 2.134 0,8
Umbria 11.878 1,2                                 2.244 0,8
Molise 6.388 0,6                                 1.648 0,6
Trentino Alto Adige 3.695 0,4                                    562 0,2
Valle d’Aosta 1.333 0,1                                    205 0,1
Totale Regioni 1.016.977   100,0                            266.653            100,0  

 

Il panorama lombardo

I dati appena esaminati forniti da INPS consentono, attraverso il dettaglio fornito a livello provinciale, un primo “flash” anche sulla situazione lombarda.

Come intuibile data la densità di popolazione, è la Provincia di Milano a raccogliere il maggior numero di domande (pari al 38,9% sul totale), seguita con una quota pari a circa 1/3 da Brescia e con valori sensibilmente inferiori da tutte le altre (vedi Figura 2).

Tuttavia, la percentuale delle domande presentate sulla popolazione residente vede, invece, Milano passare al secondo posto, superata da Pavia con un valore pari ad 1,26 (vedi sempre Figura 2). È Lecco a registrare l’incidenza più bassa (0,55), dato che conferma quanto già rilevato in termini di valori assoluti.

Figura 3. % domande presentate su popolazione residente – Dati RdC al 30 aprile 2019

Infine, un’ulteriore interessante approfondimento è possibile osservando quanto questi primi valori assoluti si avvicinano alla quota di popolazione lombarda stimata in condizione di povertà assoluta[5].

Le domande attualmente presentate, qualora ipotizzassimo venissero tutte accolte, consentirebbero già in un solo bimestre il raggiungimento del 16,7% dei poveri assoluti in Lombardia stimati da ISTAT.

In questo caso il “primato” di Pavia, Milano e Mantova si esprime, rispettivamente in un 23,4%, 20,1% e 18,6% di domande presentate sulla quota di coloro stimati in povertà. Dal dettaglio provinciale, tali valori percentuali di individui e famiglie “interessati” dal Reddito di Cittadinanza sembrerebbe che non siano necessariamente ed esclusivamente connessi ai grandi centri urbani o a una presenza maggiore di cittadini di origine straniera[6], quanto ad altre variabili non ancora ben delineate (vedi ad es. il mercato del lavoro e/o l’assetto produttivo) che occorrerà sicuramente approfondire e monitorare nel tempo.

Figura 4. % domande presentate su popolazione residente stimata in condizione di povertà assoluta – Dati RdC al 30 aprile 2019

La “staffetta” ora passa ai territori

È comunicazione del Ministero agli Ambiti territoriali del 16 maggio scorso che la “Piattaforma Digitale per il Patto per l’Inclusione Sociale” è in procinto di essere rilasciata. Queste le tre funzioni attribuite: 1) Consentire l’attivazione e la gestione dei Patti per l’inclusione sociale; 2) Consentire le verifiche sui requisiti di residenza e di soggiorno; 3) Consentire la gestione dei progetti utili alla collettività[7].

Sarà attraverso tale piattaforma, e dal momento della sua attivazione, che sapremo dunque con certezza quante domande accolte passano dal “percorso sociale”, ovvero dai Comuni, per la definizione del Patto, che eredita il progetto personalizzato del REI. È compito, quindi, degli Ambiti comunicare entro il 31 maggio 2019 i nominativi dei soggetti da accreditare per l’accesso alla Piattaforma. Sebbene i tempi di rilascio non siano ancora stati definiti con precisione, tale comunicazione sembrerebbe lasciar presagire un’attivazione in linea con la tempistica prevista.

In queste ultime settimane le Regioni stanno, altresì, cominciando a ricevere gli elenchi dei beneficiari del RdC che seguiranno invece il percorso fronte-lavoro con i CPI/Afol.

Solo quando si avranno entrambi questi elenchi si potrà avere un quadro chiaro sulle domande realmente accolte e sullo “splitting” tra Patto per il Lavoro e il Patto per l’Inclusione.

Un recente articolo pubblicato su “Il Sole 24 ore”[8] precisa che “poco più di 120mila tra gli oltre 488mila nuclei percettori del reddito di cittadinanza, accolti nella prima tranche di domande di marzo, saranno chiamati dai centri per l’impiego per sottoscrivere il patto per il lavoro ed attivare un percorso di inserimento occupazionale. Si tratta di oltre il 24% della platea iniziale di beneficiari, il restante 76% è destinataria di misure di inclusione sociale o della pensione di cittadinanza”. Sembrerebbe, quindi, confermarsi una cornice all’interno della quale i servizi sociali comunali si vedranno dirottati, per il tramite della “Piattaforma Digitale”, circa ¾ dei beneficiari.

 

 


[1] Vedi in allegato i dati provvisori dell’Osservatorio statistico aggiornati al 23 aprile 2019.
[2] Vedi in allegato i dati forniti da INPS.
[3] Si precisa che, allo stato attuale, i dati per il RdC sono relativi alle domande presentate mentre i dati ReI riguardano i “nuclei percettori”.
[4] Vedi https://www.fanpage.it/reddito-di-cittadinanza-ok-al-75-delle-domande-ricariche-tra-il-20-e-25-aprile/.
[5] Vedi https://www.istat.it/it/files//2018/06/La-povert%C3%A0-in-Italia-2017.pdf. Si precisa che il dato sulla povertà assoluta viene stimato da ISTAT solo a un livello di disaggregazione per macro-area geografica, pertanto, i valori riportati in questo articolo sono stati calcolati applicando la % relativa al Nord Italia e pari a 5,4.
[6] Si precisa, infatti, che rispetto alla popolazione residente Pavia e Mantova risultano, rispettivamente al 7° e 8° posto (dopo Milano, Brescia, Bergamo, Varese, Monza-Brianza e Como) mentre risultano al 6° e 7° posto rispetto alla presenza di cittadini stranieri, anticipando Como e le restanti province in questa seconda graduatoria.
[7] Si rimanda per ulteriori precisazioni alla comunicazione trasmessa in allegato.
[8] Vedi documento in allegato.