Il 31 maggio 2019 è stato pubblicato il decreto di riparto del Fondo per le politiche per la famiglia, che definisce la distribuzione di complessivi 94 milioni di euro.

Le risorse di competenza statale

Di questi, 79 milioni sono destinati ad attività di competenza statale e, in particolare, 74 milioni sono stati recentemente oggetto del bando #Conciliamo, aperto alle imprese per la presentazione di proposte progettuali relative ad interventi di welfare aziendale. Progetti che, in relazione alla richiesta di Anci presentata in Conferenza Unificata il 17 aprile scorso, dovranno favorire il finanziamento di progetti in tutta Italia e il coinvolgimento dei Comuni per integrare quanto più possibile il welfare aziendale con la rete dei servizi territoriali.
Il bando – con scadenza il 15 ottobre 2019 – intende sostenere progetti di welfare aziendale che sviluppino iniziative a favore di madri e padri lavoratori nei contesti lavorativi e prevede un finanziamento per ogni progetto da un minimo di 500.000 euro ad un massimo di 1.500.000 euro, dedicato ad imprese e società cooperative aventi almeno 50 lavoratori e lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato.
In relazione all’obiettivo di integrazione dei progetti con il welfare territoriale, il bando definisce che i progetti possano prevedere l’attivazione di reti con enti territoriali, aziende e parti sociali, a titolo gratuito e comprovata da lettere di intenti. Inoltre, si prevede che le aziende che presentano progetti relativi a servizi alla persona di competenza comunale, coinvolgano i Comuni di riferimento.
Il decreto definisce, inoltre, che le risorse di competenza statale siano dedicate ad attività relative all’istituzione e alla promozione della Carta della Famiglia, i cui termini di funzionamento sono stati definiti con Decreto della Presidenza del Consiglio il 27 giugno 2019.

 

Le risorse di competenza regionale e le scelte lombarde  

I 15 milioni rimanenti dal Fondo complessivo sono stati ripartiti tra le Regioni e volti a finanziare interventi di competenza regionale e degli enti locali per favorire la natalità, anche con caratteri innovativi rispetto a quanto previsto a livello nazionale, e a supporto delle attività svolte dai Centri per le famiglie e dei Consultori a supporto della natalità e della genitorialità. Le Regioni sono tenute a cofinanziare i progetti e le attività per almeno il 20%.
Regione Lombardia, con DGR XI/2023 del 31 luglio 2019, ha definito la destinazione delle risorse a lei dedicate dal Fondo nazionale, pari a 2.122.500 euro, che saranno cofinanziati con ulteriori 424.500 euro di risorse regionali, pari al 20% esatto di quelle statali.
La Regione ha quindi definito la destinazione di tali risorse, che nel complesso ammontano a poco più di 2,5 milioni di euro, rinviando a successivi provvedimenti l’articolazione delle modalità attuative degli interventi stabiliti.
Nello specifico, le due tipologie di intervento che la Regione intende finanziare con le risorse del Fondo famiglia sono:

  • Voucher o contributi alle famiglie per la fruizione di servizi socio-educativi a supporto della famiglia: pre e post scuola; servizi per i periodi delle vacanze scolastiche; per la socializzazione; per attività sportive, ricreative e culturali e del tempo libero, e contributi per il sostegno alla crescita dei figli anche attraverso l’acquisto di prodotti per l’infanzia.  Le risorse dedicate a tali interventi sono 1.747.000 euro, paria a quasi il 70%, che saranno ripartiti tra le ATS in base alla popolazione residente. È prevista inoltre la pubblicazione dell’avviso per l’erogazione di voucher e contributi.
  • Sperimentazione, in una logica di centro per la famiglia, di interventi volti a “sostenere e a valorizzare le famiglie, in tutti i passaggi evolutivi del loro ciclo di vita e, in particolare a sostenere la genitorialità a fronte di eventi critici inaspettati che colpiscono la famiglia (separazione, divorzi, nascita di un figlio disabile, lutti, assistenza a persone anziane o disabili, etc). Per questa sperimentazione la Regione prevede di individuare alcune ATS in cui realizzare la sperimentazione in collaborazione con gli Ambiti Territoriali, la rete dei Consultori pubblici e privati accreditati e altri enti. Le sperimentazioni avranno la durata di 24 mesi e vi saranno dedicate risorse per un totale di 800.000 euro. Si prevede di individuare le ATS sede di sperimentazione entro il 30/10/2019.

 

A volte ritornano

Quanto previsto da Regione in merito all’utilizzo del Fondo, non si discosta in modo significativo da quanto realizzato negli scorsi anni  per quanto riguarda le attività a favore delle famiglie e delle responsabilità genitoriali, mentre risulta nuovo l’intervento a favore dei Centri per le famiglie, che fino ad ora era stato sostenuto tramite altri percorsi.

La sperimentazione di Centri per la Famiglia – attraverso la rete consultoriale – è infatti un elemento che si ritrova negli atti regionali a partire dal 2011, quando, con la Delibera delle Regole (DGR IX/937 del 1 dicembre 2010), si definisce l’intenzione di ridefinire la mission dei servizi consultoriali passando “da Consultori familiari a Centri per la famiglia”, servizi in grado cioè di promuovere ed assicurare una presa in carico globale di tutte le problematiche che attengono le famiglie in senso lato, con particolare rilievo al potenziamento delle funzioni di ascolto, orientamento, supporto e sostegno psicopedagogico, attraverso l’introduzione di alcune sperimentazioni (poi riprese dalla DGR IX/3239 del 4 aprile 2012).
L’esito delle sperimentazioni, concluse nel 2016, è stato acquisito nel 2017 tramite la Delibera delle Regole e atti successivi che prevedono “l’ampliamento delle funzioni consultoriali, vedendo l’approvazione di un nuovo tariffario che, nella sua declinazione, stabilizza le azioni innovative sperimentate nel corso degli ultimi quattro anni, attraverso:

  • l’introduzione delle funzioni di supporto psico-socio educativo nel tariffario regionale;
  • la conferma delle prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria;
  • le prestazioni in materia di tutela dei minori, affidi e adozioni sono erogate in attuazione ai vigenti Livelli essenziali di assistenza senza l’obbligo di prescrizione su ricettario regionale e in regime di esenzione, comprese le prestazioni mediche specialistiche erogate per il rilascio delle certificazioni ai fini dell’accertamento dell’idoneità fisica e psichica delle coppie che hanno presentato domanda di adozione al Tribunale per i minorenni (funzioni che già venivano svolte dai Consultori).

A fronte di questo quadro, delle criticità intercorse e di tutto quanto è stato realizzato in questi anni, che significato assume la scelta di avviare nuove sperimentazioni? Da quali dati e informazioni è possibile partire per non rischiare di vanificare gli sforzi e i cambiamenti che sono stati realizzati?

In considerazione delle difficoltà e dell’impegno che tutte le sperimentazioni comportano, crediamo sia importante guardare con attenzione a cosa sono state le sperimentazioni passate, e a quali trasformazioni hanno attraversato i consultori pubblici e privati accreditati, anche attraverso la voce di quanti vi sono impegnati direttamente, così da ripartire con nuova consapevolezza.
E che si possa finalmente seguire davvero la logica sperimentale, che prevede non solo la messa in campo di nuovi interventi, ma anche e soprattutto la loro osservazione con funzioni di monitoraggio e valutazione, e l’utilizzo dei dati relativi che consenta di definirne l’adeguatezza agli obiettivi definiti e l’eventuale estensione degli interventi.