TikiTaka … curioso come titolo di un progetto. A chi si rivolge? Su quali finalità e obiettivi si fonda?

Il nostro progetto si propone di affrontare una questione cruciale per le persone con disabilità, ovvero la possibilità di realizzare il proprio percorso di vita all’interno della comunità di appartenenza, in rispondenza dei propri desideri, trovando nel contesto comunitario non solo un’occasione di inclusione, ma anche la possibilità di espressione del proprio valore, e dunque di contribuire come parte attiva alla costruzione del bene comune, in breve, essere utili agli altri.
Il progetto si fonda attorno a questa grande scommessa. TikiTaka è stato selezionato da Fondazione Cariplo nel terzo bando di “Welfare in Azione”, è attivo ormai da marzo 2017 nei territori degli Ambiti di Desio e Monza (10 comuni in tutto) allo scopo di portare avanti azioni finalizzate a rendere le nostre comunità più accoglienti ed inclusive nei confronti delle persone con disabilità riconoscendo che dietro a ciò che comunemente viene visto come “limite” e “mancanza”, può nascondersi invece una grande risorsa, per tutti.

Al centro del progetto TikiTaka ci sono le persone con disabilità e il loro valore sociale, la cui ambizione è trasformare la percezione diffusa che li vede come semplici utenti di servizi, ad attori chiave nella definizione del proprio percorso di vita e preziose risorse per lo sviluppo sociale del territorio.
Ancora, al centro del progetto vi è l’attivazione di una rete di soggetti del territorio, dalle famiglie stesse, ai servizi, fino alle associazioni sportive, alle imprese, ai commercianti, percepiti come risorse preziose da impiegare nella co-progettazione e nell’attuazione di esperienze concrete che possano fare emergere il valore sociale delle persone con disabilità. L’importanza attribuita alla rete è espressa anche nel nome del progetto: in catalano, TikiTaka indica infatti un modo di giocare a calcio, caratterizzato da passaggi molto fitti e reticolari che ha fatto del “limite” del giocatore di punta del Barcellona – Lionel Messi che soffre di una malattia dello sviluppo – il punto di forza dell’intera squadra.

Potremmo perciò dire che al centro del progetto vi è la “relazione” tra la comunità territoriale e la persona con disabilità, una relazione capace di vedere nel “limite” quella risorsa capace di portare valore ai contesti e all’incontro con gli altri, in altre parole potremmo dire di dare “diritto di cittadinanza” alla fragilità che abita ciascuno, nella costruzione di luoghi di accoglienza per tutti.

Il progetto è realizzato dal Consorzio Desio – Brianza (ente capofila), Il Seme, Solaris, Tre Effe, Il Brugo, L’iride, Fondazione Stefania e Novo Millennio in partnership con i 10 comuni afferenti gli Ambiti territoriali di Desio e Monza e insieme ad oltre 40 realtà del territorio tra cooperative e associazioni, istituzioni scolastiche, culturali, parrocchie, associazioni sportive e imprese profit, Fondazione Comunità Monza e Brianza, Ats Brianza, Provincia MB, organizzazioni sindacali.

 

Verso comunità più accoglienti e inclusive … In che senso? Quali sono le traiettorie del cambiamento?

Sono tre gli aspetti cardine su cui il progetto intende sviluppare un cambiamento culturale:

  • lo spostamento da una rappresentazione diffusa nella nostra società che vede la persona con disabilità come “utente”, costo, limite, in breve qualcuno di cui occuparsi, al riconoscerne il loro valore sociale, ovvero preziose risorse per lo sviluppo sociale del territorio;
  • far fronte all’eccessiva rigidità del sistema dei servizi che hanno alla lunga portato ad una deriva prestazionale nel lavoro degli operatori e alla costruzione di risposte a tratti artificiose, andando verso una maggiore apertura delle organizzazioni al territorio ed orientando gli obiettivi al percorso di vita della persona con disabilità;
  • il cambiamento del posizionamento delle stesse famiglie da un atteggiamento delegante e spesso rivendicativo e richiedente verso una partecipazione attiva e costruttiva come attore della progettazione.

Quali sono le azioni realizzate fino ad oggi? Quante persone sono state coinvolte?

Il cuore delle azioni del progetto sono il Lab e i Fab. I Lab sono luoghi di intelligenza collettiva organizzati in diverse aree territoriali e aperti a tutti. Di fatto laboratori tematici di co-progettazione, in cui famiglie, operatori, persone con disabilità, volontari, soggetti della comunità possano enucleare aree di interesse, sviscerare problemi, approfondire desideri e disegnare percorsi innovativi di inclusione che rispondano alla logica del valore sociale (utili alle persone con disabilità ma utili anche alla comunità). Attualmente ci sono 10 laboratori attivi che coinvolgono quasi 200 persone e che spaziano tra varie tematiche: il lavoro, l’abitare, la cittadinanza attiva, i passaggi di vita….

I Fab consistono invece nella traduzione concreta dei progetti attraverso la realizzazione di inedite esperienze di inclusione nelle quali persone con disabilità e non, trovano occasioni per esprimersi, realizzare i propri sogni e vivere il proprio presente. Attualmente sono 20 le esperienze realizzate e 6 esperienze di housing. Stiamo parlando ad esempio dei Barman TitkiTaka che da due estati affiancano il lavoro dei baristi di Parco Tittoni, una delle location estive più frequentate della Brianza, o ancora di “SMS: Una musica può fare…” una scuola di musica aperta a tutti, nata proprio grazie al progetto, o Noi giochiamo a Monza e il parco di via Galli a Desio dove sono nate esperienze di animazione inclusiva all’intero di parchi giochi pubblici (per approfondire https://www.progettotikitaka.com/ e pagina facebook @progettotikitaka). Nel complesso le varie attività hanno coinvolto 279 persone con disabilità, 36 operatori coordinatori delle diverse esperienze, 9.585 i cittadini.

Sul tema abitare si è costruita un’azione specifica, TikiTaka Housing, Lab e Fab orientati alla progettazione e realizzazione di esperienze innovative di abitare in autonomia, utilizzando anche patrimonio privato e nella logica comunitaria (co-housing, condominio solidale…). Ad oggi sono 6 le esperienze attivate nei territori, in alcuni casi si tratta di abitazioni di proprietà pubblica, inserite in contesti di corte, dove si è sviluppato il rapporto di vicinato costruendo un intervento di supporto delle persone con disabilità ai condomini anziani; in altri si tratta di edilizia privata, come le esperienze di co-housing in appartamenti di proprietà di singole famiglie o di conversione di luoghi di proprietà di una parrocchia, resi abitazioni e connessi ad un lavoro di coinvolgimento dei giovani dello stesso oratorio. In questo momento tutto questo asse di sperimentazione sta convogliando in una proposta di unità d’offerta sperimentale, che trovi quindi riconoscimento anche da parte dell’istituzione regionale.

Fanno da corollario a tutto ciò uno spazio di rielaborazione di pensiero sulle esperienze di inclusione e costruzione di modellizzazioni possibili (TikiTaka Think Tank), ovvero momenti di supervisione e di formazione agli operatori dei servizi coinvolti nei lab e nei fab, incontri dedicati agli assistenti sociali e alle amministrazioni comunali, momenti formativi allargati e la partecipazione all’organizzazione del convegno “immaginabili risorse”; l’azione di comunicazione e raccolta fondi (attualmente quasi 30.000 euro di donazioni).

 

Quali trasformazioni sono in atto? Su quali aspetti state investendo maggiormente?

Un primo aspetto riguarda il consolidamento di una partnership responsabile tra operatori, famiglie, persone con disabilità, territorio, servizi, istituzioni; una partnership che non si traduca in mera rete strumentale, ma capace di lavorare secondo l’approccio della co-progettazione mettendo insieme punti di vista, risorse, competenze diverse per la costruzione di un bene comune. Stiamo lavorando per creare nuove alleanze pubblico-privato sociale, per sviluppare uno sguardo di programmazione condivisa (integrare progetti, valorizzare competenze, condividere risorse,…), per favorire il protagonismo di tutti i soggetti per lo sviluppo di comunità. In questo approccio gli operatori sono investiti di un nuovo ruolo, quello del network management che si declina concretamente nell’essere presenti sui territori, ascoltando e valorizzando chi li abita, mediando con pazienza i conflitti, aprendo le porte dei servizi e favorendo processi di radicamento.

Rispetto all’apertura del territorio, un grande investimento riguarda il coinvolgimento delle aziende che rappresentano uno spaccato della società con tante sfaccettature, sono luoghi di “vita vera”, di incontro e di socialità: il non profit per il profit. Stiamo cercando di approfondire alcune nuove modalità per favorire relazioni e aperture verso tirocini di inclusione sociale e opportunità di spazi per l’alternanza scuola/lavoro di ragazzi con disabilità ovvero la costruzione di percorsi di team building e il volontariato di azienda. In particolare quest’ultimo è uno strumento di promozione aziendale e sociale attraverso il quale le aziende manifestano la propria sensibilità verso la responsabilità sociale, rafforzando anche la propria immagine sul mercato.

Altro tema importante è l’abitare. Le riflessioni e le esperienze ad oggi portate avanti riguardano da una parte il mettere in rete e in sinergia i diversi progetti che sul durante/dopo di noi sono in avvio o in costruzione nei territori di pertinenza del progetto e dall’altra il tentativo di immaginare e costruire nuove forme di abitare con l’obiettivo di renderle più vicine alle esigenze e ai desideri delle persone, più vicine ai territori, più collegate al progetto di vita. Uscire quindi dalla stretta logica di risposta delle tipologie tipiche quali RSD, CSS, Comunità alloggio.
Più volte abbiamo discusso su cosa significhi “autonomia”. Noi abbiamo fatto nostro il pensiero più volte richiamato da Maurizio Colleoni: non confondere l’”autonomia” con l’”essere indipendente”, il “non aver bisogno dell’altro”. Dare voce al desiderio di autonomia non esclude, anzi ha insito in qualche modo essere “dipendente” da qualcuno, non può esistere autonomia o qualità di vita nell’espressione del proprio esistere senza “interdipendenza”. Questo pensiero allarga le prospettive, ci aiuta a comprendere che davvero è possibile immaginare un abitare o forme di abitare a “misura di persona”. E’ sulla base di questi presupposti e sull’importanza riconosciuta nell’affrontare in una sinergia tra soggetti la questione sperimentale di una forma di abitare per le persone con disabilità maggiormente a “misura d’uomo”, che sostenuti dalla Fondazione della Comunità di Monza e Brianza si è deciso di avviare (a nome della stessa Fondazione) in collaborazione con la rete “Immaginabili Risorse” un tavolo di lavoro provinciale che abbiamo denominato “Abitare il territorio tra casa e relazioni”. Riteniamo cruciale connettere senza perdere la peculiarità dei singoli soggetti, al contrario valorizzare la specificità e la storia della loro ideazione ma provando a costruire una visione complessiva nel territorio della provincia che possa sviluppare una “politica dell’abitare” per le persone con disabilità.

Ancora, il progetto TikiTaka sta investendo molto sull’ampliamento del coinvolgimento attivo e corresponsabile delle famiglie, insieme ai servizi ed alla comunità, nella costruzione del percorso di vita dei propri figli. A questo si affianca la promozione di un maggior protagonismo delle famiglie, come mobilitatrici di risorse (es. reti tra famiglie, attivazione della comunità e di contesti di inclusione inediti, disposizione di beni e patrimoni per sperimentare residenzialità alternative). Una ricaduta attesa è di migliorare la soddisfazione della famiglia, che ha la possibilità di sentirsi maggiormente accolta e più compresa dai servizi e al contempo di incrementare la solidarietà tra famiglie stesse, condividendo spazi di collaborazione per trovare soluzioni possibili, insieme. Oltre al fatto di poter sperimentare il familiare nella veste non solo di genitore di … ma anche in riferimento alle sue competenze professionali, alle sue passioni… (nel progetto si sono “svelati” genitori che hanno messo in campo le loro competenze professionali in tema di comunicazione a favore della scuola di musica, o altri che hanno messo a valore la loro passione per lo sport diventando allenatori di squadre di calcio integrato…).
Tale lavoro produce una maggiore vicinanza tra famiglie e operatori, in uno spazio di ascolto e corresponsabilità che può diventare forte motore di crescita, capace di generare energie e risorse nuove, uscendo dalla logica delegante del noi-voi, verso un orizzonte di costruzione maggiormente condiviso.

Altra tematica cruciale riguarda la persona con disabilità anche complessa, nel tentativo di favorire una partecipazione attiva e opportunità possibili per tutti. E’ questa una delle questioni trasversali maggiormente trattate all’interno dei diversi LAB. Se il tema sostanziale di TikiTaka è quello di promuovere sempre di più luoghi di comunità aperti alla relazione con le persone con disabilità nella logica della reciprocità, declinarne la possibilità anche per le persone con disabilità maggiormente complessa non è operazione semplice. Eppure l’incontro svela che è possibile cambiare prospettiva ed educare il nostro “sguardo” non solo alla possibilità della relazione, ma che proprio dentro quella relazione è possibile ritornare alla radice dei significati più profondi e dei bisogni più veri che abitano ogni persona, ciascuno, sia essa portatrice di disabilità, fragile, o apparentemente “forte”. Lo sforzo progettuale si sviluppa perciò nel creare il più possibile le basi dell’incontro, attraverso accompagnamento, formazione, vicinanza, sostegno, per dare spazio all’”inaspettato”.  Diversi cono stati gli interventi attivati per “dare voce” anche alle persone con disabilità più complessa attraverso diverse forme di comunicazione e di espressione, per dare il più possibile a tanti la possibilità di esprimere i propri desideri. Sono state avviate azioni di affiancamento per inserire persone con disabilità complessa all’interno di gruppi territoriali. Le persone con disabilità complessa sono anche al centro delle riflessioni intorno all’abitare con il coinvolgimento di diversi familiari.

 

Su quale metodo di lavoro si fonda il progetto?

Sintetizzando molto si potrebbe dire:

  • Il lavoro di co-progettazione, pur nei suoi elementi di difficoltà dovuti dalla diversità dei punti di vista dei soggetti coinvolti che ne determinano instabilità e dinamismo, consente di mettere gli attori nella condizione di allinearsi intorno ad un obiettivo di lavoro condiviso, produce il determinante passaggio dal “sé stessi” al “fare insieme”, facendo emergere un’evidente crescita condivisa capace di produrre cambiamento.
  • Per il raggiungimento dell’obiettivo di attivazione di iniziative inclusive, viene adottata una precisa strategia di costruzione di attività “per tutti”. Il passaggio che ne risulta è: dall’iniziativa rivolta ad un target specifico, ad una capace di rispondere all’attesa delle persone che ne possono accedere, siano esse portatrici o no di disabilità.
  • La valorizzazione della comunità, di associazioni e realtà di territorio, in un processo di lavoro che vede la competenza messa a servizio del territorio, perché sempre di più generi in se stesso azioni di inclusione sociale e di accoglienza delle differenze che abitano le relazioni.
  • Una continua consultazione, messa in ascolto, confronto con il territorio e il pubblico per una riattualizzazione delle risposte sulla base dei bisogni, nella ricerca di traduzioni altre rispetto alla consueta risposta per servizio.
  • Una governance in continua evoluzione e cambiamento. E’ necessaria un’alta flessibilità organizzativa capace di riadattarsi alle evoluzioni di progetto che nascono dai LAB. La scelta di un’organizzazione orizzontale e non verticistica, chiede una governance capace di adattarsi a questo tipo di approccio nell’attivazione di risposte e risorse organizzative a sostegno dell’intero impianto progettuale in continua evoluzione.
  • Un progetto capace di mettere al centro una competente e “calda” cura delle relazioni. I soggetti coinvolti vanno ascoltati, accompagnati, conosciuti, coinvolti, valorizzati e questo chiede un’attenta presenza sui territori.

Progetto TikiTaka, una scommessa possibile?

Si, a due anni dall’avvio del progetto possiamo dire che la scommessa è possibile. Quando siamo partiti intuivamo la direzione, anche grazie alle tante sollecitazioni che abbiamo condiviso da sempre con il network di Immaginabili Risorse, ma oggi abbiamo evidenze concrete che la direzione è davvero percorribile. Per strada abbiamo riscontrato interesse e soddisfazione di tanti, abbiamo agganciato attori che non avevamo neanche in mente (società sportive, musicisti, aziende…), abbiamo visto nascere possibilità che non immaginavamo neanche. Devo ammettere con piacere che è molto significativo quanto a termine del secondo anno stiamo in parte raccogliendo… come risultati, ma soprattutto come relazioni tra soggetti che piano piano si rafforzano e consolidano, si implementano, allargando progettualità e raggio di azione. E questo non solo da fiducia e concretezza ma, credo, indichi che si sia tracciato un sentiero, che ora si deve “solo” avere sempre più il coraggio di percorrere. TikiTaka, il lavoro co-costruzione nello “sguardo” dei tanti soggetti coinvolti è, e deve diventare un metodo di lavoro stabile, piano piano capace di uscire dai confini di “progetto”, non solo in termini temporali, ma anche ideativi. Una delle finalità di Tikitaka che avevamo individuato a inizio progetto, più come intuizione forse, è che le persone con disabilità potevano essere quel valore aggiunto nella comunità territoriale per creare relazione anche oltre la disabilità. Riconoscere che la fragilità non è da vedere solo come “limite”, ma che davvero e concretamente può diventare valore che aggiunge qualcosa di fondamentale nelle dinamiche vitali del territorio, credo sia una delle “rivoluzioni” più affascinanti. Il lavoro che avevamo predisposto come asse trasversale, partiva e metteva le sue basi proprio su questo presupposto e oggi si comincia a costruire progetti non necessariamente rivolti “solo” alle persone con disabilità, logica in fondo ben consapevole in quella scelta chiara del voler attivare iniziative “per tutti”.

Ora il tema diventa consolidare questo metodo (in primis la co-progettazione e il coinvolgimento attivo della comunità) perché diventi il modus operandi dei tanti operatori e servizi che si occupano di disabilità e dare sostenibilità nel tempo alle tante azioni che hanno preso forma grazie a Tikitaka. Riguardo al tema “sostenibilità”, credo che il primo passo fondamentale lo giochino innanzitutto i soggetti coinvolti. Almeno tre le direzioni chiare di lavoro guardando al domani. Innanzitutto, oggi credo si sia almeno in parte, ma certamente in modo efficace, dimostrato che il lavoro in sinergia per lo sviluppo di comunità porta a un più efficace e “inedito” sviluppo anche per i singoli soggetti coinvolti. Questo deve portarci a scommettere e orientare, in questa prospettiva di lavoro, la logica di sviluppo dei singoli soggetti credendo sempre di più che lavorare insieme verso obiettivi condivisi renda più proficuo il lavoro del singolo.

Il secondo, da cui non si può “tonare indietro” è la logica degli sguardi differenti, dei diversi punti di vista. Lo sviluppo di comunità lo si costruisce insieme e l’essere attori diversi può far emergere risorse che generalmente non vengono considerate o a volte, nemmeno viste. Infine la comunità territoriale, è in quella direzione e su questo asse che vanno orientate le energie, uscendo dalle logiche di risposte a bisogni per servizi, per implementare sempre di più le creatività di relazione, incontro, promozione ed esercitare la possibilità di luoghi di vita più accoglienti, capaci di stare nelle differenze delle relazioni.

Non resta che continuare il viaggio con decisione e appassionata convinzione, lasciare alle spalle le “gelosie” e le paure di aprirsi agli altri, lasciando alle spalle una competitività sterile, per dare spazio alla possibilità di contagiare le esperienze e le risorse, di mettere in campo competenze e peculiarità verso il territorio che tutti abitiamo… perché tutti così… ne possiamo beneficiare.