La Legge Regionale 18 del 6 dicembre 2018 “Iniziative a favore dei minori che frequentano nidi e micronidi” “reca le disposizioni volte a concorrere al benessere e alla tutela dei minori che frequentano nidi e micronidi nel rispetto della Convenzione sui diritti del fanciullo”.
Un incipit di buon auspicio che evidenzia le migliori intenzioni dietro all’emanazione di questa legge.

Buone intenzioni certamente rintracciabili anche nelle azioni individuate come strategie necessarie alla promozione del benessere di bambine e bambini:

  1. individuare precocemente segnali di disagio o di maltrattamento fisico o psichico;
  2. potenziare le azioni informative e formative rivolte agli operatori del settore e alle famiglie per sviluppare le capacità di ascolto dei minori e di rilevazione dei segnali di cui alla lettera a);
  3. favorire lo scambio di informazioni utili a prevenire e contrastare fenomeni di maltrattamento;
  4. assicurare forme di assistenza ai minori vittime di maltrattamento e alle loro famiglie;
  5. definire e divulgare buone prassi in tema di segnalazione di condotte inappropriate;
  6. garantire la diffusione sul territorio regionale delle campagne informative con il coinvolgimento delle Agenzie di tutela della salute (ATS) e delle Aziende socio sanitarie territoriali (ASST);
  7. contrastare il disagio e il maltrattamento fisico o psichico dei minori, anche attraverso l’adozione di misure di carattere sperimentale.

La legge 18/2018 di fatto:

  • sancisce l’erogazione di contributi funzionali all’installazione, su base volontaria, di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso all’interno dei nidi e micro-nidi, previo accordo con le rappresentanze sindacali e nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali;
  • prevede l’adozione di protocolli che impegnano le istituzioni e gli organismi firmatari a lavorare in rete per una più efficace collaborazione e un approccio multidisciplinare;
  • avvia la costituzione di una Consulta regionale per interventi a favore dei minori che frequentano nidi e micronidi. La Consulta svolge funzioni consultive e propositive rispetto alle modalità di attuazione delle linee d’intervento ed è composta dall’assessore competente in materia di politiche per la famiglia, o suo delegato, che la presiede, dal Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, da un rappresentante per ciascuna delle direzioni regionali competenti in materia di politiche sociali, sociosanitarie e di istruzione e formazione, da un rappresentante delle ATS e un rappresentante delle ASST, da un rappresentante di Anci Lombardia e dal responsabile della protezione dei dati della Regione.

Un altro atto che merita certamente attenzione è la D.g.r. 20 maggio 2019 – n. XI/1638 che in relazione alla L.R. n. 18 «Iniziative a favore dei minori che frequentano nidi e micro nidi» approva le modalità di attuazione e riparto delle risorse alle ATS, stanziando 150.000 euro sull’esercizio 2019, 300.000  sull’esercizio 2019 e 300.000 sull’esercizio 2020.

Quest’ultima dgr, oltre a stanziare risorse, approva le «Linee guida per la realizzazione delle linee di intervento e delle azioni di monitoraggio sulle attività di sensibilizzazione, formazione e prevenzione intraprese nei nidi e micro nidi» e propone alcuni dati interessanti a inquadramento degli interventi previsti, seppure unicamente relativi al sistema di offerta:

  • i nidi e micro nidi pubblici e privati autorizzati in Lombardia sono 2.081 (dati AFAM febbraio 2019) per un totale di 60.405 posti;
  • 532 sono pubblici e 1.549 privati;
  • nel triennio 2017/2019 il numero totale delle strutture è aumentato (+2,6%) così come è aumentato il numero totale dei posti (+2,6%) disponibili;

Per quanto riguarda i nidi e micro nidi pubblici, la distribuzione territoriale evidenzia una presenza elevata nella città di Milano e provincia, seguita dalla Provincia di Varese:

Figura 1- distribuzione provinciale Unità di offerta pubbliche e relativi posti disponibili

Mentre la distribuzione regionale è ben rappresentata dal grafico di seguito:

 

Oltre ai dati sul sistema d’offerta, le Linee Guida evidenziano il fenomeno dello stress lavorativo come fattore di rischio verso il quale prestare grande attenzione: “La letteratura scientifica in tema di prevenzione dello stress lavoro correlato è concorde nell’evidenziare, nei contesti educativi come l’asilo nido, la presenza di un rischio, per il personale, di sperimentare differenti gradi di stress. Sugli insegnanti e il personale degli asili nido grava, infatti, il coinvolgimento profondo nelle dinamiche di sviluppo emozionale, cognitivo e fisico dei bambini, oltre alla tensione generata dalla responsabilità per la loro incolumità. Lo stress lavoro correlato può portare ad una condizione patologica che predispone ad agire comportamenti connotati da distacco emotivo e aggressività”.

Tali considerazioni, insieme ai dati relativi alle unità di offerta, introducono il tema centrale delle Linee Guida, relativo ai fenomeni di maltrattamento e abuso nei servizi educativi. In questo senso tali premesse e i dati presentati risultano tuttavia del tutto insufficienti ad inquadrare il problema, che resta delineato solo attraverso un generico riferimento a fatti di cronaca e rispetto a cui servirebbe invece un approfondito quadro conoscitivo attraverso la presentazione di dati specifici.

In ogni caso, da questa premessa e concisa analisi seguono le due priorità di intervento individuate nelle Linee Guida:

  • iniziative per la sensibilizzazione, formazione e prevenzione nei nidi e micro nidi, finalizzati a migliorare il benessere delle persone destinatarie di interventi educativi e a prevenire il rischio di burn out del personale educativo. Queste iniziative dovranno:
  • coinvolgere le strutture pubbliche e private (accreditate) presenti sul territorio delle ATS, anche mediante protocolli di intesa, che dovranno prevedere anche attività di monitoraggio e di verifica;
  • privilegiare interventi che permettano momenti di ascolto e di confronto sia con gli operatori che con le famiglie al fine di conoscere e riconoscere eventuali segnali di disagio all’interno delle strutture e nel contesto familiare al fine di definire eventuali azioni di contrasto, anche di tipo sperimentale;
  • declinarsi nel corso di tutto l’anno scolastico e in particolare, nella fase iniziale di apertura delle strutture (settembre);
  • prevedere forme di collaborazione multidisciplinari (ATS, ASST, Terzo settore, ecc…) che potranno attivarsi per trovare soluzioni nei casi di emergenza.

Nello specifico, i progetti dovranno prevedere la realizzazione di almeno tre delle seguenti azioni:

  • Formazione degli operatori dei nidi e micro-nidi pubblici e privati;
  • informazione alle famiglie;
  • campagne informative sul territorio di riferimento;
  • proposta di misure anche di carattere sperimentale per contrastare il disagio e maltrattamento fisico e psichico ai minori.

Destinatari sono operatori e fruitori (genitori) dei nidi e micro-nidi pubblici e privati.
I progetti dovranno essere realizzati dalle ATS del territorio della Lombardia che avranno il ruolo di capofila in partenariato con almeno due dei soggetti tra enti locali, ASST, enti del terzo settore, autorità competenti (rappresentanti delle forze dell’Ordine, rappresentanti delle autorità giudiziarie ecc…).
Per questi interventi, sono erogati 300.000 euro di cui 150.000 sul 2018 e 150.000 sul 2019.

Sistema di Videosorveglianza

L’obiettivo è quello di mettere a disposizione per le unità di offerta presenti sul territorio regionale contributi per l’acquisto dei sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso.
Per questo intervento sono destinati 600.000 euro e per ogni domanda ammessa a finanziamento sarà assegnato un contributo pari al 90% dei costi sostenuti fino ad un importo massimo di 5.000 euro.

Il successivo decreto 8788 del 18/06/2019 “Iniziative a favore dei minori che frequentano i nidi e i micro nidi” – L.R. 18/18: approvazione delle indicazioni per la redazione dei progetti di informazione/formazione nidi e micro nidi e dello schema di bando per la richiesta di contributi per la videosorveglianza, in attuazione della dgr 1638/2019, prevede l’impegno della quota complessiva di 750.000 euro a favore delle ATS della Lombardia e contestuale liquidazione parziale della quota di euro 150.000” e approva le indicazioni per la redazione di progetti di informazione/formazione ai nidi e micro-nidi ed emana lo Schema di avviso per l’erogazione di contributi regionali per l’installazione dei sistemi di videosorveglianza.

Un intervento di nessun impatto

Le risorse destinate per i sistemi di sorveglianza sono complessivamente 600.000 euro, a fronte dei 300.000 stanziati per le attività di sensibilizzazione, formazione e prevenzione, vale a dire esattamente il doppio delle risorse destinate alla formazione di operatori e genitori. Un investimento e una sproporzione che evidenzia la scelta di Regione Lombardia di non voler prevedere interventi seri, rigorosi e a lungo termine sulla formazione e la supervisione degli operatori che lavorano nei servizi. Le quote specifiche assegnate alle delle singole ATS ben evidenziano la scarsità degli investimenti in questa area di interventi, evidenziandone il carattere palliativo e strumentale.

Tenendo conto che per ogni domanda ammessa a finanziamento sarà assegnato un contributo massimo di 5.000 euro, con risorse pari a 600.000 euro si potranno finanziare massimo 120 interventi, su 2.081 strutture esistenti in Regione. Se si pensa poi che nei nidi e micro nidi accedono solo il 30% dei bambini in età 0/3 anni della Regione, è evidente come questa misura sia più di tipo propagandistico che non funzionale a individuare concrete strategie di sistema per prevenire forme di maltrattamento.

Non ultimo, se l’intenzione di Regione Lombardia fosse davvero orientata a una logica preventiva, è evidente che il lavoro da fare dovrebbe prevedere un investimento massiccio sul personale, sui collegi e sulla formazione di figure di responsabilità che oltre al carico crescente amministrativo e gestionale, possano sostenere e supervisionare la qualità pedagogica dei servizi anche con azioni di monitoraggio e verifica del lavoro del personale educativo. La videosorveglianza non potrà che “cogliere in flagrante” chi già è in burn out o sta agendo comportamenti maltrattanti e non crediamo possa agire da deterrente per comportamenti e disagi del personale educativo che se arrivano a tali manifestazioni, hanno evidentemente già perso per strada strategie e forme di autocontenimento o di autocontrollo.